19 ottobre 2026 – Notiziario Mondo
Scritto da Elena Pasquini in data Ottobre 19, 2026
- Gaza, la fame cresce mentre si continua a morire sotto le bombe.
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Yemen, l’escalation fa nuove vittime.
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Notte di droni e blackout tra Russia e Ucraina.
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Tirana in rivolta, ma Rama resta al suo posto.
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Ebola, il virus avanza tra Congo e Kenya.
- Una nube tossica avvolge il Sud-est asiatico.
Questo e molto altro nel Notiziario Mondo di Radio Bullets a cura di Elena L. Pasquini
Palestina e Israele
Mentre la politica occupa lo spazio della cronaca con gli annunci, le strette di mano, i messaggi via social, le promesse di aiuto, le minacce di guerra, le richieste di pace, le condanne della violenza, la morte e la sofferenza che la guerra infligge fanno sempre meno notizia. A Gaza, la vita non smette di essere un inferno. Da cinque giorni, Israele ha imposto ulteriori restrizioni a ciò che entra nella Striscia, retrizioni sulle importazioni commerciali, blocco all’ingresso di merci vitali, accusando le autorità di Gaza di imporre tasse sui camion commerciali.
I prezzi stanno crescendo di giorno in giorno, le famiglie fanno scorta di quello che trovano. Alcuni cibi, come le uova, costano quasi il doppio. Al Jazeera racconta la storia di un uomo che sostiene una famiglia allargata, circa dodici persone, e che ora non ce la fa più. “Al-Barawi ha previsto che un sacco di farina da 50 kg potrebbe arrivare a costare 200 o addirittura 300 shekel (60-90 dollari), se i valichi di frontiera rimanessero chiusi”, scrive la testata qatariota.
Le autorità di Gaza negano di aver imposto tasse, mentre l’Ufficio delle Nazioni Unite per il coordinamento degli affari umanitari (OCHA) fotografa così la crescita dei prezzi: un aumento del 204% per i generi alimentari in media a settembre di quest’anno rispetto al settembre del 2023.
Si muore di fame, mentre si continua a morire sotto le bombe.
Masak al-Dalu era una bambina di 7 anni, uccisa vicino al campo profughi al-Maghazi. Tamer Soboh, anche lui era un bambino, ammazzato a Beit Lahiya, nel nord della Striscia. Ieri, per un attacco delle IDF. Venerdì l’Unicef ha dichiarato che da quando è entrato in vigore il cessate il fuoco a Gaza sono morti oltre 304 bambini.
Non cessa la violenza, neppure in Cisgiordania. L’Unione Europea si è espressa ieri condannando l’attacco compiuto sabato da coloni israeliani a una delegazione di diplomatici europei, un sindaco francese, rappresentanti cattolici in visita al villaggio palestinese di Taybeh, un villaggio a maggioranza cristiana. Un giorno dopo il pestaggio della fotogiornalista americana Heidi Levine –
Secondo la Commissione per la resistenza al muro e agli insediamenti nell’arco di 12 ore, sabato, ci sarebbero stati 40 attacchi contro i raccoglitori di olive palestinesi. Oltre all’assalto al convoglio diplomatico europeo, Palestine Chronicle racconta di “furto di raccolti, sequestro di attrezzature agricole, la distruzione di ulivi … I palestinesi hanno subito ferite da arma da fuoco, percosse e inalazione di gas lacrimogeni, mentre le forze di occupazione israeliane hanno arrestato cinque persone durante il raccolto”.
Dall’altra parte del muro, invece, Israele si prepara ad anadare alle urne. E a poco più di una settimana dalle elezioni parlamentari dove Benjamin Netanyahu si gioca la leadership del Paese, arriva l’endorsement del Presidente degli Stati Uniti. “Questa lettera sia la prova del mio pieno e incondizionato sostegno a Bibi Netanyahu nella corsa alla rielezione a Primo Ministro di Israele”, ha scritto Trump su Truth Social.
“Questo è il tipo di partner che gli Stati Uniti desiderano da Israele, un Paese per il quale hanno fatto così tanto”, ha affermato Trump, definendo l’alleato un guerriero e un partner per la pace, partner in quella guerra, contro l’Iran, che sta costando vite, distruzione, che sta destabilizzando l’intera regione e i mercati dell’energia di tutto il mondo.
“Grazie, signor Presidente Trump, per il suo straordinario sostegno e per la nostra collaborazione. Insieme, porteremo a termine la missione con successo!”, ha risposto Netanyahu su X.
