Uno speciale calcio al pallone

Scritto da in data Dicembre 7, 2022

Mentre sono in corso a Doha, in Qatar, i Mondiali di calcio Fifa 2022, ci sono tiri al pallone che valgono molto di più. Come quello di Daniele, il bambino di cinque anni primo in Italia a indossare – a quanto pare, con successo – un’armatura davvero speciale.

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Lesioni spinali nei bambini: la soluzione tech

Daniele ha cinque anni ed è salito agli onori della cronaca quando, a inizio di novembre, ha indossato e usato, per la prima volta in Italia, Atlas 2030. Un nome adeguato proprio a un’impresa titanica: reggere il corpo – proprio come la vertebra cervicale “atlante” o C1, la prima della colonna vertebrale – per permettere di camminare ai bambini con problemi neuromotori o lesioni al midollo spinale.
Ed è ciò che sta dimostrando il piccolo paziente dell’IRCCS San Raffaele di Roma, che si muove con sempre maggiore destrezza e libertà grazie alla tecnologia, tanto da riuscire a tirare calci a un pallone.
Atlas 2030 è un esoscheletro pediatrico e robotico. È stato studiato quindi appositamente, quindi, proprio per i bambini e nasce da un progetto dell’azienda spagnola Marsi Bionics.

Come funziona Atlas 2030, l’esoscheletro che fa camminare i bambini

Nei casi di ischemia midollare perinatale, la patologia del piccolo Daniele, di lesioni al midollo spinale e di problemi neuromotori, la capacità di muovere gli arti inferiori e di reggersi in piedi è compromessa.
Il ricorso a un esoscheletro consente pertanto al corpo di trovare in una struttura esterna l’appoggio necessario per alzarsi e muoversi in autonomia.
Atlas ha però qualcosa in più. I progettisti di Marsi Bionics hanno pensato a una conformazione che permetta al bambino di muoversi in piena libertà, senza sentirsi costretto o eccessivamente limitato dall’esoscheletro. Hanno realizzato quindi Atlas con una tecnologia elastica, capace di adattarsi al corpo della persona che lo indossa.

La struttura di Atlas 2030:

  • otto articolazioni attive, motori
  • un telaio, come sistema di sostegno
  • un poggiatesta opzionale
  • la capacità di adattarsi alla crescita del corpo
  • batterie rimovibili

La struttura, legata al tronco del bambino, lo sorregge fino ai piedi e può essere dotata, se necessario, anche di un poggiatesta. È costituita da otto articolazioni attive che gli permettono di muoversi in ogni direzione, ovvero otto motori collocati lungo le gambe: sulle anche, sulle ginocchia e infine sulle caviglie. Un telaio aggiuntivo, invece, funge da sistema di supporto, si fissa all’esoscheletro alle spalle del bambino e riesce così a dargli maggiore sicurezza senza però limitare la sua visibilità e interazione con l’ambiente. Il sistema di supporto rende più agevole anche il lavoro del terapista, che può così rapportarsi meglio con il piccolo paziente lasciandogli la sensazione di maggiore libertà.
L’esoscheletro è pensato per i bambini tra i quattro e i dieci anni, in quanto è in grado di adattarsi facilmente alle fasi della loro crescita.
Atlas 2030 è un robot – dotato di batterie rimovibili – e può essere utilizzato, quindi, anche per l’attività passiva, adattandolo alle capacità di deambulazione del singolo paziente.

Un programma di ricerca dedicato ai bambini

Esoscheletri robot sono impiegati da tempo nella medicina riabilitativa dell’adulto, e l’idea è stata quella di adattarne la struttura e l’uso alle esigenze del bambino. I risultati ottenibili sono interessanti, in quanto spesso i pazienti pediatrici non hanno mai camminato e le articolazioni attive di Atlas fanno in modo che questi imparino a farlo muovendosi correttamente, allenando le proprie funzioni cerebrali, i muscoli e persino le capacità cardiovascolari. I ricercatori del San Raffaele sottolineano anche l’influenza, non meno importante, sulle capacità cognitive e di interazione sociale del bambino.
L’impiego di Atlas 2030 fa parte di un progetto di ricerca pilota del San Raffaele chiamato RoboKId, che si pone l’obiettivo di valutare la fattibilità e l’impatto che l’approccio riabilitativo con l’esoscheletro robot, e senza il ricorso ad alcun farmaco, può avere sui pazienti in età pediatrica e sulla loro qualità di vita.
In sostanza, si studierà se e quanto un esoscheletro robotico sia in grado di dare loro la libertà di essere e di sentirsi liberi, di muoversi autonomamente e, perché no, di tirare calci a un pallone.

Musica: “La leva calcistica del ‘68” – Francesco De Gregori
Foto in copertina: Marsi Bionics

 

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