26 febbraio 2026 – Notiziario Mondo

Scritto da in data Febbraio 26, 2026

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  • Gaza, la morte di 15 operatori umanitari palestinesi avvenuta il 23 marzo 2025 a Tel al-Sultan per mano di militari israeliani è stata una esecuzione. Se confermate, si configurerebbero violazioni del diritto internazionale umanitario
  • Iran, oggi a Ginevra terzo giro di incontri diplomatici
  • Algeria, lancia una gara internazionale per acquistare un milione di pecore destinate alla macellazione
  • Niger, eliminati 17 sospetti militanti e arresta 33 persone in una vasta operazione nazionale
  • Nigeria, 13 morti in attacco attribuito a Boko Haram, residenti in fuga
  • La Malaysia blocca i siti di incontri LGBTQ Grindr e Blued e valuta misure legali contro le app
  • Singapore, condannato a sette mesi di carcere per aver cercato di depositare una banconota falsa da 10.000 dollari

Questo e molto altro nel notiziario di Radio Bullets – a cura di Stefania Cingia

 

Gaza

“Andai, presi Muhammad al-Hila tra le braccia e lo misi sopra di me, così che morissimo insieme. Mi misi a faccia a terra e mi sdraiai. Mohammed si alzò, sollevò il corpo da terra e cadde sopra di me, e fu ucciso sopra di me. L’ultimo istante fu il suo volto contro il mio, e lo chiamai: “Ya Mohammed”, ma non disse nulla. Allora capii che era stato ucciso.”

Questa è la testimonianza di Asad, uno dei paramedici sopravvissuti all’attacco avvenuto il 23 marzo 2025 a Tel al-Sultan ai danni di 15 operatori umanitari uccisi dalle forze israeliane.

Mustafa Khafaja
Ezz El-Din Shaat
Saleh Muammar
Refaat Radwan
Muhammad Bahloul
Ashraf Abu Libda
Muhammad al-Hila
Raed al-Sharif
Zuhair Abdul Hamid al-Farra
Samir Yahya al-Bahapsa
Ibrahim Nabil al-Maghari
Fouad Ibrahim al-Jamal
Youssef Rassem Khalifa
Anwar al-Attar
Kamal Mohammed Shahtout,

sono i nomi dei 15 operatori umanitari uccisi: sei della Difesa civile palestinese e un membro dello staff dell’UNRWA.

Map showing the paths of Ambulances A, B, C, and D from their bases to the site of the airstrike in al-Hashashin – dal report

Il report “Israeli Executions of Palestinian Aid Workers and Efforts to Conceal Evidence” ricostruisce in dettaglio un attacco avvenuto il 23 marzo 2025 nel quartiere Tel al-Sultan, nella Striscia di Gaza. Quel giorno, 15 operatori umanitari palestinesi — tra cui paramedici della Palestine Red Crescent Society, soccorritori della Palestinian Civil Defence e un dipendente dell’Agenzia ONU per i rifugiati (UNRWA) — sono stati colpiti e uccisi dall’esercito israeliano durante una missione di soccorso.

Il report, pubblicato il 23 febbraio 2026, è un’indagine congiunta di Forensic Architecture, un organismo di ricerca indipendente con sede a Londra che analizza violazioni dei diritti umani tramite evidenze forensi e geospaziali, e Earshot, un gruppo specializzato in indagini audio forensi.

Dalle indagini è risultato che le ambulanze e i veicoli di soccorso erano chiaramente identificati e con luci di emergenza accese quando sono stati raggiunti dai colpi. Si sottolinea che i feriti e superstiti avrebbero subito fuoco prolungato e che alcune uccisioni sembrano essere “di tipo esecutivo”, a distanza ravvicinata, non in un semplice scontro di combattimento.

Gli investigatori hanno analizzato videocamere dei cellulari recuperate dai paramedici, comunicazioni radio, registrazioni audio, immagini satellitari e interviste ai sopravvissuti e la combinazione di analisi geospaziale e audio ha permesso di tracciare percorsi, posizioni delle truppe israeliane e sequenze dei colpi sparati ai soccorritori.

