24 giugno 2026 – Notiziario Mondo

Scritto da in data Giugno 24, 2026

  • Libia: Liberati gli attivisti della Flotilla.
  • Pakistan: Importante attivista condannata all’ergastolo per l’uccisione di un soldato durante una manifestazione.
  • Usa contro Iran: si continua a negoziare, ma le versioni sono diverse.
  • I talebani tengono i primi colloqui a Bruxelles con l’UE sul ritorno degli afghani.
  • Ossezia del Sud: il presidente si dimette e va a lavorare per Putin.
  • Il Niger diventa il terzo Paese ad abbandonare la Corte penale internazionale.
  • Thailandia: più di 5000 persone prigioniere nei centri delle truffe online.
  • Stati Uniti: Il Senato frena Trump sulla guerra all’Iran.

Questo e molto altro nel notiziario di Radio Bullets a cura di Barbara Schiavulli 

Iran e USA

I colloqui tecnici tra Stati Uniti e Iran, ospitati a Bürgenstock, in Svizzera, si sono conclusi con una serie di accordi per mettere in pratica il memorandum d’intesa firmato a Islamabad e avviare il negoziato che dovrebbe portare a un’intesa definitiva entro i prossimi due mesi.

Secondo il vice ministro degli Esteri iraniano Kazem Gharibabadi, le parti hanno concordato lo sblocco immediato di 12 miliardi di dollari di fondi iraniani congelati, che saranno rilasciati in due tranche da sei miliardi, e la creazione di quattro gruppi di lavoro dedicati alla rimozione delle sanzioni, al dossier nucleare, alla ricostruzione e al monitoraggio dell’accordo.

Donald Trump ha annunciato che lo Stretto di Hormuz resterà aperto e che l’Iran avrebbe accettato “i più alti livelli di ispezioni nucleari”, aggiungendo che i fondi sbloccati saranno custoditi in conti vincolati e destinati esclusivamente all’acquisto di cibo e medicinali.

Teheran, però, smentisce gran parte della versione americana. Il ministero degli Esteri ribadisce di non aver assunto nuovi impegni sul programma nucleare oltre a quelli già previsti con l’Agenzia internazionale per l’energia atomica e precisa che il dossier nucleare non è stato oggetto dei colloqui svizzeri.

Anche la Banca centrale iraniana nega qualsiasi obbligo ad acquistare prodotti agricoli statunitensi, spiegando che le risorse liberate saranno utilizzate secondo gli accordi già esistenti per beni essenziali.

Intanto Washington ha allentato temporaneamente le sanzioni sul petrolio iraniano, autorizzandone esportazione, assicurazioni e transazioni bancarie fino al 21 agosto, mentre Oman e Iran confermano l’impegno a garantire una navigazione sicura e senza pedaggi nello Stretto di Hormuz.

Per gestire eventuali incidenti sarà istituita una linea diretta tra Teheran e Washington.

I segnali di distensione stanno già producendo effetti: il traffico di petroliere nello Stretto è tornato ai livelli più alti degli ultimi mesi, mentre gli Stati Uniti continuano ad attingere alle proprie riserve strategiche di petrolio, scese al livello più basso dal 1983.

Iran

Un nuovo attacco informatico ha colpito alcune delle principali banche iraniane, interrompendo temporaneamente i servizi legati alle carte di pagamento, compresi bancomat, terminali Pos e applicazioni mobili.

Le autorità affermano che i dati dei clienti non sarebbero stati compromessi e che i tecnici stanno lavorando per ripristinare il sistema. Non è stata indicata alcuna responsabilità, anche se in passato Teheran ha attribuito attacchi simili a Israele, che non ha mai commentato queste accuse.

Libano

In Libano il cessate il fuoco regge, ma solo sulla carta. Secondo il ministero della Salute, dall’inizio della guerra, il 2 marzo, gli attacchi israeliani hanno causato almeno 4.192 morti e oltre 12.000 feriti.

Dopo due giorni di relativa calma, nel sud del Paese sono ripresi gli episodi di violenza. A Nabatieh due persone sono state uccise dal fuoco israeliano mentre accompagnavano una squadra della Protezione civile impegnata a recuperare i corpi dalle macerie e a riaprire le strade.

L’esercito israeliano sostiene di aver colpito uomini armati vicino alla propria zona di sicurezza. Hezbollah parla invece di civili e definisce l’attacco una palese violazione del cessate il fuoco.

