31 agosto 2026 – Notiziario Mondo
Scritto da Barbara Schiavulli in data Agosto 31, 2026
- Gli Usa bombardano l’Iran per la prima volta in un mese.
- Palestina, l’acqua scompare e l’impunità resta.
- Istanbul, nasce un nuovo asse militare.
- Il clown Pimpa in collegamento dall’Ucraina.
- Singapore, nonni in modalità parkour.
- Nepal, dieci minuti per salvare novecento bambini.
- La Guinea-Bissau vota in un referendum per riscrivere la costituzione.
- Venezuela, il petrolio parla americano.
Questo e molto altro nel notiziario di Radio Bullets a cura di Barbara Schiavulli
Palestina e Israele
A Gaza non viene distrutto soltanto ciò che si vede. Secondo Saeed al-Aklouk, responsabile palestinese per il controllo delle acque, oltre l’80 per cento delle reti idriche e fognarie è ormai fuori uso.
La produzione quotidiana sarebbe crollata da 300 mila a 123 mila metri cubi e la disponibilità media a 21 o 22 litri per persona. Le acque reflue penetrano nella falda, mentre mancano disinfettanti e strumenti per controllarne la qualità.
In Cisgiordania, intanto, aumenta il numero dei bambini uccisi. L’organizzazione israeliana B’Tselem ne conta 235, tra bambini e adolescenti, dall’inizio della guerra fino a giugno: cinque sono stati uccisi dai coloni. La media è passata da circa uno al mese, tra il 2005 e il 2021, a sette.
Numeri che hanno nomi: Mohammed al-Hallaq, nove anni, colpito all’addome mentre fuggiva dai soldati; Sam Abu Haikal, sette mesi, ucciso con un proiettile al volto mentre era in braccio alla madre.
L’esercito israeliano ha fornito ricostruzioni contestate dalle famiglie.
Poi c’è la giustizia militare. Il colonnello Nochi Mendel, che autorizzò i tre attacchi contro il convoglio di World Central Kitchen, ha detto di non essere pentito. Sette operatori umanitari furono uccisi dentro veicoli riconoscibili, lungo un percorso coordinato con Israele.
L’esercito ha deciso di non aprire un’indagine penale. Mendel perse l’incarico; sette persone persero la vita. Evidentemente, non tutti i prezzi hanno lo stesso peso.
Sabato, a Jalud, coloni mascherati hanno aggredito con bastoni e pietre una donna palestinese e una troupe della NBC.
Nello stesso giorno l’attivista britannico Finn Joughin è stato trascinato via da coloni armati, rinchiuso per mezz’ora in un capanno e poi consegnato alla polizia, che lo indaga per un presunto reato contro un minore: il suo avvocato respinge l’accusa.
Il filo che unisce queste storie è semplice e feroce: quando l’acqua scompare, i bambini vengono colpiti e le indagini si fermano prima ancora di cominciare, l’emergenza non è più soltanto la violenza. È l’abitudine alla violenza.
Iran e USA
Altro che pausa. Gli Stati Uniti hanno colpito due lanciatori iraniani sull’isola di Larak, nello Stretto di Hormuz.
Washington sostiene che le Guardie rivoluzionarie stessero preparando razzi capaci di disseminare mine marine.
Teheran parla di diversi militari e civili uccisi o feriti, ma il bilancio non è verificabile in modo indipendente. E la risposta è già cominciata: l’Iran ha dichiarato di aver lanciato missili balistici contro due basi statunitensi in Giordania.
Secondo Amman, otto missili sono stati intercettati; finora non risultano danni significativi.
È il primo attacco americano contro l’Iran dalla fine di luglio e arriva pochi giorni dopo l’annuncio di una strategia basata sulla pressione economica, più che sulle bombe. “Più che”, evidentemente, era la parte importante: la diplomazia statunitense continua a presentarsi con i missili già accesi.
Donald Trump ripete che lo Stretto di Hormuz è aperto. La settimana scorsa, però, sono transitate 24 navi; prima della guerra ne passavano circa 130 al giorno. Aperto, insomma, nel senso creativo del termine.
