Essere studente in Mali

Scritto da in data Settembre 5, 2025

Soukoutali è un villaggio in Mali, nella regione di Kayes, a 330 chilometri da Bamako, la capitale del paese.
Da lì passano la strada regionale che porta fino al confine con la Mauritania, la RR3, e i binari del Chemin de Fer che collega(va) Dakar con il Niger, attraversando il Mali.

In questo villaggio c’è una scuola che può ospitare fino a 200 bambini, nata nei primi anni 2000.
“Io sono uno dei primi studenti della scuola, sai?” dice Wali Sissoko, trentenne maliano che vive in Italia da otto anni, divulgatore sui temi di storia, cultura e geopolitica africana.

Il suo italiano è perfetto, così come il suo francese: “Ci insegnavano grammatica, matematica, francese; io ero bravo in scienze poi ho lasciato quella via perché volevo diventare giornalista” dichiara Sissoko ridendo.
“Scarabocchiavo sui banchi, come tutti i bambini… e se oggi sono qui è perché ho iniziato a sognare il mio futuro mentre ero seduto su quei banchi”.

Come si costruisce una scuola

Fino agli anni Duemila la scuola di Soukoutali non esisteva e i bambini erano costretti ad andare a Oualia per studiare: sette chilometri e mezzo a piedi o in bici per frequentare le lezioni.
Sono stati i cittadini del villaggio a volere la costruzione della scuola: “Fino al 2003, 2004, la scuola era di paglia, poi i genitori dei bambini hanno costruito i muri con dei mattoni di terra. Solo dopo è intervenuto lo Stato costruendo un edificio di cemento” dichiara Sissoko.

Inizialmente i cittadini di Soukoutali hanno contribuito di tasca propria al pagamento degli insegnanti della scuola, poi anche qui è intervenuto il governo.
Oggi ci sono quattro maestri, di cui tre pagati dallo Stato e uno ancora dai cittadini del villaggio.

“Sono molto deluso oggi nel vedere la mia scuola d’infanzia distrutta e sapere che centinaia di bambini non potranno studiare” continua Sissoko.
Quello che manca, oggi, è una struttura adeguata: i muri sono scrostati, il tetto deve essere recuperato, i soffitti e i controsoffitti sono a pezzi, i pavimenti quasi non esistono più e gli infissi sono da rifare.
Anche il mobilio scolastico è da acquistare: banchi, sedie, lavagne, tutto il necessario per creare un ambiente scolastico dignitoso.

Il direttore della scuola di Soukoutali, il professore Kamafing Sissoko, raggiunto da Radio Bullets, ci mostra dei video delle condizioni della struttura: “Il pavimento, le finestre, il soffitto, tutto è in cattive condizioni. Non ci sono i banchi, non ci sono le sedie. Non è possibile aprire la scuola fino a che non sarà sistemata”.

“Vedere la scuola in questo stato oggi mi ha deluso, non solo a livello di educazione, ma anche a livello di governo. Uno stato che non riesce a garantire un’istruzione dignitosa ai suoi figli, è una cosa preoccupante” aggiunge Wali Sissoko.
Voglio ridare dignità alla scuola dove sono cresciuto. Per questo ho creato una raccolta fondi”.

Fare la differenza: la raccolta fondi

Sissoko ha creato una raccolta fondi, attiva su GoFundMe.
Ogni donazione, piccola o grande, costruisce un futuro migliore per i bambini del villaggio.
“Vorrei che la scuola fosse pronta per ottobre, ma anche se non ce la faremo subito, so che possiamo riuscirci. Con la forza, la volontà e l’aiuto di tutti” conclude Sissoko.

Qui il video della call to action: https://www.instagram.com/reel/DN0d3IvUBEo/?utm_source=ig_web_copy_link&igsh=MWN0NTFzODdkczhzag==

La situazione scolastica in Mali

Sistemare una scuola in Mali può sembrare un gesto piccolo, ma sono i piccoli gesti che possono fare la differenza.
Non frequentare la scuola perché non esiste la struttura adeguata significa esporre le bambine e i bambini non solo all’ignoranza, ma anche allo sfruttamento, al matrimonio precoce, al reclutamento in gruppi armati.
A non sapere i propri diritti, a non avere pensiero critico, a non avere voce.
Non andare a scuola significa concretamente avere minacciata la vita futura.

L’abbandono scolastico nel paese è un problema reale: dal 2012, quando è iniziata la guerra civile tuttora in corso, a oggi, il numero di bambine e bambini che non frequentano la scuola è passato da 50.000 a 500.000.
A livello nazionale, 1.722 scuole su 9.036 non sono operative, privando 516.600 studenti del diritto all’istruzione e colpendo più di 10.000 insegnanti.
Secondo il rapporto Build Forward Better di Save the Children, il Mali, insieme ad Afghanistan, Sudan e Somali, è uno dei paesi in cui i sistemi educativi sono classificati come a rischio “estremo” di crisi in corso e future che compromettono l’istruzione. 

La crisi educativa si aggrava in un contesto già segnato dalla carenza di fondi per l’istruzione.
Le risorse dello Stato, indebolite dai conflitti in corso, hanno subito un ulteriore colpo con il taglio al bilancio del Ministero dell’Istruzione: nel 2024 è sceso da 458,34 a 444,75 miliardi di franchi CFA.

A peggiorare lo scenario, a gennaio 2024 Mali, Niger e Burkina Faso hanno annunciato l’uscita dall’ECOWAS (Comunità Economica degli Stati dell’Africa Occidentale), rinunciando così al sostegno economico dell’organizzazione regionale.
Inoltre, come il sito del Ministero dell’Istruzione del Mali mostra in prima pagina, il sistema scolastico maliano era supportato anche dai fondi dell’USAID, l’Agenzia degli Stati Uniti per lo sviluppo internazionale, la quale sta tagliando pesantemente i fondi per gli aiuti umanitari nell’Africa subsahariana, Mali compreso.

 

Ascolta/Leggi anche:

Radio Bullets parte con la Global Sumud Flotilla

E se credi in un giornalismo indipendente, serio e che racconta il mondo recandosi sul posto, puoi darci una mano cliccando su Sostienici

Tagged as

[There are no radio stations in the database]