1 gennaio 2026 – Notiziario Mondo
Scritto da Barbara Schiavulli in data Gennaio 1, 2026
- Capodanno nel mondo: luci, silenzi e una parola che ritorna — pace.
- Carceri israeliane: acqua negata ai detenuti palestinesi.
- Iran, chiusure e proteste mentre l’economia affonda.
- Tassa sui preservativi e asili nido più economici: il piano della Cina per aumentare le nascite.
- Repubblica Centrafricana, voto storico tra sfide e sicurezza.
- Honduras, la destra conquista tutto. Ma l’opposizione non riconosce il voto.
- Zelensky: l’accordo per porre fine alla guerra è a ’10 percento di distanza’
Questo e molto altro nel notiziario di Radio Bullets a cura di Barbara Schiavulli
Introduzione: Quando la salute resiste
Happy New Year
Il 2026 è iniziato con fuochi d’artificio, riti antichi e anche con molta cautela.
A Sydney, uno spettacolo pirotecnico imponente ha illuminato il porto, ma sotto una forte presenza di polizia: poche settimane fa un attacco armato a un evento ebraico ha ucciso 15 persone.
Prima dei fuochi, un minuto di silenzio. Il ponte tinto di bianco, una menorah proiettata sui piloni. La sindaca ha parlato di un bisogno collettivo: ritrovarsi, senza paura.
In Seoul, migliaia di persone si sono radunate al padiglione della campana di Bosingak: 33 rintocchi per scacciare la sfortuna. Poco lontano, alla Grande Muraglia, celebrazioni in attesa dell’Anno del Cavallo.
A Hong Kong, niente fuochi: dopo l’incendio che ha causato 161 morti, solo un gioco di luci con un messaggio chiaro — nuove speranze, nuovi inizi.
In Rio de Janeiro, a Copacabana festa e musica, con l’obiettivo di battere un record mondiale.
Ad Atene, invece, fuochi silenziosi per rispetto di animali e persone.
E poi Kyiv e Mosca: neve, luci sobrie, e la stessa parola sulle labbra di tutti. Pace.
Una donna a Mosca dice che è l’unico vero desiderio.
Una bambina a Kyiv, nove anni, davanti all’albero di Natale, è più netta:
“Nel nuovo anno ci sarà la pace.”
A volte, la notizia più forte è proprio questa: continuare a sperarci.
E andiamo dove la pace ormai non c’è da decenni e ora meno che mai
Israele e Palestina
Durante la guerra di Israele contro la Striscia di Gaza, le autorità carcerarie israeliane avrebbero negato ai detenuti palestinesi l’accesso all’acqua potabile fino a 12 ore, come forma di punizione collettiva.
Lo rivela un nuovo rapporto del Ministero della Giustizia, basato su ispezioni del difensore civico nelle carceri israeliane nel 2024, pubblicato dal quotidiano Haaretz.
Le visite hanno riguardato in particolare la prigione di Ketziot, dove in alcuni reparti ai detenuti sarebbe stata tolta l’acqua per ore, in certi casi per metà giornata. La pratica, secondo il rapporto, è stata sospesa solo prima di un’ispezione di settembre.
L’Israel Prison Service nega tutto. Ma già in precedenza Corte Suprema di Israele aveva rilevato violazioni delle condizioni minime di detenzione, inclusa la mancanza di cibo adeguato, dopo un ricorso dell’Association for Civil Rights in Israel.
Dall’inizio della guerra, ai prigionieri palestinesi sono stati tolti accesso alle mense e possibilità di cucinare. Oggi sono oltre 10.000, tra cui donne e minori, a denunciare fame, torture e cure negate.
Mentre fuori, a Gaza, il bilancio supera i 71.000 morti, anche dentro le carceri il diritto alla vita viene eroso, goccia dopo goccia.
■ GAZA: Il presidente degli Stati Uniti Trump consentirà l’inizio della ricostruzione di Gaza, molto probabilmente nell’area bonificata di Rafah, anche prima che il disarmo di Hamas sia completato, i tunnel rimanenti siano distrutti e Gaza sia smilitarizzata, hanno detto ad Haaretz fonti vicine al primo ministro Netanyahu , aggiungendo che Trump alla fine non insisterà per eliminare Hamas.
