1 maggio 2025 – Notiziario Mondo
Scritto da Barbara Schiavulli in data Maggio 1, 2025
- A fuoco i dintorni di Gerusalemme, chiusa l’autostrada per Tel Aviv.
- Stati Uniti: rilasciato attivista palestinese.
- Turchia: condannato giornalista svedese.
- Siria: nuovi scontri settari contro i drusi, Israele minaccia e colpisce.
- Ucraina e Stati Uniti firmano accordo storico su minerali e ricostruzione
- Introduzione al notiziario: la pace ha le mani ferite
Questo e molto altro nel notiziario di Radio Bullets a cura di Barbara Schiavulli
Israele e Palestina
Mercoledì, violenti incendi boschivi hanno colpito la periferia di Gerusalemme, costringendo all’evacuazione di tre comunità e alla chiusura dell’autostrada principale tra la capitale e Tel Aviv.
Le immagini mostrano scene apocalittiche: auto abbandonate lungo la Route One e persone in fuga, mentre colonne di fumo si alzavano dalle colline.
Il premier Netanyahu ha chiesto aiuto internazionale: Italia e Croazia invieranno tre aerei antincendio, e sono stati contattati anche Grecia, Cipro e Bulgaria.
Sul posto, 120 squadre di emergenza, supportate dall’esercito con elicotteri e soccorritori. Almeno 13 i feriti, ma fortunatamente nessuna vittima.
Il fuoco è divampato nel giorno della commemorazione dei soldati caduti, costringendo alla cancellazione di molte cerimonie ufficiali, incluso l’evento principale per la vigilia del Giorno dell’Indipendenza.
L’incendio arriva nel mezzo di una primavera anomala, segnata da temperature elevate e siccità—effetti sempre più visibili della crisi climatica. Ma in un Medio Oriente dove il fuoco è anche politico, il confine tra emergenza naturale e vulnerabilità geopolitica è sempre più sottile.
■ ISRAELE: Secondo fonti dell’esercito, l’ IDF inizierà a impartire ordini di leva a decine di migliaia di riservisti in vista di una prevista espansione dei combattimenti a Gaza .
Alcuni riservisti saranno impiegati in operazioni in Libano e Siria, mentre altri saranno di stanza in Cisgiordania.
I riservisti saranno impiegati per sostituire le unità di leva, che saranno spostate a sud e inizieranno a prepararsi per le operazioni a Gaza. Alcuni riservisti sono stati informati che saranno tenuti a prendere parte ai combattimenti all’interno di Gaza.
La maggior parte dei riservisti richiamati ha già prestato servizio per centinaia di giorni dall’inizio della guerra.
Per alcuni, questa sarà la terza o quarta volta che vengono mobilitati a tempo indeterminato, e molti ufficiali e soldati hanno già annunciato l’intenzione di non presentarsi alla prossima tornata di combattimenti, citando il burnout e le politiche del governo Netanyahu in merito agli ostaggi e al colpo di Stato.
Durante una cerimonia del Memorial Day sul Monte Herzl, il Primo Ministro Netanyahu ha dichiarato: “Non rinunceremo alla sacra missione di riportare a casa tutti i nostri ostaggi.
Anche in queste ore, continueremo a lottare per distruggere Hamas e continueremo ad agire in ogni modo per restituire tutti i rapiti, uomini e donne, vivi e morti”.
Durante il discorso di Netanyahu, alcuni tra il pubblico hanno gridato ” Dimissioni “. Qualcuno ha sventolato una bandiera israeliana macchiata di sangue . Un’altra donna ha gridato: “I nostri prigionieri stanno soffrendo. Salvateli, liberateli”.
■ GAZA: Il Ministero della Salute di Gaza, gestito da Hamas, ha riferito che 35 palestinesi sono stati uccisi nelle ultime 24 ore .
Secondo il Ministero, 52.400 persone sono state uccise dall’inizio della guerra. Mercoledì mattina, gli operatori sanitari di Gaza hanno dichiarato che almeno 12 persone sono state uccise durante la notte negli attacchi israeliani, compresi bambini.
■ STATO PALESTINESE: In una riunione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite sul Medio Oriente, il Segretario Generale delle Nazioni Unite António Guterres ha invitato i paesi a ” intraprendere azioni irreversibili per l’attuazione di una soluzione a due stati ” tra Israele e palestinesi in vista di una conferenza internazionale a giugno co-ospitata da Francia e Arabia Saudita.
Guterres ha incoraggiato “gli Stati membri ad andare oltre le affermazioni e a pensare in modo creativo alle misure concrete che adotteranno per sostenere una soluzione praticabile a due stati prima che sia troppo tardi “.
