La rivoluzione dell’Intelligenza Artificiale
Scritto da Pasquale Angius in data Febbraio 12, 2026
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L’Intelligenza Artificiale apre inedite opportunità o nasconde inquietanti rischi? Proviamo a fare un po’ di chiarezza.
L’Intelligenza Artificiale: opportunità e rischi
In questa puntata e nella prossima ci occuperemo di Intelligenza Artificiale (AI) un argomento di cui si parla molto ma del quale si sa poco e se ne capisce ancora meno.
D’altronde si tratta di una tecnologia in fase di sviluppo di cui non sono chiari ancora i punti d’approdo finali, come non sono chiare ancora le infinite possibili applicazioni sia nella nostra vita quotidiana che nel mondo del lavoro.
In questa confusione generale le interpretazioni e il dibattito pubblico oscillano tra: gli entusiasti, gli scettici, gli apocalittici e gli indifferenti.
Gli ottimisti
Cominciamo dalla prima categoria, gli entusiasti, convinti che l’AI ci consentirà, nell’arco di qualche decennio, di non dover più lavorare perché le macchine faranno tutto o quasi tutto al posto nostro.
D’altronde, come diceva un famoso slogan pubblicitario “l’ottimismo è il sale della vita” e, purtroppo o per fortuna – dipende dai punti di vista – gli ottimisti non mancano mai e tendono a vedere il bicchiere sempre pieno persino quando il livello dell’acqua è molto basso.
Gli scettici
Una seconda categoria è quella degli scettici, coloro che sfoggiano il loro disincanto se non il loro cinismo, come fosse uno scudo che li preserverà da qualunque futura possibile disillusione.
Molti pensano che l’Intelligenza Artificiale, che è un ramo dell’informatica, capace di progettare e creare macchine in grado di svolgere compiti tipicamente umani, sia, come tutta l’informatica, largamente sopravvalutata.
David Graeber, docente alla London School of Economics, una delle più prestigiose facoltà di economia del pianeta, scrisse qualche anno fa in un suo saggio: “Internet è un’invenzione straordinaria, ma tutto ciò di cui attualmente si sta parlando è un mix superveloce e globalmente accessibile di biblioteca, ufficio postale e catalogo di vendita per corrispondenza”.
Non molto tempo fa anche Peter Thiel, proprietario di Palantir una delle grandi aziende americane che lavorano nel campo dei software e delle tecnologie per la difesa, un tecno-miliardario grande sostenitore di Donald Trump, disse in una conferenza pubblica: ”Volevamo le macchine volanti e abbiamo ottenuto i 140 caratteri”.
I 140 caratteri sono quelli di Twitter che oggi ha cambiato nome e si chiama X.
Il concetto che stava dietro a quell’affermazione è che il progresso tecnologico degli ultimi decenni è forse stato troppo enfatizzato o troppo caricato di aspettative che poi non hanno trovato riscontro nella realtà.
Secondo Thiel inoltre l’innovazione si è concentrata quasi esclusivamente sull’informatica trascurando altri settori come le biotecnologie, l’energia, lo spazio.
In effetti uno dei risultati più eclatanti di questa rivoluzione tecnologica basata sull’informatica sono stati i social come Twitter per non parlare di Facebook, Instagram, Tik Tok, invenzioni anche utili e simpatiche, salvo il fatto che fanno perdere quantità enormi di tempo in attività sostanzialmente inutili, qualcuno direbbe persino diseducative.
In sostanza armi di distrazione di massa utili a rintronare ancor più una popolazione di rintronati solleticando gli istinti peggiori.
Alcuni anni fa lo disse anche Umberto Eco: “I social media danno diritto di parola a legioni di imbecilli che prima parlavano solo al bar dopo un bicchiere di vino, senza danneggiare la collettività. Venivano subito messi a tacere, mentre ora hanno lo stesso diritto di parola di un Premio Nobel. È l’invasione degli imbecilli”.
A volte si ha l’impressione che molti dei tanto decantati progressi tecnologici nel campo dell’informatica siano serviti a rimpinguare i patrimoni personali di alcuni intraprendenti e certamente svegli ragazzotti americani, fondatori e proprietari delle nuove aziende tecnologiche, ma i vantaggi per il resto della popolazione sono tutti da dimostrare.
Se le stesse energie, gli stessi capitali, la stessa determinazione fosse stata dedicata, per esempio, per trovare una nuova cura definitiva per il cancro forse oggi ne beneficeremo tutti.
