20 luglio 2021 – Notiziario in genere

Scritto da in data Luglio 20, 2021

Somalia, per la prima volta una donna candidata alle elezioni presidenziali. Mali, due centri per le vittime di  violenze a Bamako. Nigeria, arrestati cinque uomini accusati di aver infranto le leggi sull’omosessualità. Repubblica Democratica del Congo, allarme sul numero di violenze sessuali. Le ragazze afghane vincono al Concorso Internazionale di Astronomia.

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Somalia

Wikimedia Commons/Fawzia Yusuf Haji Adam

Fawzia Yusuf Haji Adam è la prima e unica donna candidata alle elezioni presidenziali del prossimo 10 ottobre in Somalia. E anche se non dovesse vincere, dice, avrà comunque infranto il “tetto di cristallo” e ispirerà altre donne a candidarsi. E le donne, dice alla Bbc, potrebbero essere la soluzione ai problemi della Somalia. «Abbiamo un conflitto che ha così tante facce», spiega. «Per 30 anni gli uomini non hanno risolto questo problema, quindi forse le donne possono farlo». Gli uomini, aggiunge, sono sempre stati presenti nei clan e nella leadership politica, mentre le donne erano impegnate nel prendersi cura dei bambini. «Penso di avere una buona esperienza adesso… e ora ho determinazione», dice Adam riferendosi alla sua esperienza di parlamentare, ministra degli Affari esteri e vice premier. La sua priorità è ripristinare pace e sicurezza, e rendere più semplice la riconciliazione. «Al primo posto in realtà dovrebbe esserci la Costituzione… ma non ne abbiamo attualmente una, dobbiamo portarla a termine in modo da avere delle leggi», dice.

Mali

Facebook / Unfpa Mali

Due centri di assistenza per le donne vittime di violenza chiamati “One stop center” hanno aperto a Bamako, la capitale del Mali. Entro il 5 agosto, si legge su Radio France Internationale, altri otto verranno messi a disposizione del governo maliano nelle regioni di Kayes, Koulikoro, Ségou e Sikasso, nell’ambito del progetto Spotlight. Un’iniziativa congiunta dell’Unione Europea e delle Nazioni Unite per cercare di «eliminare ogni forma di violenza contro le donne e le ragazze».

Leggiamo su Rfi: «Il servizio mira a facilitare l’accesso alle cure per le persone che hanno subito violenza di genere attraverso un approccio multidisciplinare», scrive il corrispondente a Bamako, Kaourou Magassa. «Il dottor Amaguiré Saye ne è responsabile. “C’è la giustizia, c’è la polizia e c’è anche lo psicologo” − spiega Saye, capo del centro. Questo in modo che la sopravvissuta non debba andare altrove per poter trovare risposte alle sue domande. L’obiettivo è rendere giustizia a queste donne che sopportano queste aggressioni tutto il giorno».

Un aiuto che non è ancora noto a chi abita nelle aree circostanti. In una mattinata, si legge ancora, è arrivata solo una vittima di mutilazione genitale femminile. Secondo i dati ospedalieri, le complicazioni legate all’escissione sono il secondo motivo di consultazione per la violenza di genere. Dopo l’aggressione sessuale.

«Se c’è violenza commessa, è all’interno della famiglia stessa che cerchiamo di gestirla socialmente», spiega Abdoul Razack Dicko, direttore medico del centro sanitario. «Le donne che vengono violentate magari preferiscono tacere perché pensano che una volta scoperte, saranno loro a dover provare vergogna, e sarà la famiglia a doversi vergognare». Al di là dei tabù, il Mali non ha nessuna legge specifica che criminalizzi la violenza di genere.

Nigeria

In Nigeria la polizia islamica di Kano ha arrestato nei giorni scorsi cinque uomini accusati di aver infranto le leggi sull’omosessualità. A riportarlo è la Bbc. Le relazioni tra persone dello stesso sesso sono illegali in tutto il paese per la legge secolare e sono proibite per la sharia, legge sacra dell’Islam in vigore in una decina di stati del nord della Nigeria, tra cui proprio Kano. Il consiglio di polizia islamico ha fatto sapere di aver fatto irruzione, dopo aver ricevuto delle denunce, in quello che viene definito un “covo” nell’area di Kumbotso. I giovani rischiano la pena di morte per la sharia e 14 anni di carcere per la legge secolare.

