8 ottobre 2026 – Notiziario Mondo

Scritto da in data Ottobre 8, 2026

  • Introduzione: Margaret Hamilton, le impronte che non si vedono.
  • Spagna: Muore Maricarmen, l’anziana il cui sfratto ha scatenato le proteste.
  • Cisgiordania: fotografo dell’Afp picchiato dai coloni.
  • Kosovo: I parlamentari del eleggono Justina Pula come nuova presidente.
  • Mali, Kidal riconquistata, ma la pace resta lontana.
  • India, chi controlla le liste controlla il voto.
  • La Finlandia intima a Google di sospendere i lavori in due data center per motivi ambientali.
  • Nord Corea e talebani, colloqui militari. Cile, il Mapocho esonda: evacuazioni vicino a Santiago.

Questo e molto altro nel notiziario di Radio Bullets. A cura di Barbara Schiavulli

Palestina e Israele

Tre anni dopo il 7 ottobre, a Gaza si continua a morire. Il ministero della Sanità palestinese registra cinque morti nelle ultime ventiquattr’ore: quattro per nuovi attacchi israeliani, uno per ferite precedenti. Undici i feriti. Il bilancio complessivo sale a 74.250 morti e oltre 175 mila feriti. Dall’inizio della tregua, nell’ottobre 2025, i palestinesi uccisi sono almeno 1.467, secondo lo stesso ministero. Una tregua dovrebbe interrompere il conto dei morti. Qui il conto continua.

E c’è un altro numero che racconta quanto futuro sia stato cancellato: secondo il ministero palestinese dell’Istruzione, a Gaza sono stati uccisi oltre ventimila studenti, dalle scuole alle università. Non soltanto aule distrutte: persone che non torneranno mai a riempirle.

In Cisgiordania occupata, anche raccogliere olive significa esporsi alla violenza. Il ministero degli Esteri palestinese denuncia l’uccisione del quarantaquattrenne Ali Hassan al-Bazari e oltre venti feriti durante un attacco di coloni e militari israeliani contro agricoltori nella zona tra Burqa e la piana di Ramin.

Il giorno prima, vicino ad Aqraba, coloni armati hanno picchiato il fotografo dell’agenzia France-Presse Jaafar Ashtiyeh, mentre documentava le violenze contro i raccoglitori. Il collega John Wessels racconta che lo hanno colpito con i calci dei fucili e gli hanno sottratto l’attrezzatura. Militari israeliani erano a circa cinquecento metri. Ashtiyeh è finito in ospedale. La scritta “Press” sull’auto non lo ha protetto.

In Israele, intanto, le famiglie delle vittime del massacro guidato da Hamas chiedono ancora una commissione d’inchiesta statale indipendente.

Davanti alla Knesset, il Parlamento, hanno portato le carcasse bruciate delle automobili del festival Nova. Chiedono di sapere come sia stato possibile, chi abbia fallito, chi debba rispondere.

Per le elezioni palestinesi del 28 novembre, la responsabile della politica estera europea Kaja Kallas annuncia la disponibilità a inviare osservatori. Dopo quasi vent’anni senza legislative, sarebbe un passaggio fondamentale. Ma servono condizioni reali per votare. Come servono giustizia e responsabilità: commemorare le vittime non può sostituire le risposte dovute ai vivi.

Iran e USA

Washington chiede concessioni sul nucleare. Teheran risponde che quel negoziato non è ancora cominciato. Il vicepresidente americano JD Vance pretende una riduzione significativa della capacità iraniana di arricchire l’uranio: per arrivare a un accordo, dice, servono azioni concrete.

Un alto funzionario iraniano replica a Reuters che il diritto all’arricchimento resta una linea rossa, anche se modalità e dimensioni potrebbero essere discusse in seguito. Per ora, dunque, le parti non concordano nemmeno su cosa mettere al tavolo.

Da Atene, il segretario di Stato Marco Rubio sostiene che l’Iran abbia perso il controllo dello stretto di Hormuz e che i flussi petroliferi siano quasi tornati ai livelli precedenti alla guerra.

Ma passaggio aperto non significa passaggio sicuro. Reuters riferisce almeno dodici attacchi contro navi cisterna tra il 28 settembre e il 5 ottobre, secondo fonti di sicurezza marittima: il massimo settimanale dall’inizio del conflitto. L’Organizzazione marittima internazionale ne ha registrati nove nello stesso periodo.

Intanto Teheran denuncia all’Organizzazione per la proibizione delle armi chimiche danni a centoundici impianti petrolchimici e farmaceutici causati dagli attacchi americani.

