Venezuela: una voce in esilio

Scritto da in data Luglio 13, 2020

Foto di copertina di Barbara Schiavulli
Colonna sonora: Benvenuti in Italia di Rocco Hunt e Straight to Hell Music Video Trailer

 

Il Venezuela potrebbe essere uno dei paesi più belli al mondo, per il clima, per le risorse, per il paesaggio, per la gente. E forse lo è, se non fosse per la criminalità, per la crisi umanitaria, la peggiore che caratterizzi un paese non in guerra, per la crisi economica e politica. Per lo stallo, che ormai dura da tempo e che inginocchia una popolazione stanca, spesso malata, sempre più disillusa. Da una parte il governo socialista con la sua ideologia intoccabile, i debiti, i paesi che lo sostengono, come Cuba per la sua politica e Russia e Cina per i suoi debiti. Dall’altra l’opposizione spesso troppo divisa, a volte ingenua, sostenuta dagli Stati Uniti e da decine di governi che l’anno scorso hanno riconosciuto Juan Guaidó, il presidente dell’Assemblea Nazionale, presidente ad interim. E in questo quadretto già complesso con innumerevoli sfaccettature sanitarie, economiche e sociali, il petrolio la fa da padrone, quella risorsa di cui il paese è ricco, ma che, come per altri paesi, è diventata la maledizione ricorrente di chi non credeva che avrebbe attratto gli interessi di tantissimi attori esterni.

E siccome piove sempre sul bagnato, il coronavirus di certo non aiuta, e di sicuro nemmeno una pandemia mondiale ha unito un paese. La gente soffre a partire dalla mancanza di medicine, di servizi essenziali, di prezzi adeguati. Inflazione al milione per cento, 3 euro lo stipendio medio di un medico o un insegnante, mancanza cronica di medicine, malnutrizione. Secondo le Nazioni Unite almeno 4 milioni di persone hanno lasciato il proprio paese: i più fortunati se ne sono andati da parenti sparsi per il mondo, gli altri arrancano nei paesi vicini trattati come spesso accade ai migranti quando sono costretti a lasciare la propria vita per sopravvivere.

La stampa è controllata, i dissidenti finiscono in prigione, la criminalità è alle stelle, il narcotraffico gode della fragilità politica. Ma diversamente da altri paesi è, forse, proprio l’anomalia politica a rendere le cose ancora più difficili. Il poter fare e disfare le leggi, il non riuscire a spingere per una democrazia che i venezuelani vogliono anche se, quando si ha fame, si vota spesso chi ti regala da mangiare.

Combattere per i diritti umani

Ora in Venezuela ci sono due presidenti, due parlamenti, due pensieri e nessun tipo di compromesso. Da una parte i buoni e dall’altra i cattivi e per entrambi i cattivi sono gli altri. Detto questo ci sono i fatti che si incastrano, che si incrociano, che spesso si mischiano e si condiscono. Ci sono complotti, tradimenti, speranze e idee. Ma anche tante bugie, ed è difficile districarsi in un mondo che vuole mostrarsi per quello che pensa di essere. Ma come si definisce un paese in cui ci sono prigionieri politici? Dove un giudice può acquisire un partito e cambiarne il leader? L’ultima volta è accaduto pochi giorni fa, quando il leader del partito principale — Volontà Popolare — è stato rimosso: il terzo partito dall’inizio dell’anno a essere stato compromesso. Dove un politico può finire in galera solo per essere all’opposizione? Un paese dove i diritti umani vengono violati in continuazione e tutti i posti chiave di un’amministrazione sono in mano ai militari? È anche vero che l’istruzione è alla portata di tutti, se non fosse che molte scuole sono chiuse perché mancano soldi e cibo. Vero è che la sanità, una volta fiore all’occhiello del paese, è disponibile a tutti, se non fosse che le medicine mancano. La povertà è divenuto il modo per tenere in ostaggio un paese che affoga nel petrolio che non può neanche permettersi di raffinare.

Una parlamentare venezuelana in Italia

Mariela Magallanes è una parlamentare dell’Assemblea Nazionale. L’Assemblea Nazionale è stata destituita dall’amministrazione Maduro nel 2018 e sostituita con l’Assemblea Costituente perché la prima era controllata dall’opposizione. Però di fatto esistono entrambi i parlamenti, uno ombra dell’altro. Ed esistono i parlamentari dell’una e dell’altra. Quella che racchiude il potere di decidere è la seconda. Magallanes si è opposta con forza alla destituzione del potere dell’Assemblea Nazionale, e nel gennaio 2019 ha sostenuto Guaidó in un momento in cui in molti hanno pensato che potesse essere il momento giusto per un cambio di regime. Invece non è successo. Nell’aprile 2019 il Tribunale di Giustizia, controllato dal presidente, le ha revocato l’immunità parlamentare, insieme ad altri colleghi ritenuti oppositori del regime. Le forze dell’ordine le hanno preso il passaporto ed è stata posta in stato di fermo. Pochi giorni dopo, i primi di maggio, è riuscita a rifugiarsi nell’ambasciata italiana insieme al deputato Américo de Grazia ed è rimasta in esilio in ambasciata per 7 mesi. Sposata a un italiano, grazie all’intervento politico e diplomatico dell’Italia — nonostante sia uno dei due paesi europei che non ha riconosciuto l’autorità di Guaidó (insieme a Cipro) — è riuscita a venire in Italia.
Ora è la rappresentante del parlamento venezuelano in Italia e il suo ruolo è quello di spiegare perché è importante che l’Italia si unisca alle pressioni internazionali affinché il Venezuela possa diventare il paese che sogna di essere.

L’abbiamo incontrata in una calda giornata estiva di Roma, che non ricordava per niente il clima perfetto di Caracas con la sua brezza onnipresente. E abbiamo parlato di diritti umani, elezioni, migrazioni, coronavirus, femminicidi, povertà, malattie ma soprattutto di libertà.

Il latte della speranza

Un melone, solo un melone

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