Secondo il report, dopo l’attacco l’area è stata alterata con macchine movimento terra e i veicoli colpiti sono stati schiacciati e in parte sepolti sotto la sabbia, rendendo più difficile l’accesso alle prove.

L’indagine sostiene che quanto accaduto a Tel al-Sultan non sia stato un errore tattico, ma parte di un comportamento sistematico delle forze israeliane contro operatori umanitari, un’accusa che se confermata potrebbe configurare violazioni del diritto internazionale umanitario. Il caso del 23 marzo 2025 è già stato segnalato da medici forensi e organismi internazionali come un episodio di spari in piena stile esecuzione verso soccorritori chiaramente identificati e identificabili.

Iran

Quando i negoziatori iraniani e statunitensi si riuniranno oggi a Ginevra per il terzo round di colloqui indiretti, l’attenzione non sarà sui precedenti incontri, ma su una proposta scritta di Teheran progettata per verificare se la diplomazia abbia ancora spazio prima che la via militare diventi irreversibile.

Nei primi due round, tenuti in Oman e Ginevra a febbraio, sono stati chiariti i principi generali. Ora si tratta di definire i dettagli.

Washington ha chiesto a Teheran di mettere la propria offerta su carta, valutando se superi la soglia politica che potrebbe convincere il presidente Trump. Se sì, inizieranno le vere trattative; altrimenti, la pista diplomatica si chiuderà, mentre gli Stati Uniti hanno già schierato la più grande forza militare in Medio Oriente dal 2003.

La proposta iraniana mira a creare un equilibrio: permettere a Trump di apparire più duro del precedente JCPOA, pur difendendo il principio chiave per Teheran, ossia che l’uso pacifico della tecnologia nucleare non può essere ceduto sotto coercizione.

Secondo il testo, Teheran sarebbe disposta a trasferire all’estero circa metà delle sue scorte di uranio arricchito al 60% e a diluire il restante sotto monitoraggio, trasformando così un asset vulnerabile in leva diplomatica. L’arricchimento rimane il punto più delicato, ma il compromesso potrebbe separare il principio dall’operazione: l’Iran si riserva il diritto all’arricchimento pacifico, accettando però limiti operativi stringenti, con verifica continua dei siti.

La proposta include anche restrizioni geografiche all’arricchimento, limitando le attività a impianti dichiarati e sotto controllo, impedendo così violazioni sotterranee difficili da monitorare. Inoltre, il documento suggerisce limitazioni alla retorica ostile e ai trasferimenti di missili e tecnologie a partner regionali, senza rinunciare alla capacità deterrente dell’Iran.

L’obiettivo è chiaro: ridurre i rischi nucleari immediati e contenere l’escalation militare, pur senza compromettere le capacità strategiche iraniane. L’accordo non sarebbe perfetto né definitivo, ma rappresenta l’ultimo tentativo di costruire una soluzione diplomatica prima che la pressione militare superi quella politica.

I negoziatori iraniani sanno che ciò che porteranno a Ginevra non è un atto di fiducia, ma una scommessa calcolata, condizionata dal tempo e dalla pressione statunitense, con il rischio di critiche interne, americane e israeliane. Tuttavia, rappresenta l’ultimo tentativo concreto di plasmare un accordo prima che la diplomazia lasci spazio alla forza.

Algeria

Il governo dell’Algeria ha avviato una gara d’appalto internazionale per l’acquisto di un milione di pecore da macello, da consegnare nei porti algerini entro il 20 maggio 2026, ha annunciato l’azienda statale EPE Alviar SPA, responsabile del processo di approvvigionamento.

Secondo i termini del bando, i fornitori interessati devono presentare offerte per lotti di pecore tra 50.000 e 200.000 capi, con prezzi validi per 20 giorni, e rispettare i requisiti sanitari imposti dalle autorità algerine.

Le condizioni stabiliscono inoltre che gli animali siano preferibilmente maschi, con non più del 20 % di femmine nella fornitura, e che abbiano un peso compreso tra 35 e 65 kg e un’età tra sei e 24 mesi.

