5 settembre 2025 – Notiziario Mondo

Scritto da in data Settembre 5, 2025

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  • Gaza: escalation continua, minacce di annessione della Cisgiordania e risposta dell’Ufficio per diritti umani delle Nazioni Unite
  • Palestina ed Europa: per la prima volta parla di “genocidio” un alto funzionario della Commissione Europea
  • Libano: oggi si discute il disarmo di Hezbollah
  • Stati Uniti: il presidente Trump cambia nome al Dipartimento della Difesa
  • Messico: al confine con gli USA, il triangolo d’oro delle armi e del fentanyl
  • RDC: torna l’incubo ebola

Questo e molto altro nel notiziario di Radio Bullets, a cura di Elena Pasquini.

Palestina e Israele

Non c’è stato, ancora una volta, neppure un attimo di respiro a Gaza.
L’escalation continua, incessante.

L’esercito israeliano ha intensificato i suoi attacchi uccidendo almeno 53 palestinesi solo all’alba di ieri a Gaza City, secondo le autorità sanitarie di Gaza.

Morti civili, nei bombardamenti che in poco più di mezz’ora hanno distrutto case ed edifici dove si erano rifugiati i profughi.

Sarebbero stati in 84 a perdere la vita in sole 24 ore.
Il bilancio delle vittime è ormai di 64.231 morti e 161.583 feriti.

Israele controllerebbe il 40% di Gaza City, ha dichiarato un portavoce militare, il generale di brigata Effie Defrin, in una conferenza stampa.
«L’operazione continuerà ad espandersi e intensificarsi nei prossimi giorni» ha detto.

Le autorità sanitarie locali hanno riferito che 816 palestinesi sono stati uccisi tra il 26 agosto e il 1° settembre, quasi il doppio del numero di vittime rispetto alla settimana precedente.
E circa un milione di palestinesi resterebbero nel Nord di Gaza, relegati in aree sempre più piccole.

«Non ci sono aree sicure e muoversi è pericoloso. Altri sono ancora intrappolati nella parte orientale di Gaza City, e gli operatori umanitari non riescono a raggiungerli» ha detto Ajith Sunghay, capo dell’ufficio per i Diritti Umani delle Nazioni Unite nei Territori occupati.

Israele avrebbe respinto l’ultima proposta di Hamas, presentata il 18 agosto, per un accordo globale che avrebbe previsto il rilascio di tutti i prigionieri israeliani in cambio di un numero di prigionieri palestinesi da definire, alla fine dei combattimenti e al ritiro di tutte le forze israeliane da Gaza, alla riapertura dei valichi e all’inizio della ricostruzione.

“Si tratta dell’ennesima propaganda di Hamas che non ha nulla di nuovo» ha affermato l’ufficio del Primo Ministro Benjamin Netanyahu.

Dopo le dichiarazioni il Ministro delle Finanze di estrema destra Bezalel Smotrich che propone un piano di annessione di circa quattro quinti della Cisgiordania, un alto funzionario degli Emirati Arabi, Lana Nusseibeh, ha affermato questa sarebbe la condanna a morte della soluzione dei due stati al conflitto israelo-palestinese.

Gli Emirati Arabi Uniti hanno avvertito Israele che si oltrepasserebbe una “linea rossa”.
Ajith Sunghay ha ricordato come riporta UN News, che lo scorso luglio la Corte internazionale di giustizia (ICJ) ha “dichiarato molto chiaramente” che Israele ha già incorporato gran parte dei Territori Palestinesi Occupati (TPO), in particolare Gerusalemme Est e l’Area C, dove si trovano la maggior parte degli insediamenti, nel suo territorio, concludendo che ciò equivale ad un’annessione.

Israele «lo ha fatto e continua a farlo con la costruzione incessante di insediamenti, avamposti e infrastrutture correlate e con il trasferimento forzato di migliaia di palestinesi da vaste aree della Cisgiordania ora controllate dalle forze armate israeliane e dai coloni» ha affermato.

