6 luglio 2026 – Notiziario Mondo
Scritto da Barbara Schiavulli in data Luglio 6, 2026
- Iran: i funerali di Khamenei tra lutto, propaganda e richieste di vendetta.
- Gaza: peggiorano le condizioni del dottor Hussam Abu Safiya.
- Europa: smantellata una rete internazionale di violenze sessuali.
- Trump alla Meloni: “serve un ordine restrittivo”.
- Venezuela: si chiudono le ricerche, tra le vittime anche sette giornalisti.
- Albania: la “rivoluzione dei fenicotteri rosa” da 35 giorni in piazza.
- Sudafrica: torna la xenofobia, il sogno di Mandela vacilla.
Questo e molto altro nel notiziario di Radio Bullets a cura di Barbara Schiavulli
Iran
In Iran è iniziato oggi il corteo funebre per la guida suprema, l’ayatollah Ali Khamenei, ucciso il 28 febbraio nei bombardamenti condotti da Israele e Stati Uniti che hanno dato il via alla guerra.
Le bare, avvolte nella bandiera iraniana, di Khamenei e dei suoi familiari morti nell’attacco attraversano le strade di Teheran prima di essere trasferite a Mehrabad, da dove inizierà il viaggio verso Qom, le città sante sciite irachene di Najaf e Karbala e, infine, Mashhad, dove giovedì si terrà la sepoltura nel santuario dell’Imam Reza.
Le autorità hanno chiuso strade, spazio aereo e gran parte delle attività della capitale per favorire una partecipazione di massa che il governo presenta come una dimostrazione di sostegno alla Repubblica Islamica.
Nei giorni scorsi centinaia di migliaia di persone hanno partecipato alle preghiere funebri alla Grande Mosalla di Teheran, mentre la televisione di Stato ha mostrato i figli Masoud, Meysam e Mostafa accanto alle bare del padre.
Il nuovo leader supremo, Mojtaba Khamenei, non è invece mai apparso in pubblico: secondo le autorità sarebbe rimasto ferito nel raid e continuerebbe a trovarsi in un luogo sicuro per timore di nuovi attacchi.
Le esequie stanno assumendo sempre più il tono di una mobilitazione politica. Tra la folla risuonano slogan come “Morte all’America” e “Morte a Israele”, mentre manifesti e cori chiedono apertamente l’uccisione del presidente statunitense Donald Trump e del premier israeliano Benjamin Netanyahu.
«Non siamo qui per dirgli addio, siamo qui per vendicarlo», ha dichiarato una donna presente al corteo.
Intanto resta congelato il dialogo tra Washington e Teheran. I colloqui per consolidare il cessate il fuoco e raggiungere un accordo definitivo sulla riapertura dello Stretto di Hormuz, sul programma nucleare iraniano e sulle altre questioni regionali riprenderanno solo dopo la conclusione dei funerali.
Ma mentre la diplomazia è in pausa, da entrambe le parti continuano ad arrivare avvertimenti sulla possibilità di una ripresa delle ostilità, lasciando la tregua appesa a un equilibrio ancora estremamente fragile.
Palestina e Israele
Il ministero palestinese degli Affari religiosi denuncia un nuovo aumento delle restrizioni israeliane nei luoghi santi.
Solo nel mese di giugno, secondo il rapporto, le forze israeliane hanno fatto irruzione 26 volte nella Spianata delle Moschee, a Gerusalemme Est occupata, mentre oltre 4.200 coloni sono entrati nel complesso di al-Aqsa sotto protezione della polizia, con alcuni che hanno celebrato riti religiosi all’interno del sito.
Nella città di Hebron, in Cisgiordania occupata, il richiamo alla preghiera nella moschea di Ibrahim è stato impedito 84 volte. Le autorità palestinesi denunciano inoltre nuove limitazioni all’accesso dei fedeli, arresti del personale religioso e interventi strutturali sul complesso senza il consenso palestinese.
Il ministero segnala anche incendi dolosi contro due moschee nell’area di Ramallah e nuove incursioni di coloni in altri luoghi di culto.
Intanto, a Gaza, continuano le violazioni del cessate il fuoco raggiunto lo scorso ottobre. Un raid israeliano nel centro di Gaza City ha ucciso almeno due palestinesi e ferito diverse persone.
