1 settembre 2026 – Notiziario in genere

Scritto da in data Settembre 1, 2026

Groenlandia, la campagna di contraccezione forzata è uno dei capitoli più oscuri della storia della Groenlandia e del suo passato coloniale, la Danimarca. È stato genocidio?

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Groenlandia

La Groenlandia annuncia l’istituzione di una Commissione per la Verità e la Riconciliazione sulla pratica della contraccezione forzata imposta dalla Danimarca a migliaia di indigene Inuit.

Una decisione che arriva dopo che gli esperti e le esperte non sono riusciti a raggiungere un accordo sulla natura di “genocidio” del programma.

La campagna di contraccezione forzata

La campagna di contraccezione forzata rappresenta uno dei capitoli più oscuri della storia della Groenlandia e del suo passato coloniale, la Danimarca.

Radio Bullets è stata in Groenlandia e ha incontrato queste donne.

Dagli anni ’60 al 1990, oltre 4mila donne groenlandesi sono state costrette a indossare la spirale contraccettiva, o dispositivo intrauterino (IUD).

Nella stragrande maggioranza dei casi senza il loro consenso o quello dei genitori, se minorenni.

Tra le vittime figuravano ragazze anche di soli 12 anni, alcune delle quali non sono mai più riuscite ad avere figli e figlie.

Genocidio?

“Non possiamo affermare, a nome del governo, se si sia trattato di genocidio. È una questione su cui possiamo continuare a discutere”, dice alla stampa la ministra della Giustizia groenlandese Mariane Paviasen.

Il primo ministro della Groenlandia, Jens-Frederik Nielsen, dice che la priorità ora è “avviare il processo di riconciliazione”.

“Istituiremo una commissione di riconciliazione”, promette, dichiarando di voler collaborare con la Danimarca sulla questione.

A Copenaghen, anche la premier danese, Mette Frederiksen, esprime un tono conciliante.

“Gestiremo il processo politico insieme al governo della Groenlandia. La cosa più importante per me è che troviamo insieme la strada giusta”, dice.

I rapporti

Una commissione composta da quattro componenti è stata incaricata nell’agosto del 2024 di fare chiarezza sul progetto.

Le voci esperti non sono riuscite a raggiungere una conclusione unanime, presentando invece due rapporti differenti.

“Uno afferma che non c’è stato alcun genocidio, mentre l’altro sostiene che potrebbe esserci stato”, dice Paviasen.

I rapporti concordano tuttavia sul fatto che il programma di contraccezione potrebbe aver violato molteplici diritti umani e i diritti delle popolazioni indigene.

Entrambi i rapporti hanno rilevato che la somministrazione di contraccettivi senza valido consenso ha violato il diritto delle donne al rispetto della loro vita privata e familiare.

E le ha sottoposte, in alcuni casi, a trattamenti degradanti.

I rapporti differiscono sulla questione se la pratica fosse sistemica.

Le conseguenze

Groenlandia, gennaio 2026. Barbara Schiavulli/Radio Bullets

Almeno 4mila donne e ragazze groenlandesi, alcune anche di soli 12 anni, hanno ricevuto dispositivi intrauterini o iniezioni contraccettive tra il 1966 e il 1991, spesso senza il loro consenso o a loro insaputa, secondo un’inchiesta congiunta danese-groenlandese del 2025.

L’inchiesta ha rilevato che la pratica era finalizzata a ridurre il tasso di natalità e le dimensioni delle famiglie.

Un obiettivo che le autorità danesi dell’epoca consideravano un modo per migliorare il tenore di vita e le condizioni socio-sanitarie in Groenlandia, isola artica e territorio semi-sovrano della Danimarca con una popolazione di 57mila abitanti.

Tra le conseguenze documentate per alcune donne si annoverano forti emorragie, infezioni gravi, cicatrici alle tube di Falloppio, asportazione dell’utero e infertilità.

La commissione

Groenlandia negli anni 60

Nel 2024, l’allora governo di Nuuk incaricò tre voci esperte – di legge e psicologia – di accertare se vi fossero state violazioni dei diritti umani e dei diritti delle popolazioni indigene e se queste rientrassero nella definizione di genocidio.

La commissione si è divisa durante i lavori, con due componenti che si sono dimessi e hanno presentato un rapporto separato.

“Una commissione di riconciliazione ci offre l’opportunità di guardare indietro alle tenebre della nostra storia comune, di confrontarci con esse in modo critico e di riconoscere il dolore che possono aver causato”, dice Frederiksen.

Il partito groenlandese Siumut chiede che la questione del genocidio venga risolta da “un tribunale internazionale competente e indipendente”.

Cosa c’entra Trump

Groenlandia, gennaio 2026. Barbara Schiavulli/Radio Bullets

Le conclusioni dei rapporti sono delicate, si legge su Reuters, perché il presidente degli Stati Uniti Donald Trump si è impegnato ad assumere il controllo della Groenlandia, che aspira un giorno alla piena indipendenza.

La sua amministrazione ha messo in evidenza le accuse di cattiva condotta da parte delle autorità danesi nei confronti della popolazione dell’ex colonia, nel tentativo di convincerla a rivolgersi a Washington.

La Casa Bianca non ha risposto immediatamente a una richiesta di commento da parte di Reuters via e-mail.