E sabato una petroliera è stata colpita da un proiettile sconosciuto vicino alle coste dell’Oman: nessuna vittima, nessuna fuoriuscita, nessuna rivendicazione. Ma il messaggio alle compagnie marittime è chiarissimo: passare resta una scommessa.
Intanto la Guida suprema Mojtaba Khamenei invita i paesi musulmani a unirsi contro Stati Uniti e Israele. Un appello alla compattezza rivolto anche a quei vicini del Golfo già coinvolti negli attacchi iraniani: più che una mano tesa, sembra un invito consegnato con l’elmetto.
E mentre i governi mostrano i muscoli, il presidente Pezeshkian ammette che il commercio iraniano è crollato di quasi il 35 per cento. A pagare sono famiglie, lavoratori e imprese, stretti tra inflazione, blocchi e guerra. Perché una scintilla a Larak non rimane su un’isola: attraversa Hormuz, muove il prezzo del petrolio e arriva, puntuale, nelle tasche di tutti.
Turchia
A Istanbul si riuniscono i ministri degli Esteri e della Difesa e i vertici militari di Turchia, Arabia Saudita e Pakistan. È il primo incontro del comitato strategico creato dall’accordo della Mecca, firmato il 7 agosto: un attacco contro uno dei tre Paesi potrà essere considerato un attacco contro tutti, con una clausola simile all’Articolo 5 della NATO.
Sul tavolo: coordinamento militare, industria della difesa e produzione congiunta di armamenti. La Turchia porta il secondo esercito della NATO, il Pakistan l’arsenale nucleare, Riyadh risorse e petrolio.
Egitto e Bangladesh potrebbero aggiungersi. Ufficialmente non sostituisce le vecchie alleanze; intanto, però, ne sta disegnando una nuova.
Cipro
Almeno otto persone sono morte e 17 risultano disperse dopo il naufragio del traghetto Filo Jet, al largo di Cipro settentrionale. A bordo c’erano 267 persone; 242 sono state salvate. Le immagini mostrano i superstiti con i giubbotti rossi, aggrappati allo scafo capovolto prima che sprofondasse a 514 metri.
Il traghetto, diretto da Kyrenia al porto turco di Taşucu, ha cominciato improvvisamente a imbarcare acqua. Le cause non sono ancora state accertate: il comandante e sette membri dell’equipaggio sono stati fermati per essere interrogati.
Le ricerche continuano, mentre sulla riva le famiglie aspettano. Perché in mare, ogni minuto separa ancora la speranza dal lutto.
Nigeria
A Niamey è tornata una calma apparente, fatta però di camion militari e posti di blocco. Per quasi ventiquattr’ore, soldati ammutinati hanno combattuto contro le forze fedeli alla giunta, occupando la base aerea dell’aeroporto e sparando anche nella zona del palazzo presidenziale.
A guidare la rivolta sarebbero stati militari provenienti dai fronti più colpiti dagli attacchi jihadisti, esasperati dalle perdite, dalla mancanza di mezzi e dalle condizioni di servizio.
Le forze lealiste hanno ripreso il controllo grazie all’intervento terrestre e aereo dell’Africa Corps russo, richiesto da Niamey e confermato dall’ambasciatore di Mosca.
Decine di ribelli sarebbero stati arrestati o uccisi, ma il bilancio resta incerto. Il generale Tchiani non è ancora apparso pubblicamente. Il paradosso è feroce: la giunta conquistò il potere promettendo sicurezza; oggi viene salvata da truppe straniere contro i suoi stessi soldati.
Guinea Bissau
In Guinea-Bissau si vota per una nuova Costituzione, ma il testo è stato elaborato dalla giunta militare, senza consultare partiti e società civile, e pubblicato sulla Gazzetta ufficiale prima ancora del referendum.
L’opposizione, alla quale non sarebbe stato consentito di fare campagna per il “no”, ha invitato al boicottaggio e l’affluenza è apparsa bassa.