Israele sostiene di colpire combattenti che rappresentano una minaccia per le proprie forze, mentre Hamas accusa lo Stato ebraico di violare sistematicamente la tregua. Dall’entrata in vigore del cessate il fuoco, secondo i dati delle due parti, sono stati uccisi oltre mille palestinesi e quattro soldati israeliani.
Sul terreno, però, la crisi umanitaria continua ad aggravarsi. La popolazione affronta una drammatica carenza di acqua potabile, carburante, medicinali e servizi essenziali.
Secondo gli esperti palestinesi, la disponibilità d’acqua è crollata da circa 85 litri al giorno per persona prima della guerra a circa 5 litri, mentre molti impianti di desalinizzazione rischiano di fermarsi completamente per mancanza di pezzi di ricambio e combustibile. Crescono anche le preoccupazioni per la diffusione di malattie legate all’utilizzo di acqua contaminata.
Nel frattempo, i negoziati indiretti tra Israele e Hamas per la seconda fase del cessate il fuoco restano bloccati.
Le due parti continuano ad accusarsi reciprocamente di violare gli accordi, mentre sul futuro della Striscia aumentano i timori che le soluzioni allo studio consolidino la divisione del territorio invece di aprire la strada a una soluzione politica stabile.
La Corte Suprema israeliana ha dato tempo fino a martedì al governo per rispondere al ricorso che chiede il rilascio di 14 medici palestinesi di Gaza detenuti senza accuse né processo. Tra loro c’è anche il dottor Hussam Abu Safiya.
Il dottor Hussam Abu Safiya, direttore dell’ospedale Kamal Adwan di Gaza nord e detenuto da Israele dal dicembre 2024 senza alcuna incriminazione formale, sarebbe in condizioni critiche.
Lo denunciano il suo avvocato e l’organizzazione Physicians for Human Rights Israel dopo una visita effettuata il 2 luglio.
Secondo la difesa, Abu Safiya presenta ferite alla testa, difficoltà respiratorie e segni di gravi abusi fisici e psicologici, oltre ad aver trascorso lunghi periodi in isolamento. L’avvocato ha chiesto il suo immediato trasferimento in un’altra struttura.
Le autorità israeliane continuano a indagarlo per presunti legami con Hamas, accuse che il medico ha sempre respinto e che colleghi e organizzazioni umanitarie negano. Il servizio penitenziario israeliano definisce infondate tutte le accuse di maltrattamenti e sostiene che i detenuti ricevano cure nel rispetto della legge.
Si acuisce lo scontro istituzionale in Israele. Il governo di Benjamin Netanyahu ha annunciato che non riconoscerà le decisioni del Consiglio della Seconda Autorità, l’organismo che regola le televisioni commerciali, nonostante una recente sentenza della Corte Suprema ne abbia confermato la piena operatività.
L’esecutivo sostiene che i giudici abbiano oltrepassato i limiti della legge, mentre l’opposizione accusa il governo di mettere in discussione lo stato di diritto.
L’ex primo ministro Naftali Bennett ha avvertito che ignorare le decisioni della Corte potrebbe portare al “caos nelle strade”, mentre il leader dell’opposizione Yair Lapid ha definito “illegittimo” un governo che rifiuta di rispettare le sentenze della magistratura. Lo scontro riaccende la crisi istituzionale che da anni contrappone l’esecutivo israeliano e il potere giudiziario.
Libano
Continuano le violazioni del cessate il fuoco nel sud del Libano. Domenica l’aviazione israeliana ha bombardato il quartiere di Al-Hariq, tra le località di Kfartebnit e Nabatieh al-Fawqa, mentre l’artiglieria ha colpito la periferia di Qantara.
Un drone israeliano ha inoltre lanciato una granata stordente su Mansouri, nel distretto di Tiro, e l’esercito ha fatto esplodere alcuni edifici nella cittadina di Tayri, nel distretto di Bint Jbeil. Per tutta la giornata sono stati segnalati intensi sorvoli di droni israeliani nei cieli della regione di Tiro.
Al momento non è stato diffuso un bilancio ufficiale di eventuali vittime. Gli attacchi arrivano nonostante l’accordo quadro mediato dagli Stati Uniti e firmato il 26 giugno per consolidare il cessate il fuoco e favorire il ritiro delle forze israeliane dal territorio libanese.
