12 agosto 2026 – Notiziario Mondo
Scritto da Barbara Schiavulli in data Agosto 12, 2026
- Il Libano abolisce la pena di morte, primo paese in Medioriente.
- Gaza e Cisgiordania, la tregua che non protegge.
- Hormuz, una rotta sicura soltanto sulla carta.
- Siria: condannato a morte in contumacia Bashar al Assad.
- Russia, cancellata dalla scheda la voce contro la guerra.
- Colombia, oltre quattromila persone ancora disperse.
- Afghanistan, i diritti sacrificati ai rimpatri.
Questo e molto altro nel notiziario di Radio Bullets a cura di Barbara Schiavulli
Palestina e Israele
A Gaza, nelle ultime ventiquattr’ore, un palestinese è morto per le ferite riportate in un precedente attacco e un’altra persona è rimasta ferita. Secondo il ministero della Salute della Striscia, dal 7 ottobre 2023 sono state uccise 73.387 persone e ferite 174.257. Dall’entrata in vigore della tregua, l’11 ottobre scorso, gli attacchi israeliani hanno ucciso almeno 1.259 palestinesi e ne hanno feriti 4.146. Altri 807 corpi sono stati recuperati dalle macerie.
Ma la tregua non protegge nemmeno dalla fame. James Smith, medico di Medici senza frontiere, afferma che ogni mese circa tremila bambini vengono ancora inseriti nei programmi per la malnutrizione acuta.
Una privazione lenta, che continua a consumare i corpi anche quando le bombe tacciono.
E quando tornano a sparare, muoiono ancora i più piccoli. Saba al-Hashash aveva tredici anni. Secondo la famiglia, intervistata da Drop Site, è stata colpita a Khan Younis mentre andava a recitare il Corano insieme ad altri bambini. Pochi giorni prima ricorreva l’anniversario della morte di sua sorella.
Dentro Gaza prende forma anche “Green Rafah”. Netanyahu e il ministro della Difesa Israel Katz hanno autorizzato lavori per una zona residenziale sul lato della Linea Gialla controllato da Israele. Il governo la presenta come un’area temporanea fuori dall’influenza di Hamas; nella pratica, lavoratori e futuri residenti saranno sottoposti a rigidi controlli di sicurezza israeliani.
Infine, secondo Haaretz, Israele conserva i corpi di circa 1.700 palestinesi per utilizzarli in eventuali scambi futuri. Anche i morti diventano ostaggi di una guerra che continua a occupare la terra, la vita e perfino il diritto alla sepoltura.
Intanto, nella Cisgiordania occupata, la Commissione palestinese contro il muro e gli insediamenti ha registrato 504 attacchi compiuti in una sola settimana da forze israeliane e coloni.
A Masafer Yatta sono stati emessi ordini di demolizione contro una scuola elementare e alcune abitazioni; una casa è stata abbattuta e un pozzo riempito di terra.
Ad Al-Mughayyir sei palestinesi sono rimasti feriti, tra loro tre bambini e due donne. Vicino a Jenin sono state demolite dodici strutture commerciali. A Gerusalemme Est avanza inoltre un progetto per 650 nuove unità nell’insediamento vicino a Umm Tuba.
Libano
Il Parlamento libanese ha votato l’abolizione della pena di morte, facendo del Libano il primo paese del Medio Oriente a cancellare formalmente la pena capitale. La maggioranza dei 128 deputati ha sostenuto la riforma, mentre il blocco parlamentare di Hezbollah ha votato contro. Restano gli ultimi passaggi formali davanti al governo, che si è già espresso a favore, e la firma del presidente Joseph Aoun.
Le condanne a morte saranno sostituite con l’ergastolo e i lavori forzati, anche se le modalità di applicazione non sono ancora definite.
Più di 78 persone si trovano nel braccio della morte. L’ultima esecuzione risale al gennaio 2004, ma i tribunali avevano continuato a pronunciare condanne capitali.
