21 dicembre 2023 – Notiziario Africa

Scritto da in data Dicembre 21, 2023

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  • Repubblica democratica del Congo: seggi aperti in ritardo tra violenze e polemiche.
  • Somalia: torna la pirateria.
  • Rwanda: condannati tre responsabili del genocidio del 1994.

Questo e molto altro nel notiziario Africa di Radio Bullets, a cura di Giunio Santini. 

 

Repubblica democratica del Congo

Dopo le polemiche degli ultimi giorni sull’operato della Commissione elettorale nazionale, si sono aperti mediamente con tre ore di ritardo i seggi in Repubblica democratica del Congo per l’elezione dell’assemblea nazionale e del Presidente. 44 milioni sono gli elettori congolesi attesi alle urne, su una popolazione di 100 milioni, con alcuni che però potrebbero vedere il proprio diritto di voto negato per diverse ragioni.

Nell’Est del paese, nelle regioni del Nord Kivu e dell’Ituri, si stima che oltre 1 milione e mezzo di elettori non possano votare a causa dei combattimenti tra i gruppi ribelli e l’esercito congolese. Oltre alla violenza, un ulteriore ostacolo al processo elettorale in queste regioni è stata la registrazione incompleta di alcuni cittadini che, giunti alle urne, non sono riusciti ad esprimere il proprio voto perché non presenti nelle liste elettorali.

A questo proposito, diversi media internazionali, tra cui Al-Jazeera hanno riportato di tensioni crescenti nei pressi dei seggi, con i cittadini in agitazione nell’attesa di poter esprimere il proprio voto.

Polemiche che non si sono limitate solo alle aree in guerra e che potrebbero compromettere la credibilità del voto in una delle nazioni più grandi dell’Africa, le cui risorse minerarie sono sempre più cruciali per l’economia globale.

Diversi problemi legati alla registrazione e al riconoscimento degli elettori hanno macchiato l’apertura dei seggi anche nelle altre regioni, tra cui quella della capitale Kinshasa. Il sito congolese Actualite.cd riporta di numerosi cittadini ‘Kinois’, così vengono definiti gli abitanti della capitale, che non sono riusciti ad esprimere il proprio voto perché non presenti sulle liste elettorali o perché è stato impossibile assicurarne il riconoscimento.

Questa seconda problematica era una delle preoccupazioni principali della vigilia. Numerosi cittadini avevano denunciato la scarsa qualità della carta e dell’inchiostro utilizzati per le tessere elettorali, che avevano iniziato a diventare illeggibili già pochi giorni dopo la consegna ai proprietari. Ciò ha portato al respingimento di migliaia di elettori ai seggi, poiché gli ufficiali responsabili non hanno potuto verificarne le generalità.

Diverse criticità che si vanno ad aggiungere all’enorme sfida logistica rappresentata dalle elezioni in un paese vasto come l’Europa occidentale. Numerosi osservatori hanno riportato come centinaia di seggi, soprattutto nelle aree più remote, non avessero ancora ricevuto il materiale elettorale all’alba di mercoledì. Questo il caso di Kenge, nella provincia di Kwango, e di Kabare, dove i presidenti di seggio hanno dovuto recarsi d’urgenza agli uffici della commissione elettorale per sollecitare la consegna del materiale. A Mbandaka, importante snodo fluviale sul fiume Congo, il voto è stato sospeso per scontri tra polizia e manifestanti che hanno portato alla distruzione di due seggi elettorali.

Intanto, i principali sfidanti del presidente Félix Tsishekedi hanno giurato battaglia se saranno riscontrate irregolarità nel processo di voto. Moise Katumbi, governatore del Katanga sotto la presidenza Kabila, ha chiesto ai suoi sostenitori di restare nei pressi dei seggi per vegliare sulla regolarità delle elezioni. Il Premio Nobel Denis Mukwege, dopo aver espresso il proprio voto in un seggio della capitale, ha dichiarato che denuncerà le eventuali irregolarità alla corte costituzionale.

Interpellato dai giornalisti sulle polemiche, Denis Kadima Kazadi, il presidente della commissione elettorale ha dichiarato che i ritardi sull’apertura dei seggi saranno compensati da una chiusura ritardata del processo elettorale, per permettere a tutti i cittadini di esprimere il proprio voto.

Le elezioni per la presidenza sono a turno unico, permettendo al candidato che riceverà più preferenze in questa tornata di essere dichiarato vincitore. I risultati provvisori sono attesi per il 31 dicembre ma è facile immaginare come questa data possa subire dei ritardi, anche alla luce della probabile estensione della finestra elettorale.

 

Somalia

Una nave mercantile battente bandiera maltese è stata dirottata al largo della Somalia da uomini armati, alimentando i timori di un ritorno dei pirati nelle acque del Golfo di Aden e del Mar Rosso, già afflitte da un’impennata di attacchi alla navigazione.

La nave è stata assaltata venerdì scorso da pirati somali e ad oggi risulta ancora sotto il controllo degli assalitori. Diversi analisti hanno dichiarato che l’incidente è il primo dirottamento di una nave mercantile da parte dei pirati dal 2017.

