10 giugno 2026 – Notiziario Mondo
Scritto da Barbara Schiavulli in data Giugno 10, 2026
- Afghanistan, a Herat uomini e donne sfidano i talebani, spari sulla folla.
- Libano, la tregua che continua a uccidere.
- Iran-Stati Uniti, tra negoziati e nuovi raid nel Golfo. Irlanda del Nord, accoltellamento e proteste anti-immigrazione.
- Congo, 54 condanne a morte per l’uccisione di due investigatori ONU.
- Colombia, arrestato il presunto killer del giornalista Cristian Herrera amico anche di Radio Bullets
Questo e molto altro nel notiziario di Radio Bullets a cura di Barbara Schiavulli
Libano
In Libano continua a esistere una tregua solo sulla carta. Nelle ultime ventiquattro ore almeno 29 persone sono state uccise e 133 ferite negli attacchi israeliani, mentre il bilancio complessivo dall’inizio della nuova fase del conflitto, il 2 marzo, ha superato i 3.600 morti e gli 11 mila feriti.
La situazione più grave si registra a Tiro, nel sud del Paese, dove raid israeliani hanno colpito quartieri residenziali causando almeno 13 vittime. Per la prima volta dall’inizio della guerra, l’esercito israeliano ha incluso anche il quartiere cristiano storico della città negli ordini di evacuazione, sostenendo che Hezbollah operi nell’area.
Le chiese locali hanno lanciato un appello al presidente Joseph Aoun affinché venga protetto quello che definiscono il cuore storico e religioso della città.
Sempre nel sud del Libano, due soccorritori della Protezione Civile sono rimasti feriti in quello che le autorità libanesi definiscono un attacco “double tap”: un secondo bombardamento che ha colpito le squadre intervenute per soccorrere un ferito. Dall’inizio delle ostilità oltre cento operatori di emergenza sono stati uccisi.
Sul fronte militare, Hezbollah continua a rivendicare attacchi contro le forze israeliane nel sud del Paese e ha lanciato droni verso il nord di Israele insieme alle forze yemenite di Ansarallah. Martedì un militante di Hezbollah è riuscito a infiltrarsi oltre la zona cuscinetto controllata dall’esercito israeliano prima di essere ucciso dalle forze armate.
Intanto si moltiplicano le pressioni diplomatiche. Gli Stati Uniti stanno promuovendo la creazione di zone pilota nel sud del Libano sotto il controllo esclusivo dell’esercito libanese, con l’obiettivo dichiarato di favorire il ritiro israeliano, il ritorno degli sfollati e la ricostruzione del Paese.
Hezbollah, però, ha ribadito che la priorità resta fermare le violazioni israeliane della tregua, accogliendo positivamente anche il sostegno espresso dall’Iran dopo i recenti attacchi contro Beirut.
Palestina e Israele
A Gaza continuano morti e feriti nonostante il cosiddetto cessate il fuoco. Nelle ultime ventiquattro ore almeno otto palestinesi sono stati uccisi e 43 feriti negli attacchi israeliani. Secondo il Ministero della Salute di Gaza, dall’inizio della guerra il bilancio ha raggiunto quasi 73 mila morti e oltre 173 mila feriti.
Dall’entrata in vigore della tregua dell’11 ottobre, sarebbero stati uccisi quasi mille palestinesi, mentre centinaia di corpi continuano a essere recuperati dalle macerie.
Israele ha annunciato la riapertura dei valichi di Kerem Shalom e Rafah dopo due giorni di chiusura legati all’escalation con l’Iran. Tuttavia, secondo fonti palestinesi, continua a entrare poco più di un terzo degli aiuti previsti, mentre migliaia di malati attendono ancora di poter lasciare la Striscia per ricevere cure.
Sul terreno proseguono anche arresti e restrizioni. Martedì soldati israeliani hanno fermato sette operatori della Mezzaluna Rossa mentre svolgevano attività di soccorso; cinque sono stati rilasciati, due restano detenuti. La marina israeliana ha inoltre arrestato nove pescatori palestinesi al largo di Gaza. Dall’ottobre 2023, secondo i sindacati di categoria, almeno 238 pescatori sono stati uccisi.