Parlando a Fox News , Netanyahu ha affermato che qualsiasi progresso nel cessate il fuoco a Gaza dipende dal disarmo totale di Hamas , aggiungendo che questo significa togliere “60.000 fucili AK… e smantellare i tunnel del terrore”.
Riguardo alla transizione alla seconda fase del cessate il fuoco, Netanyahu ha affermato: “Penso che dobbiamo dargli una possibilità”.
■ CISGIORDANIA: Netanyahu ha minimizzato le preoccupazioni sulla violenza dei coloni in Cisgiordania nella sua intervista a Fox News , affermando che è stata perpetrata da “una manciata di ragazzini, circa settanta ragazzini, non provenienti dalla Cisgiordania, adolescenti che provengono da famiglie distrutte.
Fanno cose come abbattere alberi e a volte cercano di bruciare una casa”. I suoi commenti sono arrivati il giorno dopo che Trump aveva dichiarato di aspettarsi che Netanyahu “faccia la cosa giusta” per quanto riguarda la Cisgiordania.
Le IDF hanno dichiarato che sabato i soldati hanno vandalizzato delle auto nel villaggio di Deir Dibwan e che tutti i soggetti coinvolti sono stati processati e puniti.
Secondo le IDF, i comandanti di squadra coinvolti sono stati condannati a 30 giorni di carcere, un soldato a 20 giorni e gli altri sono stati trattenuti nella loro base per 28 giorni.
La dichiarazione ha aggiunto che “tutti i comandanti coinvolti nell’incidente non torneranno a ricoprire posizioni di comando e di combattimento nelle IDF”.
Israele ha approvato la costruzione di 126 unità abitative illegali per coloni nell’avamposto di Sa-Nur, nella Cisgiordania settentrionale occupata, evacuato nel 2005 in base al piano di disimpegno unilaterale di Israele.
■ ISRAELE: Più di 700 docenti di università e college israeliani hanno firmato una petizione che chiede il licenziamento del ministro delle finanze di estrema destra Smotrich e il suo processo per incitamento alla violenza, dopo che il ministro ha definito il presidente della Corte Suprema Isaac Amit un “megalomane violento e spietato” e ha affermato che il governo “lo travolgerà”.
Uno dei firmatari ha affermato che “chiunque minacci la violenza nega l’essenza fondamentale della democrazia, e quindi il ministro Smotrich non ha posto nel sistema politico”.
L’Alta Corte di Giustizia ha emesso un’ordinanza provvisoria che sospende l’indagine del Revisore dei Conti Matanyahu Englman sul massacro del 7 ottobre, proibendogli di convocare testimoni per fornire deposizioni o documenti.
La decisione è stata presa in risposta alle petizioni presentate dal procuratore capo delle IDF e dal Movimento per un Governo di Qualità, i quali sostenevano che l’indagine avrebbe compromesso una futura commissione d’inchiesta statale e avrebbe violato i diritti degli indagati.
Il Consiglio di ottobre, un gruppo che rappresenta le famiglie delle vittime del 7 ottobre, ha accolto con favore la decisione, affermando che “le famiglie in lutto, i sopravvissuti alla prigionia, le famiglie dei rapiti, i residenti delle comunità di confine di Gaza e i riservisti chiedono la verità. Non una revisione parziale. Non un insabbiamento “.
La crescita demografica di Israele ha toccato un nuovo minimo nel 2025, con un aumento di appena lo 0,9%, secondo uno studio pubblicato mercoledì , che attribuisce il calo ai tassi di natalità più bassi, alla maggiore mortalità e principalmente alla migrazione netta negativa.
Lo studio, condotto dall’esperto di demografia Prof. Alex Weinreb, ha descritto l’aumento dello 0,9% della popolazione come “un declino senza precedenti” e ha affermato che il 2025 ha rappresentato un punto di svolta demografico per Israele.
