Premi Nobel 2026 per la scienza: Medicina, Fisica e Chimica

Scritto da in data Ottobre 7, 2026

Ogni anno i Premi Nobel riconoscono l’importanza di ricerche capaci di aprire nuove strade nella conoscenza scientifica.

Il prestigioso riconoscimento, assegnato dalla Royal Swedish Academy of Sciences, rappresenta un importante e ambito traguardo per chi dedica la propria vita allo studio e alla scienza.

Nobel 2026 per la Medicina: la luce che controlla le cellule nervose

Sono tre gli assegnatari del Premio Nobel per la Medicina 2026, come annunciato dall’accademica il 5 ottobre.

Karl Deisseroth – biochimico e neuroscienziato presso l’Howard Hughes Medical Institute e l’Università di Stanford – Peter Hegemann – biochimico presso l’Università Humboldt di Berlino – e Georg Nagel – biologo e biofisico dell’Università di Würzburg – hanno vinto il premio per le loro scoperte sui canali ionici attivati dalla luce e per lo sviluppo dell’optogenetica.

Tutto è iniziato studiando una piccola alga unicellulare, la Chlamydomonas, capace di orientarsi verso la luce.

I due scienziati tedeschi, Hegemann e Nagel, hanno identificato una particolare proteina, la channelrhodopsin, che si apre quando è colpita dalla luce blu e permette il passaggio di ioni attraverso la membrana cellulare.

Lo statunitense Deisseroth ha portato poi questa scoperta nel campo delle neuroscienze.

Inserendo il gene della channelrhodopsin nei neuroni, il ricercatore è riuscito a rendere queste cellule sensibili alla luce e controllarne così l’attività con impulsi luminosi.

Questa tecnica, chiamata optogenetica, ha permesso di studiare con grande precisione i circuiti cerebrali coinvolti in processi quali la memoria, le emozioni e nei comportamenti.

Oggi l’optogenetica è utilizzata soprattutto nella ricerca ed è studiata in medicina anche per possibili applicazioni terapeutiche.

fonte: The Nobel Committee for Physiology or Medicine. Ill. Mattias Karlén – NobelPrize.org

Nobel 2026 per la Fisica: dal ghiaccio del Polo Sud i messaggi dell’universo

Il 6 ottobre è stata la volta del Premio Nobel per la Fisica 2026, assegnato a Francis Halzen, dell’Università del Wisconsin-Madison.

Il fisico belga, professore presso l’ateneo statunitense, ha dato un contributo decisivo alla realizzazione dell’osservatorio di neutrini e alla scoperta di neutrini ad alta energia di origine astrofisica.

I neutrini, particelle molto difficili da rilevare, interagiscono raramente con la materia e possono attraversare la Terra senza essere fermati.

Proprio per questo sono preziosi per gli astronomi.

Prodotti in alcuni ambienti poco conosciuti dell’Universo, i neutrini ad alta energia possono giungere sino a noi mantenendo informazioni sulla loro origine.

Halzen, nel 1988, propose di utilizzare il ghiaccio dell’Antartide per rilevarli.

Quando un neutrino interagisce con un atomo può produrre particelle secondarie che generano un debole lampo di luce.

Una rete di sensori ottici, immersi nel ghiaccio in profondità, è in grado di registrare questi segnali e ricostruire il passaggio del neutrino.

Dall’intuizione di Halzen, quindi, è nato IceCube Neutrino Observatory, un gigantesco osservatorio distribuito in circa un chilometro cubo di ghiaccio sotto la superficie del Polo Sud.

Completato nel 2011, permette da allora di osservare neutrini cosmici ad alta energia e di collegarli alle loro sorgenti.

Le interazioni dei neutrini, raccolte continuamente dall’osservatorio, permettono quindi di fornire ai ricercatori nuove conoscenze sugli ambienti cosmici in cui sono creati, rivelando aspetti dei fenomeni cosmici finora sconosciuti.

fonte: Johan Jarnestad / The Royal Swedish Academy of Sciences – NobelPrize.org

Nobel 2026 per la Chimica:

Nobel 2026 per la Chimica: le molecole e le loro immagini allo specchio

Il 7 ottobre, l’accademia svedese ha assegnato anche il Premio Nobel per la Chimica 2026.

Henri B. Kagan e Kenso Soai hanno vinto il premio per la scoperta degli effetti non lineari e dell’autocatalisi nella sintesi organica asimmetrica.

Al centro delle loro ricerche ci sono molecole che possono esistere in due forme speculari, chiamate enantiomeri.

Come la mano destra e la mano sinistra, queste molecole sono l’una l’immagine riflessa dell’altra, ma non possono essere sovrapposte perfettamente.

Questa proprietà si chiama chiralità e riuscire a controllarla permette ai chimici di favorire la produzione di una delle due forme.

Kagan ha scoperto che una reazione può amplificare la prevalenza di una forma speculare, permettendo di ottenerne una quantità proporzionalmente maggiore di quanto si ritenesse possibile.

La sua scoperta sugli effetti non lineari ha aperto nuove possibilità nello sviluppo di reazioni per la produzione di farmaci, aromi, profumi e nuovi materiali.

Soai ha invece sviluppato una reazione nella quale le molecole prodotte favoriscono la formazione di altre molecole della propria stessa forma.

Il processo, chiamato autocatalisi asimmetrica, permette di amplificare una piccolissima differenza iniziale tra le due forme speculari, fino a ottenere un prodotto composto quasi esclusivamente da una di esse.

La reazione di Soai ha così dimostrato come una minima asimmetria possa rafforzarsi durante una trasformazione chimica.

Le scoperte dei due ricercatori hanno fornito nuovi strumenti per controllare la sintesi delle molecole e comprendere i meccanismi che ne determinano la forma.

Dalle cellule nervose alle particelle cosmiche, fino alla forma delle molecole, i Nobel scientifici 2026 premiano nuovi modi di esplorare ciò che sfugge ai nostri occhi.
Ricerche diverse, unite dalla capacità di trasformare una domanda in conoscenza e di aprire la strada ad altre scoperte.

Foto in copertina: generata da AI

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