In Cisgiordania l’esercito israeliano ha effettuato nuovi raid a Betlemme, Tulkarem e in altre località, mentre bulldozer militari hanno distrutto una conduttura idrica nell’area di Tubas, interrompendo l’approvvigionamento per famiglie, allevamenti e coltivazioni. Sono state inoltre notificate demolizioni per dodici abitazioni a Masafer Yatta, mentre coloni israeliani hanno vandalizzato proprietà palestinesi vicino a Ramallah.
Sul fronte politico, la Knesset ha approvato una legge che amplia le trattenute fiscali ai danni dell’Autorità Palestinese. I fondi verranno utilizzati per risarcire vittime israeliane di attacchi palestinesi. La leadership palestinese parla di “pirateria finanziaria” e accusa Israele di voler soffocare economicamente le istituzioni palestinesi.
Intanto cresce la pressione internazionale contro l’estrema destra israeliana. Regno Unito, Francia, Canada, Australia e Norvegia hanno annunciato sanzioni contro sei organizzazioni di coloni accusate di violenze contro i civili palestinesi.
La Francia ha inoltre deciso di vietare l’ingresso nel Paese al ministro delle Finanze Bezalel Smotrich, mentre in Italia e in Francia sono state aperte indagini sul ministro della Sicurezza nazionale Itamar Ben-Gvir per il trattamento riservato agli attivisti della Flotilla diretta a Gaza.
Infine, la famiglia del dottor Hussam Abu Safiya, direttore dell’ospedale Kamal Adwan detenuto da Israele dal dicembre scorso, denuncia che il medico sarebbe stato trasferito in isolamento in condizioni estremamente dure, senza accesso adeguato a cibo, cure mediche e assistenza legale. Una situazione che, secondo i familiari, mette seriamente a rischio la sua vita.
Iran
La tensione tra Stati Uniti e Iran torna a salire proprio mentre Donald Trump continua a sostenere che un accordo sia ormai vicino. Il presidente americano ha dichiarato che Washington e Teheran sarebbero nelle fasi finali di un’intesa che potrebbe essere annunciata entro pochi giorni, con la riapertura dello Stretto di Hormuz come uno dei punti chiave. Ma sul terreno, la realtà racconta tutt’altro.
Martedì gli Stati Uniti hanno lanciato nuovi attacchi contro obiettivi iraniani dopo la caduta di un elicottero Apache nello Stretto di Hormuz. Trump ha accusato direttamente Teheran di aver abbattuto il velivolo e ha definito i raid una risposta necessaria all’aggressione iraniana.
L’Iran respinge la versione americana. Secondo fonti statunitensi, l’elicottero potrebbe essere precipitato dopo una collisione con un drone iraniano, ma le cause restano sotto indagine.
I due piloti sono stati recuperati sani e salvi in quella che il Pentagono descrive come la prima operazione di soccorso in mare effettuata con successo da un’imbarcazione senza equipaggio. Teheran, però, promette ritorsioni.
Il ministro degli Esteri Abbas Araghchi ha dichiarato che l’Iran non lascerà senza risposta alcuna minaccia o attacco e ha invitato le forze straniere a lasciare la regione “se vogliono essere al sicuro”.
Intanto l’Iran ha annunciato la morte di due membri della difesa aerea in un attacco israeliano, mentre il fragile cessate il fuoco tra Israele e Iran appare sempre più sotto pressione dopo nuovi scambi di fuoco. Sullo sfondo resta anche il conflitto in Libano: Trump afferma di aver chiesto a Benjamin Netanyahu di fermare al più presto le operazioni militari, ma Israele continua ad ampliare i bombardamenti nel sud del Paese, arrivando a minacciare anche il quartiere cristiano storico di Tiro.
Così, mentre mediatori internazionali guidati dal Pakistan cercano di trasformare la tregua in un accordo duraturo, il Golfo continua a oscillare tra negoziati, droni, raid e promesse di rappresaglia.
Kenya
Almeno una persona è stata uccisa in Kenya durante le proteste contro la costruzione di un centro di quarantena per cittadini americani provenienti dalla Repubblica Democratica del Congo, colpita da una grave epidemia di Ebola.
Nella città turistica di Nanyuki, centinaia di manifestanti si sono scontrati con la polizia lanciando pietre e incendiando barricate. Le forze dell’ordine hanno risposto con lacrimogeni, cannoni ad acqua e, secondo testimoni, anche colpi d’arma da fuoco. Un uomo sarebbe stato colpito alla testa e ucciso.
