“Gaza, la fase finale del genocidio”

Scritto da in data Maggio 13, 2025

“Il piano di Israele per Gaza rappresenta la fase finale del genocidio. Fermarlo è un dovere. Il momento di agire è adesso”.

È il titolo del messaggio di Issam Younes, Direttore del Centro per i Diritti Umani ‘Al Mezan’ di Gaza, inviato in occasione della conferenza stampa di presentazione della missione che, dal 16 al 19 maggio, vedrà una delegazione composta da rappresentanti della rete di ong Aoi, Arci, Assopace Palestina, 14 parlamentari dell’Intergruppo per la pace tra Israele e Palestina, 3 eurodeputati, 13 giornaliste e giornalisti, accademici ed esperte di diritto internazionale, raggiungere Rafah e entrare nella Striscia di Gaza.

Un viaggio di cui vi terremo aggiornate e aggiornati anche qui su Radio Bullets.

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Il messaggio

Younes ha ringraziato la delegazione e dopo aver raccontato cosa sta accadendo nella Striscia ha chiesto una presa di posizione netta da parte delle istituzioni italiane ed europee 

Ecco il testo.

Buonasera.

Desidero innanzitutto esprimere la mia sincera gratitudine agli organizzatori di questa missione per il loro lavoro di solidarietà con il popolo palestinese, e per la presenza e il sostegno concreto sul campo, sia a Gaza che in Cisgiordania.

Ai membri del Parlamento italiano ed europeo qui presenti, rivolgo un appello urgente: fate tutto ciò che è in vostro potere per fermare il genocidio in corso a Gaza. Intervenite ora, prima che un’intera popolazione venga cancellata sotto gli occhi del mondo. Gaza non può aspettare. La vostra responsabilità è storica. Il silenzio, oggi, equivale a complicità.

Il 5 maggio 2025, il gabinetto di sicurezza israeliano ha approvato all’unanimità un piano che prevede un’ulteriore escalation delle operazioni militari nella Striscia di Gaza. L’obiettivo dichiarato del piano è il trasferimento forzato della popolazione palestinese verso il sud della Striscia, e la loro potenziale deportazione fuori dalla Palestina—misure che pongono le basi per un’annessione de facto della Striscia di Gaza da parte di Israele, ricalcando il modello già attuato in Cisgiordania. Questo piano, se attuato, configurerebbe gravi violazioni del diritto internazionale, tra cui il crimine contro l’umanità di deportazione o trasferimento forzato della popolazione, nonché la violazione del divieto assoluto di acquisizione di territorio mediante l’uso della forza.

Il gabinetto di sicurezza israeliano ha anche approvato un piano per la distribuzione degli aiuti umanitari a Gaza che viola apertamente i principi fondamentali che guidano l’azione umanitaria—umanità, neutralità, imparzialità e indipendenza. Vi ricordo che dal 2 marzo 2025, le autorità israeliane stanno intenzionalmente bloccando l’ingresso degli aiuti umanitari a Gaza, negando alla popolazione palestinese, tra cui un milione di bambine e bambini, l’accesso a beni essenziali per la loro sopravvivenza quali cibo, acqua, tende, e medicinali. Invece di facilitare il soccorso umanitario, il piano approvato dal gabinetto di sicurezza israeliano strumentalizza gli aiuti stessi, a sostegno dell’agenda coloniale e genocidaria di Israele.

Il piano è stato categoricamente rigettato dalle Nazioni Unite e dalle principali ONG internazionali presenti a Gaza. In particolare, il Segretario Generale delle Nazioni Unite António Guterres ha ribadito che l’ONU e le sue agenzie non prenderanno parte ad alcun piano che non rispetti i principi fondamentali dell’azione umanitaria.

Il voto unanime dell’intero gabinetto di sicurezza israeliano ha rivelato apertamente l’obiettivo che guida il genocidio in corso a Gaza: il trasferimento forzato della popolazione palestinese e l’annessione del territorio fanno parte di un progetto coloniale di insediamento a lungo termine, non circoscritto a Gaza, ma esteso anche alla Cisgiordania e all’intera Palestina storica. Questa natura coloniale costituisce il fondamento stesso del sistema di apartheid imposto da Israele al popolo palestinese. Con questo piano, Israele sta entrando nella fase finale del genocidio a Gaza, alimentato da un persistente clima di impunità. Se Israele è arrivato a questo punto, è perché per decenni la comunità internazionale ha tollerato le sue sistematiche violazioni del diritto internazionale ai danni del popolo palestinese, senza mai adottare misure concrete per assicurarne i responsabili alla giustizia.


In particolare, nell’ultimo anno e mezzo, Israele ha ripetutamente dimostrato il proprio disprezzo per l’ordine internazionale, ignorando deliberatamente le risoluzioni del Consiglio di Sicurezza dell’ONU, dell’Assemblea Generale e del Consiglio dei Diritti Umani, così come le misure provvisorie vincolanti emesse dalla Corte Internazionale di Giustizia (CIG) nel caso Sudafrica contro Israele. Il parlamento israeliano ha inoltre approvato due leggi mirate allo smantellamento dell’UNRWA, l’agenzia ONU per i rifugiati palestinesi. Questa continua mancanza di rispetto nei confronti delle istituzioni internazionali e del diritto internazionale sottolinea la tendenza di Israele a ritenersi al di sopra della legge, indipendentemente dalla gravità delle sue violazioni.

La convinzione di Israele di poter agire impunemente è direttamente attribuibile e continuamente alimentata dal persistente fallimento della comunità internazionale nell’adottare misure significative di accountability. Questo fallimento è particolarmente evidente tra gli stati occidentali, in primis Stati Uniti, Regno Unito, Germania, l’Unione Europea e i suoi stati membri, tra cui l’Italia, che hanno continuato a fornire copertura politica, militare e diplomatica a Israele nonostante le schiaccianti prove di gravi violazioni del diritto internazionale.

Voglio ribadirlo con chiarezza: Israele deve essere costretto a porre fine al suo assedio illegale, alla chiusura e al blocco di Gaza e consentire alle organizzazioni umanitarie un accesso senza restrizioni per svolgere i propri mandati, in linea con i principi umanitari. Il costo dell’inazione si misura in vite palestinesi: famiglie cancellate, comunità distrutte, bambini che muoiono di fame, e un intero popolo che rischia l’annientamento. Il mondo deve agire, non perché legalmente obbligato, ma perché è l’unica scelta morale rimasta.

Ciò di cui c’è urgente bisogno non sono ulteriori dichiarazioni di condanna, ma azioni concrete. L’Italia e l’Unione Europea devono adottare sanzioni mirate contro funzionari e istituzioni israeliane responsabili di gravi violazioni del diritto internazionale; rivedere e sospendere le relazioni diplomatiche ed economiche con Israele, incluso l’Accordo di Associazione UE-Israele; e imporre un embargo totale e bilaterale sulle armi per bloccare la fornitura di armamenti a Israele. I mandati di arresto emessi dalla Corte Penale Internazionale devono essere eseguiti senza ritardi, eccezioni o pretesti.

È inaccettabile e vergognoso che leader italiani, europei e occidentali continuino a visitare Israele e a stringere la mano a Netanyahu—ricercato dalla Corte Penale Internazionale per crimini di guerra e contro l’umanità—mentre, a pochi chilometri di distanza, famiglie palestinesi vengono affamate, bombardate e sfollate nel primo genocidio trasmesso in diretta della storia moderna. L’Italia e la comunità internazionale hanno gli strumenti per fermare tutto questo: stanno semplicemente scegliendo di non usarli.

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