29 giugno 2026 – Notiziario Mondo

Scritto da in data Giugno 29, 2026

  • L’Iran e Usa d’accordo a sospendere gli attacchi attacca.
  • Iraq: maxi operazione anticorruzione, decine di politici arrestati.
  • Israele riconosce il genocidio armeno e attacca giornalisti in Siria.
  • Serbia: Vučić annuncia le dimissioni.
  • Giappone: Nuove polemiche sulla successione imperiale.
  • Stati Uniti: Il passaporto di compleanno di Trump emula un dittatore vecchio stile.
  • Pakistan e Afghanistan: scambio di attacchi.

Questo e molto altro nel notiziario di Radio Bullets a cura di Barbara Schiavulli 

Stati Uniti contro Iran

Dopo un fine settimana di nuovi attacchi, Stati Uniti e Iran hanno concordato una sospensione delle operazioni militari e un incontro d’emergenza che si terrà martedì a Doha, in Qatar, per cercare di risolvere la disputa sul controllo dello Stretto di Hormuz, il passaggio marittimo attraverso cui transita circa un quinto del petrolio e del gas naturale liquefatto mondiale.

I colloqui, inizialmente previsti in Svizzera e dedicati al programma nucleare iraniano, sono stati spostati in Qatar e si concentreranno esclusivamente sulla sicurezza della navigazione nello stretto.

L’escalation era esplosa dopo l’attacco a una nave mercantile nel Golfo di Oman. Washington ha accusato Teheran di aver violato il cessate il fuoco e ha risposto colpendo siti militari iraniani, tra cui installazioni radar, basi per droni e sistemi missilistici.

L’Iran ha replicato con attacchi contro installazioni militari americane in Kuwait e Bahrain, mentre il Kuwait ha intercettato due missili balistici e diversi droni. In Bahrain un missile ha danneggiato un edificio residenziale vicino all’aeroporto internazionale, senza provocare vittime.

Al centro della crisi c’è l’interpretazione dell’articolo 5 del memorandum d’intesa firmato questo mese. L’accordo prevede che l’Iran garantisca per sessanta giorni il libero transito delle navi commerciali, rimuova mine e ostacoli e avvii un confronto con Oman e altri Paesi del Golfo sulla futura gestione dello Stretto di Hormuz.

Teheran, però, insiste che il controllo del passaggio spetti esclusivamente alla Repubblica islamica e considera l’ampliamento delle rotte marittime promosso da un organismo internazionale sostenuto dalla Marina americana una provocazione.

Il ministro degli Esteri Abbas Araghchi continua inoltre a sostenere che senza la fine delle operazioni militari americane e il ritiro israeliano dal Libano non potrà esserci un accordo duraturo. La diplomazia riparte da Doha, ma dopo gli scontri degli ultimi giorni la tregua resta estremamente fragile.

Libano

A meno di quarantotto ore dalla firma dell’accordo quadro tra Israele e Libano, la tregua mostra già tutte le sue fragilità.

Domenica l’esercito israeliano ha ripreso i bombardamenti nel sud del Libano, mentre un soldato israeliano è morto in combattimento.

Il capo di stato maggiore Eyal Zamir ha confermato che le operazioni nella cosiddetta “zona di sicurezza”, una fascia profonda fino a dieci chilometri oltre il confine, proseguiranno nel rispetto, secondo Israele, del cessate il fuoco.

L’intesa, firmata venerdì a Washington dopo cinque tornate di negoziati, prevede che il ritiro israeliano dai territori occupati sia subordinato al disarmo di Hezbollah e al pieno controllo dell’esercito libanese su tutto il territorio nazionale.

Ma Hezbollah respinge completamente l’accordo. Il leader Naim Qassem lo ha definito “nullo” e una resa della sovranità libanese, mentre il deputato Hassan Fadlallah ha accusato il governo di trascinare il Paese verso una guerra civile, sostenendo che il conflitto rischia di spostarsi da Israele all’interno del Libano stesso.

Il presidente libanese Joseph Aoun ha assicurato al presidente americano Donald Trump che Beirut farà la propria parte nell’attuazione dell’intesa.