Il progetto, sostenuto dagli Stati Uniti, è stato temporaneamente sospeso da un tribunale keniota, ma i lavori sarebbero proseguiti. Molti residenti temono che il Paese, che non ha mai registrato casi di Ebola, possa essere esposto a rischi sanitari inutili.
Nigeria
In Nigeria emergono nuove accuse contro un’operazione militare congiunta tra Stati Uniti e forze armate nigeriane. Secondo documenti raccolti da giornalisti indipendenti, i bombardamenti condotti il 16 maggio sul villaggio di Metele, nello Stato di Borno, avrebbero causato la morte di almeno 27 civili, tra cui donne e bambini.
Una versione che contrasta con quella del comando militare statunitense AFRICOM, che aveva annunciato l’eliminazione di oltre 175 combattenti dell’ISIS senza menzionare vittime civili.
Intanto nello stesso Stato di Borno si aggrava un’epidemia di colera che dall’inizio di maggio ha provocato almeno 74 morti e oltre 7.800 contagi.
Nel nord-ovest del Paese, nello Stato di Zamfara, decine di abitanti sono stati sequestrati da gruppi armati che li avevano invitati a un presunto incontro di pace. I rapitori chiedono ora un riscatto di circa 92 mila dollari per la loro liberazione, mentre le forze di sicurezza hanno avviato le ricerche degli ostaggi.
Repubblica Democratica del Congo
Nella Repubblica Democratica del Congo un tribunale militare ha condannato a morte 54 persone per il rapimento e l’assassinio, nel 2017, degli investigatori delle Nazioni Unite Michael Sharp, cittadino statunitense, e Zaida Catalán, di nazionalità svedese e cilena.
I due stavano indagando sulle violenze nella regione del Kasai quando furono sequestrati e uccisi. Tra i condannati figura anche il colonnello dell’esercito congolese Jean de Dieu Mambweni, indicato dall’accusa come una delle figure chiave nell’organizzazione del delitto.
Il caso aveva suscitato forte indignazione internazionale ed è rimasto per anni uno dei simboli dell’impunità che accompagna il conflitto nell’est della Repubblica Democratica del Congo.
Tunisia
In Tunisia un tribunale ha condannato in contumacia a quattro anni di carcere la giornalista Khaoula Boukrim, fondatrice del sito d’informazione TUMEDIA, rifugiatasi a Parigi lo scorso dicembre.
La sentenza è stata emessa sulla base del Decreto 54, la controversa legge sui crimini informatici introdotta nel 2022, che secondo organizzazioni per i diritti umani viene sempre più utilizzata per colpire giornalisti, oppositori e voci critiche.
Boukrim sostiene di essere stata costretta a lasciare il Paese dopo aver appreso dell’apertura di procedimenti giudiziari legati alle sue posizioni critiche nei confronti del presidente Kais Saied.
Dopo aver sciolto il Parlamento nel 2021 e assunto poteri straordinari, Saied è accusato da opposizione e organizzazioni internazionali di aver progressivamente smantellato le garanzie democratiche conquistate dopo la rivoluzione del 2011. Il presidente respinge le accuse e sostiene che libertà e diritti restano garantiti nel Paese.
Albania
Cresce la protesta in Albania contro un maxi progetto turistico sostenuto dal premier Edi Rama e collegato a un fondo d’investimento di Jared Kushner, genero del presidente americano Donald Trump.
Migliaia di persone sono scese in piazza a Tirana per contestare la costruzione di hotel di lusso, ville, appartamenti e un porto turistico previsti nella laguna di Narta e sull’isola di Sazan, aree di grande valore ambientale.
Gli ambientalisti denunciano che i lavori di disboscamento sono già iniziati all’interno di una riserva naturale, nonostante non sia stata ancora completata una valutazione d’impatto ambientale.
Rama respinge le critiche, definendole disinformazione, e sostiene che il progetto attirerà grandi investimenti internazionali, rafforzando anche la candidatura dell’Albania all’Unione Europea.
Intanto l’autorità anticorruzione ha aperto un’indagine sulla privatizzazione dei terreni, mentre il dibattito sul futuro di uno degli ultimi ecosistemi incontaminati del Paese continua ad accendersi.
