24 dicembre 2025 – Notiziario Mondo

Scritto da in data Dicembre 24, 2025

  • Gaza, vivere sotto la “Linea Gialla”.
  • Turchia: capo militare libico e altre sette persone muoiono in un incidente aereo.
  • Yemen, il più grande scambio di prigionieri dall’inizio della guerra.
  • Iran, appello ONU contro l’esecuzione di Zahra Tabari.
  • Venezuela, reato il sequestro delle petroliere.
  • Bangladesh, nuove minacce alla stampa libera.
  • Cuba, Natale al buio.

Questo e molto altro nel notiziario di Radio Bullets a cura di Barbara Schiavulli
Introduzione: Le buone notizie dell’ambiente nel 2025

Israele e Palestina

■ GAZA: Nel sud della Striscia di Gaza, nell’area di Khan Yunis, famiglie palestinesi denunciano nuovi bombardamenti israeliani nonostante la tregua in vigore dal 10 ottobre. I raid colpirebbero le zone a est della “Linea Gialla”, la linea di demarcazione prevista dal cessate il fuoco tra Israele e Hamas.

“Non dormiamo per la paura. I miei figli tremano a ogni esplosione e mi chiedono dove possiamo andare”, racconta Umm Ahmed, 40 anni, che vive in una tenda accanto alla sua casa distrutta. Spostarsi a ovest, verso Al-Mawasi, significa affrontare campi sovraffollati e carenze di acqua e cibo.

Israele parla di minacce persistenti; le autorità palestinesi denunciano violazioni della tregua e temono sfollamenti forzati.

Definita da Israele “nuovo confine operativo”, la Linea Gialla è vista dai palestinesi come strumento di espulsione permanente.

Tra bombardamenti a bassa intensità e sfollamenti ripetuti, Gaza resta intrappolata in una crisi umanitaria senza via d’uscita.

Il ministro della Difesa Israel Katz ha chiarito che Israele “non ha alcuna intenzione di stabilire insediamenti a Gaza”, dopo aver affermato in precedenza che intende creare comunità nel nord di Gaza per sostituire quelle evacuate durante il disimpegno del 2005 “quando sarà il momento giusto”.

Quasi 50 democratici alla Camera hanno esortato il presidente Trump ad affrontare le azioni israeliane a Gaza, avvertendo che i continui attacchi contro i civili, la distruzione di proprietà e l’inadeguatezza degli aiuti umanitari minacciano la fragile tregua.

 Il gruppo ha riconosciuto che “Hamas ha continuato la sua brutale campagna a Gaza” e ha commesso violazioni del cessate il fuoco, ma ha sostenuto che la risposta di Israele a queste “è stata grave e sproporzionata, con conseguenti ingenti perdite di vite umane”.

■ CISGIORDANIA: L’esercito di Israele ha ferito almeno 24 palestinesi durante un raid in Cisgiordania.
Lo riferisce la Palestinian Red Crescent Society, secondo cui i soccorritori hanno prestato cure ai feriti nel campo profughi di Qalandiya e nella cittadina di Kafr Aqab, a nord di Gerusalemme Est.

Tre persone sono state colpite da munizioni vere, tra cui un ragazzo di 15 anni, ferito alla coscia.

Le autorità locali parlano di un’operazione condotta con decine di soldati e bulldozer militari, accompagnata da un massiccio uso di lacrimogeni e granate stordenti, che ha provocato panico e forti tensioni tra la popolazione civile.

Le autorità israeliane hanno arrestato cinque israeliani con l’accusa di aver fatto irruzione nella casa di una famiglia palestinese in Cisgiordania durante la notte, ferendo una madre e i suoi tre figli e massacrando due pecore. e danneggiando proprietà.

Le riprese di sicurezza mostrano almeno sei persone che prendono parte all’attacco.

Anche la casa della famiglia è stata attaccata il mese scorso, quando coloni mascherati avrebbero abusato degli agnelli, uccidendone diversi, e danneggiato l’abitazione.

Le IDF hanno dichiarato di aver evacuato quattro strutture dell’avamposto di Beit Anot, che, a loro dire, erano state costruite su terreni palestinesi di proprietà privata.