Israele andrà al voto il 27 ottobre, nella prima tornata elettorale dopo il 7 ottobre 2023.
Yemen e Arabia Saudita
Non conosciamo il nome delle vittime. Sono numeri che si aggiungono uno dopo l’altro alla conta, un giorno dopo l’altro, in una guerra, quella tra la coalizione a guida saudita che sostiene il governo yemenita e gli Houthi, che hanno conquistato la capitale Sana’a nel 2014 e hanno il sostegno dell’Iran. Un guerra che si fa sempre più intensa. I morti sarebbero stati nove, ieri, nel Nord dello Yemen, uccisi da raid sauditi. Tra loro ci sarebbero anche dei babmini. Secondo un portavoce degli Houthi, in 24 ore, sarebbero stati sferrati da Riyadh 53 attacchi tra Sana’a e sei province, come riporta RTE, la televisione nazionale irlandese, mentre sarebbero stati centinaia i raid sauditi dalla ripresa del conflitto, da quando si è messo fine alla tregua che dal 2022 lasciava respirare questa terra martoriata. Sei, invece, i feriti a Najran, in Arabia Saudita, una città vicina al confine, dove ieri un proiettile lanciato dagli Houthi avrebbe colpito una zona residenziale, secondo la protezione civile saudita. Ancora un attacco, dopo quelli che hanno colpito obiettivi strategici, come l’aeroporto di Aden, venerdì.
Afrah al-Zouba, ministra degli Esteri del governo yemenita che sta combattendo contro gli Houthi, ha rifiutato l’offerta di mediazione iraniana. Abbas Araghchi, ministro degli Esteri, aveva dichiarato che Teheran sostiene un “processo politico globale come unica via pratica e sostenibile per risolvere” il conflitto. La replica di al-Zouba: “Il regime di Teheran è parte in causa nella guerra contro gli yemeniti, non un mediatore”.
Il Presidente egiziano, Abdel Fattah al-Sisi, ha dichiarato che è pronto a difendere l’Arabia Saudita “se richiesto”. È “inconcepibile che permettiamo che l’Arabia Saudita, la sua sicurezza o la sua stabilità vengano compromesse”, ha detto al-Sisi, sebbene abbia sostenuto che l’Egitto non cerca di giocare un ruolo nelle guerre regionali. “Stiamo parlando solo di difesa”, ha aggiunto. Le ragioni che hanno spinto l’Egitto a offrire il suo sostegno a Riyadh non sarebbero esclusivamente legate alla sicurezza della regione, secondo Thomas Bonnie James, un analista politico ed esperto di studi sul Golfo. “La pressione esercitata dagli Houthi su [Bab] al-Mandeb minaccia il Canale di Suez, che, secondo il ministro degli Esteri egiziano, ha perso circa 11 miliardi di dollari dall’inizio degli attacchi nel 2023”, ha dichiarato James ad Al Jazeera. Inoltre ha aggiunto: “milioni di egiziani vivono e lavorano in Arabia Saudita, che rappresenta la principale fonte di rimesse per l’Egitto. Un residente egiziano è stato ucciso e altri sono rimasti feriti negli attacchi all’aeroporto di Riyadh”.
Afghanistan
“Nel cimitero di Pashad, immerso nel paesaggio montuoso dell’Afghanistan orientale, giacevano sei tombe appena scavate, ricoperte di terra e ghiaia scura, a formare sei tumuli distinti, privi di iscrizioni o lapidi. Due piccole pietre verticali, poste alle estremità di ciascuna tomba, ne delimitavano l’accesso. La prima tomba a sinistra era la più grande e conteneva il corpo di Mohammad Yusuf”. Il quotidiano francese Le Monde racconta della morte di un pastore di 65 anni e di cinque membri della una famiglia, i suoi figli, suo nipote, lungo quel confine, tra Pakistan e Afghanistan che si fa sempre più violento.
L’attacco in cui è morto Mohammad Yusuf è stato rivendicato dal Pakistan, lanciato contro quelli che vengono definiti terroristi.
Sabato, lungo quel confine, forze pakistane e talebani afghani si sono scambiati colpi d’arma da fuoco, racconta l’Associated Press. Scontri durati ore, e ancora vittime. Un numero imprecisato di militanti talebani secondo il Pakistan. “La Missione di assistenza delle Nazioni Unite in Afghanistan ha dichiarato a settembre di aver documentato oltre 1.100 morti e feriti tra i civili a causa delle violenze transfrontaliere in Afghanistan quest’anno”, scrive AP.