Nelle ultime ore sono stati segnalati anche bombardamenti di artiglieria, voli di droni a bassa quota e spari contro civili durante un funerale.

Sul piano diplomatico qualcosa si muove. Il vicepresidente americano JD Vance ha affermato che, oltre alla sicurezza di Israele, deve essere tutelata anche la sovranità del Libano, definendo “non accettabili” i recenti attacchi israeliani su Beirut.

Da oggi a Washington prende il via un nuovo ciclo di negoziati mediati dagli Stati Uniti tra Israele e Libano. Sul tavolo ci sono sia le questioni di sicurezza sia quelle politiche, mentre il Qatar sta assumendo un ruolo sempre più centrale nella mediazione.

Intanto gli Stati Uniti hanno creato un meccanismo militare attraverso il Comando Centrale, il CENTCOM, per monitorare in tempo reale gli scontri tra Israele e Hezbollah.

Secondo le Nazioni Unite, la guerra ha già provocato oltre un miliardo e trecento milioni di dollari di danni diretti e più di undicimila edifici sono stati distrutti.

Israele valuta un ritiro graduale da alcune aree del sud del Libano, ma il governo Netanyahu ribadisce che manterrà piena libertà d’azione militare nella cosiddetta zona di sicurezza.

Palestina e Israele

A Gaza continuano i bombardamenti israeliani. Nelle ultime ventiquattr’ore sono morte quattro persone: due uccise nei nuovi attacchi, una deceduta per le ferite riportate nei giorni scorsi e un’altra recuperata dalle macerie. Almeno venti i feriti.

Secondo il ministero della Salute di Gaza, dall’inizio della guerra il bilancio è salito a oltre 73.000 morti e più di 173.000 feriti. Dall’entrata in vigore del cessate il fuoco dello scorso ottobre, più di mille palestinesi sono stati comunque uccisi.

Tra le vittime c’è anche Maysara Salah Nassar, paramedico di 33 anni, colpito da un drone israeliano mentre si trovava nei pressi dell’ospedale da campo UK-Med, nell’area di al-Mawasi, a ovest di Khan Younis.

Intanto una Commissione d’inchiesta indipendente delle Nazioni Unite accusa Israele di prendere deliberatamente di mira i bambini palestinesi.

Nel rapporto si parla di un numero senza precedenti di minori uccisi, feriti o traumatizzati e si sostiene che questi elementi rientrino in quello che la Commissione definisce un genocidio ancora in corso.

Israele respinge le accuse, definendo il documento diffamatorio e privo di fondamento.

Sul fronte politico, Benjamin Netanyahu ha dichiarato che Israele dovrà rendersi militarmente indipendente dagli Stati Uniti, sviluppando una propria industria degli armamenti, pur ribadendo di apprezzare il sostegno americano.

Siria

Proseguono le incursioni israeliane nel sud della Siria. Martedì due carri armati sono entrati nell’area di Tel Abu Qubais, nel governatorato di Quneitra, confermando un’attività militare ormai quasi quotidiana oltre il confine.

Dopo la caduta del governo di Bashar al-Assad, Israele considera superato l’accordo di disimpegno del 1974 e ha ampliato la propria presenza militare nella Siria meridionale, nonostante il nuovo governo di Damasco abbia dichiarato di voler continuare a rispettare quell’intesa.

Turchia

A meno di due settimane dal vertice della NATO ad Ankara, le autorità turche hanno arrestato oltre duecento persone sospettate di legami con gruppi estremisti, tra cui l’autoproclamato Stato Islamico.

Alcuni media, però, riferiscono che tra i fermati ci sarebbero anche attivisti, avvocati e politici dell’opposizione.

Le forze curde e la sinistra accusano il governo di Recep Tayyip Erdoğan di usare la sicurezza come pretesto per reprimere il dissenso prima del summit.

Egitto

Le forze di sicurezza egiziane hanno arrestato oltre duecento persone vicino al confine con il Sudan, accusandole di estrazione illegale e contrabbando di oro.

Il Sudan, devastato da oltre tre anni di guerra civile, vede più della metà dell’oro estratto uscire illegalmente dal Paese, alimentando anche il finanziamento dei gruppi armati.

Il leader dell’esercito sudanese Abdel Fattah al-Burhan ha invitato i cittadini a non avvicinarsi al confine per evitare nuove tensioni con l’Egitto.