■ ISRAELE: Il Parlamento di Israele ha approvato un emendamento che proroga fino al 2027 il divieto di trasmissione per i media stranieri ritenuti una minaccia alla sicurezza.

La legge, varata durante la guerra a Gaza, prende di mira soprattutto Al Jazeera, accusata di propaganda per Hamas. Ora le misure potranno valere anche senza stato di emergenza.

Il presidente israeliano Isaac Herzog è pronto a visitare l’Australia dopo essere stato invitato telefonicamente dal primo ministro Albanese in seguito al mortale attacco terroristico avvenuto durante un evento di Hanukkah a Bondi Beach, a Sydney, all’inizio di questo mese, ha affermato l’ufficio del presidente.

■ LIBANO: Le IDF hanno dichiarato di aver ucciso tre militanti di Hezbollah nel sud del Libano mentre cercavano di ricostruire le operazioni militari del gruppo, sottolineando che uno di loro prestava servizio anche nell’unità di intelligence dell’esercito libanese.

L’esercito libanese ha confermato che un soldato è stato ucciso nell’attacco, ma il Ministero della Difesa libanese ha respinto l’accusa secondo cui il personale dell’esercito sarebbe legato a gruppi politici o armati, affermando che tali segnalazioni equivalgono a un “attacco doloso”.

Gli Stati Uniti e Israele hanno impedito a un rappresentante francese di partecipare all’ultima riunione del meccanismo internazionale che supervisiona il cessate il fuoco tra Israele e Libano , ha riportato Al-Monitor, affermando che i funzionari israeliani hanno minacciato di boicottare la riunione se il diplomatico avesse partecipato.

Siria

Il presidente russo Vladimir Putin ha incontrato a Mosca il ministro degli Esteri e quello della Difesa siriani. Lo riferisce l’agenzia ufficiale SANA.

Al centro dei colloqui: cooperazione militare e industria della difesa, ma anche economia e ricostruzione. Sul tavolo investimenti, infrastrutture e aumento degli scambi commerciali per rilanciare l’economia della Siria.

Putin ha ribadito il sostegno “fermo” di Mosca a Damasco, difendendo integrità territoriale e sovranità siriana, e respingendo qualsiasi progetto di divisione del Paese.

Il messaggio è chiaro: la Russia resta il garante politico-militare del regime siriano e punta a trasformare l’alleanza in leva economica nella fase di ricostruzione, sfidando l’isolamento occidentale e consolidando la propria influenza nel Levante.

Iran

Esperti delle Nazioni Unite e oltre 400 donne di primo piano chiedono all’Iran di non giustiziare Zahra Tabari, 67 anni, ingegnera elettrica e attivista per i diritti delle donne.

Arrestata ad aprile, è stata condannata a morte per “ribellione armata” dopo un processo durato meno di dieci minuti, basato—secondo la famiglia—su prove fragili, tra cui un panno con la scritta “Donna, Resistenza, Libertà”.

L’accusa riguarda presunti legami con il gruppo di opposizione People’s Mujahideen Organisation of Iran.

Per l’ONU il caso mostra gravi violazioni del diritto internazionale: arresto senza mandato, isolamento, confessioni estorte, difesa negata. Criminalizzare l’attivismo femminile come terrorismo è discriminazione di genere.

In un Paese che resta primo al mondo per esecuzioni di donne pro capite, la condanna di Tabari è un segnale politico di repressione, non di giustizia.

Yemen

Le fazioni in conflitto nello Yemen hanno raggiunto un accordo per scambiare quasi 3.000 detenuti, in quella che rappresenta la più ampia operazione del genere dall’inizio della guerra civile nel 2014.

Government forces e ribelli Ansar Allah (Houthis) hanno concordato la liberazione di circa 1.700 prigionieri houthi in cambio di 1.200 dell’altra parte, inclusi cittadini sauditi e sudanesi.

L’intesa è stata negoziata nel corso di circa due settimane a Muscat, in Oman, con il coinvolgimento dell’United Nations e del International Committee of the Red Cross come mediatori. AP News

Questo scambio di prigionieri è più di un gesto umanitario: segna un tentativo di consolidare la tregua de facto che ha ridotto le ostilità negli ultimi anni, e potrebbe aprire spazi per ulteriori passi diplomatici in un conflitto che ha causato centinaia di migliaia di morti e una delle peggiori crisi umanitarie al mondo.

