17 agosto 2026 – Notiziario Mondo
Scritto da Barbara Schiavulli in data Agosto 17, 2026
- Palestina: dove la violenza israeliana detta il presente.
- Iran, una vittoria proclamata dentro una guerra aperta.
- Zambia, un voto segnato da violenze e intimidazioni.
- Belgio, nove milioni d’oro nascosti dietro un muro.
- In Indonesia, i soccorritori recuperano altri corpi dopo il terremoto.
- India, Modi cerca di riconquistare i giovani.
- Repubblica Democratica del Congo: Ebola letale come non mai.
Questo e molto altro nel notiziario di Radio Bullets a cura di Barbara Schiavulli
Palestina e Israele
Il negoziato su Gaza torna al Cairo, ma la strada verso una pace effettiva resta bloccata. Khalil al-Hayya, eletto a luglio alla guida dell’ufficio politico di Hamas e da tempo principale negoziatore del gruppo, ha incontrato il capo dell’intelligence egiziana Hassan Rashad.
Nelle stesse ore, Jared Kushner, inviato e genero del presidente statunitense Donald Trump, ha incontrato il presidente egiziano Abdel Fattah al-Sisi e poi Hamas. Insieme a Kushner è arrivato Nickolay Mladenov, rappresentante del Consiglio per la pace. La missione proseguirà in Israele con un incontro con Benjamin Netanyahu, riferisce Reuters.
Il punto è trasformare in realtà la seconda fase del piano statunitense: disarmo progressivo delle fazioni palestinesi, ritiro parallelo dell’esercito israeliano, ingresso di una forza internazionale, passaggio dell’amministrazione a un comitato palestinese indipendente e, infine, ricostruzione.
Hamas e le altre fazioni hanno accettato la tabella di marcia, ma collegano la consegna delle armi più pesanti alla nascita di uno Stato palestinese e a una soluzione politica complessiva. Netanyahu, invece, rifiuta qualsiasi arretramento delle truppe finché Hamas non sarà completamente disarmato.
Il problema, dunque, non riguarda soltanto che cosa debba accadere, ma chi debba compiere il primo passo e con quali garanzie.
Emirati Arabi Uniti, Qatar, Giordania, Indonesia, Pakistan, Turchia, Arabia Saudita ed Egitto hanno condannato congiuntamente il rifiuto israeliano, accusando Israele di ostacolare la fine della guerra.
Gli otto governi chiedono agli Stati Uniti di imporre il rispetto del piano e avvertono che senza ritiro, sicurezza internazionale e nuova amministrazione resteranno ferme anche la ricostruzione e l’assistenza alla popolazione.
A mostrare quanto profonda sia l’opposizione interna israeliana al compromesso sono le parole del ministro della Sicurezza nazionale Itamar Ben-Gvir. Intervistato dall’ex ostaggio Rom Braslavski, ha proposto di uccidere a Gaza “trenta o quaranta persone ogni notte”, sostenendo che alcuni palestinesi “non sono nemmeno persone”.
Ha inoltre invocato nuovi insediamenti israeliani e l’emigrazione di massa degli abitanti. Ben-Gvir non può ordinare attacchi militari, ma controlla polizia e sistema carcerario ed è uno degli uomini più influenti della coalizione. Le sue dichiarazioni sono state documentate dall’Associated Press.
Intanto, secondo il ministero della Salute di Gaza, dall’inizio della tregua dell’ottobre 2025 sono stati uccisi almeno 1.260 palestinesi. E in Cisgiordania, a Qusra, quindici persone, tra cui due bambini, sono rimaste per una settimana assediate in tre abitazioni da coloni israeliani, senza acqua né elettricità.
L’attivista Netanael Hanadaro ha raccontato a France 24 di avere raggiunto la zona a piedi per lasciare cibo alle famiglie.
Nei palazzi si discute l’ordine del disarmo e del ritiro. Sul terreno, invece, la pace continua a essere misurata in acqua, cibo, case e vite umane.
Libano
È salito a 4.346 morti e 12.301 feriti il bilancio degli attacchi israeliani sul Libano dal 2 marzo, secondo i dati del ministero della Salute libanese riportati dalla Qatar News Agency. Il conteggio complessivo non distingue tra civili e combattenti.