I fornitori devono presentare documentazione dettagliata, come fatture, certificati di origine e documenti sanitari, e indicare i porti di partenza e di arrivo. Le consegne potranno essere effettuate in diversi porti algerini, tra cui Ghazaouet, Oran, Mostaganem, Ténès, Algeri, Bejaia, Jijel, Skikda e Annaba.

Questa iniziativa fa parte delle strategie dell’Algeria per rafforzare gli approvvigionamenti alimentari e soddisfare la domanda interna di carne ovina.

Niger

Le forze di sicurezza del Niger hanno ucciso 17 presunti terroristi e arrestato 33 criminali e loro complici durante una serie di operazioni militari condotte in tutto il paese tra il 16 e il 22 febbraio, ha dichiarato ieri il Centro Integrato di Coordinamento delle Operazioni.

Le operazioni, denominate Niya, Damissa e Garkouwa, hanno visto le autorità dispiegare forze in diverse regioni del paese per combattere gruppi armati, criminalità organizzata e traffici illegali. Oltre agli arresti, le forze di difesa e sicurezza hanno sequestrato un ampio arsenale, inclusi 1.098 bastoni di dinamite, 48 chilogrammi di cannabis, circa 23.250 litri di carburante di contrabbando e centinaia di migliaia di tavolette di sostanze pericolose.

Secondo il comunicato ufficiale, tali risultati “indeboliscono le reti logistiche e finanziarie dei gruppi criminali”, e le forze rimangono decise a mantenere la pressione su questi reti in tutto il paese.

Durante gli scontri sono stati inoltre segnalati tre episodi con ordigni esplosivi improvvisati (IED). Due di questi dispositivi sono stati disinnescati da squadre specializzate, mentre il terzo è esploso senza causare vittime, danneggiando solo un veicolo militare.

Le operazioni hanno restituito alla popolazione bestiame precedentemente rubato da gruppi armati e hanno portato al sequestro di armi, radio portatili e altri materiali lasciati da sospetti fuggitivi.

Il Niger, che da anni affronta insicurezza persistente, traffico di armi e contrabbando nei suoi confini e lungo le sponde del fiume Niger, ha intensificato tali azioni per smantellare cellule militanti e interrompere le catene di rifornimento e finanziamento.

Nigeria

Almeno 13 persone sono state uccise in un attacco attribuito al gruppo terroristico Boko Haram nelle comunità rurali di Sheweri e Kirchinga, nell’area del governo locale di Madagali, nello stato di Adamawa nel nord‑est della Nigeria.

Secondo i resoconti, l’assalto è avvenuto martedì notte e sarebbe stato alto coordinato, con i miliziani che hanno fatto irruzione nei villaggi sparando all’impazzata e seminando panico tra gli abitanti, costringendo molte famiglie a fuggire verso la boscaglia e gli insediamenti vicini in cerca di sicurezza.

Oltre alle vittime confermate, diverse persone sarebbero rimaste ferite e molte case sono state abbandonate mentre la gente scappava. Gli attacchi hanno preso di mira comunità agricole isolate, in una delle aree che più a lungo ha subìto la violenza di Boko Haram e altri gruppi armati, a causa della vicinanza alla foresta di Sambisa e al confine turbolento con il Camerun.

Testimoni oculari hanno descritto scene di caos e disperazione, con donne, bambini e anziani che percorrevano lunghe distanze a piedi durante la notte per mettersi in salvo.

Le autorità di sicurezza non hanno finora rilasciato dichiarazioni ufficiali, ma fonti locali affermano che le forze armate nigeriane si stanno mobilitando per investigare e contrastare ulteriori attacchi.

Gli abitanti della zona hanno chiesto rafforzamenti delle forze militari e maggior protezione da parte dei governi federale e statale per impedire che simili offensive si ripetano in queste comunità già fragili e vulnerabili.