«Lo ha fatto anche rimodellando la Cisgiordania con una vasta rete di posti di blocco e cancelli che garantiscono libertà di azione ai coloni, segregando al contempo le città e i villaggi palestinesi».

Un’indagine congiunta di +972 Magazine, Local Call e The Guardian ha scoperto che Israele detiene circa 4.500 palestinesi di Gaza secondo la “Legge sui Combattenti Illegittimi”.

Ma tre su quattro sono civili, anziani, medici, bambini, trattenuti a tempo indeterminato senza accuse formali o processo, spesso sottoposti a violenza e in condizioni di vita durissime per il sovraffollamento.

Palestina ed Europa

A Londra, un tribunale indipendente da Governo e Parlamento, sta raccogliendo prove per dimostrare l’incapacità della Gran Bretagna di prendere le distanze dai crimini di guerra israeliani, dal genocidio del popolo palestinese.

Presieduto dall’ex leader laburista Jeremy Corbyn e da due accademici, il tribunale sta esaminando le responsabilità legali della Gran Bretagna, il presunto sostegno segreto a Israele.

Intanto a Parigi, Teresa Ribera, alto funzionario della Commissione Europea, durante la cerimonia di apertura dell’anno accademico presso l’università Sciences Po, ha dichiarato che le operazioni di Israele a Gaza costituiscono un genocidio.

È il primo membro della Commissione che lo afferma: «Il genocidio di Gaza mette a nudo l’incapacità dell’Europa di agire e parlare con una sola voce, mentre le proteste si diffondono in tutte le città europee e 14 membri del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite chiedono un cessate il fuoco immediato».

Libano

Il l governo libanese discuterà oggi un piano per disarmare Hezbollah.

Nonostante le crescenti pressioni, Hezbollah ha respinto qualsiasi tentativo di smantellamento del suo arsenale.

Una discussione che avviene in un momento di stallo, con il fronte politico profondamente spaccato e la pressione di Israele al Sud del paese, che intensifica i suoi attacchi, che mercoledì hanno causato la morte di quattro persone.

Yemen

Il Ministro della Difesa israeliano ha minacciato di infliggere le 10 piaghe bibliche d’Egitto agli Houthi dello Yemen, dopo le notizie secondo cui gli Houthi, sostenuti dall’Iran, avrebbero intensificato i loro attacchi missilistici contro Israele in rappresaglia all’assassinio la settimana scorsa del Primo Ministro Ahmed Ghaleb al-Rahawi.

«Gli Houthi stanno di nuovo lanciando missili contro Israele. Una piaga delle tenebre, una piaga dei primogeniti: completeremo tutte e 10 le piaghe» ha scritto Israel Katz su X.

Ieri mattina, l’esercito israeliano ha dichiarato che un missile lanciato dallo Yemen aveva colpito un territorio esterno a quello israeliano.
Il giorno prima, aveva riferito dell’intercettazione di due missili Houthi, che lunedì hanno rivendicato la responsabilità dell’attacco alla petroliera israeliana Scarlet Ray di proprietà israeliana.

Global Sumud Flottilla

Tra pochi giorni la Global Sumud Flotilla raggiungerà le coste della Tunisia.
Alte imbarcazioni si uniranno nel viaggio verso Gaza con a bordo aiuti umanitari vitali.

«Non saremo scoraggiati dalle minacce infondate dei funzionari israeliani. La nostra missione è umanitaria, legittima e inarrestabile.
A tal fine, la Global Sumud Flotilla condanna fermamente le minacce del Ministro israeliano Itamar Ben Gvir, che tenta di intimidire i nostri partecipanti etichettandoli falsamente come “terroristi”.
Tali minacce non solo sono prive di fondamento e ingiuste, ma costituiscono una palese violazione del diritto umanitario internazionale e delle Convenzioni di Ginevra» hanno dichiarato in un comunica stampa.