La riforma permetterebbe al presidente di nominare e licenziare premier e ministri, presiedere il governo e sciogliere il Parlamento, che passerebbe da 102 a 65 seggi.
I militari sostengono che servirà a ridurre l’instabilità prima delle elezioni di dicembre. I critici parlano invece di potere quasi assoluto. In un Paese attraversato da cinque colpi di Stato dall’indipendenza, il ritorno alla democrazia passa ancora una volta da una scheda scritta da chi la democrazia l’ha interrotta.
Algeria
Dopo gli incendi che hanno ucciso dodici persone, il presidente algerino Abdelmadjid Tebboune ha ordinato una modifica del Codice penale: pena di morte, con esecuzione, per chi appicca volontariamente incendi nelle foreste. Il testo dovrà essere presentato entro il 15 settembre e passare ancora dal governo e dal Parlamento: dunque non è ancora legge.
Oggi il reato può comportare fino a trent’anni di carcere o l’ergastolo. L’Algeria mantiene la pena capitale nel proprio ordinamento, ma non esegue condanne dal 1993. Se approvata, la misura interromperebbe una moratoria durata oltre tre decenni.
Svizzera
La musica era appena terminata quando, al rave di Aarau, in Svizzera, sono cominciati gli spari. Molti dei circa 3.500 partecipanti li hanno inizialmente scambiati per fuochi d’artificio, finché qualcuno ha gridato: «Tutti a terra». È morta Maria Spinelli, italiana di 22 anni originaria di Atri, in Abruzzo.
Altre cinque persone sono rimaste ferite, tra loro due cittadini italiani, colpiti lievemente e già dimessi dall’ospedale.
L’autore, o forse gli autori, è ancora ricercato anche con l’aiuto della polizia tedesca. Il movente resta sconosciuto. Un rave dovrebbe essere uno spazio di libertà e sicurezza. Ad Aarau, invece, la musica si è fermata e ha lasciato risuonare soltanto la paura.
Islanda
L’Islanda dice no. Non all’Unione europea, almeno non ancora, ma alla riapertura dei negoziati per entrarvi: nel referendum nazionale il 52,8% ha votato contro, il 47,2% a favore, con un’affluenza altissima, l’82,5%. Il nodo resta soprattutto la pesca: gli islandesi temono di perdere il controllo delle proprie acque e delle quote, affidandole a Bruxelles.
Reykjavík ha scelto il sì, le regioni rurali e costiere hanno frenato. Eppure il Paese è già nel mercato unico e nello spazio Schengen. Insomma, l’Islanda resta vicinissima all’Europa, ma senza entrarci: perché su un’isola il confine più prezioso non è sulla terra, è nel mare.
Ucraina e Russia
A Myla, a ovest di Kyiv, sono salite a 38 le vittime dell’attacco russo contro un deposito di munizioni, il più sanguinoso in Ucraina dall’inizio dell’anno. Quattro persone risultano disperse e almeno 52 sono rimaste ferite. L’esplosione ha innescato una catena di detonazioni, investendo decine di case.
Zelensky accusa Mosca, ma denuncia anche la «terribile negligenza» di chi aveva conservato proiettili, mine e droni a pochi passi dalle abitazioni. Un’inchiesta dovrà stabilire le responsabilità: perché a volte la guerra arriva dal cielo, altre volte trova qualcuno che le ha già preparato il terreno.
Intanto Mosca promette attacchi «massicci» contro le infrastrutture energetiche ucraine, in risposta ai raid di Kyiv sulle raffinerie russe. L’inverno si avvicina e, ancora una volta, luce e riscaldamento diventano armi.
Stati Uniti
Se negli Stati Uniti cercate il lago Ontario su Google Maps, non lo trovate più: per ordine di Donald Trump adesso si chiama “Lake America”. Nessun sommovimento geologico, soltanto l’ennesimo decreto presidenziale contro il Canada.
Ai canadesi Google continuerà a mostrare “Lake Ontario”; al resto del mondo entrambi i nomi. Insomma, persino la geografia ormai cambia a seconda dell’indirizzo IP.