Secondo le autorità di Beirut, dal 2 marzo le operazioni militari israeliane in Libano hanno causato almeno 4.303 morti, oltre 12.200 feriti e costretto più di un milione di persone a lasciare le proprie case.
Siria
La Siria ha annunciato che il presidente francese Emmanuel Macron visiterà presto Damasco. Sarà il primo capo di Stato dell’Europa occidentale a recarsi nel Paese da quando Ahmed al-Sharaa ha assunto il potere nel 2024, segnando un ulteriore passo verso il reinserimento della Siria sulla scena internazionale dopo anni di isolamento.
Secondo l’agenzia di stampa statale Sana, Macron sarà accompagnato da una delegazione di imprenditori e rappresentanti di aziende francesi. Al centro dei colloqui ci saranno il rafforzamento delle relazioni bilaterali, la ricostruzione economica della Siria e i principali dossier regionali.
La visita arriva pochi giorni dopo l’attentato che ha colpito un caffè di Damasco causando dieci morti e conferma la volontà di Parigi di sostenere la stabilizzazione del Paese.
Sul tavolo ci saranno anche la lotta contro lo Stato Islamico e la tutela delle minoranze, temi che la Francia considera prioritari nel dialogo con le nuove autorità siriane.
Yemen
Torna ad aumentare la tensione in Yemen. Il presidente del Consiglio di leadership presidenziale, Rashad al-Alimi, ha ordinato alle forze governative di mantenere il massimo livello di allerta dopo uno dei combattimenti più violenti degli ultimi anni contro i ribelli Houthi nella provincia di Hodeidah.
Secondo il governo, gli Houthi hanno tentato di infiltrarsi nelle postazioni dell’esercito, ma sono stati respinti.
Il bilancio provvisorio parla di almeno 15 soldati governativi e 50 combattenti Houthi uccisi. Si tratta degli scontri più gravi dall’inizio della fragile tregua mediata dalle Nazioni Unite nel 2022, mentre il processo di pace continua a rimanere in una fase di stallo.
Egitto
Il presidente egiziano Abdel Fattah al-Sisi ha dichiarato che non ci sarà una “normalizzazione popolare” dei rapporti con Israele finché non verrà raggiunta una pace giusta che ponga fine all’occupazione dei territori palestinesi e porti alla nascita di uno Stato palestinese indipendente.
Parlando durante l’inaugurazione del nuovo quartier generale del Comando Strategico egiziano, al-Sisi ha affermato che non potrà esserci una pace duratura né una vera stabilità senza la fine dell’occupazione, delle violenze e il ripristino dei diritti dei palestinesi.
Il presidente ha inoltre invitato la comunità internazionale a sostenere sia il cessate il fuoco a Gaza sia l’accordo quadro raggiunto tra Iran e Stati Uniti, chiedendo di evitare qualsiasi iniziativa che possa comprometterli.
Sudafrica
A trent’anni dall’appello di Nelson Mandela contro l’odio verso gli stranieri, il Sudafrica è attraversato da una nuova ondata di proteste xenofobe. Migliaia di manifestanti chiedono l’espulsione immediata dei migranti irregolari, mentre in diverse città si registrano aggressioni, saccheggi e incursioni nelle abitazioni di cittadini stranieri.
Oltre 900 persone sono state arrestate e migliaia di migranti sono stati costretti a fuggire.
Secondo Human Rights Watch, la situazione sta provocando una crisi umanitaria. Gli esperti parlano di una campagna organizzata e sostenuta da interessi politici in vista delle elezioni amministrative, alimentata da disinformazione e social media.
Il presidente Cyril Ramaphosa ha incontrato gli organizzatori nel tentativo di ridurre le tensioni, ma gli analisti avvertono che questa nuova ondata di violenza è più coordinata e pericolosa delle precedenti e rischia di mettere seriamente in discussione l’eredità di convivenza e solidarietà lasciata da Mandela.
Libia
Potrebbe appartenere al kitesurfer italiano Mimmo Piepoli il corpo ritrovato in mare al largo della Libia. Secondo le autorità locali, accanto alla salma sono stati rinvenuti una muta e una tavola da kitesurf compatibili con quelle del 51enne scomparso il primo maggio durante un’uscita al largo della Puglia.