Questo ragionamento, che ha un retrogusto moralistico e potrebbe sembrare logico, poi in realtà è fortemente opinabile.
Il progresso scientifico e tecnologico non è un processo lineare ma contorto, contraddittorio, fatto di stop and go, in buona parte casuale, cercando una cosa se ne può trovare un’altra completamente diversa.
D’altronde una delle aziende statunitensi protagoniste della nuova rivoluzione dell’Intelligenza Artificiale la società Nvidia, fondata dal sino americano Jensen Huang, ha iniziato la sua attività costruendo schede grafiche per i video giochi, non esattamente una delle attività fondamentali per il progresso dell’umanità.
Oggi Nvidia è leader mondiale nella produzione di schede grafiche le cosiddette GPU (Graphic Processing Unit, ovverossia Unità di elaborazione grafica).
Per dirla in termini semplici sono dei processori, dei circuiti elettronici capaci di fare calcoli matematici molto complessi ad alta velocità, che sono però alla base dell’infrastruttura hardware necessaria per sviluppare l’Intelligenza Artificiale.
D’altronde gli eventi umani sono molto più spesso di quanto crediamo, influenzati dal caso, in ogni campo.
Cristoforo Colombo cercava una via più rapida per raggiungere le Indie e scoprì l’America.
Ora, qualcuno pensando all’America di Trump potrebbe dedurre che non ci si possa aspettare nulla di buono da un paese frutto dell’errore di navigazione di un ammiraglio genovese, ma questo è un altro argomento e ne parleremo in un’altra puntata.
Gli apocalittici
Un’altra categoria è quella degli apocalittici o catastrofisti che preconizzano una futura società distopica dove le macchine avranno preso il sopravvento e schiavizzeranno la specie umana o, addirittura, avendoci superato nelle capacità cognitive, decideranno di eliminarci in quanto razza inferiore.
D’altronde la stessa cosa fece, secondo alcune teorie, diverse decine di migliaia di anni fa la specie Homo sapiens sapiens, alla quale apparteniamo, quando venne a contatto con altre specie umane, le più conosciute sono l’uomo di Neanderthal e l’uomo di Denisova, ma ce n’erano anche altre.
La nostra specie, più intelligente ed aggressiva, portò all’estinzione delle altre specie umane.
In fin dei conti altro non siamo che una razza di scimmie assassine, come la storia dell’umanità conferma e potrebbe succedere che una nuova generazione di supercomputer intelligenti e privi di alcuna coscienza etica possa decidere di non aver bisogno di noi e relegarci nella galleria delle specie estinte.
Oppure possa decidere di utilizzarci come loro servitori in alcuni lavori e funzioni di basso livello, come d’altronde noi umani facciamo con altre specie animali.
O, al contrario, una nuova super intelligenza, dotata di una coscienza etica nettamente superiore alla nostra, decida di eliminarci proprio perché siamo una specie di scimmie meno intelligente ma molto aggressiva, brutale e spesso senza etica e quindi inaffidabile, da sterminare per evitare che possa riprendere il sopravvento sull’Intelligenza Artificiale da essa stessa creata.
I meno giovani ricorderanno la serie dei film di Terminator, una fortunata saga diretta dal regista James Cameron e interpretata dall’attore Arnold Schwarzenegger.
Nel primo film uscito nel 1984 Schwarzenegger interpretava un cyborg, il Terminator del titolo, una sorta di robot umanoide che torna indietro nel tempo dal 2029 al 1984 per trovare e uccidere Sarah Connor.
Il mondo del futuro da cui proviene è governato dalle macchine e da un’intelligenza artificiale chiamata Skynet, realizzata per l’esercito degli Stati Uniti che, ad un certo punto del suo sviluppo, raggiunta l’autocoscienza decide di sterminare l’umanità.
Il Terminator inviato in un viaggio nel tempo nel 1984 deve trovare e uccidere Sarah Connor, la madre del leader della resistenza degli umani al dominio delle macchine, prima che possa partorire il figlio.
La paura di evocare forze che potrebbero sfuggire al nostro controllo è quindi una paura atavica e forse anche fondata degli esseri umani a cui opere di fantasia come i film di Terminator danno voce.
Gli indifferenti
C’è infine, come sempre, la categoria degli indifferenti, coloro che non si pongono alcuna domanda e, anche se ogni tanto qualche barlume di pensiero trova albergo nelle loro teste, provvedono a scacciarlo via affinché non disturbi troppo la loro routine quotidiana.
“Odio gli indifferenti… l’indifferenza è abulia, è parassitismo, è vigliaccheria… è il peso morto della storia…” così scriveva poco più di un secolo fa Antonio Gramsci.