Ucraina
Nella notte tra sabato e domenica, in Russia e Ucraina gli attacchi contro obiettivi energetici hanno lasciato migliaia di persone da entrambi i lati del fronte senza elettricità. A San Pietroburgo le immagini girate dai giornalisti dell’Agence France Press mostrano vasti incendi che coinvolgono un terminal petrolifero.
Il governatore di San Pietroburgo, Alexander Beglov, ha dichiarato che una persona è rimasta uccisa e altre cinque ferite in questo “massiccio” attacco con droni, riporta France 24. “Complessivamente, nella notte, le difese aeree russe hanno abbattuto 145 droni nella regione di Leningrado, che circonda la città nord-occidentale, secondo quanto riportato dal governatore regionale Alexander Drozdenko”, prosegue la testata francese. Si tratterebbe, riporta l’agenzia TASS, del più imponente attacco di droni nella regione.
Il numero è di 1.015 droni abbattuti tra sabato e domenica, invece, in una quindicina di regioni del sud e dell’ovest del Paese, secondo il Ministero della Difesa.
Sul fronte ucraino obiettivo dei raid russi nella notte, le infrastrutture energetiche a Vinnytsia, Zhytomyr, Khmelnytsky e Odessa.
Donald Trump accusa Volodymyr Zelensky di aver contribuito alla crescita del prezzo del carburante colpendo le raffinerie russe. L’Ucraina replica che la sua è una risposta e una strategia, risposta a chi ha distrutto il suo sistema energetico, strategia volta a colpire una fonte cruciale di entrate per Mosca, mentre il presidente degli Stati Uniti decide la sospensione di un consistente pacchetto di sanzioni verso la Russia.
Frontiera Europa
È un attimo che la guerra scappa di mano, un attimo per scatenare il terrore e lanciare un allarme. È accaduto in Lituania quando nei suoi cieli è esploso un drone. I residenti sono stati costretti a cercare un rifugio, ieri mattina. Sono arrivate poi le scuse ucraine. Il drone sarebbe ucraino, ma Kiev accusa la Russia di compiere una guerra elettronica capace di deviarne il corso. Nei cieli rumeni, invece, caccia F-16 avrebbero abbattuto droni russi in volo sulle acque territoriali. Bucarest sostiene che siano presumibilmente russi. “Quelli di ieri sera volavano a 450 km/h, il che ci fa pensare che si trattasse di droni Geran-4 di fabbricazione russa con motore turboelica”, ha detto il ministro della Difesa Radu Miruta. “È la prima volta che abbattiamo droni di questo tipo”, come riporta Reuters.
Albania
Sei giorni di proteste in Albania, sei giorni con le strade di Tirana a ribollire, ma il Primo Ministro Edi Rama continua a restare al suo posto. Gridano contro la corruzione che strangola il Paese, gridano gli studenti perché non hanno un futuro. Gridano perché se ne vada quell’uomo alla guida del Paese da 13 anni. Proteste pacifiche, diventate sempre più violente, con la polizia che ha usato cannoni ad acqua, gas lacrimogeni e proiettili di gomma. Una risposta sproporzionata, che è stata censurata anche dalla Commissione europea, di quell’Europa in cui l’Albania ambisce ad avere un posto. Proteste che non accennano a finire. Ieri Rama ha ribadito sui social la sua intenzione di restare dove sta, con la narrazione che continua a ripotere di una piazza manipolata da potenze straniere.
Ebola
L’epidemia di Ebola continua a correre. In Kenya i casi positivi sono sette, altri tre operatori sanitari hanno contratto il virus dopo aver curato il primo paziente, che però non ce l’ha fatta. Quattro persone sono in isolamento, altre tre sono stabili, mentre il Paese sta tracciando i possibili contatti del primo paziente. Ne sono stati identificati 130, 128 sono stati messi in quarantena.
Il Kenya ha predisposto controlli serrati e una linea d’emergenza per contrastare l’epidemia di Bundibugyo, una variante rara per la quale non esiste ancora un vaccino, epidemia che ha avuto origine nella provincia dell’Ituri, nella Repubblica Democratica del Congo, Paese in cui continua a diffondersi. Due casi sono stati confermati nella provincia del Nord Ubangi, al confine con la Repubblica Centrafricana, secondo quanto riferisce Radio France Internationale. “All’inizio di settembre, un uomo si è ammalato mentre viaggiava in barca sul fiume Congo, proveniente da Kisangani. Erano stati identificati dei contatti. Questi contatti si sono spostati in motocicletta verso Ubangi Settentrionale, quindi eravamo preparati alla possibilità che venissero registrati casi confermati nella zona”, ha spiegato la fonte di RFI.