Ma con i bombardamenti già ripresi e Hezbollah deciso a non deporre le armi, la strada verso una pace stabile appare ancora tutta in salita.

Palestina e Israele

A Gaza continuano i bombardamenti israeliani. Sabato un drone ha colpito le tende che ospitano gli sfollati nell’area di al-Mawasi, nel sud della Striscia, uccidendo due fratelli palestinesi: Islam Moussa, 15 anni, e Abdullah Moussa.

Almeno altre sette persone sono rimaste ferite. L’esercito israeliano ha dichiarato di aver preso di mira un militante di Hamas.

Nello stesso giorno un altro attacco ha colpito una tenda che ospitava sfollati nella parte occidentale di Gaza City.

Secondo l’ospedale al-Shifa sono rimaste ferite almeno dodici persone, in gran parte donne; due sono in condizioni critiche. Anche in questo caso Israele sostiene di aver colpito un membro di Hamas e afferma di non essere a conoscenza di vittime civili.

Dal cessate il fuoco entrato in vigore lo scorso ottobre, secondo il ministero della Salute di Gaza, oltre 1.030 palestinesi sono stati uccisi negli attacchi israeliani, tra loro più di 250 bambini. Una tregua che, giorno dopo giorno, continua a lasciare dietro di sé nuove vittime.

ISRAELE: Il governo israeliano ha approvato all’unanimità il riconoscimento del genocidio armeno, compiuto dall’Impero ottomano tra il 1915 e il 1917.

La decisione, che dovrà ora essere ratificata dal Parlamento, segna una svolta storica dopo anni in cui Israele aveva evitato questo passo per non compromettere i rapporti con la Turchia.

Il ministro degli Esteri Gideon Saar ha definito il riconoscimento un dovere morale e storico, accusando Ankara di continuare a negare e riscrivere i fatti.

La mossa rischia di aggravare ulteriormente la crisi diplomatica tra i due Paesi, già ai minimi storici dall’inizio della guerra a Gaza, con il presidente turco Recep Tayyip Erdoğan tra i più duri critici dell’offensiva israeliana e il governo di Benjamin Netanyahu che respinge con forza le accuse di genocidio rivolte da Ankara.

SIRIA: Anche la Siria resta un fronte aperto. Israele ha dichiarato di aver ucciso uomini armati nell’area meridionale sotto il suo controllo, mentre un’emittente siriana accusa i soldati israeliani di aver aperto il fuoco contro una troupe televisiva che stava documentando un’incursione militare.

Tutto questo mentre la diplomazia continua a parlare di tregua, ma sul terreno le armi non tacciono.

Iraq

Maxi operazione anticorruzione in Iraq. Le forze speciali antiterrorismo hanno arrestato all’alba di ieri decine di politici, parlamentari e alti funzionari governativi, facendo irruzione nelle loro abitazioni all’interno della Green Zone, l’area fortificata di Baghdad che ospita le principali istituzioni del Paese. Secondo l’agenzia di stampa statale, gli arrestati sono almeno 47.

Tra gli obiettivi dell’operazione anche la sede della Midland Oil Company. L’inchiesta ruota attorno all’ex vice ministro del Petrolio per la raffinazione, Adnan al-Jumaili, arrestato nelle scorse settimane con accuse di corruzione.

Le sue testimonianze avrebbero portato alla luce una rete più ampia di funzionari coinvolti nella sottrazione di fondi pubblici.

L’operazione, ordinata direttamente dal primo ministro Ali al-Zaidi, arriva dopo il sequestro di oltre 85 milioni di dollari riconducibili al caso e rappresenta uno dei più vasti interventi anticorruzione degli ultimi anni nel Paese.

Francia

L’ondata di caldo eccezionale che sta investendo l’Europa ha già provocato oltre 1.300 morti in eccesso dal 21 giugno, secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità.

Solo in Francia le autorità sanitarie parlano di circa mille decessi in più del previsto dall’inizio della settimana.

 Oggi quasi 200 milioni di persone dovranno affrontare temperature superiori ai 35 gradi, con picchi particolarmente elevati in Germania, Polonia, Ungheria e Repubblica Ceca, dove è stato registrato un nuovo record nazionale di 41,1 gradi.

