13 febbraio 2026 – Notiziario Africa

Scritto da in data Febbraio 13, 2026

  • Contractor americani in prima linea nell’est del Congo
  • Dall’Africa al fronte ucraino: il reclutamento invisibile di Mosca
  • Il summit dell’Unione Africana ad Addis Abeba tra acqua, sicurezza e futuro geopolitico del continente
  • Nairobi riparte dai libri: due donne salvano le biblioteche pubbliche
Questo e molto altro nel Notiziario Africa di Radio Bullets a cura di Elena L. Pasquini 

Marc alzò il bicchiere e propose il brindisi sentito spesso in Congo: Vive la mort, vive la guerre, vive le sacré mercenaire!.

Quando Frederick Forsyth scrisse I mastini della guerra, come giornalista aveva conosciuto l’Africa e la brama dell’Occidente. Racconta di un magnate che scopre un giacimento di platino e, per impossessarsene, non si fa scrupolo di assoldare un esercito di mercenari per rovesciare il governo di una piccola nazione.

La distanza che separa la fantasia di Forsyth dalla realtà è assai poca. Chiunque abbia percorso anche per poco tempo un Paese in guerra sa che a combattere non sono sempre e solo gli eserciti o le milizie locali. Che siano quelli che chiamiamo security contractors, arrivati con precise regole di ingaggio sotto gli occhi del mondo; che siano veri e propri mercenari capaci di operare nell’ombra; o eserciti di altri Paesi che sostengono di portare aiuto, che siano per destabilizzare o reclutare: ci sono anche loro, uomini che rispondono ad altre bandiere, a imbracciare le armi nelle zone più fragili del continente.

Ed è da qui che iniziamo oggi, da una storia che racconta un’Africa dove il monopolio della forza non è sempre in capo ai governi. Partiamo dall’est della Repubblica Democratica del Congo, dove opera una forza privata statunitense, quella di Erik Prince, il fondatore di Blackwater: in ballo, come sempre, i minerali.

Poi, però, andremo in Russia, perché lì invece, è anche dall’Africa che arriva chi combatte sul fronte ucraino: ma non sono mercenari.

Di fronte alle sfide globali, all’ingerenza delle grandi potenze, alla pressante fame di risorse e alle pressioni interne, come reagisce il continente? Qualcosa potrebbe dirlo il summit dell’Unione Africana, in corso questo fine settimana ad Addis Abeba. A margine, c’è anche l’Italia, con il vertice Italia-Africa che fa il punto sul Piano Mattei.

Volteremo pagina con una storia di rinascita e la speranza di un premio alle donne che stanno salvando le biblioteche di Nairobi. Quindi, un appuntamento da non perdere a Torino e, infine, un invito all’ascolto di una leggenda che ci ha lasciato: Ebo Taylor.

Oggi, 13 febbraio 2026.

Repubblica democratica del Congo

Uvira è una città strategica nell’Est della Repubblica Democratica del Congo, al confine con il Burundi. A dicembre è stata catturata dai ribelli dell’M23, la milizia sostenuta dal Ruanda che dallo scorso anno occupa parte dei territori congolesi nelle regioni del Nord e Sud Kivu. L’M23 si è ritirata da Uvira poco dopo. Secondo un’esclusiva dell’agenzia Reuters, a difendere la città non c’era solo l’esercito di Kinshasa, ma una forza di sicurezza privata, quella di Erik Prince, il fondatore di Blackwater, oggi Constellis, e che avrebbe dato supporto all’esercito anche con i droni.

“L’operazione … è il primo coinvolgimento noto delle forze di sicurezza private di Prince in prima linea in Congo”, scrive Reuters. Prince, sostenitore e alleato di Donald Trump, era stato ingaggiato fino ad ora dal Governo della RDC per “controllare” le miniere, o meglio aiutare nella riscossione delle entrate fiscali.

Secondo quanto riferisce Reuters, il Dipartimento di Stato americano sostiene di non saperne nulla. Un funzionario della sicurezza congolese ha affermato, però, che l’operazione è “in linea con l’accordo sui minerali in cambio di sicurezza”. Quell’accordo che ha garantito agli Usa un accesso esclusivo ai minerali di cui il Paese è ricchissimo.

Le fonti sentite da Reuters sostengono che sarebbero coinvolti anche consiglieri israeliani, impegnati nell’addestramento delle forze speciali congolesi.

La forza di Prince non è però l’unica forza privata ad operare o ad aver operato nell’Est del Congo.

A gennaio dello scorso anno, sempre Reuters raccontava di oltre 300 mercenari stranieri assoldati da Kinshasa che hanno lasciato il Paese davanti all’avanzata dell’M23. “Secondo un’analisi dell’International Crisis Group, i mercenari, assunti per rafforzare l’esercito sottopagato e disorganizzato del Congo, utilizzavano droni militari ad alta tecnologia che erano stati a lungo di fatto bloccati dalle difese aeree ruandesi”, scriveva Reuters, citando Henry-Pacifique Mayala di Kivu Security Tracker.