 È un bilancio iraniano, che non posso confermare in modo indipendente. La denuncia riguarda anche interruzioni nelle forniture: dietro una fabbrica farmaceutica ferma ci sono persone che aspettano medicinali.

A Londra, infine, tre cittadini iraniani sono sotto processo: l’accusa sostiene che sorvegliassero giornalisti di Iran International, emittente critica di Teheran, per preparare aggressioni su incarico dell’intelligence iraniana.

Tutti si dichiarano non colpevoli. Sarà il tribunale ad accertare le responsabilità. Fare giornalismo, però, non dovrebbe mai significare dover temere chi ti segue fino a casa.

Yemen e Arabia Saudita

Tre morti e 36 feriti negli aeroporti sauditi di Riyadh e Abha: è il bilancio comunicato dalle autorità dell’aviazione civile dopo gli attacchi rivendicati dagli Houthi, il movimento armato yemenita sostenuto dall’Iran. Due persone sono state uccise ad Abha, una nella capitale. Colpiti luoghi dove si parte, si lavora, si aspettano familiari.

La risposta militare è già arrivata. La coalizione guidata dall’Arabia Saudita sostiene di aver distrutto 82 obiettivi militari in quattro province dello Yemen: depositi di missili, centri di comando e sistemi di comunicazione. È il bilancio della coalizione, non una verifica indipendente. Riyadh avverte che gli attacchi contro i civili «non resteranno impuniti».

Sotto attacco anche l’aeroporto di Aden, sede del governo yemenita riconosciuto internazionalmente. Secondo il ministero dei Trasporti, un missile è caduto vicino alla pista pochi minuti prima dell’arrivo di un volo dal Cairo: l’aereo è stato dirottato a Gedda, in Arabia Saudita.

Sul terreno, le forze governative appoggiate da Riyadh cercano di riconquistare la costa del Mar Rosso e gli accessi allo stretto di Bab el-Mandeb, cruciale per il traffico marittimo. Governo e Houthi rivendicano successi contrapposti: chi controlli davvero le aree contese resta difficile da verificare.

Il dato più concreto riguarda chi scappa: secondo l’Organizzazione internazionale per le migrazioni, gli sfollati hanno superato quota 200 mila, contro i 76 mila di metà settembre. Altre 3.700 persone sono fuggite via mare a Gibuti.

Mentre le parti annunciano obiettivi distrutti e territori riconquistati, per migliaia di famiglie l’unico obiettivo è trovare un posto dove sopravvivere.

Mali

In Mali l’esercito è rientrato a Kidal, città simbolo della ribellione tuareg nel nord, persa ad aprile. Al suo fianco, i paramilitari russi dell’Africa Corps.

Il governo militare rivendica il risultato dopo intensi bombardamenti. Il Fronte di liberazione dell’Azawad, che vuole l’indipendenza del nord, parla invece di un ritiro temporaneo per preservare vite umane. L’ingresso dei soldati è avvenuto senza combattimenti diretti.

Per la giunta è una vittoria simbolica, ma i ribelli non sono sconfitti. E secondo testimonianze raccolte dall’agenzia France-Presse, la città è stata in gran parte abbandonata dagli abitanti. Riprendere una città è una cosa. Renderla un posto dove poter vivere è un’altra.

Spagna

Poteva tornare a casa. Non ha fatto in tempo. A Madrid è morta in ospedale María del Carmen Abascal, 87 anni, per tutti Maricarmen. Il 23 settembre era stata sfrattata dall’appartamento dove viveva da settant’anni.

Era fragile, usava una sedia a rotelle. Le immagini del suo allontanamento in barella avevano portato migliaia di persone nelle piazze spagnole: una donna anziana diventata il simbolo di chi non riesce più a permettersi un tetto.

Sotto la pressione delle proteste, la società immobiliare aveva accettato di farla rientrare. Un accordo raggiunto, una battaglia apparentemente vinta. Ma Maricarmen da quell’ospedale non è più uscita.

La mobilitazione e la bocciatura parlamentare di due decreti sulla casa hanno aperto una crisi politica, spingendo il premier Pedro Sánchez a convocare elezioni anticipate per il 29 novembre.

 Adesso Sánchez esprime cordoglio. Nelle piazze, però, al dolore si mescola la rabbia: «Maricarmen vive, la lotta continua», gridano i manifestanti. Perché ottenere il diritto di rientrare a casa serve a poco, se nel frattempo finisce il tempo che ti resta per viverci.

Francia

A Lens, nel nord della Francia, un ragazzo di quindici anni ha perso una mano durante gli scontri con la polizia. Il ministro dell’Interno Laurent Nuñez ammette che potrebbe essere stata una granata stordente e ne sospende l’impiego nelle proteste dei liceali, in attesa di chiarire l’accaduto. Diciotto episodi sono stati sottoposti all’ispettorato di polizia.

