22 giugno 2026 – Notiziario Mondo

Scritto da in data Giugno 22, 2026

  • Usa contro Iran: il negoziato appeso ad un filo.
  • Gaza: ucciso da un raid israeliano cameraman di Al Jazeera.
  • Afghanistan: i talebani dichiarano guerra agli smartphone.
  • Etiopia: Aby Ahmed consolida il potere.
  • Colombia: De La Esprellia, il candidato di destra, vince le elezioni presidenziali.
  • Il movimento indiano delle blatte si accamperà fino alle dimissioni del ministro dell’Istruzione.

Questo e molto altro nel notiziario di Radio Bullets a cura di Barbara Schiavulli 

Iran e USA

Si sono conclusi con toni definiti “positivi e costruttivi” i colloqui tra Stati Uniti e Iran in Svizzera. Al termine dell’incontro, mediato da Qatar e Pakistan, le parti hanno concordato una roadmap per arrivare entro sessanta giorni a un accordo di pace definitivo.

I negoziati tecnici proseguiranno per tutta la settimana nel resort di Bürgenstock. Sul tavolo restano il programma nucleare iraniano, la sicurezza dello Stretto di Hormuz e la guerra in Libano.

Secondo il comunicato congiunto dei mediatori, è stato raggiunto anche un meccanismo per favorire la fine delle ostilità in Libano ed è stato aperto un canale diretto di comunicazione per garantire il passaggio sicuro delle navi commerciali nello Stretto di Hormuz.

L’apertura dei colloqui, però, è stata tutt’altro che semplice. Donald Trump ha nuovamente minacciato Teheran, avvertendo che “non avrà più un Paese” se dovesse chiudere lo Stretto di Hormuz e rilanciando l’ipotesi di un controllo americano della rotta marittima.

Per alcune ore l’Iran ha sospeso la partecipazione ai negoziati, definendo le dichiarazioni del presidente americano incompatibili con un dialogo costruttivo. Grazie alla mediazione di Qatar e Pakistan, però, la delegazione iraniana è tornata al tavolo e i lavori sono proseguiti fino a notte inoltrata.

Il ministro degli Esteri Abbas Araghchi ha dichiarato che Teheran ha ottenuto il via libera alle esportazioni di petrolio e prodotti petrolchimici, lo sblocco di parte dei fondi congelati e l’avvio di un piano di ricostruzione e sviluppo.

La diplomazia, dunque, continua a muoversi. Ma tra minacce, diffidenze e conflitti ancora aperti, il percorso verso un accordo definitivo resta fragile.

Libano

Più di 150 bombardamenti israeliani hanno colpito nella notte il Libano meridionale, provocando decine di morti, centinaia di feriti e una nuova fuga di civili. Interi quartieri sono stati distrutti, mentre oltre un milione di persone è ormai sfollato dall’inizio dell’escalation.

E tutto questo avviene mentre la parola “cessate il fuoco” continua a essere pronunciata dalla diplomazia internazionale. Ma sul terreno, quella tregua sembra esistere solo nei comunicati ufficiali.

La guerra in Libano è diventata il primo tema dei colloqui tra Stati Uniti e Iran in corso a Ginevra. Teheran considera la fine delle ostilità una condizione essenziale per proseguire il dialogo, sostenendo che gli impegni assunti la scorsa settimana non sono stati rispettati.

Il vicepresidente americano JD Vance ha dichiarato che Washington continuerà a lavorare per la de-escalation, ma poche ore dopo Donald Trump ha minacciato l’Iran, chiedendo di fermare i propri alleati in Libano e promettendo nuovi bombardamenti in caso contrario.

Da parte israeliana, il presidente Isaac Herzog ha ribadito che una pace con il Libano sarà impossibile finché Hezbollah continuerà a essere sostenuto da Teheran.

Il premier Benjamin Netanyahu ha invece confermato che l’esercito israeliano resterà nella cosiddetta zona cuscinetto nel sud del Paese “per tutto il tempo necessario”.

Sul fronte, intanto, continuano a morire civili e soldati. E mentre la diplomazia cerca ancora le parole giuste, sono le bombe a dettare il ritmo degli eventi.

Palestina e Israele

Almeno quindici palestinesi, tra cui due bambine e un cameraman di Al Jazeera, sono stati uccisi nel fine settimana dai bombardamenti israeliani sulla Striscia di Gaza.