■ HOUTHI: La Royal Air Force britannica ha attaccato obiettivi Houthi in Yemen per la prima volta insieme all’aeronautica militare statunitense, prendendo di mira un complesso a sud di Sana’a dove gli Houthi, sostenuti dall’Iran, stavano preparando droni, ha riportato il Guardian.
Siria
Almeno 13 persone sono state uccise nei pressi di Damasco in nuovi scontri settari che hanno preso di mira la minoranza religiosa drusa, nel secondo giorno consecutivo di violenze.
Gli scontri si sono verificati a Sahnaya e Jaramana, sobborghi della capitale, dopo la diffusione di un messaggio vocale — probabilmente falso — che insultava il profeta Maometto.
I drusi rappresentano solo il 3% della popolazione siriana, ma da anni si trovano in una posizione precaria, oscillando tra l’autonomia e la lealtà a un regime in disfacimento.
La violenza recente arriva dopo una lunga serie di attacchi anche contro la minoranza alawita, legata storicamente alla famiglia Assad.
Intanto Israele, che ha una storica alleanza con la comunità drusa al suo interno, ha lanciato un attacco in Siria definito “avvertimento”, promettendo protezione ai drusi siriani. Un gesto che rischia però di aumentare il sospetto e l’isolamento della comunità.
Nel frattempo, il nuovo governo siriano ha firmato un accordo con i leader drusi di Suwayda per integrarli nelle istituzioni con forze di polizia locali.
Ma sul campo, la frammentazione del Paese e la sfiducia verso tutte le parti rendono il futuro della comunità sempre più incerto.
Turchia
Un tribunale turco ha condannato a 11 mesi di carcere con pena sospesa il giornalista svedese Joakim Medin, accusato di aver insultato il presidente Recep Tayyip Erdogan.
Nonostante la condanna sia sospesa, Medin resta in carcere per una seconda accusa: appartenenza a un’organizzazione terroristica.
Medin, collaboratore del quotidiano Dagens ETC, era stato arrestato all’aeroporto di Istanbul lo scorso 27 marzo mentre si trovava nel Paese per documentare le proteste antigovernative.
Secondo la procura, avrebbe partecipato a una manifestazione a Stoccolma nel 2023 dove compariva un’effigie di Erdogan, immagine che sarebbe poi apparsa in alcuni articoli firmati da Medin — ma lui afferma di non essere nemmeno stato presente all’evento.
Il giornalista ha dichiarato di aver semplicemente svolto il proprio lavoro e ha chiesto il rilascio per poter tornare dalla moglie, incinta di sette mesi.
Le accuse, secondo la sua difesa, si basano esclusivamente su post e articoli giornalistici.
Reporter senza Frontiere ha denunciato il caso come una chiara violazione della libertà di stampa. La Turchia è attualmente al 158º posto su 180 nell’indice globale di libertà di stampa.
Fare il giornalista in molti paesi, non solo in Turchia, è come giocare a mosca cieca in un campo minato: puoi finire in carcere per una foto che non hai scattato, un post che non hai scritto o un pensiero che non hai espresso — ma che forse qualcuno teme tu abbia pensato.
Repubblica Democratica del Congo
In Repubblica Democratica del Congo, il Comitato Internazionale della Croce Rossa ha avviato l’evacuazione di diversi convogli da Goma alla capitale Kinshasa, trasportando personale disarmato e le loro famiglie da una delle basi delle Nazioni Unite.
Secondo fonti della RDC e dell’ONU, l’operazione è il risultato di lunghe trattative tra governo, Nazioni Unite e il gruppo ribelle M23, che ha preso il controllo di Goma a gennaio. Il gruppo ha però rifiutato di far partire le forze di sicurezza dall’aeroporto, ancora chiuso.
Circa 1.500 soldati congolesi si erano rifugiati nelle basi ONU per sfuggire all’avanzata dell’M23. Le autorità temono per la sicurezza dei convogli, costretti a transitare attraverso territori sotto il controllo dei ribelli.
La Croce Rossa ha parlato di un’operazione “complessa e rischiosa”, che potrebbe durare diversi giorni.
Intanto, la comunità internazionale continua ad accusare il Ruanda di sostenere i ribelli del M23, accusa che Kigali nega.
Sudafrica
Il presidente sudafricano Cyril Ramaphosa ha annunciato l’avvio di un’inchiesta giudiziaria sulle presunte interferenze politiche che avrebbero ostacolato i procedimenti per i crimini commessi durante l’apartheid.
La decisione arriva a trent’anni dalla fine del regime della minoranza bianca, e dopo che un gruppo di sopravvissuti e familiari delle vittime ha intentato causa contro il governo, accusandolo di non aver mai garantito vera giustizia.
