22 settembre 2026 – Notiziario in genere
Scritto da Angela Gennaro in data Settembre 22, 2026
Il divario di leadership femminile di cui dovremmo tutt3 parlare. Le donne rappresentano metà della popolazione, ma detengono solo una frazione del potere decisionale. E non per mancanza di capacità di leadership, ma per stereotipi di genere e misure insufficienti in termini di azioni positive, pari opportunità e investimenti.
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Nazioni Unite

Sei paesi su sette nel mondo sono guidati da un uomo.
Al ritmo di cambiamento attuale, la parità di genere nei parlamenti nazionali non sarà raggiunta prima di altri 63 anni.
La maggior parte di noi non vivrà abbastanza a lungo da vederla.
Se si prosegue con l’attuale andamento, i diritti e le opportunità paritarie per donne e ragazze, in ogni ambito della loro vita, non saranno garantiti prima di altri 171 anni.
È la chiara, impietosa diagnosi emersa dal rapporto *Gender Snapshot 2026*.
Realizzato da UN Women e dal Dipartimento degli Affari Economici e Sociali delle Nazioni Unite (UN DESA).
Il rapporto rappresenta la principale fonte mondiale di dati sulla parità di genere e sull’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile, monitorando i progressi relativi ai diritti delle donne in tutti i 17 Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (SDG).
Divario di genere

Il divario di genere nella leadership non è casuale.
È frutto di una struttura precisa, risultato di leggi inique, stereotipi e regole parziali, mai concepite per permettere alle donne di guidare e prosperare.
E non riguarda solo le donne che restano escluse dai tavoli decisionali.
Ha ripercussioni sulla salute, sull’istruzione, sulla sicurezza e sul futuro economico di tutte le persone che le circondano.
Cosa si intende per “divario di leadership” femminile?

Le donne costituiscono metà della popolazione, ma detengono solo una frazione del potere decisionale che plasma la vita di tutte le persone.
A livello globale, le donne occupano appena il 27,4% dei seggi parlamentari.
E il 22,4% delle posizioni nei governi nazionali.
Ricoprono inoltre solo 31 delle 175 cariche di presidente di corte suprema nel mondo.
Le donne rappresentano il 5,8% degli amministratori e amministratrici delegati (CEO) delle società quotate in borsa.
Pur occupando il 25,1% dei seggi nei consigli di amministrazione.
Questo significa che, anche quando riescono ad accedere ai vertici aziendali, raramente sono loro a guidare l’azienda.
Non si tratta, tuttavia, di una “questione femminile”, ovvero di un tema avulso dalle preoccupazioni altrui o che riguarda esclusivamente le donne, avvertono le Nazioni Unite.
I dati dimostrano che, quando le donne assumono ruoli di leadership, a trarne beneficio è l’intera comunità.
Le quote di genere e la diversità vanno a vantaggio di tutt3

Il rapporto “Gender Snapshot 2026” evidenzia che, storicamente, nei paesi in cui le donne occupano oltre il 20% dei seggi parlamentari, i tassi di immunizzazione sono fino a 12 punti percentuali più alti.
E un maggior numero di bambini e bambine sopravvive alla prima infanzia rispetto ai paesi con una rappresentanza femminile parlamentare inferiore.
Ciò è in linea con le priorità solitamente perseguite dalle donne al potere.
Nel corso del dibattito generale dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite del 2025, hanno sollevato la questione della parità di genere con una frequenza quasi tripla rispetto agli uomini.
Si battono costantemente per temi quali l’assistenza, la salute e la protezione sociale, inclusi i congedi parentali, il lavoro di cura non retribuito, le pensioni, il risparmio, nonché la tutela e la sicurezza di chi lavora.
Africa

Kigali, Ruanda
Il Ruanda ne è un esempio emblematico.
Oggi le donne detengono il 64% dei seggi in parlamento e i programmi scolastici sono stati elaborati in modo da integrare la parità di genere nelle politiche educative e nei libri di testo.
Gli e le studenti di diversi istituti dimostrano una spiccata consapevolezza in materia di parità di genere.
Nell’Africa francofona, gli alunni e le alunne delle scuole primarie dirette da donne ottengono risultati migliori in matematica e lettura rispetto ai coetanei delle scuole dirette da uomini.
Il divario equivale ad almeno sei mesi di apprendimento in più.
Intelligenza artificiale