Nonostante il cessate il fuoco firmato lo scorso ottobre tra Israele e Hamas, gli attacchi israeliani proseguono quasi ogni giorno. Secondo le autorità sanitarie di Gaza, dall’inizio della tregua sono già morte oltre mille persone.

Nella notte tra venerdì e sabato un missile ha colpito un palazzo a Gaza City. Tra le vittime le sorelle Zina, di quattro anni, e Lana, di quattordici. “Il razzo è caduto senza alcun preavviso. Non abbiamo mai impugnato un’arma”, ha raccontato il cugino delle bambine, ferito nell’esplosione.

Sabato sera altri tre attacchi hanno colpito il campo profughi di Bureij, l’area di tende di al-Mawasi e Gaza City. Tra i morti c’è Ahmed Wishah, cameraman di Al Jazeera. Suo fratello, anche lui giornalista dell’emittente qatariota, era stato ucciso in un bombardamento israeliano lo scorso aprile.

Domenica altri nove palestinesi sono morti in nuovi raid, mentre la tregua continua a esistere soprattutto sulla carta.

CISGIORDANIA: Nuova escalation in Cisgiordania occupata. Coloni israeliani hanno bloccato la strada di Muarrajat, tra Gerico e Ramallah, aggredendo automobilisti palestinesi e interrompendo uno dei principali collegamenti con la Valle del Giordano.

Intanto, a sud di Betlemme, l’esercito israeliano ha notificato ordini di demolizione per dieci abitazioni in costruzione e alcune strutture agricole nel villaggio di Wadi Rahhal, sostenendo che siano prive dei permessi edilizi richiesti.

Secondo le autorità palestinesi, dall’ottobre 2023 le operazioni militari israeliane e gli attacchi dei coloni in Cisgiordania hanno provocato oltre 1.160 morti palestinesi, più di 12.600 feriti e circa 33 mila sfollati.

ISRAELE: Centinaia di israeliani sono tornati in piazza sabato sera per protestare contro il governo di Benjamin Netanyahu.

A Tel Aviv, Carmit Palty Katzir, che ha perso il fratello in ostaggio a Gaza dopo la liberazione della madre, ha accusato il premier di offrire “solo vendetta e sangue, senza alcuna speranza per il futuro”.

A Haifa, l’ex vicecapo del Consiglio di Sicurezza nazionale Eran Etzion ha invitato gli Stati Uniti a chiedere all’opposizione israeliana un piano concreto per la pace.

A Gerusalemme, invece, la polizia ha sequestrato temporaneamente gli impianti audio dei manifestanti davanti alla residenza del premier, sostenendo che il rumore violava il riposo dello Shabbat.

Le attrezzature sono state restituite al termine della giornata sacra, ma resta il divieto di usare amplificazione durante lo Shabbat.

Qatar

Almeno 54 persone sono rimaste ferite e altre 18 risultano disperse dopo una violenta esplosione nell’area industriale di Ras Laffan, il principale polo di produzione e lavorazione di gas naturale liquefatto del Qatar.

Secondo le autorità, l’incidente sarebbe stato causato da un guasto tecnico durante il riavvio dell’impianto Barzan.

L’incendio è stato domato, mentre proseguono le operazioni di ricerca dei dispersi. L’esplosione colpisce un’infrastruttura strategica per il mercato energetico mondiale.

Etiopia

Il partito del primo ministro etiope Abiy Ahmed ha ottenuto un’altra ampia maggioranza parlamentare nelle elezioni di questo mese, secondo i risultati ufficiali diffusi dalla Commissione elettorale.

Il Prosperity Party era dato per favorito contro un’opposizione frammentata, in un voto che l’Unione Africana ha definito segnato da un contesto di sicurezza difficile, soprattutto nelle regioni di Oromia, Amhara e Tigray.

Le opposizioni continuano però a sostenere che l’Etiopia non abbia mai organizzato elezioni pienamente libere e competitive. Intanto, nonostante la crescita economica degli ultimi anni, la Banca Mondiale stima che il 43% della popolazione viva ancora in condizioni di povertà.

Ghana

Dal Ghana arriva un nuovo appello ai Paesi che alimentarono la tratta atlantica degli schiavi: servono scuse ufficiali e riparazioni.

Riuniti ad Accra, leader africani e caraibici hanno chiesto agli Stati coinvolti nel commercio di esseri umani tra il XVI e il XIX secolo di riconoscere formalmente le proprie responsabilità, dopo la risoluzione approvata a marzo dalle Nazioni Unite che definisce la schiavitù “il più grave crimine contro l’umanità”.