Gli studenti chiedono insegnanti, edifici sicuri e meno disuguaglianze. Mercoledì oltre cinquecento scuole erano chiuse; per oggi sono previsti nuovi cortei. Il premier Sébastien Lecornu promette proposte entro fine ottobre.

Ci sono anche incendi e vandalismi: ventiquattro licei resteranno chiusi per settimane, secondo il ministero dell’Istruzione. Ma le responsabilità vanno accertate, tutte.

Anche quelle di chi usa la forza in nome dello Stato. Perché nessuna gestione dell’ordine pubblico può considerare una mano perduta a quindici anni un dettaglio.

Le proteste degli studenti francesi diventano anche un caso diplomatico. Parigi ha convocato l’ambasciatore iraniano, accusando account ufficiali di Teheran di diffondere contenuti falsi sulle manifestazioni.

Il giorno prima l’Iran aveva convocato il rappresentante francese, denunciando violenze contro i dimostranti e violazioni dei diritti umani.

Sono accuse reciproche, da distinguere dai fatti accertati. Ma il principio dovrebbe essere semplice: il diritto di protestare va tutelato ovunque. E le violenze della polizia vanno indagate anche quando a denunciarle è un governo avversario.

Italia

La presidente ad interim del Venezuela, Delcy Rodríguez, è attesa a Roma il 12 ottobre per l’apertura del Forum mondiale dell’alimentazione della FAO, l’agenzia delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura.

Lo riferisce Efe, citando il programma. Con lei interverranno, tra gli altri, i presidenti di Bolivia e Angola; il presidente cubano Miguel Díaz-Canel parteciperà da remoto.

«Innovare oggi. Nutrire domani» è il tema degli incontri, dedicati a giovani, ricerca e investimenti nei sistemi alimentari. Una promessa impegnativa. Perché il successo di questi vertici dovrebbe misurarsi soprattutto fuori dalle sale: nella possibilità concreta delle persone di mangiare ogni giorno.

Kosovo

Il Kosovo evita nuove elezioni sul filo di lana. Il Parlamento ha eletto presidente Justina Shiroka Pula, economista e accademica, con 81 voti su 120. È la terza donna a ricoprire l’incarico. Il voto notturno sblocca uno stallo politico durato diciannove mesi.

Ma l’intesa tra maggioranza e opposizione ha una contropartita: una legge per limitare i poteri del tribunale speciale dell’Aia che giudica i crimini di guerra degli ex guerriglieri kosovari.

Ora spetta alla nuova presidente decidere se promulgarla. La crisi istituzionale trova una soluzione; per la giustizia, invece, si apre un’altra partita

Finlandia

Anche un investimento miliardario deve aspettare. In Finlandia, l’autorità di vigilanza ha chiesto a una controllata di Google di fermare i lavori che modificano l’ambiente in due futuri centri dati, a Muhos e Kajaani. Sono le grandi strutture che ospitano i computer necessari ai servizi digitali e all’intelligenza artificiale.

Stop al taglio degli alberi, agli scavi e alla costruzione di strade, finché non saranno completate le valutazioni ambientali. Potranno continuare gli studi e le attività con effetti minimi e reversibili.

Il problema è che parte dei lavori è già stata fatta. Secondo l’autorità, questo rischia di compromettere la possibilità di valutare alternative e prevenire danni.

Google ha annunciato almeno tredici miliardi di euro di investimenti nel Paese tra il 2027 e il 2028. Stima trentasettemila posti di lavoro sostenuti durante la costruzione: sono previsioni dell’azienda.

Ora dice che seguirà le indicazioni dell’autorità. Perché il futuro digitale avrà anche bisogno di spazio. Ma una valutazione ambientale serve prima di abbattere gli alberi. Dopo, si contano quelli che mancano.

Polonia

Sale a nove il numero delle persone ferite nell’attacco con un’arma da taglio a una scuola professionale di Ostrołęka, nel nord-est della Polonia. Sono cinque studenti, due insegnanti e due passanti.

La polizia ha fermato un diciannovenne, studente dell’istituto, rimasto a sua volta ferito. Secondo gli ultimi aggiornamenti, nessuna delle vittime è in pericolo di vita.

Il movente resta sconosciuto. La scuola è stata evacuata e le autorità hanno predisposto assistenza psicologica. Perché, anche quando l’emergenza finisce, la paura non esce dall’aula insieme ai soccorritori.