Nel 2024, alcuni cittadini romeni, in Congo ufficialmente come istruttori, sono stati uccisi in un’imboscata dell’M23. Solo di due fu resa nota l’identità: due ex militari con un contratto per tre mesi per un compenso di 5.000 dollari al mese.

“Quella dell’impiego di mercenari o compagnie private contro gli insorti, in Africa, è una pratica alquanto consolidata per rispondere concretamente, seppur controversamente, alla cronica impotenza ed immobilismo delle Nazioni Unite ed altre organizzazioni internazionali e regionali. Così come assodata è ormai l’estrema labilità del confine tra legalità e illegalità quando si tratta di schierare” forze di sicurezza private, si legge in un approfondimento di Analisi Difesa. Si legge ancora.

Tra le compagnie private che hanno operato nell’Est, Agemira RDC, sede madre in Bulgaria, gestita da Olivier Bazin, soprannominato “Colonnello Mario”, cittadino franco-congolese ed ex gendarme francese, racconta Analisi Difesa, e Asociata RALF, compagnia rumena di Horatiu Potra, “Tenente Henry”, ex membro della Legione Straniera francese.

“La presenza di mercenari in Repubblica Democratica del Congo non è di certo una novità. Dall’indipendenza dal Belgio nel 1960, quando si chiamava solamente Repubblica del Congo – 1960-1964 – o, più tardi, Zaire – 1971-1997 – fino, sostanzialmente, ai giorni nostri il Paese ha accolto la crème de la crème del mercenariato globale”, si legge ancora su Analisi Difesa.

Voci, come sempre persistenti, anche quelle della presenza dei mercenari russi dell’ex Wagner, sempre però sementite da Kinshasa.

Russia

La Russia, con i suoi servizi segreti e una rete informale in tanti Paesi, starebbe attraversando l’Africa per arruolare soldati. Secondo un rapporto, The Business of Despair, del collettivo investigativo Inpact, sarebbero 1.417 i cittadini africani che avrebbero prestato servizio nell’esercito russo sul fronte ucraino.

Molti sarebbero stati tratti in inganno dalla speranza di un lavoro e di una borsa di studio, grazie ad influencer, agenzie di viaggio, intermediari, dal Congo, dal Mali, dal Kenya, per poi finire arruolati. Una strategia rivelata da un’inchiesta di Jeune Afrique, già nel 2024. “Ma l’entità di queste reti di reclutamento e il loro funzionamento sono rimasti finora relativamente riservati”, scrive la testata francese.

Sarebbe l’Egitto a fornire il maggior numero di combattenti del continente, mentre nell’Africa subsahariana i camerunesi sono i più numerosi, poi i ghanesi, gambiani e maliani. Età media 31 anni. “A volte le campagne di reclutamento sono così massicce da poter essere considerate traffico di esseri umani. In Kenya, due aziende, Global Face Human Resources Ltd ed Ecopillars Manpower Ltd, hanno visto revocate le licenze dalle autorità a seguito di una proliferazione di false offerte di lavoro. Queste offerte includevano posizioni come “allevatori di bestiame” o “macellai” nelle regioni russe o kazake, ma la destinazione finale dei candidati era la prima linea in Ucraina”, scrive ancora Jeune Afrique. Il tasso di mortalità tra le reclute sarebbe altissimo: oltre il 22 per cento.

Il rapporto di Inpact ha indagato le reti di reclutamento – scrive Radio France Internationale: “che includono una moltitudine di agenzie di viaggio in Russia e Africa che promettono “procedure accelerate”. Collaborano con reclutatori con sede in Russia che utilizzano social media e app di messaggistica – principalmente Facebook, Instagram, Telegram e TikTok – per raggiungere il loro pubblico target attraverso foto e video che esaltano le virtù della vita lì, sullo sfondo dei grattacieli di Mosca o delle auto di lusso, i simboli per eccellenza e virili del successo… Le promesse sono allettanti: un bonus alla firma di diverse migliaia di dollari, uno stipendio base mensile tra i 2.000 e i 2.500 dollari (più alto per gli “specialisti”), assicurazione sanitaria inclusa e un più facile accesso alla cittadinanza al termine del contratto”, spiega Radio France Internationale.

Alcune di queste storie sono state raccolte da RFI, come quella di Linda, che nel luglio del 2024 ha perso ogni contatto con suo marito e che solo oggi scopre che il marito è nella lista dei caduti in Ucraina. “Era assegnato al 255° Reggimento di Fanteria Motorizzata. La sua morte fu ufficialmente registrata il 24 maggio 2025, dieci mesi dopo la sua scomparsa. Aveva 24 anni”. Linda non sa dove è sepolto, se c’è una tomba per il corpo di suo marito. Il governo keniota, che stima in circa 200 i suoi cittadini ì reclutati per combattere per la Russia, “avrebbe sollecitato Mosca a firmare un accordo che vieti la coscrizione dei soldati kenioti”, riporta la BBC.