Repubblica Democratica del Congo

Msf

Nel 2020 Medici Senza Frontiere ha dato assistenza a quasi 11.000 vittime di violenza sessuale nelle sei province in cui opera in Repubblica Democratica del Congo: si tratta di 30 vittime al giorno. In un rapporto, intitolato “La doppia pena”, MSF lancia l’allarme sul numero di violenze sessuali nel paese e sulla mancanza di cure, si legge su Radio France Internationale.

È a Kananga, nel Kasaï-Central e nei dintorni, che si registra il maggior numero di stupri: 3.278 per l’anno scorso. E nei primi tre mesi di quest’anno la ong ha registrato 15 casi di stupro al giorno. Il Nord-Sud resta la provincia più colpita. «Quasi 11.000 vittime di violenza sessuale sono state accolte dalle strutture sostenute da MSF nella RDC nel 2020», dice Juliette Seguin, a capo della missione MSF Belgio. «Una cifra allarmante ma che rappresenta solo la punta dell’iceberg. Il numero reale delle vittime di violenza sessuale nella RDC è necessariamente molto più alto. E nel 2020 una vittima su cinque accolta nelle strutture sostenute da MSF era minorenne».

La maggior parte di queste vittime viene aggredita nel corso delle attività quotidiane e il 63% da gente che ha un’arma con sé, forze di sicurezza e gruppi armati inclusi… Il 98% di queste vittime sono donne o ragazze. Ciò significa che il 2% delle vittime che si rivolgono a MSF sono uomini, e qui gli stupri sono ancora più stigmatizzati che per le donne.

Afghanistan

Un gruppo di studentesse afghane di Herat ha vinto un premio al Concorso Internazionale di Astronomia e Astrofisica ospitato dalla Polonia, tenutosi online nella prima settimana di luglio. L’evento, si legge su Tolonews, è una competizione scientifica internazionale che consente agli studenti e alle studentesse di tutti i paesi di dimostrare le proprie capacità e di liberare la propria creatività nei campi dell’astronomia e dell’astrofisica. I partecipanti ricevono certificati, premi in denaro e riconoscimenti globali.

I e le partecipanti provenivano da cinque paesi, tra cui India e Bangladesh. Secondo il racconto del team afghano, alla competizione hanno partecipato 225 candidati e gruppi provenienti da 54 paesi.

«C’erano 225 gruppi di astronomia provenienti da 54 paesi. Il nostro premio era un telescopio e un pacchetto di altre attrezzature pertinenti», spiega Amina Karimiyan, a capo del gruppo di astronomia afghano, composto unicamente da ragazze. «Nonostante i limiti che esistono nel nostro caro paese, stiamo pensando oltre e vogliamo scolpire il nome dell’Afghanistan nella scienza dell’astronomia», dice un’altra componente del team,  Behnaz Azizi. «Vogliamo mostrare a tutti che anche le ragazze afghane possono ottenere risultati in tutti i settori», dice Yasamin Zafari. Alcune ragazze studiano astronomia da due anni. «Ho un interesse speciale per l’astronomia. Voglio pensare al cielo prima di pensare al pianeta terra, per vedere cosa c’è», racconta Sahar, studentessa e parte del gruppo. Altre ragazze del team hanno affermato di aver bisogno di attrezzature avanzate per la propria ricerca. «Potremmo avanzare ulteriormente se avessimo l’attrezzatura», spiega Mursal Habibi. «Abbiamo bisogno dell’aiuto del governo per acquistare telescopi e per stabilire luoghi per lezioni di astronomia», ha affermato Elenaz Osmani.

In copertina Flickr/andré thiel | Donne vittime di violenza alla clinica di Panzi, a Bukavu, Rdc.

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