Ma gli indifferenti sono sempre la maggioranza, anche in questo caso.
Che cos’è l’Intelligenza Artificiale?
Ovviamente ci sono poi infinite posizioni intermedie tra questi diversi atteggiamenti.
Ma cos’è in fin dei conti questa tanto decantata Intelligenza Artificiale?
Avrà effetti così dirompenti sulla nostra società e sulle nostre economie?
Semplifichiamo molto il nostro ragionamento per non addentrarci in questioni troppo tecniche, anche se questo genere di operazioni non piacciono mai ai tecnici del settore, rigidi custodi delle loro esoteriche discipline, ma noi non siamo né tecnici né accademici e quindi ci prendiamo qualche libertà.
Cos’è quindi l’Intelligenza Artificiale?
È un insieme, o meglio, come ha detto qualcuno, un arcipelago di tecnologie e di progetti che amplificano le capacità meccaniche e le capacità di calcolo degli esseri umani.
Si comincia dai modelli di AI generativa, come ChatGPT e tutti i suoi emuli, dal cinese DeepSeek, a Gemina e via discorrendo, capaci di produrre: testi, immagini, video, musica, audio.
C’è poi l’AI predittiva, in pratica degli algoritmi che analizzano serie di dati storici nel tentativo di prevedere tendenze o eventi futuri con applicazioni nel campo sanitario, meteorologico, del marketing, dell’analisi finanziaria e via di seguito.
Ci sono poi tutti i progetti per la guida autonoma dei veicoli di qualunque genere dai treni, ai camion, alle automobili.
Ci sono poi le applicazioni nella robotica per la produzione di automi umanoidi che si muovono come gli esseri umani e possono svolgere tutta una serie di compiti lavorativi, ma non solo.
Possono, per esempio, essere utilizzati in un campo di battaglia in sostituzione o in aiuto dei soldati, ma ci sono applicazioni anche in campo sanitario, come l’assistenza ai malati, e ci sono persino applicazioni in campo affettivo ed erotico.
Nei paesi dell’Estremo Oriente, che sono i più avanzati in questo tipo di ricerche e di applicazioni, si stanno realizzando robot umanoidi, quindi con sembianze umane e capaci di dialogare, programmati per tenere compagnia alle persone anziane sole, ma si stanno realizzando anche robot umanoidi con sembianze di donne o uomini bellissimi che dovrebbero svolgere la funzione di fidanzata o fidanzato.
Se volessimo buttarla in caciara potremmo dire che sono una versione tecnologica delle bambole gonfiabili che finora suscitavano l’ilarità generale ma che, evidentemente, incontrano una richiesta di mercato.
Si prevedono tempi duri per le app di dating se si potrà, tra qualche anno, scegliere il partner da un catalogo di una fabbrica cinese e farselo arrivare a casa senza tutte quelle complicazioni legate ad approccio, corteggiamento, possibile rifiuto, gelosie, litigi, incomprensioni, ripicche, separazioni, divorzi.
La cosa può suscitare perplessità, ma se qualcuno sta investendo miliardi su queste soluzioni tecnologiche è probabile che un mercato ci sia.
Per cercare di capire come funzionano i modelli di AI generativa come ChatGPT facciamo un salto indietro nel tempo, all’inizio del Novecento quando un matematico russo, Andrej Markov, si mise a lavorare su un’opera importante della letteratura russa intitolata Evgheny Oneghin dello scrittore Aleksander Pushkin.
Analizzando la sequenza di vocali e consonanti di quell’opera letteraria Markov intendeva dimostrare che anche in un’opera dell’ingegno, come un testo letterario, esistevano delle sequenze ripetute e analizzando la frequenza statistica di quelle vocali e consonanti si potevano dedurre quelle successive.
Detta in altro modo, se persino un’opera letteraria risponde a criteri probabilistici, è possibile prevedere con un calcolo statistico una sequenza di parole.
All’epoca di Markov non esistevano ancora computer e quindi i calcoli erano molto complessi, ma oggi con i computer e i software è possibile analizzare una quantità enorme di dati, per esempio, di sequenze di parole, in tempi rapidissimi e prevedere quale sarà, dato il contesto, la parola successiva in una determinata frase.
ChatGPT è un “pappagallo stocastico”?
Emily Bender una linguista statunitense ha definito ChatGPT un “pappagallo stocastico”.