Il premier dell’Ontario, Doug Ford, ha risposto piantando sulla riva un cartello gigantesco: “Lago Ontario, ora e sempre”. Apple Maps e MapQuest, intanto, mantengono il vecchio nome. Trump può cambiare una mappa, ma non può ancora imporre al Canada come chiamare l’acqua.
Un muro d’acqua e fango ha travolto il Bright Angel Creek, nel Grand Canyon, dopo che fino a due centimetri e mezzo di pioggia sono caduti in appena mezz’ora.
La piena ha spazzato via quasi tutti i ponticelli e trascinato massi e detriti nel Colorado. Oltre sessanta persone sono state evacuate; il Park Service cerca informazioni su almeno quindici persone non ancora rintracciate, ma non confermate come disperse.
Non risultano feriti. Phantom Ranch e il North Kaibab Trail restano chiusi, mentre sono previsti altri temporali.
Negli Stati Uniti bastano due parole per rischiare una punizione: “risultati alterni”. La giornalista di NBC Kristen Welker ha descritto così il bilancio dei candidati sostenuti da Donald Trump.
Il presidente non l’ha presa benissimo — sorpresa — e ha annunciato che segnalerà Welker alla FCC per una «reprimenda o punizione», definendo il commento addirittura una minaccia per il Paese.
Piccolo dettaglio: la stessa FCC spiega di non poter sostituire il giudizio dei giornalisti senza violare il Primo Emendamento. NBC difende la sua conduttrice.
Alla commissione delle telecomunicazioni resterebbe dunque un nuovo compito: controllare frequenze, licenze e aggettivi sgraditi al presidente.
La Costituzione, per ora, non è stata ancora denunciata
Nicolás Maduro riappare dal carcere di Brooklyn: tuta grigia, visibilmente dimagrito e le dita a formare il segno della vittoria. Le fotografie, pubblicate domenica ma scattate il 25 giugno, accompagnano un messaggio rivolto alla famiglia e ai sostenitori: «Restiamo saldi».
Maduro e la moglie Cilia Flores sono detenuti da gennaio, dopo essere stati catturati a Caracas dalle forze statunitensi. Negano le accuse di narcotraffico e possesso di armi; il processo inizierà nel giugno 2027.
Le immagini arrivano due giorni dopo il nuovo accordo petrolifero tra Washington e Caracas. Mentre Maduro alza due dita da una cella, il Venezuela che gli è sopravvissuto consegna agli Stati Uniti le chiavi di una parte del suo futuro energetico.
Pequeño regalo de amor y esperanza
Envío estas fotos como un pequeño regalo a todos mis nietos y nietas, a los niños y niñas, y a toda la gente noble que nos ama. pic.twitter.com/Z6u3130arn
— Nicolás Maduro (@NicolasMaduro) August 30, 2026
Venezuela
Il nuovo accordo petrolifero tra Stati Uniti e Venezuela assegna a una società mista l’accesso a 17 giacimenti, con riserve stimate in 65 miliardi di barili. Washington avrebbe il controllo effettivo del 55 per cento della produzione e potrebbe acquistare greggio al costo, anche per le riserve strategiche e l’esercito. Caracas promette investimenti, lavoro e sovranità intatta.
Ma il testo dell’intesa non è pubblico e non posso confermarne integralmente i termini. Inoltre, gli impianti venezuelani richiederanno anni e miliardi: la benzina americana non costerà meno domattina.
Dopo aver catturato Maduro, Washington conquista il petrolio. Chiamarla semplice cooperazione richiede una certa fantasia.
Ecuador
L’Ecuador ha dichiarato l’allerta rossa nazionale dopo la conferma che El Niño è in corso e potrebbe intensificarsi nei prossimi mesi. Saranno attivati i comitati di emergenza provinciali e cantonali, con piani per evacuazioni preventive, mobilitazione delle risorse e protezione delle comunità più esposte.
L’allerta non significa che siano già iniziate piogge torrenziali generalizzate: serve ad anticiparne i possibili effetti. Perché le emergenze non si affrontano quando l’acqua entra nelle case.