Iran
In Iran uffici pubblici, università e attività commerciali sono rimasti chiusi in 21 province su 31, inclusa Teheran, per ordine del governo. Una misura d’emergenza mentre crescono le proteste contro inflazione, disoccupazione e carenze idriche.
Il presidente Masoud Pezeshkian ha nominato un nuovo governatore della banca centrale, Abdolnaser Hemmati, dopo le dimissioni del predecessore. Un incarico definito “estremamente difficile”, sotto forte pressione politica e sociale.
Le manifestazioni si sono estese a diverse città. A Fasa ci sono stati scontri davanti a edifici governativi, con arresti e feriti. I vertici locali parlano di “influenze esterne”, mentre il presidente riconosce la legittimità del disagio economico.
Sul fondo pesano sanzioni occidentali, cattiva gestione e le recenti tensioni militari con Israele e Stati Uniti, aggravate dalle minacce del presidente Donald Trump.
Il governo promette dialogo, ma per molti iraniani il problema è più profondo: il costo della vita cresce, le prospettive no.
Repubblica Centrale Africana
Nella Repubblica Centrafricana si sono svolte regolarmente le prime elezioni combinate della storia: presidenziali, legislative, regionali e municipali insieme. Lo ha annunciato la missione ONU MINUSCA, spiegando che oltre il 99% dei seggi ha aperto come previsto. Lo spoglio è concluso e i risultati preliminari sono attesi il 5 gennaio.
Il voto del 28 dicembre segna un passaggio chiave, soprattutto perché le elezioni municipali mancavano dal 1988 ed erano previste dagli accordi di pace del 2019. I
n un Paese vasto, isolato e con infrastrutture fragili, l’ONU ha garantito la logistica: 84 voli, 8 convogli e oltre 230 tonnellate di materiale elettorale distribuite quasi ovunque.
Rafforzata anche la sicurezza, nonostante un attacco armato a Bambouti, che ha impedito il voto in quella zona.
Ora i risultati sono attesi a Bangui. Un test cruciale per la stabilità e il fragile percorso democratico del Paese.
Russia e Ucraina
Nella notte, Odessa è stata colpita da un attacco con droni russi: danneggiati palazzi residenziali e la rete elettrica, sei i feriti, tra cui tre bambini, uno di appena due anni. Colpite anche infrastrutture energetiche, in pieno inverno, mentre Mosca intensifica gli attacchi contro città e servizi essenziali.
Il presidente russo Vladimir Putin ribadisce di credere nella vittoria finale, mentre l’ONU segnala un forte aumento delle vittime civili nel 2025: oltre 2.300 morti e 11.000 feriti in undici mesi.
Intanto, Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha affer,atp che un accordo per porre fine alla guerra con la Russia è “al 90% pronto”, ma avverte: il 10% restante è decisivo e riguarda i nodi più pericolosi, a partire dal territorio e dalle garanzie di sicurezza.
Zelensky ribadisce che Kiev non accetterà la pace a qualsiasi costo, né cessioni che possano premiare Mosca e aprire la strada a nuove invasioni. La Russia occupa circa il 20% dell’Ucraina e insiste sul controllo totale del Donbas.
Poche ore prima, funzionari USA ed europei hanno discusso i prossimi passi diplomatici. Ma da Mosca il messaggio resta opposto: Vladimir Putin invita i russi a “credere nella vittoria” e il Cremlino annuncia una linea negoziale più dura, dopo aver accusato Kiev di un presunto attacco con droni contro una residenza di Putin — accuse non verificate.
La pace viene evocata da entrambi, ma le condizioni restano lontane. E quel 10% pesa come un abisso.
Stati Uniti
Zohran Zohran Mamdani è entrato ufficialmente in carica come sindaco di New York allo scoccare della mezzanotte del 2026, giurando con la mano sul Corano: è la prima volta nella storia della città.
Due cerimonie: La prima, privata, subito dopo mezzanotte, si è tenuta nell’ex stazione della metropolitana di City Hall, chiusa dal 1945.