Il direttore generale dell’OMS, Tedros Adhanom Ghebreyesus, ha definito il caldo estremo un “killer silenzioso”, ricordando che scuole, case e luoghi di lavoro europei non sono progettati per queste temperature.

 L’agenzia avverte che, a causa del cambiamento climatico, quelle che un tempo erano ondate di calore eccezionali stanno diventando un fenomeno quasi annuale.

Serbia

Il presidente serbo Aleksandar Vučić ha annunciato che si dimetterà nelle prossime settimane, aprendo la strada a elezioni presidenziali e parlamentari anticipate.

L’annuncio è arrivato durante una manifestazione dei suoi sostenitori a Belgrado. Il suo secondo e ultimo mandato sarebbe dovuto terminare nel 2027, ma Vučić ha spiegato che intende lasciare prima la carica, pur restando protagonista della politica serba.

Ha infatti dichiarato che parteciperà attivamente alla campagna elettorale del suo partito, il Partito Progressista Serbo, proponendo una lista denominata “Serbia Unita”.

Non è ancora stata fissata una data per le dimissioni né per il voto, che dovrebbe comunque tenersi entro i prossimi tre o quattro mesi.

Ucraina e Russia

L’Ucraina continua a colpire in profondità il territorio russo con attacchi contro le infrastrutture energetiche. Nella notte sono state colpite due raffinerie, tra cui quella di Slavyansk-na-Kubani, nel sud della Russia, provocando un incendio e almeno una vittima.

Il presidente Volodymyr Zelensky ha definito questi raid “sanzioni a lungo raggio” contro la macchina bellica russa.

Per la prima volta, Vladimir Putin ha ammesso pubblicamente che il Paese sta affrontando una carenza di carburante, pur definendola temporanea. Il Cremlino promette di aumentare la produzione e rafforzare la difesa degli impianti petroliferi, mentre in diverse regioni sono già stati introdotti limiti alla vendita di benzina.

Nelle ultime ore sono proseguiti anche gli attacchi reciproci con droni e missili. Mosca afferma di aver abbattuto oltre 200 droni ucraini, mentre Kiev sostiene di aver intercettato la maggior parte dei vettori lanciati dalla Russia.

Arabia Saudita e Francia

Domenica segnata da due gravi incidenti aerei in Arabia Saudita e Francia, costati la vita a 25 persone. In Arabia Saudita un elicottero della compagnia petrolifera Aramco è precipitato nei pressi di Ras Tanura, sulla costa orientale del Paese, causando la morte di tutte le 14 persone a bordo.

Le autorità hanno aperto un’indagine per accertare le cause dell’incidente. Ras Tanura è uno dei principali terminal petroliferi sauditi e aveva appena ripreso le esportazioni di greggio dopo quasi quattro mesi di sospensione.

In Francia, invece, un piccolo aereo utilizzato per il paracadutismo si è schiantato poco dopo il decollo vicino a Nancy.

Sono morte undici persone: il pilota, cinque istruttori e cinque allievi, studentesse di infermieristica. Secondo le autorità, il velivolo avrebbe avuto un guasto tecnico che lo ha fatto precipitare quasi in verticale.

L’aereo è caduto a pochi metri da un’area abitata, evitando per poco una tragedia ancora più grave.

Si tratta del secondo grave incidente che coinvolge un volo per il paracadutismo nel giro di due settimane, dopo quello avvenuto nel Missouri, negli Stati Uniti.

Stati Uniti

Donald Trump ha presentato una nuova edizione limitata del passaporto statunitense, che riporta il suo volto, la sua firma e la scritta: “Benvenuti negli Stati Uniti, ma comportatevi bene”.

Il documento sarà distribuito in circa 30 mila esemplari a partire dal 6 luglio, nell’ambito delle celebrazioni per i 250 anni dell’indipendenza americana.

L’iniziativa ha scatenato polemiche e ironie. Molti osservatori hanno sottolineato come quel messaggio sembri più adatto a un visto d’ingresso che a un passaporto, mentre diversi esperti parlano di un ulteriore tassello nella strategia di personalizzazione del potere portata avanti dal presidente.

Secondo alcuni analisti, il rischio è quello di alimentare un vero e proprio culto della personalità, confondendo l’immagine dello Stato con quella del suo leader.

