Ucraina, parla una madre surrogata

Scritto da in data Luglio 22, 2020

“È difficile vivere nel nostro paese in maniera dignitosa e allo stesso tempo risparmiare dei soldi per comprare una casa”. Oggi su Radio Bullets la storia di Elisaveta, una madre surrogata due volte, che sceglie di portare in grembo i figli degli altri per assicurare un futuro migliore alla propria bambina.

Ucraina, “Mecca” della maternità surrogata

A fine maggio l’Ucraina è entrata nel vortice dello scandalo legato ai bambini nati dalle cosiddette portatrici gestazionali e destinati a cittadini di molti paesi del mondo. 

Un video realizzato dalla clinica BioTexCom, leader del settore, mostrava una cinquantina di bambini che giacevano in fila nelle culle in un albergo patinato alla periferia di Kyiv. I bebè di poche ore, massimo di pochi giorni, attendevano i loro genitori stranieri, a loro volta rimasti bloccati nei vari paesi di provenienza a causa del lockdown totale per via del coronavirus. Il video era una sorta di messaggio per i genitori biologici, forse per rassicurarli che i bambini stessero bene.

L’Ucraina è uno dei pochi paesi in cui è consentita la pratica della maternità surrogata: nella maggior parte del mondo questa procedura è vietata legalmente. Ora l’Ucraina è diventata una vera “Mecca” della maternità surrogata, come l’avevano battezzata i giornalisti. La popolarità del Paese tra le coppie straniere è aumentata ancora di più dopo che alcuni paesi asiatici, perlopiù India e Thailandia, avevano vietato la pratica dell’utero in affitto a fini commerciali. Attirano anche i prezzi di molto più bassi per tutto il “pacchetto”. 

Quanto accaduto nell’albergo della capitale ucraina ha portato alla luce un problema mai risolto, suscitando nuovamente un forte dibattito sul divieto della maternità surrogata in favore degli stranieri. Il commissario del presidente ucraino per i diritti dei bambini, Mykola Kuleba, aveva persino paragonato la maternità surrogata alla tratta di minori. 

Oggi in Ucraina l’intero processo di maternità surrogata gestazionale – dalla selezione di una madre fino alla nascita e registrazione anagrafica del bambino – è controllato solo da cliniche private e non dal governo, riportano i media locali. Nel paese la maternità surrogata è regolata da un solo articolo del Codice della famiglia e dall’ordine del Ministero della Salute, scrive Deutsche Welle. Così una parte significativa del mercato rimane nell’ombra, e molti intermediari operano illegalmente.

Oggi Radio Bullets ha cercato di capire perché alcune donne diventato madri surrogate, quali sacrifici sono disposte a fare e per quali ragioni. 

La storia di Elisaveta, una madre surrogata 

Elisaveta Pogudina, 26 anni, è una giovane donna ucraina che vive a Kharkiv, la seconda città più grande dell’Ucraina nel nord-est del Paese. È sposata, ha una figlia di cinque anni e si guadagna da vivere lavorando come estetista da casa. 

La sua unica figlia è nata prima che Elisaveta portasse avanti due gravidanze per conto di coppie straniere. Dalla prima, nel 2017, aveva dato alla luce una bambina per una coppia spagnola; invece nel 2019 aveva partorito un bambino per una coppia cinese.

Sulle ragioni di una simile scelta è molto concisa: sono state, perlopiù, le difficoltà economiche a giocare il ruolo decisivo. La famiglia all’epoca stava mettendo da parte dei soldi per poter acquistare una casa e, secondo Elisaveta, non senza tante difficoltà e sacrifici. 

Poi si è imbattuta in qualche annuncio pubblicitario sulla maternità surrogata, e da lì aveva cominciato a cercare informazioni al riguardo. Il primo programma di maternità surrogata, Elisaveta lo aveva approfondito per otto mesi, in modo di poter studiare tutto nel dettaglio. Poi era giunto il momento di confronto con la famiglia. 

A mio marito avevo parlato della mia idea dopo aver raccolto tutte le informazioni necessarie. Inizialmente era contrario, non ne voleva sapere nulla. Però alla fine, dopo un paio di tentativi, sono riuscita a convincerlo che mi prestassi alla gravidanza surrogata”, racconta Elisaveta a Radio Bullets. 

Nonostante le critiche, la donna sostiene di avere sempre ricevuto sostegno dalla propria famiglia e dai parenti. Tiene a precisare che per lei la maternità surrogata non consiste soltanto nella ricompensa materiale, ma presenta anche un forte valore spirituale, è un atto di enorme responsabilità. È stato toccante e piacevole per me poter aiutare la gente a trovare la propria felicità”, confida la giovane donna. 

Durante la prima maternità surrogata sua figlia aveva poco più di due anni, e, ovviamente, non poteva capire cosa stesse succedendo. Ho raccontato a mia figlia come stavano le cose, che ci sono genitori che vorrebbero avere un bambino, ma non possono. E che ci sono io, che ho già una bambina e che posso aiutarli. Cosi ci aiutiamo a vicenda. E da lì lei non mi ha più chiesto nulla”, condivide la sua posizione Elisaveta. 

Il programma della maternità surrogata dall’interno 

Elisaveta racconta che non tutte le donne possono partecipare al programma di maternità surrogata. Uno dei requisiti fondamentali per le candidate, da parte di tante cliniche, è la presenza di figli propri nonché l’ottima salute. Alcune agenzie insistono sul fatto che la potenziale madre sia sposata, alcune, invece, puntano sull’età. Gli ultimi mesi di gestazione, le donne devono passarli fuori dalla propria casa, vivendo altrove.

Elisaveta ha passato gli ultimi mesi delle gravidanze in un appartamento in affitto a Kyiv, fornito dalla clinica. Si poteva trasferire lì con tutta la famiglia; lei, invece, ci ha vissuto da sola. Il marito con la figlia veniva a trovarla spesso e le visite dei parenti non sono state proibite. Sottolinea che non tutte le cliniche sono cosi permissive.

Durante le gravidanze ha sempre mantenuto un contatto con i genitori biologici tramite un loro rappresentante. Volevano vedere le sue foto, si interessavano del suo stato di salute durante la gestazione. Al loro arrivo in Ucraina, prima del parto, le hanno sempre portato dei fiori. 

Ora Elisaveta non ha nessun contatto con le famiglie. Durante i primi tre mesi, con i genitori biologici della prima bambina si sono scambiati dei messaggi e qualche foto. Poi la corrispondenza si è fermata. La donna confessa che delle volte nutre il desiderio di sapere qualcosa sulla vita dei bambini, però è consapevole che i genitori non sono obbligati a informarla sulla loro vita. Elisaveta è profondamente convinta che a loro non manchi nulla.

Sullo stato della maternità surrogata in Ucraina, crede che debba essere regolata dalla legge ma non vietata. Proprio perché, secondo lei, la proibizione porterebbe ad altri modi illegali di operare.

Voce doppiaggio: Raffaella Quadri

Foto in evidenza: “_MG_5801” by infopro_54 is licensed under CC BY-NC-ND 2.0

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