La vera prova, adesso, sarà trasformare i protocolli in protezione concreta prima che il cielo presenti il conto.
Nepal
Dieci minuti. È il tempo che separa una normale mattina di scuola dalla morte. È il tempo che Rajendra Dawadi, preside della Tribhuvan Trishuli Secondary School, nel distretto nepalese di Nuwakot, ha saputo strappare alla piena.
Quattro persone lo avevano avvertito nel giro di pochi minuti. Poi un genitore è arrivato di corsa per riprendersi la figlia. Dawadi ha capito che non poteva aspettare conferme, ordini o certezze: se l’alluvione non fosse arrivata, avrebbero perso soltanto un giorno di lezione. Se fosse arrivata, avrebbero perso tutto.
Ha ordinato l’evacuazione di novecento studenti, mandandoli verso le colline, e ha fatto tornare indietro gli autobus ancora in viaggio.
Yunisha Amatya, sedici anni, racconta che le sue compagne l’hanno aiutata a salire lungo una stretta scala dietro la scuola. Dieci secondi dopo, l’acqua ha cancellato il mercato davanti ai loro occhi. Chi aveva scelto un’altra strada potrebbe essere stato trascinato via.
La valanga di ghiaccio, rocce e fango che ha investito Nepal e Tibet ha provocato quasi ottocento morti e oltre tremila dispersi. Più di novantamila persone potrebbero essere state coinvolte.
Dawadi viene chiamato eroe. E lo è. Perché il coraggio, qualche volta, non consiste nel correre incontro al pericolo, ma nel credergli prima che sia troppo tardi. E forse la lezione più importante impartita quel giorno è stata sapere quando interrompere tutte le altre.
Filippine
La provincia filippina di Tarlac ha dichiarato lo stato di calamità dopo giorni di piogge monsoniche e allagamenti. Migliaia di persone sono state costrette a lasciare le proprie case, mentre strade, raccolti e abitazioni risultano danneggiati.
Sono crollate sezioni di due ponti fondamentali: un’automobile è precipitata nel fiume dall’Agana Bridge; una persona è stata salvata, quattro risultano disperse.
La dichiarazione permetterà di utilizzare più rapidamente i fondi d’emergenza.
Ma sono previste nuove piogge: quando cedono i ponti, non si interrompono soltanto le strade, si spezza anche il percorso degli aiuti.
Singapore
Dimenticate le bocce e la ginnastica dolce: a Singapore gli anziani fanno parkour. Tranquilli, nessuno si lancia dal tetto di un grattacielo.
Nelle lezioni di Movement Singapore, persone tra i cinquanta e i settant’anni saltano piccoli ostacoli, rotolano a terra e, soprattutto, imparano a cadere senza trasformare una scivolata in una visita al pronto soccorso.
L’allenamento migliora equilibrio, forza e autonomia. Betty Boon, 69 anni, dopo tre anni riesce persino a portare da sola le valigie sulle scale.
Insomma, mentre noi cerchiamo l’ascensore, loro scavalcano la ringhiera. Con prudenza, naturalmente: l’obiettivo è invecchiare bene, non diventare virali dal reparto di ortopedia.
Cina
La crisi demografica cinese racconta anche una storia di successo. Nel 2025 sono nati appena 7 milioni e 920 mila bambini e la popolazione è diminuita per il quarto anno consecutivo.
Pechino offre sussidi e invita le giovani donne a sposarsi e diventare madri. Ma, secondo l’analisi pubblicata da Global Voices, proprio qui emerge il paradosso: durante la politica del figlio unico, molte figlie sole hanno ricevuto investimenti enormi in istruzione, ambizione e indipendenza.
Oggi le donne sono più della metà degli studenti universitari e sono entrate in professioni un tempo irraggiungibili. Le qualità celebrate come simboli della modernizzazione vengono ora dipinte come ostacoli alla maternità.
La bassa natalità avrà conseguenze economiche pesanti, certo. Ma non si può insegnare alle donne a scrivere la propria vita e poi stupirsi se vogliono scegliere anche il finale.
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