La Commissione per la Verità e la Riconciliazione, istituita nel 1996, documentò torture e omicidi, ma solo pochi casi arrivarono in tribunale. Tra i querelanti, anche il figlio di Fort Calata, uno dei “Quattro di Cradock”, uccisi nel 1985 da agenti che confessarono, ma non furono mai processati.
Per anni si è parlato di accordi segreti tra l’ANC e l’ex regime per evitare i processi. L’ANC ha sempre negato.
Ora il governo promette di “accertare i fatti e arrivare a una conclusione definitiva”. Il nome del responsabile dell’inchiesta e la sua tempistica saranno comunicati nei prossimi giorni.
Unione Europea
La Commissione europea investirà 910 milioni di euro nell’edizione 2024 del Fondo europeo per la difesa. L’obiettivo è rafforzare l’industria militare europea, puntando su innovazione, collaborazione tra scienza e industria e sviluppo di capacità strategiche, come la difesa con droni e i sistemi antimissile.
Per la prima volta, le industrie della difesa ucraine potranno partecipare ai progetti, in un’ottica di integrazione e cooperazione rafforzata con l’Unione.
Secondo il commissario europeo per la Difesa, Andrius Kubilius, i progetti selezionati mirano a proteggere i cittadini europei e a sostenere partner come l’Ucraina nella loro difesa contro aggressioni esterne.
L’iniziativa ha registrato un interesse record, con quasi 300 proposte da 25 Paesi. Le piccole e medie imprese rappresentano il 38% dei partecipanti e riceveranno oltre un quarto dei fondi.
In un’Europa dove le scuole crollano e gli ospedali arrancano, almeno l’industria bellica è in piena salute. Consoliamoci: se non avremo un futuro, almeno sarà ben difeso.
Regno Unito
Le temperature in Gran Bretagna potrebbero battere i record oggi , con massime previste di 29 °C nell’Inghilterra meridionale.
Il caldo di questa settimana è stato causato da una vasta area di alta pressione, che ha causato un flusso di aria discendente che si riscalda mentre si abbassa, e dal soleggiamento continuo che alimenta il riscaldamento diurno.
Se le temperature dovessero aumentare ulteriormente, oggi potrebbe diventare la data più anticipata dell’anno in cui la Gran Bretagna ha raggiunto gli 86 gradi Fahrenheit (30 gradi Celsius), secondo i dati del Met Office che risalgono al 1860.
Si prevede che le temperature si abbasseranno nel fine settimana.
Svezia
A Uppsala, in Svezia, un giovane è stato arrestato con l’accusa di aver ucciso tre ragazzi tra i 15 e i 20 anni all’interno di un barbiere, nel pomeriggio di ieri. L’arresto è avvenuto poche ore dopo la sparatoria, ma la polizia mantiene il riserbo sui dettagli, compresa l’arma usata.
Secondo Erik Åkerlund, capo della polizia locale, non è ancora possibile stabilire un legame diretto con la criminalità organizzata, anche se la pista delle gang non è esclusa. Per ora si parla di un episodio isolato, ma resta alta l’attenzione.
Ucraina
Mercoledì 30 aprile, Ucraina e Stati Uniti hanno siglato a Washington un accordo economico di rilievo, fortemente sostenuto dal presidente Donald Trump. L’intesa prevede la creazione del United States-Ukraine Reconstruction Investment Fund, un fondo congiunto destinato a finanziare la ricostruzione dell’Ucraina attraverso i proventi derivanti dallo sfruttamento di minerali critici e terre rare presenti nel paese.
Punti salienti dell’accordo:
- Accesso preferenziale: Gli Stati Uniti ottengono un accesso privilegiato, ma non esclusivo, a nuove concessioni minerarie ucraine.
- Fondo congiunto: Il fondo sarà gestito congiuntamente, con pari diritti di voto tra le parti, e riceverà il 50% dei profitti e delle royalties derivanti dalle nuove licenze di estrazione.Reuters
- Sovranità ucraina: L’Ucraina mantiene il pieno controllo sulle decisioni relative all’estrazione e sulla proprietà delle risorse del sottosuolo.
- Nessun debito aggiuntivo: L’accordo non impone all’Ucraina nuovi obblighi di rimborso per gli aiuti militari ricevuti dagli Stati Uniti.
Il presidente Trump ha presentato l’accordo come un passo verso la pace e un modo per garantire un ritorno sugli aiuti forniti a Kyiv.
Tuttavia, l’intesa è stata oggetto di critiche da parte di alcuni osservatori, che la considerano una forma di pressione economica su un paese in guerra. Nonostante ciò, l’accordo rappresenta un impegno a lungo termine degli Stati Uniti per la ricostruzione e la sovranità dell’Ucraina.
Stati Uniti
Negli Stati Uniti, Mohsen Mahdawi, studente palestinese della Columbia University, è stato rilasciato su cauzione dopo essere stato arrestato durante un colloquio per la cittadinanza.