Il fenomeno della pirateria potrebbe tornare in primo piano, anche alla luce del caos delle ultime settimane causato dagli attacchi da parte degli Houthi yemeniti alle navi israeliane di passaggio nel Golfo di Aden. Oggi, diverse compagnie di trasporto marittimo stanno infatti preferendo la circumnavigazione dell’Africa al passaggio davanti alle coste yemenite, con i relativi ritardi e aumenti dei costi.

Il ministro degli Esteri somalo, Ali Mohamed Omar, ha dichiarato a Reuters che gli attacchi alle navi mercantili erano stati ridotti grazie all’”istituzione di una governance effettiva” che aveva privato i pirati delle zone senza legge dalle quali agivano liberamente. Il ministro ha colto l’occasione anche per ribadire la richiesta da parte del governo somalo di una soluzione diplomatica in tempi brevi per la crisi nel Mar Rosso, che potrebbe aumentare la pressione sugli apparati di sicurezza dello stato.

 

Rwanda

Tre cittadini rwandesi sono stati condannati per il proprio coinvolgimento nel genocidio dei Tutsi nel 1994, in due processi, uno a Bruxelles e l’altro a Parigi.

Séraphin Twahirwa e Pierre Basabosé, residenti in Belgio da diversi anni, erano stati accusati di genocidio e crimini di guerra. La Procura federale aveva chiesto che fossero giudicati colpevoli di almeno 56 omicidi commessi durante il genocidio del 1994 in Ruanda e di almeno 13 tentati omicidi. Twahirwa, che era a capo di una milizia Hutu, secondo l’accusa si era anche reso responsabile di numerosi stupri nei confronti di donne Tutsi.

La giuria ha confermato la colpevolezza dei due imputati e in queste ore è attesa la sentenza con il dettaglio della pena che dovranno scontare.

 Sentenza già emessa a Parigi in un altro processo sui crimini commessi in Rwanda nel 1994. Un cittadino rwandese, Sosthene Munyemana si è presentato davanti alla Corte d’Assise a Parigi 28 anni dopo la denuncia presentata contro di lui a Bordeaux nel 1995. In questo processo, durato sei settimane, Munyemana è stato trovato colpevole e condannato a 24 anni di reclusione, 6 in meno di quanto richiesto dal procuratore.

L’imputato era molto vicino a Jean Kambanda, il capo del governo provvisorio istituito dopo che l’aereo che trasportava l’allora presidente Juvenal Habyarimana fu abbattuto da un missile nel 1994. Munyemana è colpevole di aver contribuito alla stesura di un documento di propaganda per il governo di Kambanda, uno degli atti che hanno incoraggiato il massacro dei Tutsi, oltre ad essere stato il carceriere di alcune vittime Tutsi.

 

Liberia

Il presidente uscente della Liberia, George Weah, è intervenuto personalmente per annullare il voto del suo paese contro la risoluzione dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite che chiedeva un cessate il fuoco a Gaza.

Il 12 dicembre l’Assemblea aveva votato con 153 stati membri favorevoli, 30 astenuti e 10 contrari, per un immediato cessate il fuoco nella guerra tra Israele e Hamas. Diversi osservatori si erano detti sorpresi di vedere la Liberia tra i voti contrari alla risoluzione, unico paese africano a schierarsi contro il cessate il fuoco. Il Ministero dell’informazione ha dichiarato che la delegazione liberiana ha votato senza l’appoggio di Weah, che come Presidente ha l’ultima parola sulla politica estera della Liberia.

Il Ministero degli Esteri liberiano ha chiesto all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite di revocare il suo “No” e di registrare un nuovo voto a favore del cessate il fuoco a Gaza. A novembre Weah aveva scritto al Primo Ministro israeliano Benjamin Netanyahu chiedendogli di “esercitare… moderazione e considerazione per i civili che sono le vere vittime della crisi in corso”, ha dichiarato il ministero degli Esteri.

L’ex stella del calcio internazionale Weah dovrà lasciare la carica di presidente dopo aver perso la candidatura per la rielezione a novembre. La sua presidenza è stata funestata da accuse di corruzione, ma la sua accettazione della sconfitta elettorale ha alimentato le speranze di un’agevole transizione di potere nella nazione africana, un tempo instabile.

 

Niger

La Corte di giustizia della Comunità economica degli Stati dell’Africa Occidentale (ECOWAS), riunita ad Abuja, ha ordinato al governo militare del Niger di ristabilire l’ordine costituzionale attraverso il reintegro del presidente deposto Mohamed Bazoum. 

Bazoum è stato rovesciato dai membri della sua guardia presidenziale il 26 luglio e da allora è detenuto a casa con la moglie e il figlio. La risposta dell’ECOWAS al colpo di stato è stata dal primo momento durissima, con forti sanzioni economiche imposte alla giunta militare che non hanno lasciato indenni nemmeno le ONG attive nel paese.

In questo senso, diverse grandi ONG internazionali hanno firmato la settimana scorsa un appello per chiedere che il settore umanitario sia esentato dalle sanzioni, anche alla luce degli oltre 10 milioni di nigerini che sono dipendenti dagli aiuti. 

Il governo militare aveva richiesto a novembre che le sanzioni fossero rimosse in appello, richiesta respinta dalla Corte.

 

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