Per l’attivista Oragit Younan, che si batte da quasi trent’anni, non si può «risolvere un crimine con un altro crimine».
In un paese ancora attraversato dalla guerra, questa volta a vincere è stato il diritto alla vita.
E nonostante il cessate il fuoco, gli attacchi israeliani continuano nel Libano meridionale. Martedì, secondo l’agenzia nazionale libanese, le forze israeliane hanno incendiato campi e frutteti nei villaggi di Sarda e Wazzani, distruggendo risorse essenziali per le comunità agricole.
A Nabatieh, droni israeliani hanno sganciato materiali esplosivi e incendiari vicino a una moschea, a un centro della sicurezza e alle caserme dell’esercito. Un altro attacco ha ferito due persone.
Quando sono arrivati i soccorritori, un secondo colpo ha danneggiato la loro ambulanza. Anche salvare una vita, nel sud del Libano, continua a significare rischiare la propria.
Siria
Un tribunale di Damasco ha condannato a morte Bashar al-Assad e suo fratello Maher, entrambi processati in contumacia.
L’ex presidente siriano è stato riconosciuto colpevole di omicidi premeditati, torture, arresti arbitrari, crimini di guerra e contro l’umanità commessi durante un conflitto durato quasi quattordici anni e costato circa mezzo milione di vite.
È la prima condanna giudiziaria contro Assad dalla caduta del suo governo, nel dicembre 2024. Ma i due fratelli vivono sotto protezione in Russia e la sentenza resta, per ora, soprattutto simbolica.
Condannato a morte anche il cugino Atef Najib, l’unico presente in aula: da capo della sicurezza a Daraa guidò la repressione e le torture contro i ragazzi le cui proteste contribuirono a innescare la rivolta del 2011.
Molti siriani hanno celebrato il verdetto, ma osservatori e organizzazioni per i diritti umani denunciano lacune procedurali e difese inadeguate. Per le vittime, la giustizia attesa da anni non può trasformarsi in una vendetta senza garanzie.
Stati Uniti contro Iran
Lo Stretto di Hormuz resta sospeso tra diplomazia e guerra. Iran e Oman hanno concordato le linee essenziali di un corridoio marittimo sicuro, ma i dettagli tecnici sono ancora in discussione e l’intesa, da sola, non basta a riaprire il passaggio.
Teheran sostiene che lo Stretto resterà chiuso finché continueranno gli attacchi statunitensi e il blocco navale dei porti iraniani.
Il Qatar parla di negoziati arrivati a una fase avanzata e chiede di ripristinare al più presto la libertà di navigazione. Ma rimane aperta la questione dei possibili pagamenti richiesti alle navi.
Il portavoce iraniano Esmail Baghaei ha detto che l’Iran potrebbe far pagare i “servizi” forniti alle imbarcazioni, senza però annunciare alcuna decisione.
Teheran continua inoltre a negare negoziati diretti con Washington: i messaggi passano attraverso i mediatori. E mentre la diplomazia cerca una rotta, in mare parlano ancora le armi.
Un elicottero militare statunitense ha aperto il fuoco contro la Vela Nova, nave portacontainer battente bandiera panamense, che secondo Washington avrebbe ignorato gli avvertimenti e tentato di superare il blocco.
La nave è stata colpita al timone nel Golfo di Oman. L’incendio è stato spento e non risultano vittime.
Donald Trump sostiene che la Marina americana controlli lo Stretto “al cento per cento” e che abbia completato la bonifica delle mine.
Ma lunedì sono transitate appena sei navi, contro le 130 o 140 di una giornata normale prima della guerra. Dietro questi numeri ci sono equipaggi esposti agli attacchi, merci ferme, assicurazioni più costose e prezzi dell’energia destinati a ricadere sulle famiglie.