Per i critici, è l’ennesimo gesto simbolico di una presidenza sempre più orientata a rafforzare la figura di Trump come centro del potere politico americano.

Macabra scoperta in un rifugio per animali della California che si definiva “no-kill”. Le autorità hanno trovato i resti di almeno 117 cani sepolti nella proprietà del Miranda’s Rescue Animal Sanctuary, molti dei quali presentavano ferite da arma da fuoco.

Gli investigatori hanno inoltre recuperato 21 teschi, centinaia di ossa e oltre 600 collari per cani, individuando anche un’area del fienile dove gli animali potrebbero essere stati uccisi.

L’indagine è partita dopo segnalazioni di presunti maltrattamenti, frode e crudeltà sugli animali. Al momento non sono state presentate accuse.

La fondatrice del rifugio, Shannon Miranda, respinge le contestazioni e sostiene che l’eutanasia veniva praticata solo in casi estremi, per animali gravemente malati o considerati pericolosi. Le indagini sono ancora nelle fasi iniziali.

Venezuela

Il Venezuela continua a fare i conti con le conseguenze dei due devastanti terremoti di magnitudo 7.2 e 7.5 che mercoledì hanno colpito il Paese a pochi secondi di distanza.

Il bilancio delle vittime sfiora ormai i 1.500 morti, con oltre 3.200 feriti e decine di migliaia di persone ancora disperse. Sabato una nuova scossa di magnitudo 4.8 ha colpito la costa settentrionale, alimentando la paura in un Paese già scosso da oltre 430 repliche.

Ma tra le macerie continuano ad arrivare segnali di speranza. A Caraballeda, squadre di soccorso francesi e americane hanno estratto vivi un uomo e il figlio adolescente quasi quattro giorni dopo il sisma. Nei giorni scorsi erano stati salvati anche due bambini di undici anni e un neonato di nove mesi insieme alla madre.

A Macuto, nello Stato di La Guaira, i vigili del fuoco italiani stanno lavorando su una segnalazione particolarmente delicata: una donna di trent’anni, rimasta intrappolata con due dei suoi tre figli sotto un edificio crollato, sarebbe riuscita a inviare alcuni messaggi WhatsApp chiedendo aiuto. I soccorritori italiani sono entrati nella struttura e stanno utilizzando strumenti di ricerca per individuare eventuali segnali di vita.

Sul terreno operano oltre 1.600 soccorritori internazionali e più di 14 mila tra militari e agenti venezuelani. Con il passare delle ore le possibilità di trovare superstiti diminuiscono, ma per chi continua a scavare ogni rumore proveniente dalle macerie può ancora fare la differenza tra la vita e la morte.

Pakistan

Il Pakistan ha lanciato una vasta operazione militare lungo il confine con l’Afghanistan dopo l’attacco contro una caserma dei Rangers a Karachi, costato la vita a tre militari e a tre assalitori.

Secondo il governo, almeno 29 militanti sono stati uccisi in un’operazione basata su informazioni d’intelligence, seguita da raid mirati contro presunte basi dei gruppi Jamaat-ul-Ahrar e Tehrik-e-Taliban Pakistan nelle aree di confine tra Pakistan e Afghanistan.

Islamabad afferma di aver distrutto diversi campi di addestramento e depositi di armi nelle province afghane di Paktia, Paktika e Kunar. Le autorità sostengono inoltre che il militante catturato vivo durante l’assalto di Karachi abbia confessato che l’attacco era stato pianificato in Afghanistan con il sostegno di una rete locale.

Accuse che si inseriscono nel crescente scontro diplomatico tra Islamabad e il governo talebano di Kabul, da tempo accusato dal Pakistan di offrire rifugio ai combattenti del TTP, un’accusa che le autorità afghane continuano a respingere.

L’operazione segna un’ulteriore escalation in una regione dove gli attacchi contro le forze di sicurezza pakistane sono in costante aumento e il rischio di un allargamento del conflitto oltre il confine resta elevato.

Bangladesh

L’ex prima ministra del Bangladesh, Sheikh Hasina, ha annunciato che tornerà nel Paese entro la fine dell’anno, nonostante sia stata condannata a morte in contumacia per crimini contro l’umanità e viva in esilio in India dalla sua destituzione nel 2024.