Niger

Il Niger ha avviato ufficialmente il ritiro dalla Corte penale internazionale, accusando il tribunale dell’Aia di applicare una giustizia selettiva.

La decisione arriva dopo il colpo di Stato del 2023 che ha portato al potere la giunta militare, sempre più vicina alla Russia. Anche Mali e Burkina Faso hanno annunciato l’intenzione di lasciare la Corte.

L’ICC ha espresso rammarico per la scelta, ricordando che il suo obiettivo è combattere l’impunità per i più gravi crimini internazionali.

Libia

Dopo un mese di detenzione in Libia sono stati liberati gli attivisti italiani della Global Sumud Flotilla, Domenico Centrone e Leonarda Alberizia.

Con loro è stato affidato al consolato italiano di Bengasi anche Matias Alvarez Rodriguez, attivista uruguaiano con cittadinanza italiana. Tutti e tre sono attesi oggi in Italia.

L’annuncio è arrivato dal ministro degli Esteri Antonio Tajani, che ha parlato di un intenso lavoro diplomatico condotto dalla Farnesina insieme a Palazzo Chigi.

I tre facevano parte del convoglio internazionale diretto a Gaza con aiuti umanitari. Erano stati arrestati il 24 maggio nella Libia orientale, controllata dal generale Khalifa Haftar, dopo aver attraversato il confine per chiedere il passaggio del resto della spedizione.

Durante la detenzione avevano denunciato, attraverso la Flotilla, sciopero della fame, interrogatori, pressioni psicologiche e la mancanza di assistenza legale e sanitaria.

 Decisivo anche il lavoro del console italiano a Bengasi, Filippo Andrea Colombo, che era riuscito a ottenere i primi contatti con le famiglie e un miglioramento delle condizioni di detenzione. Resta invece ancora incerta la sorte degli altri sette attivisti fermati insieme a loro.

Libertà per Nico, Leonarda e gli altri

Francia

L’ondata di calore che sta colpendo l’Europa continua a provocare vittime. Solo in Francia, nell’ultima settimana, quaranta persone sono morte per annegamento, molte delle quali giovani, dopo essersi tuffate in acque non sorvegliate per cercare sollievo dalle temperature estreme.

L’allerta resta alta anche in Italia, Spagna e Regno Unito, mentre gli esperti ricordano che l’Europa è il continente che si sta riscaldando più rapidamente al mondo e che le ondate di calore diventeranno sempre più frequenti e intense a causa della crisi climatica.

Belgio

Per la prima volta una delegazione talebana ha partecipato a colloqui con funzionari dell’Unione Europea e rappresentanti di quindici Stati membri, in un incontro a porte chiuse tenuto a Bruxelles.

Al centro delle discussioni, i rapporti diplomatici e il rimpatrio degli afghani cui è stato negato l’asilo in Europa.

La Commissione europea precisa che si è trattato di colloqui tecnici e che non rappresentano alcun riconoscimento del governo talebano.

Ma organizzazioni per i diritti umani, Amnesty International e la premio Nobel per la Pace Malala Yousafzai denunciano il rischio di legittimare un regime accusato di gravi violazioni dei diritti umani, ricordando che milioni di afghani sono già stati costretti a rientrare in un Paese segnato da crisi umanitaria, repressione e dalla sistematica cancellazione dei diritti delle donne e delle ragazze.

Germania

Un guasto al sistema di comunicazione ferroviaria ha paralizzato per diverse ore l’intera rete ferroviaria tedesca, lasciando migliaia di passeggeri bloccati nelle stazioni.

La compagnia ferroviaria Deutsche Bahn ha fatto sapere che il problema è stato risolto grazie a un sistema di emergenza e che il traffico sta tornando gradualmente alla normalità.

Le cause del malfunzionamento non sono ancora state rese note.

Regno Unito

Il primo ministro britannico Keir Starmer ha annunciato le dimissioni dopo la rivolta interna al Partito Laburista, innescata dal calo nei sondaggi e dalle pesanti perdite alle recenti elezioni locali.

Il nome che emerge con maggiore forza è quello di Andy Burnham, ex sindaco della Grande Manchester, appena rientrato in Parlamento e già sostenuto da diversi esponenti del partito, tra cui l’ex ministro della Sanità Wes Streeting.

Le candidature alla leadership si apriranno il 9 luglio. Se non ci saranno sfidanti, Burnham potrebbe diventare leader laburista e nuovo primo ministro già entro la metà del mese prossimo.