Intanto, Stati Uniti e Iran si scambiano richieste di risarcimento. Trump ha attribuito a Teheran anche l’attentato del 2000 contro la USS Cole, che l’FBI attribuisce invece ad al-Qaeda, e ha rilanciato cifre sulle vittime delle proteste iraniane che non trovano conferma nei conteggi indipendenti disponibili.
A Teheran, Mojtaba Khamenei ha infine consolidato la catena di comando di guerra: Ahmad Vahidi guiderà i Guardiani della rivoluzione e Hossein Taeb la milizia Basij. Un rimpasto che parla di preparazione al confronto, proprio mentre i mediatori provano ancora a costruire una via d’uscita.
Yemen
L’escalation degli Houthi nello Yemen raggiunge il Bab al-Mandeb. Dopo il lancio di dieci missili e quattro droni contro la costa occidentale, un attacco alla nave mercantile Tihamah ha ucciso quattro membri dell’equipaggio: tre pachistani e un indonesiano.
Secondo le autorità yemenite, un secondo attacco ha colpito i soccorritori, uccidendone due. Dieci i feriti. Gli Houthi sostengono di aver preso di mira una nave con materiale militare saudita, ma non l’hanno identificata. La fragile tregua del 2022 rischia ormai di crollare.
Turchia
Donald Trump ha confermato di aver lasciato segretamente Air Force One in Turchia l’8 luglio, seguendo le indicazioni dei servizi di sicurezza. Dopo essere salito davanti alle telecamere, venne nascosto in un contenitore per il catering e trasferito su un jet militare.
Secondo il Wall Street Journal, Israele aveva segnalato un possibile attacco iraniano con missili spalleggiabili. Nessun colpo fu sparato.
Sull’aereo usato come diversivo rimasero, senza saperlo, giornalisti, funzionari e Marco Rubio. L’operazione ha protetto il presidente, ma ha aperto un caso sulla sicurezza imposta agli altri e sulla trasparenza della Casa Bianca.
Libia
La compagnia petrolifera libica ha dichiarato lo stato di massima emergenza nella raffineria di Zawiya, colpita da tre attacchi con droni in circa quarantotto ore.
L’ultimo ha incendiato un serbatoio contenente quattro milioni e mezzo di litri di benzina, poi crollato. I precedenti avevano danneggiato un deposito di nafta e l’impianto di desalinizzazione.
Non risultano feriti gravi, ma diverse persone sono state curate per aver respirato il fumo. Nessuno ha rivendicato gli attacchi. Se continueranno, la compagnia minaccia di chiudere l’impianto: un nuovo colpo a un paese che dipende dal petrolio, mentre le sue infrastrutture restano ostaggio delle fazioni armate.
Spagna
Un uomo, indicato dalle prime notizie come italiano, è morto martedì sulla spiaggia di Llevant, a Formentera. L’ipotesi è l’annegamento, ma sarà l’indagine della Guardia Civil a stabilire la causa.
Un bagnante ha visto la vittima in difficoltà e si è tuffato per aiutarla, finendo però in pericolo a sua volta. I soccorritori li hanno riportati a riva e hanno tentato a lungo la rianimazione, insieme al personale del 061. Non è bastato. In pochi minuti, una giornata di mare si è trasformata in tragedia, davanti a chi aveva provato a salvare una vita.
Ucraina e Russia
Missili, droni e bombe plananti russe hanno ucciso almeno dieci civili in diverse città ucraine. A Zaporizhzhia sono morte sette persone e altre ventiquattro sono rimaste ferite. Zelensky sostiene che nell’attacco siano stati utilizzati missili balistici forniti dalla Corea del Nord.
Nella regione di Dnipropetrovsk sono state uccise altre tre persone, tra cui un ragazzo di quindici anni. A Kyiv, un ordigno ha colpito l’area di un ospedale pediatrico: bambini e personale erano nei rifugi e sono rimasti illesi. Mosca afferma di aver attaccato obiettivi militari e logistici. L’Ucraina avverte però che la produzione russa di missili sta aumentando, mentre cominciano a scarseggiare gli intercettori Patriot necessari a proteggere le città.