Repubblica Democratica del Congo
Joseph Kabila, l’ex presidente della Repubblica Democratica del Congo, “ha deciso un attacco su vasta scala” contro il Paese che ha governato per diciotto anni, dal 2001 al 2019. Sono queste le parole del portavoce del governo di Kinshasa Patrick Muyaya. Muyaya ha dichiarato all’Agence France-Presse che “la scelta di imbracciare le armi significa uccidere congolesi per cercare di conquistare territori”.
Kabila ha annunciato la scorsa settimana di aver fondato il Fronte per la rifondazione della Nazione, insieme all’AFC/M23, il gruppo armato che dal gennaio del 2025 occupa parte dell’Est del Paese, terra che non conosce pace da trent’anni, e controlla la capitale del Nord Kivu, Goma.
Su Kabila pende una condanna a morte in contumacia, comminata proprio per la “complicità” con il movimento M23. “Il nuovo gruppo è stato presentato come un’organizzazione “politico-militare” che “metterà in comune le proprie forze, risorse e mezzi” con l’obiettivo di “porre fine alla tirannia con ogni mezzo, compresa la forza””, scrive Africa News. “Vogliono lanciare un movimento per darsi una nuova immagine, ma in realtà le intenzioni, i piani macabri, il modus operandi sono noti”, ha sostenuto Muyaya in un’intervista.
India
In India, Abhijeet Dipke, il leader del “partito delle blatte”, è stato rilasciato. Due altri attivisti restano ancora in custodia della polizia nel momento in cui scriviamo, ma dovrebbero tornare in libertà a breve. Durissima è stata la repressione dopo le ultime proteste guidate dal Cockroach Janta Party, con i movimenti studenteschi e l’opposizione al governo di Narendra Modi. I movimenti si sono scagliati contro il capo della Commissione elettorale indiana, Gyanesh Kumar, che i manifestanti accusano di aver manipolato le liste elettorali, cancellando oltre 130 milioni di nomi, tra i quali vi sarebbe un’alta percentuale appartenente alle minoranze.
L’onda della protesta non è destinata ad arrestarsi e così il rischio per i manifestanti di essere fermati, poi spesso abbandonati in luoghi remoti. È successo a un gruppo di persone, tra cui una giovane donna, rilasciate a 50 km dal luogo della mobilitazione. Al Jazeera racconta di come uno strumento basato sull’intelligenza artificiale e sviluppato dal venticinquenne Rajiv Choudhary stia aiutando i gruppi di volontari a rintracciare e a far tornare a casa sani e salvi i dimostranti fermati in una città, Nuova Delhi, dove a muoversi da soli, in particolare di notte, si rischia davvero moltissimo. Le donne, in particolare, nella città definita “capitale indiana degli stupri”.
Myanmar
Un colpo di Stato nel 2021, una guerra civile devastante, la pulizia etnica di un popolo, i Rohingya, centomila morti, 5,2 milioni di sfollati. L’esercito che bombarda, migliaia di civili che pagano il prezzo. Proprio questo fine settimana un attacco aereo delle forze armate birmane avrebbe causato la morte di 11 persone. È con la giunta militare del Myanmar che, secondo quanto riporta l’agenzia di stampa Reuters, gli Stati Uniti starebbero trattando a Tokyo. Non per mettere fine alla guerra. Sul tavolo, le terre rare e la sfida alla Cina. Il governo del Myanmar si sarebbe incontrato per ben due volte con una delegazione di Washington guidata da Michael Vance, sottosegretario di Stato americano per l’intelligence e la ricerca. I colloqui, che avrebbero avuto al centro il rilascio di un uomo d’affari americano e lo smantellamento delle reti criminali che commettono truffe a danno dei cittadini americani, sarebbero diventati la chiave per un riavvicinamento tra i due Paesi e avrebbero aperto la strada a negoziati di respiro più ampio. Secondo le fonti di Reuters, si sarebbe discusso dei giacimenti di terre rare, nel Paese il cui leader Min Aung Hlaing è soggetto a sanzioni economiche.