Manifestazioni, presidi e iniziative a sostengo della Global Sumud Flottilla si sono tenute ieri in tutta Italia, mentre gli organizzatori italiani fanno sapere che non c’è nessun “vascello stampa”, come dichiarato da Claudio Locatelli, il “giornalista combattente”.

Global Sumud Flottilla smentisce categoricamente l’aggregazione alla missione di barche non precedentemente autorizzate. Le uniche due autorizzate sono quelle di Emergency e della Freedom Flottilla Irlanda.

Si attende intanto per domenica la partenza da Catania di altre imbarcazioni con a bordo la nostra direttrice Barbara Schiavulli.

Ucraina

Ventisei alleati sarebbero pronti a schierare truppe come “forza di rassicurazione” in Ucraina, secondo quanto ha dichiarato giovedì il presidente francese Emmanuel Macron, dopo un incontro della cosiddetta “coalizione dei volenterosi”.
Questo, però, una volta terminati i combattimenti.

Macron “ha affermato che 26 di questi paesi si sono impegnati a schierare truppe in Ucraina – o a mantenere una presenza via terra, via mare o via aria – per contribuire a garantire la sicurezza del paese il giorno dopo il raggiungimento di un cessate il fuoco o della pace” riporta Associated Press.

Macron, insieme ad altri leader europei, ha incontrato Volodymyr Zelenskyy e l’inviato statunitense per i colloqui di pace Steve Witkoff, per discutere proprio delle modalità di un “sostegno militare a lungo termine”.

Zelenskyy ha anche tenuto un incontro a porte chiuse con Witkoff, riporta sempre AP.

Afghanistan

Un gruppo di lavoro incaricato dal Consiglio per i diritti umani dell’ONU di Ginevra, ha stabilito che gli Stati Uniti e gli Emirati Arabi Uniti sono responsabili della detenzione arbitraria di un uomo afghano ad Abu Dhabi da oltre due anni.

Secondo quanto riporta l’agenzia Reuters, gli esperti ritengono che questo sia un caso emblematico di migliaia di altri.

L’uomo che, racconta Reuters, sarebbe “un ex colonnello della polizia che aveva lavorato con le forze statunitensi e ricevuto minacce dal movimento islamista talebano, è stato evacuato con la sua famiglia durante la frettolosa uscita degli Stati Uniti dall’Afghanistan nel 2021 sotto la guida dell’ex presidente Joe Biden.
Chiamato ‘Mr. B’ per motivi di sicurezza, l’uomo è stato evacuato da operatori privati statunitensi che gli hanno comunicato che sarebbe rimasto negli Emirati Arabi Uniti per 14 giorni prima di essere trasferito negli Stati Uniti, come dimostrano i documenti delle Nazioni Unite”.

Sarebbe invece stato trattenuto nella “Emirates Humanitarian City” (EHC), sotto costante sorveglianza e soggetto a restrizioni per due anni.

La missione statunitense a Ginevra, come gli Emirati Arabi Uniti, non hanno risposto alle richieste di commento da parte dell’agenzia di stampa.

Stati Uniti

Non sarà più Dipartimento della Difesa ma Dipartimento della Guerra, così Donald Trump ha deciso di rinominare il Pentagono.
Un nome che non si usava più dalla fine degli anni Quaranta.

L’annuncio in un documento inviato all’agenzia AFP.
«La difesa è troppo difensiva, e noi vogliamo anche essere offensivi» ha dichiarato alla stampa.

Un Donald Trump con “intenti bellicosi” che però incassa una sconfitta a casa sua, sebbene non militare.
Il giudice federale di Boston Allison Burroughs ha annullato le decisioni prese dall’amministrazione Trump contro Università di Harvard la scorsa primavera: violerebbero il Primo emendamento della Costituzione.

L’amministrazione Trump aveva accusato l’università di non aver protetto gli studenti ebrei durante le proteste per il cessate il fuoco a Gaza.