L’ultima escalation ha colpito il sud del Paese: undici persone sono state uccise, tra loro tre bambini, e almeno diciannove sono rimaste ferite nei bombardamenti contro Ansar, Deir al-Zahrani e Nabatieh.
Israele sostiene di avere risposto a un attacco con droni di Hezbollah e di avere eliminato un comandante del gruppo.
Stanotte gli israeliani hanno colpito la periferia della città di Al Qantara, mentre l’artiglieria israeliana ha bombardato la città di Al-Mansouri, nella stessa regione, secondo quanto riportato dai media locali nelle prime ore di oggi.
Le autorità libanesi denunciano invece le vittime civili e gli attacchi contro le abitazioni. È il bilancio giornaliero più grave dalla tregua del 20 giugno. Una tregua che esiste nei comunicati, mentre nel sud le famiglie tornano a fuggire verso nord.
Iran
Oggi scade formalmente la finestra di sessanta giorni aperta dal memorandum tra Stati Uniti e Iran per arrivare a un accordo definitivo. Ma è la scadenza di un processo già crollato: l’8 luglio Donald Trump aveva dichiarato l’intesa «finita», dopo il fallimento dei colloqui e la ripresa degli attacchi americani.
In questo vuoto, il presidente del Parlamento e capo negoziatore Mohammad Bagher Ghalibaf ha rilanciato la narrazione della vittoria iraniana. Stati Uniti e Israele, sostiene, non avrebbero raggiunto nessuno dei nove obiettivi dichiarati all’inizio della guerra. Non significa averne distrutto gli eserciti, ha precisato, ma aver impedito loro di imporre il risultato politico cercato. È una rivendicazione, non un bilancio indipendente: Washington e Tel Aviv affermano invece di avere gravemente danneggiato le capacità militari e nucleari iraniane.
Sul terreno, la guerra resta aperta. I negoziati sono fermi e nello stretto di Hormuz il traffico rallenta: domenica non risultavano passaggi di navi commerciali monitorate, contro trentuno nel fine settimana precedente.
La conseguenza arriva lontano dal fronte, nei prezzi dell’energia e dei trasporti. Intanto il comandante dell’esercito Amir Hatami ha promesso trentamila dollari alle forze iraniane che cattureranno o uccideranno un militare americano definito «aggressore».
E l’ammiraglio Brad Cooper ha visitato la portaerei USS Abraham Lincoln, impegnata nella guerra e nel blocco dei porti iraniani: più di duecentoquaranta giorni consecutivi in mare, fino a cinquemila persone a bordo, mentre vengono segnalate difficoltà nei rifornimenti e disagio psicologico.
All’interno, si restringe anche lo spazio della parola. Il Parlamento ha approvato soltanto i principi generali di una proposta che prevede da sei mesi a due anni di carcere per contatti con media statunitensi, israeliani o da essi finanziati.
Per altre testate straniere scatterebbe l’obbligo di informare l’Intelligence; per ambasciate e organizzazioni internazionali servirebbe un permesso scritto.
Alcune condotte attribuite alla direzione di servizi stranieri potrebbero essere punite fino a trent’anni dai Tribunali rivoluzionari. Il testo deve ancora essere votato articolo per articolo e superare il Consiglio dei Guardiani, ma l’effetto immediato è l’autocensura.
Domenica è stato inoltre giustiziato Shahram Sadeghi. Per la magistratura aveva investito deliberatamente sette agenti durante le proteste di gennaio a Karaj; la Corte suprema ha confermato la condanna. L’Unione europea e altri ventisei Paesi hanno denunciato l’uso delle esecuzioni contro i manifestanti.
Resta infine lo scontro con Doha: Teheran accusa il Qatar di trattenere tre piloti scomparsi dopo l’abbattimento dei loro aerei; Doha nega e dice di avere recuperato i resti di un solo pilota. Così l’Iran proclama la vittoria, mentre all’esterno continua la guerra e all’interno aumenta il prezzo di raccontarla.
Yemen
Nuovo attacco contro Mokha, città portuale yemenita sul Mar Rosso. Secondo fonti locali, gli Houthi avrebbero lanciato due missili balistici e diversi droni dalle aree controllate a est di Taiz. Forti esplosioni sono state segnalate vicino alla strada dell’ospedale saudita, nel centro della città, ma non esiste ancora un bilancio verificato di vittime o danni.