Il consolato italiano a Bengasi segue le procedure di identificazione insieme alle autorità libiche. La conferma potrà arrivare solo dall’esame del DNA, mentre la Farnesina è in costante contatto con la famiglia e segue anche le procedure per un eventuale rimpatrio della salma.
Turchia
Si apre questa settimana in Turchia il vertice della NATO, con il segretario generale Mark Rutte impegnato a mantenere saldo il sostegno degli Stati Uniti all’Alleanza.
Se in passato Donald Trump chiedeva agli alleati di aumentare le spese militari, ora il presidente americano parla soprattutto di “lealtà”, criticando i Paesi che non hanno partecipato alla campagna militare statunitense contro l’Iran.
Le capitali europee guardano con preoccupazione anche ai segnali contrastanti sulla futura presenza militare americana nel continente, mentre cresce il timore per la minaccia russa.
Rutte punta a convincere Trump che il rafforzamento della difesa europea rende la NATO più forte e permette a Washington di concentrarsi maggiormente sulla sfida con la Cina. Ma il vertice si annuncia tra i più delicati degli ultimi anni per il futuro dell’Alleanza Atlantica.
Europa e violenza sulle donne
Un’operazione coordinata da Europol e dalla National Crime Agency britannica ha portato alla scoperta di una vasta rete internazionale di uomini che, attraverso piattaforme criptate, si scambiavano consigli su come drogare e violentare donne, condividendo immagini degli abusi e strategie per sfuggire alle indagini.
L’inchiesta, denominata Project Medusa, ha già portato all’arresto di 57 persone in diversi Paesi e all’identificazione di oltre 150 vittime e sospetti.
Secondo gli investigatori, molte donne sarebbero state aggredite nelle proprie case da persone di cui si fidavano, spesso senza rendersi conto di aver subito violenze fino al contatto con la polizia.
Europol avverte che gli abusi facilitati dall’uso di droghe non sono più episodi isolati, ma un fenomeno organizzato e favorito dalle piattaforme digitali, destinato a emergere in tutta la sua portata con il proseguire delle indagini.
Europa in fiamme
Continua l’emergenza incendi nel sud Europa. In Portogallo oltre 1.200 vigili del fuoco, supportati da mezzi aerei inviati anche da Italia e Spagna attraverso il meccanismo europeo di protezione civile, stanno cercando di domare un vasto rogo che ha già distrutto circa 12.000 ettari di territorio.
In Grecia nuovi incendi minacciano l’area di Salonicco e la periferia occidentale di Atene. A Salonicco il fumo tossico sprigionato da un impianto di riciclaggio in fiamme ha costretto le autorità a invitare i residenti a restare chiusi in casa. Un uomo di 76 anni è stato arrestato con l’accusa di aver provocato l’incendio per negligenza.
Anche la Spagna continua a fare i conti con le fiamme, soprattutto nella regione catalana di Girona, dove migliaia di ettari sono già andati in fumo. Secondo le autorità greche, circa l’85% degli incendi nel Paese è causato da comportamenti umani evitabili.
Albania
Per il trentacinquesimo giorno consecutivo migliaia di persone sono scese in piazza a Tirana contro il progetto di un resort di lusso legato a Ivanka Trump e a suo marito Jared Kushner nell’area protetta di Zvërnec, sulla costa adriatica albanese.
Quella che era nata come una protesta ambientalista si è trasformata in un vasto movimento contro il governo del primo ministro Edi Rama, accusato di corruzione e di aver favorito un progetto da oltre 4 miliardi di dollari a discapito di un ecosistema protetto.
I manifestanti hanno sfilato con grandi fenicotteri rosa, simbolo della protesta, e con cartelli che recitavano “L’Albania non è in vendita”. Davanti al Parlamento è stata abbattuta una statua raffigurante Rama, in un gesto che richiama la caduta del monumento al dittatore Enver Hoxha nel 1991.
In serata la tensione è aumentata quando un gruppo di manifestanti ha raggiunto la stazione di polizia dove sono detenuti alcuni arrestati durante le proteste dei giorni scorsi.
La polizia ha risposto con lacrimogeni e idranti. Il Comitato Helsinki albanese per i diritti umani ha espresso preoccupazione per l’uso sproporzionato della forza, chiedendo un’indagine indipendente sugli scontri.
Francia
Colpo da diversi milioni di euro al museo Lalique di Wingen-sur-Moder, nel nord-est della Francia.