Unione Africana

Per una volta l’attenzione del mondo è rivolta tutta sull’Africa. Ad Addis Abeba, domani e domenica, si riuniscono i capi di Stato e di governo dei Paesi membri per il 39° Summit dell’Unione Africana. Il vertice quest’anno non è un rutinario incontro diplomatico, ma un appuntamento che cade in un tempo in cui il continente è attraversato da crescenti scosse interne, percorso da tensioni geopolitiche e sottoposto a pressioni globali. Guerre, conflitti armati, terrorismo, cambiamenti costituzionali di governo, proteste, emergenza climatica, sfide demografiche e la corsa spasmodica del resto del mondo alle sue risorse. Un resto del mondo che sarà tutto lì, Italia inclusa, che arriva oggi con un incontro a margine: il secondo vertice Italia-Africa dedicato al Piano Mattei.

L’agenda ufficiale del Summit è stata definita intorno a un tema cruciale: “assicurare una disponibilità sostenibile di acqua e sistemi sanitari sicuri”. L’acqua, il cui accesso è profondamente connesso con la sicurezza e la stabilità sociale, resta centrale. Secondo l’Unione Africana, “oltre 400 milioni di persone in tutto il continente non hanno ancora accesso ai servizi di base per l’acqua potabile, mentre oltre 700 milioni rimangono senza servizi igienico-sanitari”, come ricorda African Leadership Magazine.

Acqua, ma anche sicurezza, destinata a restare al centro del dibattito, con i conflitti armati in Sudan, nella Repubblica Democratica del Congo e nel Sahel, cuore, secondo gli analisti, delle negoziazioni.

Tra le priorità discusse nelle sessioni preparatorie c’è il rafforzamento del Consiglio di Pace e Sicurezza, organo chiave dell’Unione per prevenire e gestire i conflitti.

Accanto a queste priorità strutturali, il vertice includerà incontri ad alto livello con potenziali partner, investitori privati, imprenditori e attori economici, e sarà un banco di prova per l’autonomia politica e l’ambizione strategica dell’Africa.

“Il vertice di quest’anno giunge in un momento critico… Il vertice deve servire come un consiglio strategico dove i leader africani forgino un fronte unito per rafforzare la posizione dell’Africa nel nuovo ordine mondiale”, ha dichiarato Costantinos Bt. Costantinos, ex consigliere dell’UA e della Commissione economica delle Nazioni Unite per l’Africa, all’agenzia di stampa cinese Xinhua.

Giorgia Meloni parteciperà questa sera al vertice, a due anni dal lancio del Piano Mattei.

“Il bilancio che la premier presenterà ai partner africani indica che nel 2025 sono stati mobilitati tra 1,3 e 1,4 miliardi di euro, stando a quanto riferito da fonti diplomatiche… Secondo le stesse fonti, il rafforzamento finanziario e operativo ha determinato un cambio di scala nella presenza italiana in Africa, ‘oggi più strutturata e continuativa rispetto al passato’, sia per numero di Paesi coinvolti sia per ampiezza dei settori di intervento”, scrive Adnkronos. Tra le priorità su cui l’Italia intende puntare nel prossimo futuro, ricorda Il Sole 24 Ore, c’è anche l’intelligenza artificiale.

Kenya, la rinascita delle biblioteche

Biblioteche in rovina, stanze di lettura in abbandono, il degrado degli spazi d’incontro e degli scaffali, custodi di un sapere che nessuno interroga più. È anche così che muore una città, ma è anche da lì che può rinascere.

Lo credono due donne, Wanjiru Koinange e Angela Wachuka, rispettivamente scrittrice e editrice, che nel 2017 hanno lasciato tutto per ricostruire le biblioteche pubbliche di Nairobi.

Il loro lavoro, con il progetto Book Bunk, è ora tra i cinque finalisti del prestigioso World Resources Institute Ross Center Prize for Cities, un premio destinato a progetti pionieristici che vogliono rimodellare la vita urbana. Book Bunk, scelto tra 334 candidature in 230 città di 77 paesi, non è solo un progetto di restauro fisico delle biblioteche, ma anche sociale: restituisce questi spazi alle comunità come luoghi di relazione, sicuri e accessibili a tutti, dove si mangia insieme, si condivide e si può cercare sostegno e assistenza.