Mokha subisce attacchi quasi quotidiani: il porto ha sospeso le attività dopo essere stato colpito da oltre venticinque missili. Per le famiglie della costa occidentale torna l’incubo della guerra, mentre l’ONU avverte che lo Yemen rischia la più grave escalation dalla tregua del 2022.
Zambia
Prosegue in Zambia lo scrutinio delle elezioni presidenziali, parlamentari e locali. La giornata del voto si è svolta in modo complessivamente tranquillo, ma le missioni internazionali hanno raccolto segnalazioni di intimidazioni, aggressioni e presunti rapimenti, non tutte ancora accertate.
Venerdì il conteggio è stato sospeso per circa sei ore dopo gli attacchi contro alcuni funzionari elettorali e il furto di schede già votate. Un responsabile di partito è stato ucciso e nove persone sono state arrestate.
La Commissione elettorale ha poi annunciato di avere contenuto la minaccia e ha riavviato lo scrutinio. Gli osservatori dell’Unione Europea parlano di una competizione reale, ma disputata su un terreno diseguale e con libertà fondamentali limitate.
Il presidente Hakainde Hichilema guida i risultati parziali, mentre l’opposizione contesta il processo. Per gli elettori, la posta in gioco è poter credere che una scheda pesi più della paura.
Repubblica Democratica del Congo
Nella Repubblica Democratica del Congo l’Ebola ha superato il record più tragico del Paese: 2.325 morti e 4.945 casi confermati dall’inizio dell’epidemia, dichiarata a maggio. Il bilancio oltrepassa quello del focolaio del 2018-2020.
È il ceppo Bundibugyo, per il quale non esistono ancora vaccini o terapie specifiche approvate.
L’OMS parla dell’epidemia di Ebola più rapida mai registrata: a inizio agosto, 304 persone sono morte in una settimana. A far correre il virus sono conflitto, sfollamenti, attacchi alle strutture sanitarie e mancanza d’acqua e cure.
Senza diagnosi, tracciamento e sepolture sicure, intere comunità restano esposte. L’ONU avverte: in Congo muore una persona ogni trenta minuti.
Marocco
Centinaia di migranti hanno manifestato sulla spiaggia di El Trampolín, a Ceuta, chiedendo asilo e di non essere rimandati in Marocco. Sono parte delle cinque-ottomila persone rimaste nell’enclave spagnola dopo l’ingresso di oltre settantaduemila migranti di due settimane fa.
La maggioranza è poi tornata volontariamente indietro. Molti dormono vicino al mare, senza servizi adeguati, mentre aumentano scabbia, diarree infettive e ferite.
La ministra della Salute riconosce la pressione sugli ospedali, ma avverte: associare migrazione e malattie è ingiusto e xenofobo.
Madrid esclude regolarizzazione e trasferimento nella Spagna continentale, salvo casi di estrema vulnerabilità. Intanto il Marocco ha arrestato 294 migranti subsahariani e 61 persone accusate di averli aiutati.
Due settimane fa almeno novanta persone sono morte vicino alla frontiera. Tra bandiere spagnole e vestiti lavati sugli scogli, resta una frase: «Siamo esseri umani».
Incendi Belgio e Grecia
In Belgio, le fiamme hanno divorato circa tremila ettari nella riserva naturale delle Alte Fagne: è l’incendio più vasto mai registrato nel Paese.
Seicento persone sono state evacuate mentre squadre e mezzi aerei arrivavano anche dall’estero. In Grecia, sull’isola di Salamina, due persone sono morte e le imbarcazioni della Guardia costiera hanno portato via i bagnanti dalle spiagge minacciate dal fuoco.
Secondo gli ultimi aggiornamenti dell’Associated Press, vento forte, terreno arido e settimane di caldo hanno trasformato le fiamme in pochi minuti in una minaccia per case e vite umane.
Belgio
A Sint-Gillis-Dendermonde, nelle Fiandre orientali, un normale intervento alle fognature ha portato alla luce un tesoro stimato in nove milioni di euro. Kobe, studente di diciotto anni assunto per l’estate, pensava di aver trovato monete da un euro.