Brasile

Il Senato Federale del Brasile ha approvato martedì 24 febbraio una misura provvisoria che trasforma la Autorità Nazionale per la Protezione dei Dati (ANPD) in un’agenzia regolatrice autonoma, rafforzando il suo ruolo nella tutela dei bambini e degli adolescenti nell’ambiente digitale.

Fino ad oggi la ANPD, istituita nel 2019 per attuare la Legge Generale sulla Protezione dei Dati Personali, aveva competenze limitate nell’ambito delle regole per la privacy e la sicurezza online. Con la trasformazione in Agenzia Nazionale di Protezione dei Dati, l’ente otterrà autonomia funzionale, tecnica, decisionale, amministrativa e finanziaria, diventando simile alle altre agenzie regolatrici federali del paese.

Tra le principali novità c’è la responsabilità di regolamentare e far rispettare l’ECA Digital, la versione digitale dello Statuto della Bambina e dell’Adolescente, che stabilisce norme più severe per proteggere i minori su internet, comprese misure su dati personali, sicurezza online e obblighi per le piattaforme digitali.

La misura approvata dal Congresso prevede anche la creazione di una carriera propria per specialisti in regolazione della protezione dei dati, con circa 200 posti che saranno coperti tramite concorso pubblico, aumentando così la capacità tecnica e operativa dell’agenzia.

Il testo ora sarà inviato alla firma del Presidente Luiz Inácio Lula da Silva e, una volta promulgato, confermerà formalmente la nuova struttura istituzionale con poteri più ampi per affrontare le sfide poste dall’uso delle tecnologie da parte dei giovani e dalla crescente presenza di bambini online.

Caraibi

Saint Kitts e Nevis – Google Maps 2026

I capi di Stato e di governo dei paesi membri della Caribbean Community (CARICOM) riuniti a St. Kitts e Nevis per il summit 2026 hanno espresso forte preoccupazione per l’aumento delle interventi statunitensi nell’area, in particolare l’embargo petrolifero contro Cuba e i raid militari nel Mar dei Caraibi condotti dagli Stati Uniti e diretti, secondo Washington, contro sospette attività di narcotraffico.

Il primo ministro della Giamaica, Andrew Holness, ha sottolineato l’urgenza di de‑escalation e dialogo costruttivo tra gli Stati Uniti e Cuba, avvertendo che la crisi umanitaria e di approvvigionamento energetico a Cuba — aggravata dall’embargo — potrebbe destabilizzare l’intera regione caraibica se non affrontata con diplomazia. Holness ha ricordato il contributo storico di Cuba nella regione attraverso assistenza medica ed educativa, invitando a usare il vertice CARICOM come piattaforma per favorire negoziati pacifici.

Terrance Drew, primo ministro di St. Kitts e Nevis e presidente in arrivo della CARICOM, ha sostenuto richieste simili per aiuti umanitari a Cuba ed ha ribadito l’importanza della unità regionale di fronte a pressioni esterne.

Il vertice riflette una crescente inquietudine tra le nazioni caraibiche riguardo alle politiche statunitensi nella regione, inclusi i raid militari negli ultimi mesi che, secondo critici e osservatori, hanno causato morti senza prove pubbliche diffuse delle accuse di narcotraffico e hanno generato tensioni sulla sovranità delle piccole nazioni insulari.

Marco Rubio, Segretario di Stato degli Stati Uniti, è atteso a incontrare i leader CARICOM durante il summit per discutere di sicurezza regionale, cooperazione economica e altri temi di interesse comune, mentre le relazioni tra Washington e il blocco caraibico affrontano una fase di forti divergenze su approcci geopolitici e umanitari.

Malaysa

Le autorità della Malaysia hanno annunciato di aver bloccato l’accesso ai siti web di due popolari piattaforme di incontri e socializzazione per persone LGBTQ, Grindr e Blued, mentre si valutano misure legali per limitare anche le versioni app di questi servizi nei negozi digitali.

La decisione è stata comunicata dal ministero delle Comunicazioni e Multimedia in un documento presentato al parlamento di Kuala Lumpur. La Malaysian Communications and Multimedia Commission (MCMC) ha finora ricevuto nessuna richiesta formale di rimozione delle app dai negozi come Google Play o Apple App Store, ma sta esaminando possibili interventi normativi per contrastare la loro diffusione nel paese.