Tutti sappiamo cos’è un pappagallo, il temine stocastico è un po’ complicato, deriva dal greco e significa letteralmente “bravo nelle congetture”, potremmo tradurlo con probabilistico.
Quindi il “pappagallo stocastico” riproduce modelli di linguaggio basati sulla probabilità, utilizzando la sua straordinaria capacità di calcolo ma non ha alcuna consapevolezza del significato e del contesto.
Quindi la straordinarietà di ChatGPT quando gli poniamo un quesito è, in sostanza, quella di riuscire a fare in pochi secondi calcoli di probabilità, analizzando un’infinità di dati, dandoci un risultato abbastanza affidabile.
Federico Faggin, un ingegnere italiano trasferitosi a lavorare negli Stati Uniti negli anni Sessanta e considerato il “padre del microchip”, sostiene che un algoritmo può riprodurre un comportamento umano ma non l’esperienza soggettiva che lo accompagna.
L’AI è uno strumento che eccelle nel riconoscimento di pattern cioè di strutture, sistemi, modelli e nell’ottimizzazione dei processi ma resta priva di consapevolezza.
Efficienza computazionale non equivale a comprensione e ridurre l’intelligenza a mero calcolo significa trascurare ciò che orienta le decisioni complesse ossia le emozioni, i valori, la responsabilità.
L’AI non è quindi un soggetto cognitivo autonomo.
L’intelligenza umana è pensiero critico, creatività, consapevolezza mentre l’intelligenza artificiale è efficienza computazionale che è un’altra cosa.
Attribuire all’AI qualità umane porta a sovrastimare le sue capacità.
L’AI amplifica le capacità meccaniche degli umani ma non ha consapevolezza, coscienza, sentimenti.
Se quindi, alla fin della fiera, l’intelligenza Artificiale è soltanto un “pappagallo stocastico” potremmo in qualche modo sentirci tranquillizzati, se tutte queste applicazioni altro non sono che soluzioni di “intelligenza aumentata”, che ci aiutano a svolgere compiti complicati in tempi rapidissimi, non c’è motivo per preoccuparsi.
Evviva l’intelligenza Artificiale, qualcuno l’userà per efficientare il proprio lavoro, altri per risolvere noiose incombenze quotidiane, qualcun altro ancora attenderà l’arrivo della fidanzata o del fidanzato umanoide per fare cose di cui non possiamo parlare in un podcast di economia!
Purtroppo però le cose non sono così semplici.
Innanzitutto perché questi “pappagalli stocastici” potrebbero essere e vengono già utilizzati da malintenzionati per svolgere attività illecite o vengono utilizzati dai governi per sviluppare armamenti sempre più letali.
Obiezione corretta ma si può applicare a qualunque cosa.
Anche un prodotto tecnologicamente rudimentale come un coltello può aiutarci a svolgere mille compiti utili ma qualcuno potrebbe usarlo come arma.
Questo è un dilemma dal quale non si esce.
I limiti dell’intelligenza umana
Ma c’è un ulteriore problema.
Oggi l’AI riesce a superare gli esseri umani in moltissimi compiti, perché ha capacità e velocità computazionali nettamente superiori a quelle di un essere umano.
Noi continuiamo ad investire per potenziare sempre più queste capacità e nessuno, nemmeno i tecnici del settore, nemmeno i guru dell’informatica, sono in grado di prevedere cosa succederà nel futuro.
Se, ad un certo punto queste macchine con una sconfinata capacità di calcolo riuscissero a dare risposte a questioni che il cervello umano non è in grado di comprendere e di concepire, cosa potrebbe succedere?
Cosa vogliamo dire?
Noi siamo la razza animale più intelligente esistente attualmente sul pianeta ma la nostra intelligenza ha dei limiti, come quella di ogni altra specie animale.
Facciamo un esempio, il gatto è un animale intelligente ma certamente non è in grado di capire la fisica quantistica o la teoria della relatività di Einstein, sono cose, concetti che vanno al di là delle sue capacità di comprensione.
La stessa cosa potrebbe succedere agli esseri umani.
Se le macchine da noi create, potenziate all’infinito, ad un certo punto raggiungessero la capacità di trovare risposte a domande che noi non saremmo nemmeno in grado di porci, cosa potrebbe succedere?
Nessuno lo sa e questo purtroppo è un rischio enorme.
Nella prossima puntata cercheremo di capire come l’Intelligenza Artificiale sta cambiando e continuerà a cambiare il mondo del lavoro e di come la competizione economica, politica e militare tra le grandi potenze del pianeta passa anche attraverso questa nuova potentissima tecnologia.
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