Flotilla, l’inchiesta risale la catena di comando israeliana
Scritto da Barbara Schiavulli in data Ottobre 16, 2026
Dalla cattura in mare alla ricerca delle responsabilità: la Procura di Roma indaga sui fatti delle missioni del 2025 e del 2026. Il team legale della Global Sumud Flotilla accoglie gli sviluppi come un passaggio fondamentale.
Il ritorno a casa ha chiuso una distanza, ha permesso un abbraccio, ha restituito la possibilità di scegliere dove andare. Ma quello che è accaduto resta. E raccontarlo significa anche impedire che venga archiviato nella memoria pubblica prima ancora di essere esaminato da un tribunale.
Nell’ottobre del 2025 ero sulla Morgana, una delle imbarcazioni della Global Sumud Flotilla dirette verso Gaza. La marina israeliana ci ha intercettati in acque internazionali. Sono seguiti il trasferimento ad Ashdod, la detenzione, il rientro in Italia. Su Radio Bullets abbiamo raccontato la cattura e il ritorno delle prime 26 persone italiane rilasciate, tra le quali c’ero anch’io. Era il principio di un racconto che non poteva esaurirsi con la nostra liberazione.
Eravamo tornati. Rimaneva da chiedere conto di quello che era successo.
Per questo la notizia del 16 ottobre 2026 ha, per noi, un peso particolare. L’inchiesta della Procura di Roma sulle due missioni della Global Sumud Flotilla del settembre-ottobre 2025 e dell’aprile-maggio 2026 risale la catena di comando israeliana.
Tra gli indagati figurano il ministro della Difesa Israel Katz, il ministro della Sicurezza nazionale Itamar Ben-Gvir e vertici militari, di polizia e dell’amministrazione penitenziaria. È un passaggio investigativo rilevante, ancora nella fase delle indagini preliminari: le responsabilità individuali devono essere accertate e gli indagati sono presunti innocenti fino a un’eventuale condanna definitiva.
La sua importanza sta proprio qui: nella possibilità che alle testimonianze seguano accertamenti, che agli accertamenti seguano responsabilità. Che il potere sia chiamato a rispondere delle proprie decisioni.
Dalle testimonianze alla catena di comando
Secondo la nota della Procura, ripresa integralmente dall’Agenzia giornalistica Opinione, l’indagine nasce dall’esposto di 50 cittadini italiani. Le ipotesi di reato comprendono tortura, sequestro di persona, lesioni personali, rapina e danneggiamento seguito da naufragio.
Gli accertamenti affidati al ROS dei carabinieri riguardano gli abbordaggi, la distruzione delle apparecchiature di comunicazione, le condizioni di detenzione e i trattamenti inflitti ai partecipanti. La Procura riferisce di percosse, minacce di morte, privazione del sonno, mancata assistenza medica e ostacoli all’accesso alla difesa.
Per la missione dell’aprile-maggio 2026 descrive il ripetersi delle dinamiche con modalità ancora più dure, compreso l’impiego di taser e proiettili di gomma.
Il punto centrale è l’individuazione delle persone appartenenti alle catene di comando coinvolte nelle operazioni in mare e a terra. L’indagine cerca così di ricostruire i diversi livelli di responsabilità.
Per chi ha vissuto quella cattura, vedere il proprio racconto entrare nello spazio dell’accertamento giudiziario ha un significato profondo. La testimonianza chiede ascolto; l’indagine può darle un seguito concreto.
Su Radio Bullets abbiamo continuato a farlo anche attraverso il racconto della missione, della detenzione e di quella che doveva venire dopo il nostro ritorno. Perché documentare significa anche tornare sui fatti quando l’attenzione si sposta altrove.
La giustizia oltre le frontiere
A giugno 2026 è stata inoltrata a Israele una richiesta di assistenza giudiziaria internazionale per acquisire elementi utili alla ricostruzione dei fatti e delle responsabilità. La Procura riferisce inoltre di un incontro di coordinamento presso Eurojust, l’agenzia europea per la cooperazione giudiziaria, poiché indagini analoghe sono in corso in altri Paesi europei.
È su questo terreno che insiste il team legale italiano della Global Sumud Flotilla: la cooperazione tra autorità giudiziarie, il contributo dei gruppi legali nazionali, la necessità che le istituzioni agevolino il lavoro della giustizia.
Nel comunicato diffuso il 16 ottobre, gli avvocati accolgono gli sviluppi dell’inchiesta come un segnale contro l’impunità. È la loro valutazione, espressa come legali della Flotilla, e ne pubblichiamo di seguito il testo integrale, distinguendola dagli accertamenti e dalle decisioni che spettano alla magistratura.
Il comunicato integrale del team legale GSF Italia
Evoluzione nelle indagini relative all’accertamento dei gravi crimini commessi nel corso delle missioni della Global Sumud flotilla nel settembre-ottobre 2025 e aprile-maggio 2026
Apprendiamo con soddisfazione dal comunicato della Procura di Roma che le indagini nei confronti della catena di comando che ha ideato, pianificato e materialmente posto in essere abbordaggi in acque internazionali, il sequestro e la tortura nei confronti dei partecipanti alle missioni della Global Sumud Flotilla nel 2025 e 2026 stanno procedendo nella direzione che abbiamo sempre auspicato e prospettato nei nostri atti difensivi.
Si tratta di un segnale forte contro il senso di impunità della catena di comando per questi gravissimi crimini, che riporta al centro la questione dell’accertamento e della prevenzione dei gravissimi crimini commessi da Israele. In questo senso la cooperazione giudiziaria europea e la tutela multilivello dei diritti fondamentali devono riconoscersi come valori fondamentali e concreti.
Ci auguriamo che le autorità nazionali facciano la loro parte nell’agevolare la richiesta di assistenza giudiziaria internazionale allo Stato di Israele affinché la giustizia possa davvero fare il suo corso.
Nella strategia legale della Global Sumud Flotilla ogni giurisdizione nazionale coinvolta rappresenta la possibilità di promuovere azioni legali per incrinare l’impunità che viene concessa a Israele. Un’impunità che ha alimentato un’escalation di violenza, fino agli abbordaggi a poche miglia dalle coste di Creta. Il team legale internazionale della GSF, articolato in diversi gruppi nazionali, continuerà a fare la sua parte per contribuire alle indagini attraverso la propria esperienza di cooperazione umana e professionale.
16.10.2026
Legal team GSF Italia
Fonte del testo integrale: comunicato allegato del Legal team GSF Italia.
Per noi, e per chi non può tornare
Questa svolta è importantissima per noi. Per chi era su quelle imbarcazioni, per chi ha raccolto testimonianze, per chi continua a chiedere che quanto denunciato venga esaminato fino in fondo.
Ma il senso di questa battaglia va oltre le nostre persone: la destinazione della Flotilla era Gaza. E una richiesta di giustizia per quello che è accaduto lungo quella rotta deve continuare a tenere al centro i diritti della popolazione palestinese.
Abbiamo il dovere di seguire questa inchiesta con la stessa attenzione con cui abbiamo raccontato la partenza e la cattura. Di distinguere le accuse dalle prove, le indagini dalle sentenze. Di pretendere risposte senza anticipare il giudizio.
La giustizia ha bisogno di rigore perché possa reggere anche davanti al potere.
Oggi c’è un passaggio concreto da raccontare, una crepa da osservare, senza scambiarla ancora per una porta aperta.
Da quella crepa passa una domanda che abbiamo riportato dal mare e che non intendiamo lasciare cadere: chi risponderà di quello che è accaduto e continua ad accadere?