L’America Latina appartiene a (qualche) Dio | Brasile

Scritto da in data Luglio 18, 2020

Le lobby religiose in America Latina stanno acquisendo sempre più potere politico e stanno mostrando i loro intenti in questo periodo di emergenza sanitaria. Non le unisce la fede religiosa, ma un disegno comune, che ha poco a che fare con la religione. Siamo in Brasile, dove tra negazionismo, disinformazione e chiese evangeliche, siamo a 2 milioni di contagiati… o forse a 10?

Non hai voglia di leggere? Ascolta il podcast. La musica, la voce, gli effetti renderanno l’esperienza più coinvolgente!

È recente la notizia che il presidente del Brasile, Jair Bolsonaro, abbia contratto il Coronavirus. Sembra quasi una punizione divina per uno degli uomini politici più negazionisti verso il virus, ma si insinuano dubbi sulla veridicità della malattia. Intanto ne approfitta per montare video in cui prende un farmaco chiamato idrossiclorochina, tre pastiglie al giorno, dichiarando che è questo il motivo per cui è guarito dal virus e si presenta in forma smagliante. Lungi da noi indagare se ha veramente contratto il virus o è una trovata per tranquillizzare quei due milioni di persone contagiate in Brasile. Preferiamo raccontarvi la seconda puntata di “L’America Latina appartiene a (qualche) Dio”, la serie sulle lobby religiose che stanno mostrando i loro veri intenti in questi periodi di emergenza sanitaria. Siete su Radio Bullets, questo è “El Regreso de América Latina” e io sono Stefania Cingia.

Brasile

Gli evangelici sono una forza politica in Brasile e rappresentano oggi circa un terzo della popolazione del paese. Diverse chiese dispongono di mezzi di comunicazione perché ne sono proprietarie. Nell’ultimo podcast avevamo accennato alla Chiesa Universale del Regno di Dio, che è il caso più emblematico di connubio tra chiesa e comunicazione. Edir Macedo, il capo spirituale della Chiesa Universale, è il proprietario del colosso Rede Record, il quarto conglomerato di mezzi di comunicazione del Brasile. Rede include anche Record TV, il terzo canale televisivo più visto nel paese.

La Chiesa Universale è connessa anche a un partito politico, quello Repubblicano, che vede tra le sue fila due figli di Bolsonaro, il consigliere Carlos Bolsonaro e il senatore Flavio Bolsonaro. L’attuale presidente del partito è Marcos Pereira, vescovo autorizzato della Chiesa Universale. La sua candidatura alla presidenza della Camera dei Deputati è sostenuta da Bolsonaro, in accordo con Macedo.

Il nome di Marcos Pereira sarebbe connesso anche al Frente Evangélico Parlamentario nel Congresso Nazionale. Il Frente riunisce circa 100 deputati e 15 senatori di diversi partiti. Nell’esecutivo, il Ministero della Donna, della Famiglia e dei Diritti Umani, che si chiamava sotto, Dilma Roussef, Ministero della Donna, dell’Uguaglianza e dei Diritti Umani, è ora capeggiato dalla pastora evangelica Damares Alves, militante anti abortista e decisa difensora della lotta contro quella che lei chiama “ideologia di genere”. Sotto la sua gestione sono state smantellate le politiche pubbliche per la popolazione LGBT+.

L’appoggio della parte evangelica, che per la prima volta nella storia del paese ha unito diverse organizzazioni a sostegno di un solo candidato, è stato fondamentale per l’elezione di Bolsonaro, e continua a essere un importante appoggio per il governo. Nonostante la corrosione della base politica vicina a Bolsonaro, il presidente mantiene un’approvazione del 41% tra i brasiliani evangelici.

Bolsonaro sta distribuendo poltrone ai suoi fedelissimi: per esempio, il pastore della Chiesa Presbiteriana Speranza di Brasilia ed ex avvocato generale per lo stato, André Mendonça, è stato nominato per il Ministero della Giustizia e della Sicurezza Pubblica. Il suo nome era balzato all’onore delle cronache già l’anno scorso, quando si cominciava a discutere l’esigenza di trovare qualcuno che sostituisse Celso de Mello, ministro del Supremo Tribunale Federale, che a novembre di quest’anno andrà in pensione per raggiungimento del limite di età previsto, i 75 anni.

L’esigenza di sostituire un ministro laico con uno religioso deriva dalla volontà di Bolsonaro di influenzare tale tribunale, che, se sull’aspetto dei diritti economico-sociali ha sempre adottato posizioni volte a ridurre diritti con la scusa dell’alto indebitamento dello Stato, sul piano dei diritti civili, forse perché meno costosi, ha spesso adottato posizioni in controtendenza, dal reato di omofobia alla possibile legalizzazione delle droghe leggere, posizioni sulle quali la massa di elettori bolsonaristi non può che protestare veementemente.

