Afghanistan: vita di un’ONG

Scritto da in data Dicembre 8, 2025

A più di quattro anni di dominazione talebana in Afghanistan, il paese si dibatte fra crisi di ogni tipo, economica, sanitaria, sociale e climatica.

Un Paese che sembra affondare, ma che ancora respira, aggrappato alla sua stessa dignità.

Il peso maggiore ricade sulle donne, che oggi vivono nel solo Stato al mondo in cui sono vietati loro i diritti fondamentali: spostarsi senza un parente uomo, studiare, lavorare in molti settori, esprimersi pubblicamente.

Esistenze interrotte, sguardi abbassati per legge, infanzie rubate dal silenzio.

Le interdizioni sui diritti femminili travolgono l’intero nucleo familiare, limitano l’accesso al cibo, compromettono la possibilità di cura, determinano l’arretramento delle condizioni di vita e rimodellano i futuri di intere comunità.

Ogni divieto è una catena che lega generazioni intere. Le vie di fuga verso Iran e Pakistan non rappresentano più un rifugio: le frontiere si chiudono, i respingimenti sono massivi e la sopravvivenza stessa diventa un’impresa.

Le braci sotto la cenere

L’Afghanistan oggi è un paese di profonde contraddizioni: sembra senza speranza, ma le competenze non scompaiono, neppure quando vengono represse.

Sotto la cenere della paura, restano braci di ingegno e resistenza. Nei venti anni della Repubblica, l’imprenditoria femminile ha conosciuto una crescita senza precedenti; oggi le donne, incatenate dai divieti, stanno imparando a ricalibrare le strategie, cercare opportunità, ridefinire i business plan.

Più di ogni altra cosa, consolidano reti al femminile, trasformano la formazione in azione di sopravvivenza economica, costruiscono modelli di impresa inclusivi. Una rivoluzione silenziosa, fatta di piccole mani che ricuciono il futuro.

Una forma di resistenza silenziosa, fondata su una visione strategica paziente, che guarda al lungo periodo.

NOVE: la voce nel buio

Il ruolo di NOVE Caring Humans, in Afghanistan dal 2013, si innesta esattamente su queste faglie. L’organizzazione risponde a un arretramento drastico dei diritti con la ripartenza.

Dove regna il buio, NOVE accende lampade. In un sistema globale che parla il linguaggio della guerra, NOVE sceglie il tavolo del dialogo: discute con interlocutori radicali, cerca soluzioni accettabili, traccia percorsi fattibili.

«Formazione e piccole attività generatrici di reddito, permettono alle donne di avere un proprio sostentamento. In un contesto in cui non poter contribuire al reddito familiare significa non avere alcuna possibilità di negoziazione o di uscita, questi guadagni non sono marginali: riducono la dipendenza economica che spesso le obbliga a rimanere in ambienti violenti, aprendo spazi di decisione all’interno della famiglia.» spiega Livia Maurizi, direttrice di Nove.

“Abbiamo rafforzato l’azione sugli orfanotrofi, perché sono tra i pochi luoghi che oggi offrono protezione all’infanzia, riparo da matrimoni precoci, sfruttamento, violenza e miseria.” Sono i porti dove ancora si salva qualche infanzia dal naufragio.

Sostenuta dall’esperienza del Presidente Alberto Cairo, Nove prosegue nel sostegno alle persone disabili, promuove inclusione sociale attraverso lo sport, percorsi di riabilitazione, garantisce che nessuna fragilità venga considerata secondaria o rimandabile. Perché ogni corpo ferito è una storia che merita ascolto.

Semi di rinascita, premi di libertà

Nell’ultimo anno, con il sostegno dell’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo (AICS), la presenza di Nove ha raggiunto anche le province orientali.

“Con il progetto Semi di Rinascita abbiamo attivato percorsi di agro-pastorizia e trasformazione alimentare, per uscire dall’assistenza pura e generare autonomia economica dal basso” prosegue Maurizi.

Nei distretti più poveri di Kabul, la distribuzione alimentare ha camminato accanto allo sviluppo di forni e panifici a guida femminile con Bread for Women. Il pane come atto politico, come gesto quotidiano di resistenza.

L’associazione è entrata recentemente anche nel settore della salute, investendo risorse e progettualità innovative per sostenere e potenziare la capacità di risposta sanitaria.

Con il sostegno di Word Food Program (WFP) è partito Renew & Restart, un programma di imprenditoria femminile e di economia circolare basato sul riciclo, per creare prodotti destinati al mercato locale ma anche a circuiti commerciali più ampi.

Ad oggi 250 donne afghane hanno imparato a creare oggetti artigianali usando una percentuale di plastica riciclata per oltre il 60%, generando reddito e sostenibilità. È la prova che anche dalle macerie si può costruire futuro.

L’organizzazione ha rafforzato il supporto psicologico alle bambine e alle donne per contrastare il dolore e l’isolamento femminile. “Perché le ferite invisibili della violenza non si rimarginano da sole.

Con incontri regolari e tecniche di regolazione emotiva, i nostri percorsi aiutano le donne a ritrovare stabilità e lucidità, prerequisiti essenziali per muoversi con maggiore sicurezza dentro la propria vita” racconta la direttrice.

Per la prima volta nella sua storia, l’Emirato Islamico ha autorizzato Nove a lanciare il premio nazionale per l’imprenditoria femminile — Women Business Prize 2025 — che ha registrato un’ampia adesione nel Paese, accendendo uno spazio legittimato di competenze.

Il premio, sostenuto da Uplift Afghanistan Fund, non si limita a riconoscere idee e aziende, ma vuole abilitare scambi futuri fra imprenditrici locali e reti di business internazionali, preparare ecosistemi economici futuri.

“Il nostro lavoro quotidiano va in una sola direzione: rendere possibile ciò che la violenza cerca di negare; autonomia e protezione. In questo si costruisce la forma più essenziale di pace, la possibilità, per ogni donna, di non vivere più sotto minaccia e di scegliere liberamente per sé.”

La memoria come resistenza

Nell’ultimo periodo, la contrazione dei fondi umanitari globali ha ampliato i margini scoperti nei contesti di crisi, riducendo la capacità del sistema internazionale di garantire continuità di risposta.

È dentro questi vuoti ricorrenti che emerge il ruolo di FEDA, un fondo flessibile per le emergenze lanciato da NOVE, pensato per raccogliere fondi per intervenire quando l’urgenza non può attendere, nei vuoti improvvisi che si aprono tra un’emergenza e la successiva.

In Italia, NOVE continua a lavorare sul fronte dei rifugiati con tirocini, formazione, inclusione e advocacy, ma anche con un’azione costante di informazione pubblica nei canali occidentali dove la testimonianza è possibile e necessaria.

Perché chi racconta salva la memoria, e la memoria salva il futuro.

Perché le testimonianze di oggi sono la struttura portante delle coscienze di domani: la storia su cui il futuro costruirà il proprio giudizio. E il giudizio, quando arriva, non perdona chi ha scelto di tacere.

Foto di Stefano Rosselli

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