Ucraina e Russia

Almeno venticinque morti e circa cento feriti: è il bilancio degli attacchi russi del 7 ottobre, secondo le autorità ucraine. A Pryluky, nel nord del Paese, un missile ha colpito un palazzo residenziale: diciannove persone uccise, tra cui cinque bambini. Tre avevano appena un anno. I soccorritori hanno continuato a cercare tra le macerie per tutta la giornata.

Il presidente Volodymyr Zelensky denuncia una scelta deliberata di terrore e chiede ai leader mondiali di non restare in silenzio. Mosca sostiene di aver colpito obiettivi industriali militari e portuali. Ma a Pryluky è stato distrutto un condominio. E quei bambini non erano un obiettivo militare: erano bambini, nelle loro case.

Stati Uniti

Negli Stati Uniti il deficit commerciale sale a 105,6 miliardi di dollari ad agosto. Significa che il Paese compra dall’estero molto più di quanto vende. Le importazioni crescono più delle esportazioni. Attenzione, però: dall’inizio dell’anno il disavanzo resta inferiore a quello del 2025.

Intanto Trump valuta di sospendere la tassa federale sulla benzina: circa 18 centesimi al gallone. Serve il Congresso. Per ora, dunque, l’annuncio arriva prima dello sconto.

Sul fronte dei diritti, l’ex analista dell’FBI Jill Fields denuncia pressioni attribuite a Trump per indagare su manifestanti che contestavano l’ICE, l’agenzia federale per l’immigrazione. Secondo Fields, mancavano indizi di reato: c’erano persone che esercitavano il diritto di protesta. La Casa Bianca respinge le accuse. Ma la questione è cruciale: chi dissente diventa un bersaglio?

E il senatore democratico Chris Murphy denuncia di essere stato respinto alla base americana di Al Udeid, in Qatar. Accusa il Pentagono di nascondere i costi della guerra con l’Iran. Il ministero replica: restrizioni agli spostamenti applicate a tutti. Resta il problema del controllo parlamentare sulla guerra.

In Texas, Jamaal Howard, 46 anni, è stato messo a morte con un’iniezione letale. Era stato condannato per l’omicidio della commessa Vickie Swartout durante una rapina nel 2000.

È la prima esecuzione negli Stati Uniti dopo quella fallita di Christa Pike, sopravvissuta in Tennessee a due dosi dello stesso farmaco, il pentobarbital.

Gli avvocati avevano chiesto di fermarsi, denunciando rischi analoghi. I ricorsi sono stati respinti. Prima di morire, Howard ha chiesto perdono alla famiglia della vittima

Intanto, Christa Pike è cosciente e parla, riferiscono i suoi avvocati. Condannata a morte per l’omicidio di una compagna, è sopravvissuta all’iniezione letale del 30 settembre. Ha gravi lesioni alle braccia e resta incatenata al letto d’ospedale.

 Lo Stato ha tentato di ucciderla. Ora viene curata perché sopravviva. Anche questo è il volto della pena capitale.

Venezuela

In Venezuela si è fermata Cardón, la seconda raffineria del Paese, dopo un incendio provocato, secondo la compagnia statale PDVSA, dalla rottura di una condotta del gas.

L’azienda riferisce che le fiamme sono sotto controllo e non ci sono feriti. L’impianto può lavorare fino a trecentodiecimila barili al giorno, ma non è stata annunciata una data per la ripartenza.

PDVSA assicura che le scorte garantiranno i carburanti al Paese. Senza però indicare quanti siano i combustibili disponibili. Per ora, una rassicurazione. I numeri restano da conoscere.

Argentina

«No al padre, no al figlio». A Rio de Janeiro migliaia di persone sono scese in piazza, guidate dagli studenti, contro l’avanzata dell’estrema destra. Il senatore Flávio Bolsonaro, figlio dell’ex presidente Jair, ha chiuso il primo turno delle presidenziali al 47%, davanti al presidente uscente Lula, al 45%. Ballottaggio il 25 ottobre.

Il padre sconta una condanna a 27 anni per il tentato golpe; il figlio sostiene un’amnistia per lui. E tra chi protesta c’è anche chi non ama Lula, ma teme di perdere il diritto di criticare il governo. Una preoccupazione che racconta quanto ci sia in gioco, oltre a una scheda elettorale.

Cile

In Cile, le piogge intense hanno fatto esondare il Mapocho. La protezione civile ha ordinato evacuazioni a Talagante e a El Monte, nell’area metropolitana di Santiago, inviando allerte sui cellulari. L’acqua ha raggiunto abitazioni e insediamenti lungo il fiume.

In alcune zone le precipitazioni hanno superato i centoquaranta millimetri. Migliaia di utenze sono rimaste senza elettricità.