Resta però incerto se questo impulso porterà a un negoziato politico più ampio o resterà isolato come misura di fiducia limitata.

Libia

 Un jet privato Falcon 50 con a bordo il capo militare della Libia, altri quattro ufficiali e tre membri dell’equipaggio si è schiantato subito dopo il decollo da Ankara, in Turchia. Non ci sono sopravvissuti.

Secondo le autorità libiche e turche, la causa sarebbe un guasto tecnico di natura elettrica.

La delegazione rientrava da colloqui militari di alto livello con Ankara per rafforzare la cooperazione tra i due Paesi. Il premier libico Abdul-Hamid Dbeibah ha confermato la morte del generale Muhammad Ali Ahmad Al Haddad, definendola una “grande perdita” per il Paese.

Al-Haddad era il massimo comandante militare della Libia occidentale e una figura chiave negli sforzi ONU per riunificare un esercito ancora diviso, specchio di uno Stato frammentato dal 2011.

 Il velivolo aveva segnalato un’emergenza e stava rientrando verso l’aeroporto di Esenboğa Airport, quando è scomparso dai radar. Le immagini mostrano un’esplosione nel cielo notturno.

L’incidente arriva in un momento delicatissimo: la Libia resta spaccata tra est e ovest, mentre la Turchia—storico alleato di Tripoli—sta cercando un riavvicinamento anche con l’est. La morte di Al-Haddad rischia di indebolire il fragile processo di unificazione militare, riaprendo spazi a milizie e interferenze esterne. Un colpo duro alla stabilità, e un promemoria di quanto la sicurezza libica resti appesa a equilibri precari.

Regno Unito

L’attivista svedese Greta Thunberg, 22 anni, è stata arrestata e poi rilasciata su cauzione a Londra dopo una protesta pro-Palestina.

La polizia ha riferito che Thunberg è stata fermata per aver esposto un cartello a sostegno dei detenuti di Palestine Action, organizzazione messa al bando dal governo britannico come gruppo terroristico.

Resterà in libertà vigilata fino a marzo.

Secondo gli attivisti, la protesta prendeva di mira una compagnia assicurativa accusata di fornire servizi alla filiale britannica di Elbit Systems. Altre due persone sono state arrestate per aver lanciato vernice contro l’edificio.

Il caso mostra la stretta del Regno Unito sulle proteste legate alla Palestina: l’uso della legislazione antiterrorismo contro simboli e slogan alza il livello dello scontro politico.

Thunberg, già fermata ed espulsa da Israele dopo aver partecipato alla Global Sumud Flotilla diretta verso Gaza, resta una figura che polarizza—tra libertà di espressione e limiti imposti dalla sicurezza nazionale.

Lo street artist Banksy ha confermato su Instagram di essere l’autore di un nuovo murale apparso a ovest di Londra. L’opera raffigura due bambini in abiti invernali sdraiati a terra, uno dei quali indica il cielo.

Il murale è comparso su un muro di Queen’s Mews, vicino a Notting Hill. Un’immagine simile è stata vista anche nei pressi di Centre Point, ma non è stata rivendicata dall’artista.

Per alcuni critici il cielo notturno richiama la satira sociale tipica di Banksy; per altri è un commento diretto sulla povertà e l’emergenza dei minori senza casa. Ancora una volta, l’ambiguità è il messaggio.

Russia e Ucraina

Una nuova ondata di raid notturni in Ucraina ha causato vittime civili e gravi danni alle infrastrutture energetiche, riferisce l’UN Office for the Coordination of Humanitarian Affairs.

Diverse persone sono state uccise e quasi 30 ferite, tra cui bambini; colpite abitazioni in sette regioni e nella capitale Kyiv.

L’UNICEF segnala un bambino ucciso e tre feriti e lancia l’allarme: riscaldamento, elettricità e acqua interrotti mentre l’inverno avanza.

Raid con droni hanno danneggiato oltre 120 edifici residenziali nella regione di Odessa e infrastrutture chiave vicino al confine con la Romania, lasciando più di 10.000 utenze senza corrente.