A officiare il giuramento è stata la procuratrice generale Letitia James, alleata politica di Mamdani e critica di Donald Trump. La scelta del luogo, spiega il suo staff, è un omaggio ai lavoratori e a una stagione in cui New York investiva nelle infrastrutture pubbliche.
Nel pomeriggio, il giuramento pubblico sui gradini del municipio sarà guidato dal senatore Bernie Sanders, con un intervento iniziale della deputata Alexandria Ocasio-Cortez. Seguirà una festa di quartiere lungo Broadway.
Un inizio simbolico per un sindaco che vuole unire politica, inclusione e memoria urbana.
Il presidente Donald Trump ha annunciato di sospendere, per ora, il dispiegamento della Guardia Nazionale a Chicago, Los Angeles e Portland, dopo che una serie di ostacoli legali ha bloccato l’operazione.
In un post sui social, Trump ha chiarito che si tratta solo di una pausa: “Torneremo, forse in una forma molto diversa e più forte, quando il crimine tornerà a salire. È solo questione di tempo”, ha scritto.
Le truppe avevano già lasciato Los Angeles, dove erano state schierate all’inizio dell’anno nell’ambito della stretta su sicurezza e immigrazione. A Chicago e Portland, invece, l’invio era stato annunciato ma i soldati non sono mai arrivati nelle strade, proprio a causa dei ricorsi legali.
Una ritirata tattica, non un cambio di linea.
Messico
Le autorità del Messico hanno annunciato l’arresto di Yoel Alter, esponente di alto livello della setta ultra-ortodossa Lev Tahor, accusato di traffico di minori finalizzato a matrimoni forzati all’interno del gruppo.
Secondo la procura, Alter era ricercato dal 2022 per criminalità organizzata e tratta di esseri umani. È stato arrestato in Guatemala il 24 gennaio e, dopo aver perso definitivamente il ricorso contro l’estradizione, è stato consegnato al Messico.
L’estradizione è avvenuta nello stato di Chiapas, al confine con il Guatemala, e non all’aeroporto di Città del Messico come inizialmente previsto.
Un caso che riaccende l’attenzione internazionale sulle accuse di abusi sistematici legate alla setta.
Pacifico
La Guardia Costiera degli Stati Uniti è impegnata nella ricerca di otto possibili superstiti dopo un attacco militare USA contro un convoglio di imbarcazioni sospettate di traffico di droga nel Pacifico.
Il Comando Sud degli Stati Uniti ha confermato che tre barche sono state colpite: tre persone uccise sulla prima, mentre gli occupanti delle altre due si sono gettati in mare prima che le imbarcazioni venissero affondate. Un aereo C-130 è stato schierato per le ricerche.
Dall’autunno, l’amministrazione Donald Trump ha condotto oltre 30 attacchi tra Caraibi e Pacifico, con almeno 110 morti. L’operazione, ufficialmente contro il narcotraffico, è contestata da giuristi e parlamentari per la sua legalità.
Il tutto si inserisce in una più ampia pressione contro il governo di Venezuela, mentre cresce la militarizzazione della regione.
Venezuela
Cresce il numero di cittadini statunitensi arrestati e detenuti in Venezuela, secondo un’inchiesta del The New York Times.
Le detenzioni sono aumentate mentre l’amministrazione Donald Trump ha intensificato la pressione su Nicolás Maduro, tra sanzioni, isolamento diplomatico e rafforzamento militare nei Caraibi.
Washington valuta di classificare almeno due casi come “detenzione ingiusta”, uno status che accelera i negoziati per il rilascio. Tra gli arrestati ci sarebbero cittadini statunitensi senza legami con il Paese e persone con doppia cittadinanza.
Gli Stati Uniti accusano da tempo Caracas di usare i detenuti stranieri come merce di scambio politica. Nel 2025 alcuni americani sono stati liberati attraverso scambi di prigionieri, ma i colloqui si sono poi interrotti, mentre cresce la pressione su Maduro.