La rappresentanza ai vertici influisce su ciò che accade in classe, cioè proprio dove si aprono o si chiudono silenziosamente le opportunità per le ragazze di intraprendere percorsi nelle discipline STEM.
I divari di genere nell’istruzione, inclusi i settori STEM, non scompaiono in fasi successive: si limitano a cambiare forma.
Oggi, mentre il mondo del lavoro avanza verso innovazioni guidate dall’intelligenza artificiale, le donne rappresentano solo circa il 22% dei professionisti e delle professioniste del settore a livello globale.
Quando si tratta di ruoli di leadership nel settore dell’IA, la rappresentanza scende al 14%.
Le persone che sviluppano i prodotti tecnologici e di IA del futuro appartengono ancora in stragrande maggioranza a un unico gruppo demografico – uomini bianchi.
Con ripercussioni su quali esigenze e aspetti legati alla sicurezza vengano integrati nella tecnologia che ormai influenza ogni aspetto della nostra vita.
Inoltre, secondo studi globali che hanno coinvolto oltre 140mila persone, le donne hanno il 20% di probabilità in meno rispetto agli uomini di utilizzare strumenti di IA generativa.
Investimenti

Guardando più in generale agli investimenti aziendali e di leadership, nel 2024 i team fondatori composti esclusivamente da donne hanno ricevuto appena il 2,3% dei finanziamenti globali di venture capital.
A fronte dell’83,6% andato a team di soli uomini.
Negli Stati Uniti, nel 2023, la quota di venture capital destinata a fondatrici nere e latine è stata dello 0,1%.
Mentre l’IA plasma sempre più le economie, i servizi pubblici e la vita quotidiana.
La partecipazione paritaria delle donne al suo sviluppo, alla governance e alla regolamentazione rappresenterebbe una svolta decisiva per mitigare rischi come i pregiudizi algoritmici e la violenza digitale contro donne e ragazze.
Significherebbe creare tecnologie più efficaci per tutt3, sottolineano le Nazioni Unite.
Abusi online alimentati dall’IA

L’intelligenza artificiale sta amplificando la violenza contro donne e ragazze.
“Ma possiamo fermarla”, proseguono le Nazioni Unite.
Colmare il divario nella leadership può ridurre il divario di giustizia, contrastare le molestie sessuali e affrontare i pregiudizi di genere nella sfera pubblica.
La politica

Quando le donne sono alla guida, i sistemi giudiziari funzionano meglio.
Nelle città statunitensi, l’elezione di una donna sindaca è associata a un aumento del 6% nella probabilità di arresto degli autori di violenza contro le donne e a un incremento di 13 punti percentuali nel tasso di denuncia dei reati da parte delle vittime.
A livello globale, le donne guidano negoziati di pace di successo e ricostruiscono servizi essenziali in contesti di crisi – dalla Colombia alla Repubblica Democratica del Congo.
Pur rimanendo in gran parte escluse dai processi di pace formali.
Eppure le donne impegnate in politica corrono rischi sproporzionati semplicemente per il fatto di esserci.
Il 76% delle parlamentari riferisce di aver subito intimidazioni o violenze pubbliche, contro il 68% degli uomini.
E la violenza che subiscono è chiaramente connotata dal genere e spesso di natura sessuale.
Cosa succede quando sono le donne a gestire l’economia?

I consigli di amministrazione con una maggiore presenza femminile hanno più probabilità di adottare pratiche di sostenibilità, riducendo le emissioni, il consumo di energia e lo spreco d’acqua.
È un’ottima notizia per la “tripla linea di fondo”: pianeta, persone e prosperità.
Tuttavia, i dati mostrano quanta strada ci sia ancora da percorrere.
La rappresentanza sulla carta non equivale al potere decisionale effettivo.
I componenti maschili dei consigli di amministrazione detengono, in misura sproporzionata, un maggiore capitale istituzionale, come precedenti incarichi in grandi aziende e consolidate reti interne.
Si tratta di vantaggi strutturali che determinano quale voce abbia più peso nelle decisioni del consiglio, indipendentemente dalla rappresentanza formale.
Quando rappresentanza e potere decisionale divergono, emerge un divario di potere di genere.
Nel 71,8% delle società quotate in borsa a livello globale, le donne detengono un potere decisionale inferiore rispetto alla loro rappresentanza complessiva.
Questo divario di potere tra i generi si accentua all’aumentare delle dimensioni aziendali: se il 70% delle aziende di dimensioni più ridotte presenta un divario di potere negativo, tale percentuale sale all’82,8% tra le imprese più grandi, suggerendo che le donne incontrano ostacoli ancora maggiori all’interno delle aziende più grandi e influenti.
Perché il divario nella leadership femminile è ancora così ampio?