Russia
La Corte Suprema russa ha escluso Yabloko dalle elezioni parlamentari di settembre. Era l’unico partito ufficialmente registrato a chiedere la fine della guerra in Ucraina.
La sentenza accoglie il ricorso di Rodina, formazione nazionalista vicina al Cremlino, che accusa Yabloko di aver ricevuto sostegno elettorale non dichiarato, anche dall’Occidente.
Il partito respinge le accuse e presenterà appello. Il leader Nikolai Rybakov ha parlato di un attacco incostituzionale alla libertà di pensiero, mentre alcuni sostenitori protestavano davanti al tribunale.
Yabloko era accreditato di appena il tre per cento: non minacciava il potere, ma offriva agli elettori la possibilità di dire no alla guerra. Ora, anche quella possibilità è stata cancellata.
La Russia ha liberato Robert Gilman, ex marine e insegnante americano di 32 anni, detenuto dal 2022 e condannato, in procedimenti contestati dalla famiglia, fino a dieci anni per aggressioni a un poliziotto e al personale carcerario.
Vladimir Putin gli ha concesso la grazia per ragioni umanitarie, senza scambi né concessioni statunitensi. Gilman è diretto in un ospedale militare del Texas, dove riceverà cure e assistenza psicologica.
Secondo l’organizzazione Global Reach, prima del rilascio era rimasto 47 giorni in stato di stupore dissociativo, nutrito con un sondino e ammanettato al letto: circostanze non verificate indipendentemente.
Gilman è salvo, ma almeno altri otto americani restano nelle carceri russe, dove la detenzione può trasformarsi in una leva diplomatica.
Stati Uniti
Le ultime primarie americane consegnano un quadro frammentato. In Minnesota, la progressista Peggy Flanagan ha battuto la moderata Angie Craig e sfiderà la repubblicana Michele Tafoya per il Senato. Per il governo dello Stato, invece, la democratica Amy Klobuchar affronterà Lisa Demuth, che ha sconfitto Mike Lindell, sostenuto da Trump.
In Connecticut, l’ex sindaco Luke Bronin ha estromesso il deputato John Larson, al Congresso da ventotto anni: un segnale di richiesta di ricambio.
In Wisconsin, il trumpiano Tom Tiffany ha conquistato la candidatura repubblicana, mentre la sfida democratica resta aperta. A novembre si voterà non soltanto sui partiti, ma sull’identità politica che intendono assumere.
Quattro organizzazioni statunitensi, tra cui Human Rights Watch e il Center for Constitutional Rights, hanno citato in giudizio l’amministrazione Trump. Contestano l’ordine esecutivo del febbraio 2025 che autorizza sanzioni contro giudici, procuratori e organizzazioni impegnati con la Corte penale internazionale.
Secondo il ricorso, le misure violano la libertà di espressione e ostacolano le indagini su genocidi, crimini di guerra e contro l’umanità.
La pressione americana si è intensificata dopo i mandati d’arresto contro Benjamin Netanyahu e Yoav Gallant, accusati di crimini a Gaza. Per le associazioni, colpire chi indaga significa sottrarre alle vittime uno degli ultimi luoghi in cui chiedere giustizia.
Alisa Hackett, diciottenne nera, è stata scaraventata a terra e colpita al volto da un agente durante un controllo in Arkansas. Il video della polizia mostra la ragazza domandare perché venga arrestata e chiedere aiuto.
Nel rapporto, l’agente Moisses Arellano ammette il pugno, sostenendo che servisse a costringerla a obbedire.
Hackett è accusata anche di resistenza all’arresto e possesso di alcol da minorenne. Ha presentato una causa federale per uso eccessivo della forza. La polizia non ha chiarito se l’agente sia ancora in servizio.