A quasi quattro anni dall’invasione russa, la strategia resta chiara: colpire l’energia per fiaccare i civili. L’ONU intensifica gli aiuti, ma l’estensione degli attacchi porta la crisi umanitaria anche in aree finora meno colpite. In inverno, ogni blackout pesa come un’arma.

Un’auto è esplosa a Mosca, nella stessa strada dove pochi giorni fa era stato ucciso il generale russo Fanil Sarvarov. Secondo RBC Ukraine, due agenti della polizia stradale sono rimasti feriti e ricoverati in ospedale, come confermato dal Comitato Investigativo Russo.

Le versioni sono contrastanti: per alcuni l’ordigno sarebbe stato lanciato nell’auto, per altri piazzato vicino al veicolo ed esploso quando gli agenti sono saliti a bordo. Media russi parlano anche di possibili morti, ma senza conferme ufficiali.

L’episodio, a pochi giorni dall’attentato al generale, alimenta il clima di insicurezza anche nel cuore della Russia. Un segnale inquietante: la violenza non è più confinata ai fronti lontani.

Stati Uniti

Gli Stati Uniti negano il visto a cinque attivisti ed esperti europei, accusati di aver tentato di “censurare” le piattaforme social americane. Lo ha annunciato il segretario di Stato Marco Rubio.

Tra i colpiti c’è l’ex commissario UE Thierry Breton, indicato come l’artefice del Digital Services Act, la legge europea sulla moderazione dei contenuti. Bruxelles respinge le accuse, mentre Elon Musk è da tempo in scontro con l’UE sul rispetto delle regole.

La mossa dell’amministrazione Donald Trump segna un salto di qualità nello scontro transatlantico: libertà di espressione contro regolazione digitale. Per Washington è difesa della sovranità, per l’Europa un atto di pressione politica che rischia di trasformare la lotta alla disinformazione in una guerra ideologica globale.

Il Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti ha pubblicato oltre 11.000 nuovi documenti sul caso Jeffrey Epstein.

Alcune email citano Andrew Mountbatten-Windsor, mentre un’altra sostiene che Donald Trump avrebbe viaggiato sul jet privato di Epstein più volte di quanto noto finora.

Il Dipartimento di Giustizia avverte però che parte del materiale contiene affermazioni non verificate o sensazionalistiche e ribadisce che essere citati non implica reati.

Nei documenti compare una figura chiamata “The Invisible Man”, ritenuta dal network Sky News riconducibile al duca di York, in email con Ghislaine Maxwell.

Un’altra email, attribuita a un procuratore federale, afferma che Trump sarebbe stato passeggero su almeno otto voli tra il 1993 e il 1996. Trump ha smentito ogni illecito.

Questa nuova ondata di file non chiude il caso Epstein, ma lo riapre sul piano politico e mediatico: trasparenza contro insinuazione. I documenti alimentano sospetti, ma senza prove giudiziarie definitive rischiano di diventare strumenti di lotta politica, più che passi verso la verità.

La Corte Suprema degli Stati Uniti ha respinto il tentativo dell’amministrazione di Donald Trump di schierare la Guardia Nazionale nell’area di Chicago contro il parere di autorità locali e statali.

In un’ordinanza non firmata, la Corte ha chiarito che la “federalizzazione” della Guardia vale solo in circostanze eccezionali. Resta così in vigore il blocco deciso da un tribunale inferiore, che aveva escluso l’esistenza di una “ribellione”.

Il governatore dell’Illinois JB Pritzker parla di “vittoria per la democrazia”.

È una rara frenata della Corte a maggioranza conservatrice: il messaggio è che ordine pubblico e immigrazione non giustificano automaticamente l’uso dei militari nelle città. Un limite chiaro al potere federale nel braccio di ferro con gli Stati.

Cuba

Vigilia e Natale senza luce per milioni di cubani. La compagnia elettrica statale Unión Eléctrica ha annunciato lunghi blackout in tutto il Paese, compresa L’Avana.

Nella capitale, divisa in sei blocchi per la rotazione dei tagli, il colpo più duro è per il blocco 1: niente elettricità tra le 21 e mezzanotte della Vigilia, proprio nel momento simbolo delle feste. In media sono previste 8–10 ore senza corrente tra il 24 e il 25 dicembre.

