11 agosto 2026 – Notiziario in genere

Scritto da in data Agosto 11, 2026

La lotta contro una tendenza sempre più negativa a livello globale per proteggere il diritto delle donne al lavoro e alla leadership.

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Donne, lavoro e leadership

Le donne rappresentano circa la metà della popolazione mondiale, ma nel mondo del lavoro la parità è ancora lontana.

Nel 2025, scrive il sito dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i diritti umani, solo il 48% delle donne partecipa al mercato del lavoro formale, contro il 73% degli uomini.

E anche quando lavorano, le donne guadagnano in media il 23% in meno e continuano a farsi carico di oltre tre quarti del lavoro di cura non retribuito a livello globale.

Il divario diventa ancora più evidente quando si guarda ai vertici.

Secondo i dati del Programma delle Nazioni Unite per lo sviluppo (UNDP), le donne occupano circa il 38% delle posizioni dirigenziali e poco più del 31% dei ruoli di leadership nel mondo.

Numeri che raccontano una disuguaglianza che riguarda l’accesso al lavoro.

Ma anche la possibilità di fare carriera, partecipare ai processi decisionali e contribuire alle scelte che determinano il futuro economico, politico e sociale.

Donne e lavoro: le barriere che frenano la leadership

Il tema è stato al centro di una tavola rotonda organizzata dal Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite a Ginevra in occasione della Giornata internazionale delle donne nella diplomazia.

Al centro della discussione, il diritto delle donne al lavoro e alla rappresentanza nei processi decisionali.

Peggy Hicks, direttrice della Divisione Procedure tematiche e speciali dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i diritti umani, sottolinea come gli ostacoli alla leadership femminile siano ancora profondamente radicati nei sistemi sociali e lavorativi.

“Le barriere non colpiscono tutte le donne allo stesso modo”, dice Hicks.

Il privilegio può attenuarle, mentre le discriminazioni possono moltiplicarle.

La battaglia globale contro le disuguaglianze

Per alcune donne, la strada verso la leadership è difficile.

Per altre è praticamente bloccata.

Il diritto al lavoro, secondo il diritto internazionale, i diritti umani e gli standard internazionali sul lavoro, è un universale e rappresenta un elemento fondamentale dell’autonomia e della dignità delle donne.

Ma tra il principio e la sua concreta applicazione rimane una distanza significativa.

Responsabilità di cura non retribuite, discriminazioni legate anche a razza, etnia, disabilità, età, condizione socioeconomica e status migratorio, lavoro informale e precario, assenza di protezione sociale, stereotipi di genere, soffitti di cristallo, violenze e molestie sul luogo di lavoro continuano a ostacolare l’accesso delle donne a un lavoro dignitoso e alla progressione di carriera.

Marocco

Wafa Asri has worked to align Morrocco’s national policies with international labour standards, particularly those relating to fundamental rights, social dialogue and equal opportunities in access to employment. © Wafa Asri

Un esempio di come politiche mirate possano contribuire a cambiare questo scenario arriva dal Marocco.

Wafa Asri, segretaria generale per la Formazione professionale al Ministero del Lavoro marocchino, racconta il proprio percorso professionale e le difficoltà incontrate nel raggiungere una posizione di leadership.

A sostenerla sono stati anche un ambiente familiare favorevole all’istruzione superiore e la presenza, lungo la sua carriera, di alleati e superiori capaci di riconoscere il suo potenziale.

Per Asri, una delle difficoltà principali non è stata soltanto la gestione del carico di lavoro o dell’equilibrio tra vita professionale e privata.

È stata soprattutto la necessità di dimostrare la legittimità delle donne nei ruoli di responsabilità, in particolare davanti a colleghi legati a concezioni tradizionali dei ruoli di genere.

Più donne nei settori tradizionalmente maschili

“La leadership non è qualcosa che si dichiara semplicemente; si costruisce giorno dopo giorno attraverso la competenza, la coerenza e dando il buon esempio”, spiega.

Nel corso della sua carriera Asri ha lavorato per promuovere gli standard internazionali del lavoro, i diritti fondamentali, il dialogo sociale e le pari opportunità.

Ha inoltre lanciato all’interno del ministero il programma Direction Femmes, destinato a sviluppare le competenze di leadership delle donne e a prepararle a ricoprire ruoli di alto livello.

Secondo quanto riportato, il programma ha contribuito ad aumentare la presenza femminile nelle posizioni di leadership da meno del 20% a circa il 35%, con numerose donne promosse a ruoli strategici.

Per Asri, però, la formazione da sola non basta.

Servono legislazioni che garantiscano la parità, orari di lavoro flessibili, servizi per l’infanzia, iniziative di empowerment economico, campagne contro gli stereotipi, modelli femminili visibili e, quando necessario, misure temporanee di discriminazione positiva.

Anche sul piano dell’istruzione il Marocco ha registrato cambiamenti significativi. Quando Asri studiava ingegneria, le ragazze rappresentavano meno del 15% degli studenti.

Oggi superano il 50%.

Le donne stanno inoltre entrando in settori tradizionalmente dominati dagli uomini, tra cui quello minerario, automobilistico e aeronautico.

Tanzania: il lavoro domestico cerca riconoscimento

Un’altra frontiera della lotta per i diritti delle donne riguarda il lavoro domestico in Tanzania.