Poi, dietro il muro di una cantina, sono comparsi lingotti, pepite e migliaia di monete d’oro. Il bottino era nascosto nell’antica villa di una famiglia di birrai, oggi appartenente a un’organizzazione che assiste persone fragili e senza dimora.
Come ricostruisce il Guardian, l’oro è stato trasferito in un luogo sicuro. La procura dovrà stabilirne origine e proprietario. Se arrivasse all’organizzazione, potrebbe trasformarsi in case e aiuti per chi non possiede nulla.
Ucraina e Russia
Diciannove persone sono morte domenica negli attacchi incrociati tra Russia e Ucraina, secondo le autorità dei due schieramenti.
Cinque vittime si contano in un’area residenziale della regione russa di Rostov; altre in Belgorod, Kursk, Mosca e nei territori ucraini occupati. In Ucraina, missili e droni russi hanno colpito più regioni e l’acciaieria di Kryvyi Rih, uccidendo due persone e fermando parte della produzione. A Kyiv è bruciato il mercato dei libri di Pochaina.
Mosca sostiene di avere intercettato 822 droni ucraini: il dato non è verificabile indipendentemente. Un drone ha sconfinato in Romania ed è stato abbattuto da un F-18 spagnolo. Con il fronte quasi immobile, la guerra si allarga sopra le case e oltre i confini.
Canada e Stati Uniti
Dal 19 agosto gli Stati Uniti imporranno dazi del 50% su circa venti miliardi di dollari di prodotti canadesi, compresi automobili, latticini e alcolici. Washington accusa Ottawa di discriminare le merci americane;
il Canada ha giudicato insufficiente l’ultima proposta statunitense per ridurre alcune tariffe. Senza un accordo entro mercoledì, imprese e lavoratori rischiano nuove interruzioni nelle catene produttive, mentre i costi potrebbero ricadere sui consumatori di entrambi i Paesi.
Il governo canadese prepara l’apertura verso altri mercati: quando la politica chiude un confine, il prezzo attraversa comunque la frontiera.
Stati Uniti
Iliana Lick, bambinaia argentina a Filadelfia, è tornata a casa dopo settimane nei centri dell’ICE, ma resta sorvegliata: ha pagato una cauzione di diecimila dollari e deve portare una cavigliera elettronica.
In un’intervista alla CNN ha raccontato trasferimenti continui, uniformi a strisce e spostamenti con manette ai polsi e alle caviglie. Dice di essersi sentita trattata come una criminale e pensa alle persone rimaste in detenzione.
Lick sostiene di avere rispettato ogni udienza e che la sua pratica migratoria fosse ancora pendente.
Il Dipartimento per la Sicurezza interna offre una versione diversa: afferma che fosse rimasta oltre la scadenza del visto. Senza gli atti del procedimento, non posso confermare quale ricostruzione sia corretta.
Tra dieci giorni tornerà davanti a un giudice dell’immigrazione: libera, ma con il futuro appeso a una sentenza.
Colombia
Un soldato colombiano è stato ucciso e altri cinque sono rimasti feriti in un attacco attribuito all’Esercito di liberazione nazionale, l’ELN. La pattuglia stava sorvegliando la strada tra Ábrego e Ocaña, nel dipartimento di Norte de Santander, quando è stata colpita da oltre nove ordigni sganciati attraverso droni. Danneggiato anche un veicolo blindato.
La vittima è il soldato Neiver Madera Ricardo, riferisce Caracol Radio. Il presidente Abelardo de la Espriella ha promesso una risposta senza tregua contro l’ELN.
L’attacco riaccende la violenza nel Catatumbo, dove a restare intrappolate tra gruppi armati e operazioni militari sono soprattutto le comunità che vivono e viaggiano lungo quelle strade.
Afghanistan
Nel salone della Loya Jirga di Kabul, i talebani hanno celebrato cinque anni di governo, rivendicando la fine dell’occupazione straniera e una maggiore sicurezza.
Tra i delegati, però, non c’erano donne. Fuori dalle cerimonie resta un Paese nel quale 2,4 milioni di ragazze sono escluse dalla scuola secondaria, le università sono vietate alle donne e lavorare, viaggiare o persino entrare in molti luoghi pubblici è diventato impossibile.