In un’intervista all’emittente indiana NDTV, Hasina ha definito il processo contro di lei illegale e politicamente motivato, promettendo di rientrare “superando ogni ostacolo e ogni complotto”.

L’ex premier ha inoltre accusato l’attuale governo di aver indebolito la democrazia e di non proteggere le minoranze.

Il suo annuncio arriva in un momento di forte tensione politica, con l’esercito schierato in diverse aree del Paese per prevenire disordini legati ai sostenitori del suo partito, l’Awami League, oggi messo al bando.

Corea del Sud

Dopo le polemiche per la carenza di schede elettorali durante le elezioni amministrative del 3 giugno in Corea del Sud, migliaia di persone sono scese in piazza a Seul per chiedere la ripetizione del voto. Ma una delle immagini più condivise sui social, che mostrerebbe un’enorme folla attorno a uno stadio, è falsa.

Le verifiche condotte dall’AFP hanno confermato che la fotografia è stata generata con strumenti di intelligenza artificiale. L’immagine presenta infatti numerosi elementi che non corrispondono al luogo reale della protesta, tra cui la forma dello stadio e diversi dettagli architettonici.

Nonostante questo, è stata rilanciata in più lingue insieme a messaggi che parlavano, senza prove, di brogli elettorali.

Un caso che mostra ancora una volta come immagini create dall’intelligenza artificiale possano amplificare tensioni politiche e alimentare campagne di disinformazione durante momenti particolarmente delicati come le elezioni.

Giappone

Tornano le polemiche in Giappone sulla successione al Trono del Crisantemo. Hirofumi Nakasone, esponente di primo piano del Partito Liberal Democratico al governo, ha escluso che la principessa Aiko, unica figlia dell’imperatore Naruhito, possa diventare imperatrice, ricordando che l’attuale legge consente la successione solo ai discendenti maschi della linea paterna.

Nakasone ha inoltre sostenuto che, se Aiko salisse al trono, nessuno vorrebbe sposarla per le pressioni legate al ruolo e all’obbligo di dare alla dinastia un erede maschio.

Le dichiarazioni riaccendono il dibattito sul futuro della famiglia imperiale, sempre più ridotta nei suoi membri, mentre i sondaggi mostrano da anni un ampio sostegno dell’opinione pubblica a favore di una donna sul trono.

Pacifico

Australia e Vanuatu hanno firmato un accordo economico e di sicurezza che vieta l’installazione di basi militari straniere sull’arcipelago del Pacifico. L’intesa arriva mentre cresce la competizione strategica tra Cina e alleati degli Stati Uniti nella regione.

Canberra aumenterà il proprio sostegno economico a Vanuatu, oggi fortemente indebitato con Pechino, ottenendo in cambio la garanzia che nessuna potenza straniera potrà aprire una base militare nel Paese. Una mossa che rafforza la presenza australiana nel Pacifico e punta a contenere l’influenza cinese nell’area.

Mondiali di Calcio

E concludiamo con il calcio, mentre l’attenzione è tutta rivolta al Mondiale maschile, è già iniziato il conto alla rovescia per la Coppa del Mondo femminile del 2027, che prenderà il via il 24 giugno in Brasile.

Sarà la prima volta che il torneo si disputerà in Sud America, in un Paese dove, come ha ricordato la responsabile del calcio FIFA Jill Ellis, “si vive e si respira calcio”.

Le otto città che ospiteranno le partite sono le stesse del Mondiale maschile del 2014 e le qualificazioni sono già in corso.

Il Brasile è qualificato di diritto come Paese ospitante e sogna di conquistare il suo primo titolo mondiale femminile, anche se resta ancora incerta la presenza della leggendaria Marta, sei volte miglior calciatrice del mondo, oggi quarantenne e ancora senza un trofeo internazionale con la nazionale.

Il torneo del 2027 sarà anche l’ultimo con 32 squadre. Dal 2031, infatti, i Mondiali femminili si allargheranno a 48 nazionali, seguendo il formato già adottato dalla competizione maschile, a conferma della crescita sempre più rapida del calcio femminile a livello globale.

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