Il numero esatto dei nuovi detenuti resta sconosciuto. Un segnale, però, è chiaro: la diplomazia degli ostaggi è tornata al centro dello scontro tra Washington e Caracas.
Honduras
In Honduras, il Partito Nazionale di destra, guidato dal presidente eletto Nasry Asfura, conquista non solo le presidenziali ma anche la maggioranza nelle elezioni legislative e municipali.
Lo ha annunciato il Consiglio Nazionale Elettorale (CNE), a ridosso della scadenza legale per la proclamazione ufficiale dei risultati del voto del 30 novembre.
Secondo i dati certificati, il Partito Nazionale ottiene 49 seggi su 128 in Parlamento, seguito dal Partito Liberale con 41 e dalla sinistra di Libre con 35. A livello locale, i nazionalisti conquistano 151 sindaci, compresa la capitale Tegucigalpa.
Ma l’opposizione denuncia irregolarità nello scrutinio e definisce il voto “illegittimo”. Libre non riconosce i risultati e contesta in particolare l’elezione del sindaco della capitale.
Il CNE invita alla calma e avverte: nessuna rottura dell’ordine costituzionale. Il Paese resta diviso, mentre la vittoria della destra apre una nuova fase politica sotto il segno della tensione.
Argentina
Un’eccezionale ondata di caldo ha messo in crisi il sistema energetico dell’Argentina, causando un maxi blackout nella notte tra martedì e mercoledì: circa un milione di utenti senza elettricità nella capitale Buenos Aires.
L’interruzione è iniziata dopo le 23 e ha colpito reti a media e bassa tensione. Secondo l’ENRE, il picco si è registrato intorno alle 4 del mattino con oltre 920 mila utenze al buio.
In mattinata il servizio è stato in gran parte ripristinato, ma circa 10 mila utenti restano senza corrente.
Intanto, il Servizio meteorologico nazionale ha emesso allerta arancione per oggi in otto province: attesi oltre 40 gradi nel nord del Paese e fino a 39 gradi a Buenos Aires. Un nuovo stress test per una rete già al limite.
Cina
La Cina imporrà dazi aggiuntivi fino al 55% sul manzo importato da alcuni Paesi, tra cui Brasile e Stati Uniti, se le importazioni supereranno determinate quote.
Lo ha annunciato il Ministero del Commercio, spiegando che un’indagine ha stabilito che l’aumento delle importazioni ha gravemente danneggiato l’industria nazionale, con un chiaro nesso di causa-effetto.
Le nuove tariffe entreranno in vigore dal 1° gennaio 2026 e resteranno valide per tre anni.
Una mossa che rafforza il protezionismo di Pechino in un contesto di rallentamento economico e tensioni commerciali globali.
Da oggi, in Cina i contraccettivi saranno tassati al 13%, mentre asili, servizi per l’infanzia, matrimonio e assistenza agli anziani saranno esentati dall’IVA.
È l’ultimo tentativo di Pechino per spingere le nascite, mentre la popolazione diminuisce per il terzo anno consecutivo: nel 2024 sono nati appena 9,54 milioni di bambini, la metà rispetto a dieci anni fa.
La misura ha però scatenato critiche e ironia. In molti avvertono il rischio di gravidanze indesiderate e aumento dell’HIV, soprattutto tra studenti e persone con meno risorse. “Un preservativo più caro non convincerà nessuno a fare figli”, scrivono sui social.
Secondo il demografo Yi Fuxian dell’University of Wisconsin–Madison, pensare che questa tassa aumenti la fertilità è “un eccesso di fantasia”: più probabilmente, lo Stato cerca nuove entrate in piena crisi immobiliare e con un debito in crescita.
Il nodo resta il costo altissimo di crescere un figlio, la precarietà economica e il peso del lavoro di cura che ricade sulle donne. E c’è un altro rischio: quando lo Stato entra troppo nelle scelte private — perfino chiedendo alle donne informazioni sul ciclo mestruale — l’effetto può essere opposto.
Tradotto: il problema non è il prezzo dei preservativi, ma una generazione stanca, sotto pressione, sempre più distante dall’idea stessa di futuro.
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