Richard Bennett, relatore speciale delle Nazioni Unite, denuncia anche arresti arbitrari, torture e persecuzioni delle minoranze. Gli esperti dell’ONU avvertono che il sistema istituzionalizzato di discriminazione di genere può configurare il crimine contro l’umanità di persecuzione di genere e chiedono al mondo di non normalizzarlo.
La guerra su vasta scala si è ridotta, ma per milioni di afghane la pace non è mai cominciata.
India
Narendra Modi ha messo i giovani al centro del discorso per la Festa dell’Indipendenza, annunciando corsi online gratuiti per preparare i concorsi pubblici e un piano per formare dieci milioni di persone nell’intelligenza artificiale entro un anno.
Come racconta France 24, è un tentativo di ricucire il rapporto con una generazione sempre più critica verso il governo nazionalista indù. Migliaia di studenti e disoccupati sono scesi in piazza contro la scarsità di lavoro, le irregolarità nei concorsi e le ripetute fughe di domande d’esame. In Jharkhand, la polizia ha usato lacrimogeni, idranti e manganelli; il movimento nazionale di protesta ha già contribuito alle dimissioni del ministro dell’Istruzione.
Modi promette ora competenze digitali e nuove opportunità. Ma per molti giovani indiani la richiesta resta più semplice: esami trasparenti, accesso equo al lavoro e la possibilità di costruire il proprio futuro senza combattere contro corruzione e favoritismi.
Indonesia
Mentre un’altra scossa 5.9 scuote l’Indonesia, è salito a 53 morti il bilancio del terremoto di magnitudo 7,7 che sabato ha colpito l’isola indonesiana di Flores.
I feriti sono almeno 137 e più di 5.600 persone hanno lasciato le proprie case, molte delle quali hanno trascorso la notte all’aperto per paura che le scosse facessero crollare gli edifici già lesionati.
La Protezione civile indonesiana ha registrato 995 scosse di assestamento e oltre 1.500 abitazioni gravemente danneggiate.
I soccorritori continuano a scavare tra macerie e frane, mentre strade interrotte, blackout e comunicazioni difficili rallentano l’arrivo degli aiuti nei villaggi più remoti.
Per migliaia di famiglie, il terremoto non è finito: continua in ogni vibrazione e in ogni notte trascorsa lontano da casa.
Apprendiamo ora che sono Sono circa 700 gli italiani non residenti registrati sull’isola di Flores. La Farnesina continua ad assistere i connazionali attraverso l’Ambasciata a Giacarta e l’Unità di Crisi.
I principali aeroporti restano operativi, ma l’alta domanda sta riducendo i posti disponibili sui voli in partenza. Il ministero invita chi si trova nell’area a registrarsi su “Dove siamo nel mondo”. I numeri di emergenza sono: +62 815 181 1344 per l’Ambasciata e +39 06 36225 per l’Unità di Crisi.
Corea del Sud e del Nord
La Corea del Sud ha sparato colpi di avvertimento dopo che alcuni soldati nordcoreani hanno oltrepassato la linea di demarcazione militare sul fronte orientale.
I militari sono subito rientrati a Nord e Seoul ritiene che potessero essere impegnati in un pattugliamento: non è stata indicata la data dell’episodio. È il primo sconfinamento segnalato nel 2026, dopo i diciassette dello scorso anno, riferisce Reuters.
Accade mentre il presidente sudcoreano Lee Jae Myung propone colloqui per trasformare l’armistizio del 1953 in una pace vera. Lungo quel confine, anche pochi passi possono diventare una crisi.
Intanto, Donald Trump ha ordinato al Pentagono di ridurre drasticamente la partecipazione statunitense alle esercitazioni Ulchi Freedom Shield, iniziate con la Corea del Sud e diciottomila militari sudcoreani.
Il presidente le considera costose e ostili verso Pyongyang, richiamando il suo «ottimo» rapporto con Kim Jong Un; ha inoltre criticato Seul per non aver appoggiato la sua linea sull’Iran.
Ma la Difesa sudcoreana assicura che le manovre procederanno come previsto. La decisione apre un’incertezza concreta: quanto resta solida l’alleanza davanti a una Corea del Nord nucleare?
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