La situazione è ancora peggiore nell’est del Paese: a Las Tunas, Guantánamo e in zone di Granma si sono toccate fino a 19 ore consecutive di blackout.

Alla base c’è il collasso del sistema elettrico: centrali obsolete, guasti continui e mancanza di carburante. Il governo ammette che nel 2026 potrà esserci solo un miglioramento minimo. Per Cuba, anche le feste diventano un esercizio di resistenza quotidiana.

Venezuela

Il Parlamento del Venezuela ha approvato una legge che criminalizza il sequestro delle petroliere e altre azioni che ostacolano navigazione e commercio.

Il testo arriva dopo che le forze statunitensi hanno sequestrato due navi cariche di greggio venezuelano in acque internazionali, nell’ambito della pressione dell’amministrazione Donald Trump contro il presidente Nicolás Maduro.

La legge prevede multe e pene fino a 20 anni di carcere per chi promuove o sostiene “atti di pirateria, blocchi o azioni illegali” contro il Venezuela, e ora attende la firma di Maduro.

Washington parla di una flotta usata per eludere le sanzioni, mentre parte dell’opposizione venezuelana, inclusa María Corina Machado, sostiene la linea dura USA.

È uno scontro diretto sul controllo delle rotte energetiche: Caracas risponde alla pressione militare e alle sanzioni con uno strumento legale, ma il rischio è un’ulteriore militarizzazione del conflitto economico, con effetti immediati sui mercati e sulla popolazione venezuelana.

Minacce di morte, trattamenti crudeli e rischio di sparizione forzata: è quanto denunciano i familiari dei prigionieri politici detenuti nel carcere venezuelano di El Rodeo I, dove è rinchiuso da oltre un anno anche il cooperante italiano Alberto Trentini.

Le famiglie hanno presentato segnalazioni a organismi internazionali. Secondo l’Osservatorio Venezuelano delle Prigioni, i detenuti subiscono intimidazioni sistematiche, isolamento prolungato e restrizioni arbitrarie su visite, cure mediche e assistenza legale.

Particolarmente grave è la negazione ufficiale della custodia: le autorità negherebbero la presenza dei detenuti pur sapendo che sono a El Rodeo I, creando un limbo giuridico che potrebbe configurare una sparizione forzata. Un quadro che aggrava le accuse di repressione e violazioni dei diritti umani in Venezuela.

Bangladesh

In Bangladesh la libertà di stampa è sotto attacco. A pochi giorni dagli assalti incendiari contro le redazioni di Prothom Alo e The Daily Star, un’altra emittente è finita nel mirino.

Un gruppo di giovani si è presentato negli uffici di Global TV Bangladesh a Dhaka, minacciando di incendiare la sede se la caporedattrice Naznin Munni non fosse rimossa.

I responsabili si sono dichiarati membri dell’Anti-Discrimination Student Movement, che però ha smentito e promesso provvedimenti.

 Le tensioni seguono l’uccisione dell’attivista anti-India Sharif Osman Hadi, figura polarizzante emersa durante le proteste del 2024.

Il messaggio è chiaro: intimidire per controllare il racconto. In un Paese segnato da instabilità politica, il giornalismo indipendente diventa un bersaglio diretto.

Senza garanzie per i media, il rischio è un silenzio imposto con la violenza, mentre l’opinione pubblica resta ostaggio della paura.

Australia

Nel Australia, lo Stato più popoloso, il Nuovo Galles del Sud, ha approvato nuove leggi su armi e antiterrorismo dopo la strage di Sydney a Bondi Beach.

Le norme limitano il numero di armi, vietano l’esposizione pubblica di simboli terroristici e rafforzano i poteri di polizia per restringere le proteste dopo attacchi dichiarati. Messa al bando anche l’espressione “globalize the intifada”.

L’attacco, il più grave in quasi trent’anni, ha causato 15 morti: la polizia parla di ispirazione all’Islamic State.

La risposta politica è dura, ma attivisti e gruppi civili annunciano ricorsi contro leggi giudicate “anti-protesta”. Il premier Anthony Albanese promette anche una stretta federale sull’hate speech: sicurezza sì, ma il confine con le libertà democratiche è già terreno di scontro.

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