Ossezia del Sud

Alan Gagloev si è dimesso dalla presidenza dell’Ossezia del Sud, il territorio separatista georgiano riconosciuto solo da pochi Paesi, tra cui la Russia, per diventare consigliere del presidente Vladimir Putin.

Le dimissioni arrivano dopo la firma di un nuovo trattato che rafforza l’integrazione tra Mosca e l’Ossezia del Sud, consentendo ai cittadini russi di ricoprire incarichi di governo nel territorio.

Il nuovo presidente ad interim sarà il primo ministro Marat Kambolov, cittadino russo ed ex funzionario del governo di Mosca.

Secondo diversi analisti, il rafforzamento dei legami alimenta nuovamente le ipotesi di una futura annessione dell’Ossezia del Sud alla Federazione Russa, anche se al momento non esiste alcun piano ufficialmente annunciato.

Groenlandia

La Danimarca invierà per la prima volta giovani coscritti in Groenlandia nell’ambito del loro addestramento militare. Il primo contingente arriverà a fine luglio e resterà sull’isola per circa un mese.

Secondo il ministro della Difesa Jeppe Bruus, la misura rientra nel rafforzamento delle capacità militari danesi e non sostituirà i soldati già presenti sul territorio, sempre più strategico nell’Artico.

Canada

Due persone, tra cui un agente di polizia, sono state uccise in una sparatoria avvenuta in uno dei principali quartieri di Montréal. Un secondo agente è rimasto ferito, mentre l’assalitore è stato ucciso dalle forze dell’ordine.

Secondo le autorità canadesi, l’uomo avrebbe lasciato un manifesto di circa cento pagine ispirato all’ideologia incel, il movimento misogino nato online che attribuisce alle donne e al femminismo la responsabilità della propria esclusione sociale e affettiva.

Nel documento sarebbero presenti attacchi al femminismo e richieste di una maggiore censura di Internet.

Stati Uniti

La guerra contro l’Iran divide Washington. Il Senato americano ha approvato, con 50 voti favorevoli e 48 contrari, una risoluzione che limita la possibilità del presidente Donald Trump di intraprendere nuove azioni militari contro Teheran senza l’autorizzazione del Congresso.

È la prima volta che una misura di questo tipo viene approvata dalla Camera alta.

Determinante il voto favorevole di quattro senatori repubblicani, mentre un democratico ha votato contro.

 Il leader democratico Chuck Schumer ha definito il conflitto “uno dei peggiori errori di politica estera della storia americana”.

Intanto il Pentagono ha chiesto al Congresso altri 80 miliardi di dollari per coprire i costi della guerra e ricostituire le scorte di munizioni, una cifra che si aggiunge alla richiesta record di un bilancio della Difesa da 1.500 miliardi di dollari.

Sul fronte diplomatico proseguono invece le polemiche per l’allentamento temporaneo delle sanzioni sul petrolio iraniano previsto dall’accordo con Teheran: una scelta contestata sia dai democratici sia da una parte dei repubblicani, che accusano l’amministrazione Trump di aver abbandonato la linea della massima pressione sull’Iran.

Venezuela

L’Osservatorio Venezuelano delle Prigioni denuncia la morte di un altro detenuto, portando a 28 il numero dei decessi registrati nelle carceri venezuelane tra aprile e giugno, cinque dei quali solo nell’ultimo mese.

Secondo l’organizzazione, José Gregorio Mendoza Guzmán è morto per una grave ipossia, mentre altri tre detenuti sono deceduti in diversi penitenziari nelle ultime 72 ore.

L’Osservatorio parla di una situazione sanitaria allarmante e chiede alle autorità di garantire cure mediche adeguate e di aprire indagini sulle morti, avvertendo che la mancanza di assistenza rischia di trasformare la detenzione in una condanna a morte.

Colombia

Il presidente colombiano Gustavo Petro mette in dubbio i risultati delle elezioni presidenziali, parlando di prove di possibili manipolazioni nel conteggio dei voti e di anomalie algoritmiche che, a suo dire, sarebbero documentate.

Petro, però, non sostiene che queste irregolarità abbiano determinato il vantaggio del candidato di destra Abelardo de Espriella e afferma che riconoscerà il risultato ufficiale una volta concluso lo scrutinio definitivo.

Anche il candidato della sinistra Iván Cepeda ha dichiarato che attenderà la conclusione del conteggio ufficiale prima di riconoscere l’esito del voto.