Una combinazione di fattori contribuisce a mantenerlo inalterato.
Costi.
Candidarsi a una carica pubblica può costare oltre 100 volte il reddito pro capite medio nazionale in alcuni paesi, escludendo di fatto le donne e i candidati a basso reddito ancor prima che si svolga la votazione.
Indebolimento delle istituzioni, in particolare dell’architettura istituzionale di genere.
Negli ultimi due anni, un organismo governativo su tre dedicato alla parità di genere ha visto ridursi la propria influenza, mentre quasi un quarto ha subito tagli al budget.
Tagli ai finanziamenti.
Di recente, gli aiuti alle organizzazioni per i diritti delle donne sono diminuiti del 28%.
Inoltre i programmi di leadership femminile ricevono appena il 15% del totale dell’aiuto pubblico allo sviluppo destinato alla parità di genere.
Leggi discriminatorie e inique.
Alcune leggi sono viziate alla base.
Anche laddove esistono norme a tutela dei diritti delle donne e della parità, spesso manca la loro effettiva attuazione.
A livello globale, le donne e le ragazze godono solo del 64% dei diritti legali riconosciuti agli uomini.
In ogni parte del mondo, in pratica, le leggi trattano ancora donne e uomini in modo diverso.
Queste disparità giuridiche determinano chi viene tutelato, a chi viene creduto, chi ottiene giustizia e chi gode di impunità.
Cos’è l'”architettura istituzionale di genere”?

Per “architettura istituzionale di genere” si intendono le istituzioni, le leggi e i meccanismi o le strutture che un governo crea per realizzare concretamente la parità di genere.
Si pensi, ad esempio, ai ministeri per le questioni femminili, alle unità dedicate al genere all’interno di altri dipartimenti o agli organismi nazionali per i diritti umani incaricati di tutelare i diritti delle donne.
È l’infrastruttura che sta alla base delle promesse.
Attualmente, tale infrastruttura si sta silenziosamente indebolendo.
Solo 87 paesi dispongono di un portafoglio ministeriale interamente dedicato alla parità di genere e un terzo delle istituzioni esistenti in questo ambito ha riferito di aver perso potere negli ultimi due anni.
UN Women

Scene from United Nations Headquarters during the Commission on the Status of Women in 2026. Photo: UN Women/Ryan Brown
UN Women è l’ente delle Nazioni Unite leader a livello globale per la parità di genere e l’emancipazione femminile.
Collabora direttamente con i governi per costruire e tutelare questo tipo di infrastruttura istituzionale.
Il Piano Strategico 2026–2029 pone la leadership e il ruolo decisionale delle donne al centro delle proprie priorità fondamentali, trasformando gli impegni in leggi, stanziamenti di bilancio e istituzioni solide e durature.
Sei azioni per colmare il divario di leadership
Il rapporto “Gender Snapshot 2026” indica soluzioni concrete in grado di cambiare radicalmente la situazione e colmare il divario di leadership femminile.
Rendendo al contempo le economie più forti, le comunità più sicure e le famiglie più sane.
- Introdurre quote di genere reali, non meramente simboliche.
Quando le quote sono ambiziose e concretamente attuate, i risultati parlano da soli.
Nei paesi che adottano quote incisive – puntando a una rappresentanza femminile in politica superiore al 40% – la presenza delle donne è maggiore di 16 punti percentuali nei parlamenti e di 17 punti nelle amministrazioni locali rispetto ai paesi privi di tali misure.
- Ridurre i costi per la candidatura alle cariche pubbliche.
- Riformare il finanziamento delle campagne elettorali affinché la classe sociale e il genere non determinino chi può competere.
- Rafforzare le istituzioni e gli organismi nazionali per la parità di genere attraverso mandati incisivi, personale adeguato e risorse dedicate e costanti.
- Colmare il divario nei diritti legali garantendo un’effettiva applicazione delle norme, andando oltre le semplici disposizioni sulla carta.
- Finanziare direttamente le organizzazioni femminili.
Sono quelle più vicine alla realtà del territorio, ma anche quelle che dispongono di minori risorse.
- Modificare le norme e gli stereotipi di genere trasformando la narrazione sulle donne nella sfera pubblica.
- Creare coalizioni e offrire opportunità, risorse e servizi per promuovere la leadership femminile.
I dati dimostrano che, quando le donne assumono ruoli di leadership, l’intera società ne trae slancio sotto il profilo economico, politico e sociale.
Colmare il divario di leadership significa offrire a un numero maggiore di donne l’opportunità di guidare, orientare le decisioni e promuovere il progresso per tutta la società.
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