All’alba di domenica un gruppo di ladri incappucciati ha forzato un ingresso e ha infranto sei teche, rubando una ventina di gioielli in cristallo il cui valore potrebbe sfiorare i quattro milioni di euro.
Il museo, dedicato al celebre artista René Lalique, resterà chiuso per alcuni giorni. Le autorità stanno analizzando le immagini delle telecamere, mentre cresce l’attenzione sulla sicurezza dei musei francesi dopo il clamoroso furto avvenuto nei mesi scorsi al Louvre.
Irlanda del Nord
La famiglia della giornalista Lyra McKee ha lanciato un appello a rompere quella che definisce la “cultura del silenzio” in Irlanda del Nord, dopo che tre uomini sono stati assolti dall’accusa di aver favorito il suo omicidio.
McKee, 29 anni, fu uccisa nel 2019 mentre seguiva gli scontri a Derry; il vero autore dello sparo non è mai stato identificato.
La sorella Nichola Corner ha dichiarato che il sistema giudiziario ha “completamente fallito” la famiglia e ha ricordato che oltre 150 persone assistettero alla sparatoria senza fornire elementi decisivi alle indagini.
La famiglia ha promesso di continuare a chiedere giustizia, mentre organizzazioni per la libertà di stampa ribadiscono che gli autori dell’omicidio devono essere individuati e processati.
Ucraina e Russia
Nuova notte di bombardamenti su Kyiv. La Russia ha lanciato ondate di missili balistici, missili da crociera e droni contro la capitale ucraina, uccidendo almeno otto persone e ferendone altre ventiquattro.
Diversi edifici residenziali sono stati colpiti e alcune persone risultano ancora intrappolate sotto le macerie.
Poche ore prima dell’attacco, il presidente Volodymyr Zelensky aveva avvertito che Mosca stava preparando una nuova offensiva su larga scala e ha rinnovato l’appello agli alleati occidentali affinché rafforzino le difese aeree ucraine, in particolare con nuovi sistemi Patriot.
Stati Uniti
Nuovo attacco del presidente americano Donald Trump contro la presidente del Consiglio Giorgia Meloni. Su Truth Social il tycoon ha pubblicato un meme che ritrae la premier mentre lo guarda, accompagnato dalla frase: “Serve un ordine restrittivo”, rilanciando pubblicamente lo scontro tra i due leader.
Il post arriva a pochi giorni dal vertice della NATO in Turchia, dove Trump e Meloni dovrebbero incontrarsi. La tensione era esplosa dopo che il presidente americano aveva sostenuto, senza fornire prove, che la premier lo avesse “pregato” di farsi fotografare con lei durante il G7.
Meloni aveva respinto le affermazioni definendole false, invitando Trump a occuparsi della propria popolarità anziché della sua.
Trump randomly mocks Italy's Meloni again. pic.twitter.com/0QN8P69XcB
— Clash Report (@clashreport) July 5, 2026
Sparatoria durante le celebrazioni del Giorno dell’Indipendenza a Coney Island, nel quartiere di Brooklyn a New York. Otto persone sono rimaste ferite, tra cui quattro bambini di 6, 7, 12 e 14 anni.
Secondo la polizia, sette feriti sono in condizioni stabili, mentre una donna di 21 anni è ricoverata in gravi condizioni.
Gli agenti hanno recuperato un’arma sul luogo della sparatoria, ma al momento non sono stati effettuati arresti. L’episodio è avvenuto nel giorno del 250° anniversario dell’indipendenza degli Stati Uniti.
Cuba
Cuba si prepara a vivere il peggior blackout della sua storia recente. Secondo le previsioni della compagnia elettrica statale, nelle ore di massimo consumo fino al 72% del Paese resterà senza elettricità, a causa di un grave deficit nella produzione di energia.
Dieci delle sedici centrali termoelettriche sono ferme per guasti o manutenzione, mentre numerosi impianti sono inattivi per mancanza di combustibile.
Il governo definisce la crisi energetica “estremamente critica”, mentre gli esperti la attribuiscono al degrado delle infrastrutture, alla carenza di investimenti e alla scarsità di carburante.
Venezuela
Sale ad almeno 2.954 morti il bilancio ufficiale dei due terremoti di magnitudo 7,2 e 7,5 che il 24 giugno hanno colpito il Venezuela a soli 38 secondi di distanza. Oltre 16.500 persone sono rimaste ferite, mentre le Nazioni Unite stimano che fino a 50.000 persone risultino ancora disperse.