Colombia
In Colombia continua la corsa contro il tempo dopo il terremoto di magnitudo 7,4. La somma dei bilanci delle città colpite indica almeno 254 morti, ma il governo non ha ancora diffuso un nuovo conteggio nazionale.
I dispersi ufficiali sono 195; le segnalazioni raccolte nei database civili sfiorano invece le quattromila e possono comprendere duplicati o persone isolate dalle comunicazioni interrotte.
Nel Chocó, molte comunità restano senza elettricità e servizi, raggiungibili soltanto attraversando fiumi e foreste. Una donna è stata estratta viva dalle macerie dopo 30 ore: mentre i soccorritori chiedono silenzio per ascoltare, migliaia di famiglie aspettano ancora una voce.
Afghanistan
A pochi giorni dal quinto anniversario del ritorno dei talebani a Kabul, l’ex ministra afghana Sima Samar denuncia il doppio standard dell’Europa.
In un’intervista a Euronews, definisce «un disastro per i diritti umani» il sistema che ha escluso le ragazze dalle scuole superiori e dalle università, e le donne da gran parte del lavoro e della vita pubblica.
La critica riguarda l’incontro del 23 giugno a Bruxelles tra una delegazione talebana, la Commissione europea e quindici Stati membri: colloqui sui rimpatri di afghani senza diritto di soggiorno, soprattutto condannati per reati gravi o considerati pericolosi.
Bruxelles sostiene che dialogare non significhi riconoscere il regime. Ma per Samar ricevere i talebani significa legittimarli.
Intanto, 21,9 milioni di afghani hanno bisogno di assistenza: dietro la diplomazia restano donne cancellate e persone che, se rimpatriate, potrebbero essere esposte alla tortura.
Thailandia
La Thailandia sospende immediatamente il rilascio e il rinnovo dei permessi per acquistare armi, dopo la strage alla scuola Debsirin Nonthaburi, vicino Bangkok.
Un ragazzo di 14 anni ha ucciso i nonni con la pistola legalmente posseduta dal nonno. Poi ha aperto il fuoco a scuola, uccidendo altre sei persone, fra cui una dodicenne, prima di suicidarsi.
Il governo riesaminerà le licenze esistenti e prepara una legge con controlli più severi e pene più dure. In Thailandia circolano circa 10,3 milioni di armi civili, secondo una stima del 2017: numeri che oggi significano otto famiglie spezzate e migliaia di studenti costretti a domandarsi se la scuola sia ancora un luogo sicuro.
Corea de Nord
La Corea del Nord ha lanciato un missile balistico dalla zona di Wonsan. Secondo Seoul e Tokyo, ha percorso circa 700 chilometri, raggiunto i 90 chilometri d’altitudine ed è caduto fuori dalla zona economica esclusiva giapponese. Non risultano danni.
È il secondo lancio in meno di una settimana e precede le grandi esercitazioni tra Stati Uniti e Corea del Sud, previste dal 17 agosto. Pyongyang non ha ancora commentato: la tensione torna a salire sulla penisola.
Nuova Zelanda
Il primo ministro neozelandese Christopher Luxon ha superato il secondo voto di fiducia interno in quattro mesi, a meno di tre mesi dalle elezioni del 7 novembre. Dopo una riunione durata oltre tre ore, ha dichiarato di avere il pieno sostegno del National Party, ma il risultato numerico non è stato comunicato.
La sua leadership resta indebolita da un’economia stagnante: la disoccupazione è salita al 5,6%, il livello più alto da undici anni, mentre il National è generalmente dietro ai laburisti nei sondaggi. Una rilevazione 1News-Verian indica Luxon come premier preferito soltanto dal 17% degli elettori.
Gaffe e dichiarazioni controverse hanno aggravato la crisi. Luxon ha salvato il posto nel partito; a novembre dovrà convincere un Paese in cui lavoro e costo della vita pesano più delle promesse.
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