A San Bernardo è stato trovato morto un uomo senza dimora, in un sottopassaggio allagato. Le autorità stanno ancora accertando se il decesso sia stato causato dall’inondazione.

Tra strade sommerse e case da abbandonare, l’emergenza ricorda quanto possa essere fragile la parola “riparo”. Soprattutto per chi una casa sicura non ce l’ha.

India

In India, Rahul Gandhi, leader dell’opposizione e del partito del Congresso, è stato fermato dalla polizia a New Delhi per il secondo giorno consecutivo, insieme ad altri parlamentari. Chiedono le dimissioni di Gyanesh Kumar, capo della Commissione elettorale.

Al centro della protesta c’è la revisione delle liste degli elettori. L’opposizione denuncia cancellazioni che favorirebbero il BJP, il partito del primo ministro Narendra Modi. La Commissione e il governo respingono le accuse: sostengono che si stiano eliminando nomi duplicati, persone decedute o prive dei requisiti per votare.

In piazza anche il movimento giovanile Cockroach Janta Party. E la Corte suprema ha chiesto chiarimenti alle autorità. Perché qui la questione viene prima delle urne: puoi anche avere il diritto di scegliere, ma se il tuo nome sparisce dalla lista, quel diritto resta sulla carta.

Sri Lanka

Dovevano finanziare una TAC per un ospedale pediatrico. Secondo gli investigatori, sarebbero stati usati per interessi personali. In Sri Lanka è stata arrestata Shiranthi Rajapaksa, moglie dell’ex presidente Mahinda Rajapaksa.

L’accusa riguarda dieci milioni di rupie, circa trentamila dollari, ricevuti da una banca pubblica attraverso la sua organizzazione benefica. Resterà in custodia cautelare fino al 13 ottobre.

La difesa respinge le accuse: sostiene che il denaro sia ancora sul conto, congelato, e che la raccolta fosse insufficiente per acquistare il macchinario.

Il presidente Anura Kumara Dissanayake ha rilanciato le indagini sulla famiglia che ha dominato il Paese per quasi vent’anni. Ora si chiedono conti anche a chi sembrava intoccabile. La colpevolezza, però, resta da accertare.

Corea del Nord e Talebani

Tra missili, droni e mezzi militari in mostra, rappresentanti dei talebani e della Corea del Nord si sono incontrati in Russia, a margine delle esercitazioni Center 2026, concluse il 3 ottobre.

Nasibullah Madani, responsabile dell’addestramento militare talebano, ha incontrato Ro Ki Chol, addetto militare nordcoreano a Mosca. Una fotografia diffusa dal ministero della Difesa talebano documenta il contatto.

Il ministero parla di scambi sull’addestramento e sulla cooperazione con diverse delegazioni straniere, comprese Cina e India. Ma non specifica cosa sia stato discusso con Pyongyang. Nessun accordo bilaterale è stato annunciato.

Il contesto conta: Mosca ha riconosciuto il governo talebano nel 2025 e ne sta rafforzando i rapporti militari. L’isolamento, dunque, non significa assenza di interlocutori. E nelle fiere delle armi, a quanto pare, gli interlocutori si trovano.

Cina

Nel Mar Cinese Meridionale si contendono isole, rotte e fondali. Intanto, sotto l’acqua, si perde vita. Secondo un rapporto cinese diffuso ad agosto, la copertura di corallo vivo intorno a Sandy Cay è diminuita di quasi il settanta per cento rispetto al 2016. È un dato di Pechino, che attribuisce parte del danno alle Filippine.

Ma anche la Cina ha responsabilità documentate: dragaggi e costruzione di isole artificiali hanno distrutto barriere coralline, seppellendole sotto sabbia e infrastrutture. I sedimenti danneggiano anche le acque circostanti.

Un’analisi del Lowy Institute propone monitoraggi condivisi e verifiche indipendenti, senza obbligare gli Stati a rinunciare alle proprie rivendicazioni.

Perché proteggere il mare non può aspettare che tutti siano d’accordo sui confini. I pesci non li riconoscono. E i coralli non sopravvivono grazie a una bandiera.

Giappone

Due terremoti a distanza di tre ore hanno scosso il Giappone orientale giovedì mattina. La prima scossa, di magnitudo 4,8, ha colpito la prefettura di Chiba alle quattro e tredici, ora locale. La seconda, di magnitudo 4,0, è stata registrata a Ibaraki.

Gli ipocentri erano a cinquanta e sessanta chilometri di profondità. Secondo l’Agenzia meteorologica giapponese, nessuna delle due scosse ha provocato uno tsunami.

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