Corte Penale Internazionale
Scossone alla Corte Penale Internazionale dell’Aia. Il procuratore capo Karim Khan è stato sospeso dalle sue funzioni in attesa di una decisione definitiva dei 125 Stati membri dell’organizzazione, dopo un’indagine sulle accuse di molestie e cattiva condotta sessuale avanzate da una collaboratrice del suo ufficio.
Khan, che nega ogni addebito e definisce il procedimento politicamente motivato e privo di prove, si era già autosospeso nel maggio 2025 durante l’inchiesta. La sospensione decisa dall’organo di governo della Corte non equivale a una condanna, ma apre la strada a un possibile voto sulla sua rimozione definitiva.
La vicenda arriva in un momento particolarmente delicato per la Corte, già al centro di forti tensioni internazionali dopo i mandati di arresto emessi contro leader israeliani e dirigenti di Hamas nel 2024. Nel frattempo, le funzioni della procura continueranno a essere esercitate dai vice procuratori dell’istituzione.
Irlanda del Nord
A Belfast centinaia di manifestanti anti-immigrazione sono scesi in strada dopo l’incriminazione di un cittadino sudanese di 30 anni accusato di tentato omicidio per un brutale accoltellamento avvenuto lunedì sera. La vittima, un uomo sulla quarantina, ha riportato gravi ferite al volto, agli occhi e alla schiena.
Le proteste sono rapidamente degenerate: alcuni veicoli sono stati incendiati e la polizia ha dispiegato mezzi blindati in diversi quartieri della città. Le autorità hanno dichiarato un “incidente critico” e invitato alla calma.
Il sospettato, che aveva ottenuto il permesso di soggiorno nel Regno Unito dopo una richiesta d’asilo, comparirà oggi davanti al tribunale di Belfast. Il primo ministro britannico Keir Starmer ha definito l’aggressione “agghiacciante”, mentre i leader politici nordirlandesi hanno condannato sia l’attacco sia le violenze scoppiate nelle strade.
Stati Uniti
A meno di un anno dai Mondiali del 2026, crescono le polemiche sulle restrizioni imposte dagli Stati Uniti a giocatori, arbitri e tifosi stranieri. L’Iran denuncia il mancato rilascio di visti a parte del proprio staff e la revoca della quota di biglietti destinata ai sostenitori. Problemi simili sono stati segnalati da Iraq, Senegal e Marocco.
Ha fatto discutere anche il caso dell’arbitro somalo Omar Artan, respinto all’aeroporto di Miami nonostante fosse in possesso di un visto valido e successivamente escluso dalla FIFA dal torneo.
Intanto proteste e blocchi stradali attorno allo stadio che ospiterà la gara inaugurale hanno provocato forti disagi alla circolazione. I manifestanti chiedono maggiori investimenti nei servizi pubblici e nelle infrastrutture locali, mentre gli organizzatori cercano di rassicurare sull’andamento dei preparativi.
Messico
Nuove tensioni in Messico durante una manifestazione degli studenti della scuola rurale di Ayotzinapa e dei familiari dei 43 giovani scomparsi nel 2014, uno dei casi più controversi della storia recente del Paese.
Le autorità hanno annunciato il ritrovamento di 59 presunti ordigni artigianali a bordo di un autobus fermato a un posto di controllo sull’autostrada tra Cuernavaca e Città del Messico. Secondo la polizia, il materiale sequestrato comprendeva tubi in pvc, micce e sostanze che potrebbero contenere polvere da sparo. Gli oggetti sono stati affidati agli artificieri per ulteriori verifiche.
I familiari dei desaparecidos respingono però ogni accusa e parlano di una manovra per criminalizzare il movimento. I manifestanti sostengono di essere stati trattenuti per oltre cinque ore con l’obiettivo di impedire la loro partecipazione alle proteste degli insegnanti nella capitale e di rallentare le richieste di verità e giustizia sul caso Ayotzinapa.
Colombia
In Colombia le autorità hanno arrestato a Cúcuta il presunto autore materiale dell’omicidio del giornalista giudiziario Cristian Herrera, ucciso sabato scorso davanti alla moglie e ai figli mentre rientrava a casa.