Migliaia di donne e ragazze lavorano ogni giorno nelle case di tutto il Paese, spesso all’interno dell’economia informale.

Salari bassi, orari lunghi, protezione sociale limitata e difficoltà nel denunciare gli abusi rendono questo settore particolarmente vulnerabile.

Negli ultimi anni il governo ha avviato interventi sulle norme relative al salario minimo e sul diritto del lavoro.

Le Nazioni Unite, l’Organizzazione internazionale del lavoro e il Collegio del lavoro della Tanzania hanno inoltre collaborato con organizzazioni nazionali per rafforzare la capacità delle lavoratrici domestiche di far valere i propri diritti e partecipare ai processi decisionali.

Asteria Mathias, responsabile legale e coordinatrice di progetto del sindacato CHODAWU, racconta un cambiamento anche culturale.

Per molto tempo, spiega, molte lavoratrici non si sentivano neppure autorizzate a definirsi tali.

Il lavoro domestico era considerato motivo di vergogna e non un’occupazione legittima.

La sensibilizzazione ha contribuito a cambiare questa percezione.

Oggi, secondo Mathias, le lavoratrici possono rivendicare più apertamente la propria identità professionale.

Anche la rappresentanza sindacale sta crescendo.

Mathias è una delle cinque donne presenti nell’organo decisionale del CHODAWU, composto da 15 componenti, mentre tutte e quattro le rappresentanti delle lavoratrici domestiche nel Comitato esecutivo e nell’Assemblea nazionale sono donne.

Dal 2011, un programma di apprendimento tra pari ha coinvolto inizialmente 50 lavoratrici domestiche e si è ampliato fino a superare le 200 partecipanti.

Altre 1.281 lavoratrici hanno ottenuto certificati professionali nei centri di formazione VETA di otto regioni della Tanzania.

Perché la leadership femminile riguarda tutti

For Cristina Gallach, maintaining progress in gender equality requires continuous effort, speaking up against discrimination and building supportive networks, not just defending existing gains. © GWL Voices

La questione della rappresentanza femminile non è soltanto una questione di numeri.

La presenza delle donne nei luoghi in cui si prendono decisioni può cambiare concretamente politiche, ambienti di lavoro e modalità di intervento.

Lo racconta Cristina Gallach, direttrice esecutiva ad interim di Global Women Leaders Voices, organizzazione che riunisce quasi 80 donne leader da tutto il mondo.

Gallach, che ha iniziato la propria carriera come giornalista a Barcellona negli anni Ottanta, ha ricordato come i ruoli dirigenziali nel settore dell’informazione fossero allora occupati quasi esclusivamente da uomini, mentre le donne erano soprattutto impegnate nel lavoro sul campo.

La sua esperienza nella diplomazia e nelle istituzioni europee e internazionali le ha mostrato quanto la presenza femminile ai livelli decisionali possa incidere sulle scelte.

Un episodio è particolarmente significativo.

Durante la pianificazione di una missione di sicurezza dell’Unione europea a un valico di frontiera tra Israele, Gaza ed Egitto, circa vent’anni fa, nessuna donna era stata inserita nel gruppo di pianificazione.

Di conseguenza, non erano state previste neppure agenti di polizia donne per quel posto di frontiera.

Il problema emerse quando fu necessario controllare donne che attraversavano il confine: non era appropriato che fossero uomini a svolgere quei controlli.

La missione dovette quindi intervenire rapidamente per reclutare agenti di polizia europee.

Per Gallach, l’episodio dimostra quanto sia importante che le donne siano presenti non soltanto nell’esecuzione delle decisioni, ma anche nella loro progettazione.

Contro la reazione globale, per non tornare indietro

Le esperienze dal Marocco alla Tanzania, passando per le istituzioni internazionali, mostrano che la parità di genere nel mondo del lavoro non può essere affidata soltanto alla buona volontà individuale.

Servono politiche pubbliche, formazione, servizi per l’infanzia, protezione sociale, percorsi di mentoring e misure capaci di contrastare discriminazioni e stereotipi.

Ma servono anche ambienti di lavoro sicuri, liberi dalla violenza di genere, e condizioni che permettano alle donne di costruire carriere senza essere costrette a scegliere tra lavoro e responsabilità di cura.

Gallach invita le giovani donne che vogliono lavorare nella diplomazia e nel servizio pubblico a costruire reti di sostegno, cercare mentori e far sentire la propria voce davanti alle discriminazioni.

La resilienza individuale, però, non può sostituire il cambiamento delle strutture.

«Dobbiamo prendere estremamente sul serio le questioni delle pari opportunità», dice.

Indicando come priorità l’eliminazione degli ostacoli all’accesso a un lavoro dignitoso, a un ambiente sano e alla progressione di carriera.

La sfida è particolarmente urgente in una fase in cui, secondo Gallach, sulle questioni dell’uguaglianza si registra una reazione negativa su molti fronti.

Difendere i progressi ottenuti significa quindi non limitarsi a conservare ciò che è stato raggiunto.

Significa continuare a mettere in discussione gli stereotipi, aprire spazi di partecipazione e garantire alle donne la possibilità di arrivare ai tavoli dove si prendono le decisioni.

Perché il diritto delle donne al lavoro non si esaurisce nell’accesso a un impiego.

Comprende la possibilità di essere pagate equamente, lavorare in condizioni dignitose, costruire una carriera e partecipare, da protagoniste, alle decisioni che riguardano la società.

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