Gli ultimi incontri in Giappone dimostrano che l’amministrazione Trump considera il Myanmar attraverso una “lente puramente transazionale”, ha affermato Hunter Marston, direttore per il Sud-est asiatico del Lowy Institute, un think tank australiano. “I minerali critici e le terre rare presenti in Myanmar sono considerati probabilmente la principale risorsa strategica a cui Washington è interessata all’interno del Paese”, ha affermato Marston, scrive Reuters. Il viaggio, scrive Steve Bloomfield su The Guardian, segna un successo diplomatico per la giunta militare, accusata di aver compiuto un genocidio. Dietro questo successo, racconta Bloomfield, ci sarebbe un uomo, Roger Stone, una figura del movimento MAGA. “Stone, che è stato risparmiato dal carcere (a cui era stato condannato per aver mentito davanti al Congresso) grazie alla commutazione della pena da parte di Trump, ha recentemente iniziato a lavorare come lobbista per il regime del Myanmar, contribuendo a “ricostruire le relazioni tra la Repubblica dell’Unione del Myanmar e gli Stati Uniti”.
Cina
Il rischio che l’intelligenza artificiale possa sfuggire di mano e minacciare la sicurezza di Cina e Stati Uniti ha portato le due superpotenze allo stesso tavolo per discutere di un meccanismo di notifica in caso di incidente. Mentre si dialoga, da una parte, dall’altra arriva l’annuncio della Cina di voler limitare o vietare le esportazioni di 40 tecnologie. Si va dall’intelligenza artificiale ai chip e all’energia solare. “Il governo cinese sta attuando tali misure necessarie con l’obiettivo di rafforzare la sicurezza di base, prevenire usi impropri e abusi e garantire che l’intelligenza artificiale rimanga sotto il controllo umano”, si legge nella dichiarazione del ministero del Commercio, come riporta l’Associated Press. Una misura motivata dalla sicurezza nazionale, ma che fa seguito alle crescenti restrizioni all’export tecnologico verso Pechino imposte dagli Stati Uniti, “impedendo al Paese di accedere ai chip di intelligenza artificiale più all’avanguardia al mondo e ai macchinari avanzati necessari per la loro produzione”, prosegue AP, che ha chiesto a Lian Jye Su, l’analista capo del gruppo di ricerca e consulenza tecnologica Omdia, le ragioni della politica restrittiva cinese:”Può essere vista come una risposta ai requisiti di sovranità imposti dai Paesi occidentali su intelligenza artificiale, robotica, telecomunicazioni e altre tecnologie chiave”, ha detto Su.
Indonesia
Per mesi il fuoco ha bruciato le foreste dell’Indonesia e le sue torbiere. Fuoco che ha sprigionato una nube tossica, una coltre che minaccia il Sud-est asiatico. L’intera regione è in allerta. Venerdì il Centro meteorologico dell’ASEAN, dell’Associazione delle Nazioni del Sud-est asiatico, ha deciso di innalzare il livello di allerta. Livello 3, poi c’è solo il quarto. L’allarme si attiva quando esiste un “alto rischio di grave foschia transfrontaliera nella regione”.
“L’ondata di inquinamento, protrattasi per mesi, ha causato la chiusura delle scuole, un’impennata di casi di malattie respiratorie e limitazioni alle attività all’aperto in Indonesia, Malesia, Singapore e Timor Est”, racconta France 24. È la conseguenza dell’impennata di incendi dovuta al clima impazzito sotto l’effetto del “super-El Niño”. Secondo le organizzazioni ambientaliste sarebbero bruciati centinaia di migliaia di ettari, 900.000 ettari, secondo Nusantara Atlas.
L’Indonesia è stata costretta a gettare 2,4 tonnellate di ghiaccio secco per tentare di disperdere la foschia, per consentire agli aerei di volare. Ma la questione non è solo il traffico aereo, ma soprattutto la salute delle popolazioni coinvolte e l’impatto economico di un fenomeno che non sembra attenuarsi.
Canada
Un incendio nella base militare di Wainwright nell’Alberta in Canada, avrebbe ucciso almeno quattro persone e ferite circa dodici. Nel momento in cui scriviamo le cause non sono ancora note, potrebbe trattarsi in un incidente nel corso di un’esercitazione. Dei proiettili avrebbero forse colpito una conduttura del gas. Il primo ministro canadese Mark Careny ha detto che si tratta del più grave incidente per le forze armate in tempo di pace del Paese. La base è una delle più attive dell’esercito e ha un aeroporto utilizzato anche dalla Royal Canadian Air Force.
Foto di copertina Jon Tyson su Unsplash