Secondo gli organizzatori, il momento è arrivato per passare dal riconoscimento simbolico a misure concrete, che potrebbero includere risarcimenti economici, programmi di sviluppo e la restituzione di beni sottratti durante il periodo coloniale.

Albania

Migliaia di persone continuano a manifestare in Albania chiedendo le dimissioni del primo ministro Edi Rama e del leader dell’opposizione Sali Berisha, accusando entrambi di essere responsabili di decenni di corruzione.

A innescare le proteste è stato anche il progetto del maxi resort promosso da Jared Kushner, genero di Donald Trump, previsto in aree costiere di grande valore ambientale.

Il governo difende l’investimento, sostenendo che porterà occupazione e sviluppo, mentre i manifestanti denunciano rischi per l’ambiente e una gestione opaca del territorio.

Nei giorni scorsi anche il Parlamento europeo ha chiesto di sospendere le costruzioni nelle aree protette e di bloccare nuovi permessi fino a ulteriori verifiche.

Regno Unito

Il primo ministro britannico Keir Starmer potrebbe annunciare già oggi le sue dimissioni o un calendario per lasciare la guida del governo, secondo indiscrezioni pubblicate dall’Observer. Downing Street, però, continua a sostenere che il premier resta concentrato sul proprio lavoro.

La pressione interna è aumentata dopo la vittoria elettorale di Andy Burnham, che ora può sfidarlo ufficialmente alla leadership del Partito Laburista.

Oltre cento deputati del Labour chiedono ormai un cambio di guida, mentre Starmer, eletto con una larga maggioranza nel 2024, paga il crollo nei sondaggi e mesi di crisi politiche e inversioni di rotta.

Francia

Nel caso non ve ne foste accorti, ora vi do una notiziona, l’Europa affronta una nuova ondata di caldo eccezionale. In Francia le temperature hanno raggiunto i 40 gradi e un terzo del Paese è in allerta rossa: cancellati treni, concerti ed eventi sportivi, mentre il governo ha vietato il consumo di alcol nelle aree più colpite e chiuso centinaia di scuole.

Anche Spagna, Italia, Germania e Regno Unito registrano temperature record. A Roma i turisti cercano refrigerio nelle fontane, mentre in Germania e Francia si contano già diverse vittime per annegamento, con migliaia di persone che tentano di sfuggire al caldo nei laghi e nei fiumi.

Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, negli ultimi quattro anni oltre 200 mila persone in Europa sono morte per cause legate al caldo, in gran parte decessi che si sarebbero potuti evitare.

Russia e Ucraina

La Russia ha sospeso la vendita di carburante ai cittadini e alle attività non considerate essenziali in Crimea, citando carenze di rifornimenti e difficoltà logistiche legate alla guerra.

L’annuncio arriva dopo una nuova serie di attacchi ucraini contro infrastrutture energetiche e di trasporto nella penisola annessa da Mosca nel 2014. Secondo le autorità russe, un attacco con droni a un deposito di petrolio a Kerch ha causato quattro morti e ventotto feriti.

Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha definito l’operazione “una risposta giusta” ai continui bombardamenti russi, sostenendo che colpire la logistica militare di Mosca è parte della strategia per costringerla a negoziare.

Stati Uniti

Quasi diecimila persone si sono ritrovate a Times Square, nel cuore di New York, per celebrare la dodicesima Giornata Internazionale dello Yoga.

L’iniziativa, organizzata dal Consolato indiano con il tema “Yoga per un invecchiamento sano”, ha proposto sette sessioni tra meditazione, respirazione ed esercizi.

Presenti anche il maestro di yoga H.R. Nagendra, mentore del premier indiano Narendra Modi, e rappresentanti della comunità indiana, che hanno sottolineato come lo yoga sia ormai entrato nella quotidianità di milioni di americani.

L’esercito americano ha colpito un’altra imbarcazione sospettata di trasportare droga nell’Oceano Pacifico orientale. Due persone sono morte e sei sono sopravvissute.

Dall’inizio della campagna voluta da Donald Trump contro quelli che definisce “narco-terroristi”, gli attacchi sono ormai oltre sessanta e hanno causato più di 210 morti.

Il Pentagono non ha diffuso prove che l’imbarcazione trasportasse stupefacenti, mentre cresce il dibattito sulla legalità e sull’efficacia di queste operazioni militari contro il narcotraffico.