Le zone più colpite sono quelle costiere di La Guaira, a nord di Caracas, dove interi complessi residenziali sono stati rasi al suolo.
A dieci giorni dal sisma, le squadre internazionali di soccorso stanno progressivamente concludendo le operazioni di ricerca dei sopravvissuti, mentre continua il recupero delle vittime dalle macerie.
Intanto cresce il malcontento di molti cittadini, che accusano il governo di aver reagito troppo lentamente nelle prime ore dell’emergenza, costringendo le famiglie a scavare da sole tra i detriti.
Tra le vittime ci sono anche sette giornalisti e operatori dei media. Lo ha reso noto il Sindacato nazionale dei lavoratori della stampa, che ha ricordato Adriany Matute, Emilys Sarache, José Ángel Rivero, Javier José Rodríguez, Lissi Contreras, Oriana Guedez e Sinaí Rivas, rendendo omaggio al loro lavoro e alla loro dedizione all’informazione.
India
L’India ha ordinato a Meta di rimuovere da Instagram tutti i contenuti legati allo sfruttamento e agli abusi sessuali sui minori, dopo che un’inchiesta della BBC ha rivelato la presenza di inserzioni pubblicitarie a pagamento che promuovevano questo materiale.
Secondo il governo indiano, alcune pubblicità contenevano termini espliciti e rimandavano a canali Telegram dove i contenuti venivano venduti.
Nuova Delhi ha chiesto a Meta di spiegare entro sette giorni come tali annunci siano stati approvati, quali misure siano già state adottate e come intenda impedire che episodi simili si ripetano.
Meta ha dichiarato di aver rimosso gli annunci segnalati e sospeso gli account coinvolti, ma rischia azioni legali se non fornirà risposte ritenute adeguate.
Le piogge monsoniche stanno provocando gravi allagamenti in diverse regioni dell’India. Interi quartieri sono finiti sott’acqua negli stati di Maharashtra, Chhattisgarh e Gujarat, con strade trasformate in fiumi, abitazioni invase dall’acqua e forti disagi ai trasporti.
A Mumbai, dove è stata diramata l’allerta rossa, il maltempo ha causato la cancellazione e il ritardo di voli e treni, mentre le autorità invitano la popolazione a evitare gli spostamenti non necessari.
Secondo il Dipartimento meteorologico indiano, le precipitazioni intense continueranno anche nei prossimi giorni, mantenendo elevato il rischio di nuovi allagamenti e frane nelle aree più vulnerabili
Myanmar
La Marina del Myanmar ha iniziato a modificare alcune delle sue vecchie motovedette fluviali per proteggerle dagli attacchi dei droni.
Le imbarcazioni sono state ricoperte con pneumatici d’auto lungo lo scafo e dotate di strutture metalliche a rete sopra il ponte, nel tentativo di contrastare i droni FPV, sempre più utilizzati dai gruppi armati che combattono contro la giunta militare.
Le navi interessate sono unità costruite alla fine degli anni Cinquanta nell’allora Jugoslavia e ancora oggi in servizio. Gli esperti, però, mettono in dubbio l’efficacia di queste protezioni improvvisate, sottolineando che gli pneumatici potrebbero trasformarsi in un grave rischio d’incendio in caso di impatto.
La decisione arriva dopo che, a fine giugno, le Forze di Difesa Popolare hanno rivendicato un attacco con un drone contro un elicottero militare Mi-17.
Nepal
Il primo ministro del Nepal, Balendra Shah, ha raggiunto i cento giorni di governo con uno stile che divide il Paese: poche apparizioni pubbliche, ma una raffica di riforme.
L’ex sindaco di Kathmandu, diventato premier a 36 anni, ha lanciato un piano da cento punti contro la corruzione, per la digitalizzazione dei servizi pubblici e la riforma dell’amministrazione, ricorrendo spesso a decreti d’urgenza.
I sostenitori parlano di un cambio di passo dopo anni di immobilismo, mentre i critici accusano il governo di aggirare il Parlamento e di indebolire le istituzioni democratiche.
Secondo un’analisi del quotidiano Kathmandu Post, a cento giorni dall’insediamento è stato realizzato poco più di un terzo del programma annunciato.
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