Nell’operazione sono finite in manette altre due persone, sospettate di aver fornito supporto logistico e di aver partecipato al pedinamento della vittima. Secondo gli investigatori, Herrera è stato colpito da nove proiettili sparati da un sicario in motocicletta. Le immagini delle telecamere di sorveglianza hanno avuto un ruolo decisivo nell’identificazione dei sospetti.
Da quasi vent’anni Herrera si occupava di narcotraffico, criminalità organizzata, corruzione e sicurezza pubblica. Il giornalista aveva denunciato più volte minacce ricevute per il suo lavoro e viveva sotto protezione statale. Le indagini proseguono ora per identificare gli eventuali mandanti dell’omicidio.
Perù
In Perù la candidata conservatrice Keiko Fujimori invita alla cautela e chiede di attendere i risultati definitivi del ballottaggio presidenziale. Nonostante il candidato della sinistra Roberto Sánchez mantenga il vantaggio, con oltre il 96 per cento delle schede scrutinate il distacco è inferiore ai 23 mila voti, appena lo 0,11 per cento.
Fujimori sostiene che l’esito potrebbe ancora cambiare grazie ai voti provenienti dall’estero e a oltre 1.500 verbali elettorali ancora sotto esame, che rappresentano più di 400 mila schede. Molti di questi voti arrivano da Lima e dalle comunità peruviane all’estero, tradizionalmente più favorevoli alla destra.
La leader di Fuerza Popular ha quindi chiesto prudenza alle forze politiche, ricordando che solo il conteggio ufficiale dell’autorità elettorale potrà stabilire chi guiderà il Paese nei prossimi anni.
Afghanistan
In Afghanistan almeno tre persone sarebbero rimaste ferite e, secondo alcuni testimoni, e due persone uccise a Herat durante la repressione di una rara protesta contro le nuove restrizioni imposte alle donne dal regime talebano. Le informazioni sulle vittime non sono state confermate in modo indipendente.
La manifestazione è scoppiata dopo una serie di arresti effettuati dalla polizia della moralità contro donne accusate di non rispettare il nuovo codice di abbigliamento. Secondo monitor indipendenti e le Nazioni Unite, almeno 16 donne, tra cui una donna incinta, sarebbero state fermate nei giorni scorsi. I talebani negano arresti di massa e sostengono che le accuse siano infondate.
Decine di uomini si sono uniti alla protesta, un fatto eccezionale nell’Afghanistan governato dai talebani, rispondendo a un appello circolato sui social per “difendere i diritti delle nostre sorelle”. Testimoni raccontano di manganelli, fruste, spari in aria e colpi d’arma da fuoco diretti verso la folla. La polizia nega l’uso di armi e sostiene di aver semplicemente ristabilito l’ordine pubblico.
La protesta arriva dopo una nuova direttiva emanata la scorsa settimana che impone alle donne di indossare un “hijab appropriato”.
In pratica, chi mostra il volto, utilizza trucco o non indossa abiti ritenuti sufficientemente coprenti rischia sanzioni e detenzioni. L’UNAMA, la missione delle Nazioni Unite in Afghanistan, ha espresso “serie preoccupazioni per i diritti umani”, mentre il relatore speciale dell’ONU Richard Bennett ha denunciato l’uso eccessivo della forza contro manifestanti apparentemente pacifici.
Dal ritorno al potere nell’agosto 2021, i talebani hanno progressivamente cancellato la presenza femminile dalla vita pubblica. Le ragazze non possono studiare oltre la scuola primaria, molte professioni sono state vietate alle donne e una legge sulla moralità approvata nell’agosto 2024 impone la copertura quasi totale del corpo e del volto negli spazi pubblici.
Misure che molte afghane considerano estranee alla cultura del Paese e che continuano ad alimentare una resistenza sempre più difficile e pericolosa.
Restiamo in Afghanistan, secondo il governo talebano, almeno 13 persone, tra cui 11 bambini, sono state uccise in raid aerei pakistani che hanno colpito le province afghane di Kunar, Khost e Paktika.
I talebani denunciano anche almeno 14 feriti, in gran parte donne e bambini, e accusano Islamabad di aver violato lo spazio aereo afghano colpendo abitazioni civili. Il Pakistan non ha confermato ufficialmente l’operazione, ma fonti della sicurezza sostengono che gli attacchi avrebbero preso di mira basi di gruppi armati responsabili di attentati sul territorio pakistano.