La Convenzione delle Nazioni Unite sul genocidio

La Convenzione delle Nazioni Unite sul genocidio non proibisce solo le uccisioni di massa, ma anche le “misure volte a impedire le nascite” all’interno di un gruppo nazionale, etnico, razziale o religioso.

E richiede la prova che gli atti siano stati compiuti con l’intento di distruggere tale gruppo, in tutto o in parte.

Nel loro rapporto, Dalee Sambo Dorough, avvocata dell’Alaska ed ex presidente del Consiglio Circumpolare Inuit, e Miriam Cullen, professoressa di diritto all’Università di Copenaghen, hanno riscontrato elementi sufficienti per ritenere che le donne Inuit Kalaallit (groenlandesi) avessero subito pratiche contraccettive involontarie.

Pratiche che violavano i loro diritti all’uguaglianza e alla non discriminazione, alla non interferenza nella vita privata e familiare e il diritto a non essere sottoposte a trattamenti crudeli, inumani o degradanti.

Non hanno tuttavia concluso che si fosse verificato un genocidio.

Hanno inoltre affermato che vi erano elementi sufficienti per ritenere che la “limitazione della crescita demografica” fosse uno dei fattori alla base dell’approccio dei medici alla contraccezione.

Nell’altro rapporto, Jonas Christoffersen, ex direttore dell’Istituto danese per i diritti umani, e Jensine Nedergaard, psicologa che ha lavorato in Groenlandia – che si sono dimessi dal gruppo di esperti originario – hanno riconosciuto che le donne avevano subito un torto, ma hanno affermato che non era possibile stabilire l’entità delle violazioni.

Christoffersen e Nedergaard non hanno trovato prove che “alcuna autorità o professionista sanitario in qualsiasi momento avesse l’intenzione di distruggere la popolazione groenlandese”.

La Danimarca non è stata in grado di stabilire tale intento “sulla base delle sole pratiche contraccettive”.

Stabilire se si sia effettivamente verificato un genocidio, hanno scritto, richiederebbe di considerare altre violazioni di cui la Danimarca è accusata in Groenlandia, come l’affidamento di bambini Inuit a famiglie danesi.

Questo aspetto esulava dall’ambito del loro rapporto.

Hanno aggiunto che l’intento genocida da parte della Danimarca “rimane una possibile inferenza” che un tribunale potrebbe accertare sulla base di un’analisi completa.

Dorough e Cullen hanno tuttavia riscontrato “ragionevoli motivi per credere” che la Danimarca abbia violato la Convenzione sul genocidio.

Perché venuta a conoscenza già nel 1969 di un grave rischio che il programma equivalesse a impedire le nascite all’interno di un gruppo.

E perché non ha adottato tutte le misure possibili.

Solo un tribunale potrebbe risolvere tale questione, spiegano.

In base ai termini della Convenzione sul genocidio, ratificata dalla Danimarca nel 1951, il paese si impegna a non commettere genocidio e a prevenirlo e punirlo.

Gli autori dei rapporti e le donne al centro del caso hanno chiesto che i risultati non vengano utilizzati nelle discussioni sui futuri rapporti tra la Groenlandia e la Danimarca.

L’esperienza di queste donne, dicono, dovrebbe essere considerata isolatamente e non trascinata in dispute geopolitiche.

La storia di Inger

Inger Platou, 70 anni, è una delle donne coinvolte.

Parlando con Reuters prima della pubblicazione dei risultati degli esperti, racconta il suo risveglio da quello che le era stato detto essere un piccolo intervento chirurgico.

Con la scoperta che le era stata inserita una spirale intrauterina senza il suo consenso.

“Si è scoperto che siamo state trattate come animali”, dice.

Inger Platau, Groenlandia, gennaio 2026. Barbara Schiavulli/Radio Bullets

“Senza il nostro consenso, volevano semplicemente impedire alle donne di partorire o di avere figli. È stato un atto disumano”.

Un medico, racconta, le ha detto in seguito che le complicazioni dovute alla spirale le hanno impedito di rimanere incinta.

Ha adottato due bambini dalla Colombia.

“Siamo molto deferenti nei confronti dell’autorità perché siamo figlie del colonialismo”, spiega.

Nel 2025, Frederiksen si è scusata con le donne che, a suo dire, erano state oggetto di “discriminazione sistematica”.

La prima ministra della Groenlandia si è scusata per i casi verificatisi dopo che la Groenlandia ha assunto il controllo del proprio sistema sanitario nel 1992.

I risarcimenti

La Danimarca ha approvato in questi giorni una legge di risarcimento che prevede il pagamento di 300mila corone danesi (46.758 dollari) a ciascuna donna colpita.

Entrambi i rapporti sono stati sottoposti a revisione paritaria da parte di due accademici esterni: uno di questi ha rilevato che il rapporto di Christoffersen e Nedergaard non rispettava gli “standard scientifici riconosciuti”.

Il ministro della giustizia della Groenlandia dice che il loro rapporto non aveva adempiuto al mandato ricevuto.

Christoffersen risponde che lui e Nedergaard hanno scritto al governo groenlandese a luglio per spiegare le loro motivazioni.

E che respingono l’affermazione secondo cui il loro rapporto non rispetta gli standard scientifici.

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