“L’antisemitismo, come altre forme di discriminazione o pregiudizio, è intollerabile. Ed è chiaro, per stessa ammissione di Harvard, che l’università è stata afflitta dall’antisemitismo negli ultimi anni e avrebbe potuto (e dovuto) affrontare meglio questo problema” si legge nella decisione come riporta Rfi.

Ma in “realtà, c’è poca connessione tra le aree di ricerca colpite dal congelamento delle borse di studio e l’antisemitismo” continua il testo.

Burroughs accusa inoltre l’amministrazione Trump di “usare l’antisemitismo come cortina fumogena per lanciare un attacco mirato e ideologicamente motivato contro le università più prestigiose del Paese”.

Marocco

Si chiama Ibtissame Lachgar ed è un’attivista femminista marocchina, una psicologa, cinquantenne.

È stata condannata a 30 mesi di carcere e a una multa di 5.000 dollari per blasfemia per aver indossato una maglietta con la scritta in arabo “Allah” seguita dalla frase “è lesbica”.

Mohamed Khattab, il suo avvocato difensore, ha dichiarato che presenterà ricorso.
Durante una precedente udienza, Lachgar aveva dichiarato che il messaggio era uno «slogan femminista che esiste da anni, contro le ideologie sessiste e la violenza contro le donne… e non ha alcun collegamento con la fede islamica».

“Fuori dall’aula del tribunale, gli amici e i familiari di Lachgar hanno iniziato a piangere quando è stato annunciato il verdetto” ha riferito un corrispondente dell’AFP.

“Hakim Sikouk, presidente dell’Associazione marocchina per i diritti umani, ha definito la sentenza ‘scioccante’ e un ‘attacco’ alla libertà di espressione” scrive France 24.

Messico

C’è un nuovo “triangolo d’oro” che collega il Messico con gli Stati Uniti, che unisce in una catena di morte, omicidi ed overdose, che mette insieme traffico di fentalyn e armi.

Lo racconta un nuovo rapporto del think tank Global Initiative against Transnational Organised Crime.

Il triangolo collega la Bassa California, Sinaloa e Sonora, tre stati in cui avviene la maggior parte dei sequestri di fentanyl in Messico.
Si collega all’Arizona in un punto caldissimo del confine con gli Stati Uniti.

“I dati del Dipartimento della Difesa messicano relativi al periodo dal 1990 al 2024 mostrano che il 92% della polvere di fentanyl sequestrata si trovava in Bassa California Sinaloa e Sonora, mentre la percentuale per le compresse di fentanyl era del 96%” scrive il britannico The Guardian.

Fentanyl che entra negli Usa dall’Arizona, da cui invece arrivano in Messico le armi.

Tra il 1° gennaio e il 24 luglio dello scorso anno, l’Arizona “è stata la fonte del 57% delle armi da fuoco recuperate in Messico e riconducibili a un acquisto effettuato negli Stati Uniti meno di un anno prima” aggiunge il Guardian.

Repubblica Democratica del Congo

È di nuovo epidemia, è di nuovo ebola nella Repubblica Democratica del Congo, secondo quanto ha dichiarato il governo di Kinshasa.

Dopo tre anni, si sono registrati 28 casi sospetti e 15 decessi.
La conferma che si tratta del ceppo zairese del virus, è arrivata dal Ministero della Salute.

Il primo caso sarebbe stata una donna incinta di 34 anni nella provincia del Kasai, ricoverata con febbre alta e vomito ad agosto.
Della sua sorte non si sa nulla.

Secondo l’OMS (Organizzazione mondiale della sanità), il virus si sta trasmettendo e i casi potrebbero aumentare, in questo paese che dispone di circa 2.000 dosi di vaccino Ervebo ma che ha bisogno di nuovi rifornimenti e attrezzature mediche.

Il Congo è stato colpito molte volte da epidemie di ebola.
Tra il 2018 e il 2020, sono morte circa 2.300 persone.

Foto in copertina: Mohammed Ibrahim – Unsplash

 

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