Ad oggi sono state restaurate le biblioteche di Eastlands e Kaloleni, due aree che stanno vivendo una profonda trasformazione, e sono state mappate oltre 1.000 sedi di biblioteche pubbliche a livello nazionale, mentre è in corso la riqualificazione della McMillan Memorial Library, la biblioteca più antica di Nairobi, fondata nel 1931 da Lady Lucie McMillan in onore del marito, Sir Northrup McMillan, uno dei primi coloni della città.

“Un tempo orgoglio di Nairobi, i grandi pilastri neoclassici e le sale di lettura della biblioteca furono progettati per rispecchiare le biblioteche di Londra. Come molte infrastrutture coloniali, l’edificio non era destinato a tutti. Inizialmente era ad uso esclusivo della comunità di coloni bianchi, ma ora è un’istituzione pubblica gestita dalla Contea di Nairobi”, scrive Tinashe Mushakavanhu, docente dell’Università di Harvard su The Conversation. L’abbandono delle biblioteche pubbliche, spiega, è un fenomeno comune in tutta l’Africa a causa della cronica mancanza di finanziamenti, ma anche di una visione limitata del futuro e della conoscenza.

Ed è proprio dalla McMillan che prende le mosse il documentario How to Build a Library, diretto e prodotto dai registi keniani Maia Lekow e Christopher King, che racconta la storia di Wanjiru e Angela.Scrive ancora Mushakavanhu: “Nel corso del film, l’atto della ricostruzione emerge come metafora di un progetto culturale più ampio. Riparando scaffali e ridipingendo pareti, le donne cercano anche di ristrutturare l’idea stessa della biblioteca come istituzione civica, come simbolo di memoria collettiva, come spazio in cui la conoscenza possa tornare a circolare liberamente. Il loro lavoro accenna a una politica radicale della cura: la consapevolezza che anche la manutenzione può essere rivoluzionaria”.

Appuntamento a Torino

L’Africa è attraversata dalle proteste di un’intera generazione di giovani che si scaglia contro corruzione e malgoverno, chiedendo equità sociale e giustizia. Dal Kenya alla Nigeria, dal Congo al Marocco, fino al Niger, i giovani fanno sentire la propria voce, riempiono le piazze, spesso a costa della sicurezza personale e, talvolta, della vita. Il prezzo pagato finora è altissimo.

Per capire cosa sta accadendo e ascoltare i protagonisti di questa pagina di presente, l’appuntamento è domani a Torino, alle 11, alla Biblioteca Reale, per il talk  “Rivolte dei giovani in Africa”.

L’incontro, moderato da Marco Trovato della Rivista Africa, ospiterà i contributi di Mamane Lamine Sidi, presidente dell’associazione Nè Tenerè, che riunisce giovani nigerini; Nouhoum Traoré, presidente dell’associazione Giguiya, impegnata nella solidarietà e nella promozione della cultura maliana a Torino, esperto di economia e politica ambientale, che offrirà uno spaccato di quanto sta accadendo in Mali; Chris Muakuya Ngalamulume, presidente della Synergie des Jeunes Africains pour la Consolidation de la Paix et la Sécurité (SJACPS), organizzazione attiva in 30 Paesi africani nella promozione della pace, della sicurezza e della resilienza delle comunità.

Interverranno inoltre, in collegamento dal Kenya, Yvette Ruth Ariwo Adhiambo, diplomatica e giovane promotrice di pace e dei diritti dei giovani e delle donne, e, sempre da remoto, Josué Kayeye Akonkwa, coordinatore del Caucus delle Organizzazioni Giovanili per la Pace e lo Sviluppo Sostenibile e membro del Parlamento provinciale dei giovani del Sud Kivu, nella Repubblica Democratica del Congo, una delle regioni oggi più colpite dal conflitto.

Ingresso libero con registrazione

Invito all’ascolto. Ebo Taylor, Love and death

Nel giorno del nostro matrimonio.

Mi ha dato un bacio
Con le lacrime agli occhi
Era il bacio della morte
Amore e morte

Non poteva che essere di Ebo Taylor, il brano da ascoltare oggi, del chitarrista e compositore ghanese, leggenda dell’highlife, scomparso l’8 febbraio. “Difficilmente si potrebbe trovare un custode più meticoloso dei valori musicali classici dell’Africa occidentale di Ebo Taylor, ma ciò che lo rendeva unico era la sua padronanza del soul, del jazz, del reggae e della musica classica, e la sua capacità quasi spontanea di usare l’highlife come linguaggio attraverso il quale esprimere questi modi di fare occidentali”, ha raccontato a OkayAfrica lo storico della musicaUchenna Ikonne.

 

E questa è Love and death, terza traccia nell’album omonimo. “L’amore e la morte lavorano insieme, l’amore può ucciderti …”, diceva Ebo in una splendida intervista pubblicata dall’etichetta discografica Strut Records.

Foto di copertina: Dominik Sostmann su Unsplash

Musica: King David – Pond5

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