Secondo il ministero, il controllo sulle applicazioni disponibili nei principali app store è soggetto alle politiche dei provider esteri, essendo Grindr e Blued sviluppati da società straniere, ma l’MCMC è impegnata a garantire che l’ambiente online malese rispetti le leggi locali. L’autorità ha sottolineato che può agire contro contenuti o servizi ritenuti in violazione delle normative nazionali, incluse quelli giudicati “osceni” o contrari all’ordine pubblico, e può collaborare con le forze dell’ordine per indagini e applicazione della legge.

L’iniziativa si inserisce in un contesto di crescenti restrizioni sociali e culturali sulla presenza pubblica di contenuti LGBTQ nella Malaysia a maggioranza musulmana, dove il panorama legislativo e normativo in materia di diritti e libertà civili è oggetto di dibattito e critiche da parte di gruppi per i diritti umani.

Cina

Il colosso tecnologico Google ha annunciato di aver neutralizzato un gruppo di hacker con presunti legami cinesi che negli ultimi anni aveva compromesso almeno 53 organizzazioni in 42 Paesi, tra cui enti governativi e aziende di telecomunicazioni.

Il gruppo di cyber‑spionaggio, monitorato come UNC2814 o “Gallium”, era attivo da quasi un decennio e utilizzava tecniche sofisticate per penetrare sistemi informatici e raccogliere dati sensibili.

Secondo Google, gli hacker sfruttavano servizi legittimi come Google Sheets per mascherare le proprie operazioni e mimetizzarsi nel normale traffico internet, rendendo più difficile il rilevamento.

Le contromisure hanno visto la disattivazione di progetti su Google Cloud, l’oscuramento delle infrastrutture usate dal gruppo e la chiusura degli account impiegati per gli attacchi.

In un caso documentato, la banda aveva installato una “porta di ingresso” soprannominata GRIDTIDE su sistemi contenenti dati personali come nomi, numeri di telefono, date di nascita e numeri di identità nazionali.

La missione dichiarata di Google è stata quella di fermare una rete spionistica globale prima che potesse causare ulteriori danni. La risposta dell’ambasciata cinese ha sottolineato che la cybersicurezza è una sfida globale e ha respinto le accuse di responsabilità diretta della Cina, invitando invece a cooperazione internazionale sul tema.

Singapore

ph credits: Singapore Police Force

Un uomo indonesiano di 22 anni, Aurick Kenji Almira Valeryan, è stato condannato mercoledì 25 febbraio a sette mesi di carcere dopo essersi dichiarato colpevole di aver tentato di utilizzare come valuta autentica una banconota da 10.000 dollari di Singapore contraffatta.

Secondo i documenti di tribunale, la banconota gli era stata data dalla sua fidanzata, nota solo come “Abrillia”, mentre si trovava in Indonesia nel maggio del 2025. Nonostante sospettasse che si trattasse di denaro falso — e dopo che alcune agenzie di cambio locali avevano rifiutato la banconota — l’uomo ha deciso di viaggiare a Singapore per cercare di depositarla su un conto bancario intestato a suo zio, residente lì.

Arrivato il 14 agosto 2025, Valeryan ha accompagnato lo zio in una filiale bancaria nel quartiere di Clementi il giorno seguente e ha tentato di depositare il biglietto nella sua conta. Un funzionario bancario, insospettito dall’aspetto della banconota — il colore sbiadito e la scarsa qualità dell’inchiostro — ha segnalato il caso ai superiori, che hanno avvisato le autorità.

La polizia ha arrestato Valeryan e la Monetary Authority of Singapore ha confermato che la banconota era falsa. Durante il processo, il pubblico ministero ha sottolineato che l’offerta di una banconota contraffatta con l’intento di ottenere denaro vero rappresenta un’offesa grave, capace di minare la fiducia nel ruolo di Singapore come centro finanziario internazionale.

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