Islamabad accusa da tempo Kabul di ospitare militanti anti-pakistani, accusa respinta dai talebani. Gli attacchi rischiano ora di compromettere il fragile cessate il fuoco raggiunto a marzo con la mediazione della Cina.
Khashmir
Sale la tensione nel Kashmir amministrato dal Pakistan, dove almeno undici persone sono morte e decine sono rimaste ferite durante scontri tra polizia e sostenitori del Joint Awami Action Committee, movimento messo al bando dalle autorità.
Le violenze sono scoppiate a Rawalakot alla vigilia di una manifestazione che chiedeva maggiori diritti politici per la popolazione locale e l’abolizione di dodici seggi parlamentari riservati ai rifugiati provenienti dal Kashmir indiano.
Secondo le autorità, quattro agenti di polizia e un civile sono stati uccisi quando alcuni manifestanti hanno aperto il fuoco. Le forze di sicurezza hanno risposto sparando, uccidendo almeno sei sostenitori del movimento.
Il leader del gruppo, Shaukat Nawaz Mir, ha definito quanto accaduto un “massacro” e ha annunciato che le proteste continueranno nonostante la repressione.
Filippine
Proseguono nelle Filippine le operazioni di ricerca dopo il violento terremoto di magnitudo 7.8 che ha colpito l’isola di Mindanao, uno dei più forti registrati nel Paese negli ultimi cinquant’anni.
Il bilancio provvisorio è di almeno 48 morti, quasi 500 feriti e oltre 32 mila sfollati. Le squadre di soccorso stanno ancora ispezionando edifici crollati e gravemente danneggiati alla ricerca di eventuali superstiti.
Le vittime si concentrano soprattutto nella provincia di Sarangani, colpita da una frana che ha sepolto diverse abitazioni, e nella città costiera di General Santos.
Il sisma ha danneggiato circa 2.500 case e oltre cento edifici pubblici, costringendo alla chiusura dell’aeroporto locale e di migliaia di scuole proprio nel giorno della riapertura delle lezioni dopo la pausa estiva.
Le autorità temono nuove forti scosse di assestamento. Sebbene l’allarme tsunami sia rientrato rapidamente, migliaia di persone hanno trascorso la notte nei centri di emergenza. Le Filippine si trovano lungo la cosiddetta Cintura di Fuoco del Pacifico, una delle aree sismiche più attive del pianeta.
Cina e Corea del Nord
Il presidente cinese Xi Jinping ha ringraziato il leader nordcoreano Kim Jong Un per l’accoglienza ricevuta durante la sua visita di Stato a Pyongyang, la prima in quasi sette anni, definendola un successo e una nuova tappa nelle relazioni tra i due Paesi.
In un messaggio inviato a Kim, Xi ha sottolineato che i colloqui hanno portato a importanti accordi e aperto una “nuova fase storica” della cooperazione tra Cina e Corea del Nord. Entrambi i leader hanno ribadito l’intenzione di rafforzare i rapporti politici ed economici e di collaborare per la stabilità regionale.
La visita conferma il consolidamento dell’asse tra Pechino e Pyongyang in un momento di forti tensioni internazionali e di crescente competizione strategica con gli Stati Uniti e i loro alleati nella regione.
Australia
In Australia si allarga il procedimento contro Naveed Akram, il giovane accusato della strage avvenuta nel dicembre scorso durante un festival ebraico a Bondi Beach, a Sydney, in cui morirono quindici persone.
Ai 59 capi d’imputazione già contestati, tra cui omicidio plurimo, tentato omicidio e terrorismo, si aggiungono ora altre 19 accuse, tra cui tentato omicidio mediante arma da fuoco e resistenza armata all’arresto.
Secondo gli investigatori, l’attacco sarebbe stato pianificato per mesi insieme al padre, ucciso dalla polizia durante l’assalto. Tra le prove raccolte figurano video di addestramento con armi da fuoco e materiale che farebbe riferimento allo Stato Islamico e a motivazioni legate all’odio contro gli ebrei.
L’inchiesta, che comprende centinaia di migliaia di immagini e documenti da analizzare, riguarda quella che è stata definita la più grave sparatoria di massa in Australia degli ultimi trent’anni e che ha portato all’avvio di una commissione d’inchiesta sull’antisemitismo nel Paese.
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