Pakistan

La più nota attivista per i diritti umani del Belucistan pakistano, Mahrang Baloch, è stata condannata all’ergastolo con l’accusa di terrorismo e omicidio per la morte di un paramilitare durante una manifestazione nel 2024.

Leader del Comitato di Unità del Belucistan, Mahrang Baloch si è sempre dichiarata innocente e, insieme ai suoi avvocati, ha boicottato il processo, denunciando gravi irregolarità e la violazione del diritto alla difesa.

La Commissione per i Diritti Umani del Pakistan ha chiesto una revisione immediata della sentenza, accusando lo Stato di trattare chi difende i diritti fondamentali come un estremista.

Anche l’attivista Greta Thunberg ha definito il processo una “parodia della giustizia”.

Mahrang Baloch è diventata il simbolo della lotta contro le sparizioni forzate nel Belucistan, dopo che suo padre fu arrestato nel 2009 dalle forze di sicurezza e ritrovato morto due anni dopo con evidenti segni di tortura.

Nel 2024 era stata inserita dalla BBC tra le cento donne più influenti dell’anno.

Thailandia

Per decenni la Thailandia è stata considerata la “Detroit dell’Asia“. Oggi, però, la sua industria automobilistica è in difficoltà.

Nel 2024 la produzione di veicoli è crollata del 20%, mentre le auto elettriche cinesi conquistano oltre il 70% del mercato nazionale.

Gli incentivi del governo hanno attirato grandi investimenti, come quelli del colosso cinese BYD, ma gran parte dei componenti continua ad arrivare dalla Cina e l’impatto sull’occupazione locale resta limitato.

Per gli esperti, il problema non sono solo le importazioni cinesi, ma anche la debole domanda interna e l’elevato indebitamento delle famiglie, che rischiano di compromettere il futuro di quello che era uno dei principali poli automobilistici dell’Asia.

Myanmar

Più di 5.300 persone sarebbero ancora intrappolate nei cosiddetti centri delle truffe online al confine tra Myanmar e Thailandia, nonostante le operazioni internazionali avviate lo scorso anno contro le reti criminali.

Secondo un’organizzazione thailandese che assiste le vittime della tratta, molti sono cittadini stranieri costretti con la forza a lavorare in complessi controllati da una milizia locale, dove vengono sfruttati per mettere in atto frodi informatiche ai danni di persone in tutto il mondo.

Le Nazioni Unite descrivono questi centri come luoghi di torture, violenze sessuali, aborti forzati, privazione di cibo e isolamento.

Un’industria criminale da miliardi di dollari che continua a prosperare mentre migliaia di vittime restano ancora senza protezione e senza una via di fuga.

Filippine

Le autorità filippine hanno sospeso temporaneamente l’accesso all’applicazione GoreBox, utilizzata da uno dei due adolescenti responsabili della sparatoria in una scuola di Tacloban, costata la vita a tre studenti e che ha provocato una ventina di feriti.

Il governo vuole verificare se il videogioco, basato su scenari di estrema violenza, abbia avuto un ruolo nell’azione dei due ragazzi, che avrebbero dichiarato di aver agito per vendicarsi degli episodi di bullismo subiti.

L’inchiesta esaminerà anche eventuali influenze provenienti da gruppi online che promuovono comportamenti violenti tra i giovani.

Corea del Nord

La Corea del Nord punta a costruire due nuove navi da guerra da 5.000 tonnellate ogni anno per i prossimi cinque anni.

 Lo ha annunciato il leader Kim Jong-un durante la cerimonia di entrata in servizio del cacciatorpediniere Choe Hyon.

Pyongyang prevede inoltre di schierare a breve un secondo cacciatorpediniere e, in futuro, anche unità da 10.000 tonnellate, rafforzando così le proprie capacità navali strategiche.

Cina

La Cina torna in testa alla classifica mondiale dei supercomputer più potenti. Il sistema LineShine, installato a Shenzhen, ha superato l’americano El Capitan, diventando il computer più veloce del pianeta secondo la classifica internazionale TOP500.

È la prima volta dal 2017 che un supercomputer cinese conquista il primo posto.

Secondo gli esperti, il risultato conferma la crescente capacità di Pechino di competere con Washington nelle tecnologie più avanzate, dalla supercomputazione all’intelligenza artificiale, in una sfida sempre più centrale per gli equilibri economici e geopolitici globali.

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