Digiuno nazionale

Bolsonaro ha chiesto un giorno di digiuno per porre fine alla pandemia, con tanto di petizione dei pastori evangelici che hanno appoggiato l’iniziativa con un video. Nella narrazione cristiana, la privazione di alimenti ha un significato di sacrificio e si utilizza per placare la furia divina. Da qui capiamo che, per la chiesa evangelica, pandemia = punizione divina. Utilizzando questa idea del digiuno come salvezza, Bolsonaro segue l’esempio di Donald Trump, che ha chiesto un giorno di preghiera e di digiuno durante la pandemia. L’influenza di Trump ha portato alcuni presidenti dell’America Latina e alcuni esponenti locali a seguire i suoi esempi.

Ronaldo de Almeida, dottore in Antropologia Sociale all’Università di San Paolo, dichiara che “attraverso questa convocazione al digiuno, i presidenti, compreso Bolsonaro, rimarcano l’alleanza dei propri governi con i gruppi religiosi, che è stato un po’ il refrain della politica in America Latina in questi ultimi anni”.

Il digiuno chiesto da Bolsonaro ha avuto luogo il 5 aprile; quel giorno, il presidente ha preso una tazza di caffè in compagnia dei suoi alleati.

La pressione per aprire i luoghi di culto

In tutto il mondo si sono chiusi chiese, templi e luoghi di culto per evitare gli assembramenti e quindi un’ancora più rapida diffusione del virus. In Brasile queste restrizioni hanno generato l’indignazione di alcuni gruppi evangelici, che vedono come minaccia alla libertà religiosa i decreti di isolamento sociale. Dall’inizio della pandemia, questi gruppi hanno pressato il Congresso Nazionale per il mantenimento dei servizi religiosi.

Grazie agli attacchi del Fronte Parlamentare Evangelico, i luoghi di culto sono stati riconosciuti come servizi essenziali nel paese, alla stregua di farmacie e supermercati. Una comunicazione del Fronte dichiara che la fede è un grande alleato della nazione in questo momento tanto difficile e non è possibile limitarla.

Il decreto presidenziale è stato emesso il 26 marzo, ma non è entrato in vigore. I governi regionali, che hanno formato un blocco di opposizione al governo di Bolsonaro, hanno mantenuto le restrizioni e quindi chiuso i luoghi di culto. Per decisione del Tribunale Supremo del Brasile, gli stati e i municipi hanno l’autonomia per determinare le misure per far fronte al Coronavirus. La posizione del governo federale, però, ha alimentato le dispute a livello regionale: in tutto il paese i pastori continuano a pressare i governi delle città e degli stati perché ridimensionino le restrizioni.

La disinformazione

Ma affrontare la pandemia in Brasile significa combattere anche contro la disinformazione. Alcuni pastori hanno assunto il ruolo di grandi divulgatori. Il problema serio è che condividono o inventano notizie false. I rimedi miracolosi per curare il Coronavirus passano di persona in persona grazie alle catene su WhatsApp e lo fanno molto velocemente, più delle stesse agenzie che verificano le notizie. La più famosa delle notizie false è quella che si possa guarire con l’idrossiclorochina, un medicinale usato per combattere la malaria. L’efficacia del farmaco è difesa da Trump e di riflesso da Bolsonaro, che vuole sia inserita nei protocolli di cura per i pazienti affetti dal virus. E infatti Bolsonaro la sta usando, con tanto di video-testimonianza sulla bontà dei suoi effetti sul virus.

Effetto domino et voilà: l’idrossiclorochina ha cominciato a essere difesa anche da gruppi di eruditi e leader religiosi vicini al presidente, con tanto di video di incoraggiamento al suo utilizzo.

Pure i fagioli combattono il coronavirus, secondo alcune organizzazioni evangeliche. Il pastore Valdemiro Santiago ha provato a venderne i semi a 1.000 real (circa 164 euro) attraverso la televisione. Il Ministero Pubblico Federale sta investigando sul pastore.

Anche qui, la credenza di cure miracolose si riallaccia alla fede della chiesa pentecostale, per la quale i suoi leader sono legittimati in base alla capacità di mostrare poteri soprannaturali. Questo trend però contrappone la fede alla scienza, con epiloghi spesso tragici per i fedeli che hanno appunto fede e fiducia nelle loro guide spirituali.

A oggi in Brasile si contano 2,06 milioni di casi confermati di Coronavirus, 1,37 milioni di casi di guarigione e 77.851 decessi per il virus, secondo i dati del Ministero della salute, e la curva epidemica non accenna a scendere. Le città restano le più colpite, ma il virus è ormai diffuso in tutto il paese. Gli esperti ritengono responsabili il negazionismo di Bolsonaro, la scarsa coordinazione sulle politiche da adottare, le azioni in ordine sparso dei governatori locali e, aggiungiamo a questo punto, la disinformazione veicolata a tutti i livelli tra i brasiliani, dai politici ai pastori, dai media nazionali ai social. Secondo un modello elaborato da varie istituzioni accademiche brasiliane, i numeri della malattia sono sottostimati, a causa della mancanza dei test. Dichiarano che la cifra reale dei contagiati arrivi ai 10 milioni. Se fosse confermato, si tratterebbe di un bello scarto dai 2 milioni di contagiati dichiarati di oggi.

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