Cuba

È morto a Cuba all’età di 94 anni Ramiro Valdés, uno degli ultimi protagonisti della rivoluzione cubana accanto a Fidel e Raúl Castro.

Fondatore e storico capo dei servizi segreti, fu ministro dell’Interno e una delle figure più influenti del regime. Il presidente Miguel Díaz-Canel lo ha ricordato come un uomo di assoluta fedeltà alla rivoluzione e ai fratelli Castro.

Con la sua scomparsa si chiude un altro capitolo della generazione che nel 1959 portò il castrismo al potere.

Colombia

La Colombia svolta a destra. Il nazionalista Abelardo De La Espriella è il nuovo presidente della Repubblica, dopo aver sconfitto al ballottaggio il candidato della sinistra Iván Cepeda con il 49,66% dei voti contro il 48,7%.

Avvocato penalista e imprenditore, soprannominato “La Tigre” dai suoi sostenitori, De La Espriella ha costruito la sua campagna promettendo di riportare sicurezza in un Paese segnato dalla violenza dei gruppi armati e del narcotraffico e di rilanciare un’economia in difficoltà.

Tra le sue prime promesse ci sono una drastica riduzione delle dimensioni dello Stato, l’interruzione dei negoziati di pace con le organizzazioni armate a favore di una risposta militare più dura e il rilancio del settore energetico, con la ripresa delle esplorazioni petrolifere e l’autorizzazione al fracking per aumentare quasi del doppio la produzione nazionale di greggio.

Sostenuto apertamente da Donald Trump, De La Espriella rappresenta un ulteriore spostamento a destra nello scenario politico dell’America Latina.

Bolivia

Il presidente boliviano Rodrigo Paz ha dichiarato lo stato di emergenza per novanta giorni, affidando anche ai militari il compito di sgomberare i blocchi stradali che da oltre un mese paralizzano il Paese.

Le proteste sono nate contro le misure di austerità, tra cui la cancellazione dei sussidi ai carburanti, e chiedono le dimissioni del presidente. Secondo le autorità ci sono stati almeno 365 arresti e 37 feriti.

L’ufficio del Difensore civico riferisce che almeno 17 persone sono morte, molte perché i blocchi hanno impedito l’accesso alle cure mediche e il rifornimento di ospedali, carburante e generi alimentari.

Washington ha espresso sostegno al governo, condannando quelli che definisce tentativi di rovesciare l’esecutivo.

Afghanistan

In Afghanistan i talebani hanno iniziato a vietare gli smartphone ai dipendenti pubblici. Chi viene sorpreso a usarne uno rischia la confisca del telefono, la distruzione del dispositivo e sanzioni previste dalla sharia. In alcuni video diffusi online si vedono funzionari costretti a rompere i propri cellulari.

Secondo testimonianze raccolte nel Paese, il divieto viene applicato in modo disomogeneo: in alcune province riguarda anche donne, insegnanti, personale sanitario e civili, alimentando il timore che possa presto estendersi a tutta la popolazione.

Dietro la decisione ci sono la volontà di impedire la diffusione di video delle proteste, soprattutto quelle di Herat, e il controllo sempre più rigido dell’informazione e della vita quotidiana sotto il regime talebano.

India

È nata da una battuta sui social, ma oggi è diventata un movimento di protesta. A Nuova Delhi centinaia di giovani della Cockroach Janta Party, il “Partito degli Scarafaggi”, dormono in strada chiedendo le dimissioni del ministro dell’Istruzione.

La protesta è esplosa dopo l’ennesimo scandalo legato alle fughe di notizie sugli esami di ammissione all’università, che ha costretto milioni di studenti a ripetere le prove. Nelle settimane successive, oltre una decina di ragazzi si è tolta la vita.

Il movimento, guidato dal neolaureato Abhijeet Dipke, è nato dopo che il presidente della Corte Suprema aveva paragonato i giovani a “scarafaggi”.

Quella che era una provocazione online è diventata una mobilitazione nazionale, con milioni di sostenitori sui social e manifestazioni in diverse città dell’India. I promotori promettono di restare in piazza finché il ministro non si dimetterà.

Ti potrebbe interessare anche:

Libertà per Nico, Leonarda e gli altri

E se credi in un giornalismo indipendente, serio e che racconta il mondo recandosi sul posto, puoi darci una mano cliccando su Sostienici


Opinioni dei Lettori

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.I campi con * sono obbligatori



[There are no radio stations in the database]