L’ordine è stato emesso da un giudice distrettuale del Vermont, mentre Mahdawi resta in attesa della decisione sul suo ricorso per habeas corpus.
Secondo i suoi avvocati dell’ACLU e del gruppo CLEAR, Mahdawi non ha commesso alcun reato e la sua detenzione era basata esclusivamente sul contenuto delle sue dichiarazioni pubbliche in difesa dei diritti dei palestinesi.
Mahdawi, infatti, aveva guidato una protesta pro-Palestina alla Columbia e vive da oltre dieci anni negli Stati Uniti.
Dopo il rilascio, ha dichiarato davanti al tribunale: “Al presidente Trump e al suo governo: non ho paura di voi”.
Il suo arresto si inserisce in un più ampio contesto di repressione dell’attivismo pro-palestinese nei campus universitari, con l’espulsione e la detenzione di studenti stranieri, accusati dall’amministrazione Trump di atteggiamenti ostili verso gli Stati Uniti. Altri due studenti, uno palestinese e una turca, risultano ancora detenuti in Louisiana.
L’inizio del secondo mandato di Donald Trump si è portato dietro un boomerang economico: il PIL statunitense è sceso dello 0,3% annuo nel primo trimestre del 2025, un’inversione di tendenza netta rispetto alla crescita di fine 2024.
Il dato, pur influenzato da tecnicismi statistici, riflette l’effetto concreto di un mix esplosivo di dazi, incertezze e tweet presidenziali.
Consumatori e imprese hanno fatto scorte febbrilmente in vista di nuove tariffe, mentre i mercati finanziari si sono tuffati in picchiata: l’indice S&P 500 ha perso il 2% solo mercoledì mattina.
Trump, dal canto suo, ha invitato alla pazienza e scaricato le colpe sul predecessore, nonostante abbia ereditato un’economia in salute.
La sua amministrazione, con in testa il consigliere Peter Navarro, definisce i dati “una buona notizia per l’America”. Gli economisti non sono d’accordo: prevedono un rallentamento di spesa, investimenti e un mercato del lavoro in frenata.
L’unico respiro? L’inflazione è leggermente calata a marzo, ma prima dell’impatto pieno dei dazi.
Trump prometteva di “fare l’America di nuovo grande”, ma per ora ha solo fatto tremare le borse, confondere gli investitori e far salire i prezzi come le sue dichiarazioni su Truth Social.
Messico
In Messico, oltre 30 milioni di persone hanno preso parte alla prima esercitazione antisismica del 2025, coordinata dal governo federale e giudicata un successo dal Comitato nazionale di emergenza.
Durante la simulazione, l’allerta sismica — basata su sensori lungo la costa del Pacifico — è stata attivata in 11 regioni tramite più di 14.000 altoparlanti, radio, tv e, a Città del Messico, anche con il sistema Cell Broadcast, che invia avvisi direttamente sui cellulari.
Il sistema di allerta può avvisare la popolazione tra i 20 e i 120 secondi prima dell’arrivo di un terremoto di magnitudo superiore a 5.5, sfruttando la velocità della luce per battere quella del suono.
L’esercitazione ha previsto evacuazioni coordinate da edifici pubblici e privati e ha coinvolto una forza operativa nazionale di oltre 2,5 milioni di persone, supportata da migliaia di veicoli, aerei e 40.000 unità mediche.
Quando dici “pronti a tutto”: il Messico ha a disposizione una macchina antisismica da film apocalittico… peccato che in Italia l’allerta catastrofe viene usata dal prefetto di Roma per dare l’orario della chiusura della piazza durante i funerali del papa.
El Salvador
funzionari di El Salvador abbiano respinto la richiesta dell’amministrazione Trump di rilasciare Kilmar Armando Abrego Garcia, un immigrato salvadoregno che era stato deportato lì. Trump ha affermato di avere la possibilità di rilasciarlo, ma di non essere disposto a farlo .
Pakistan e India
L’ambasciatore pakistano negli Stati Uniti ha chiesto all’amministrazione Trump di intervenire nella crisi in rapido peggioramento tra India e Pakistan, dopo l’attacco a Pahalgam, costato la vita a 26 persone, in gran parte turisti indù.
Nuova Delhi accusa gruppi militanti sostenuti da Islamabad, che però nega ogni coinvolgimento e parla addirittura di possibile “operazione sotto falsa bandiera”.
Nel frattempo, sono ripresi gli scontri armati lungo la Linea di Controllo e il governo indiano ha dato “carta bianca” alle sue forze armate. Entrambi i Paesi sono in stato d’allerta e, con la Cina anch’essa coinvolta indirettamente, la questione del Kashmir torna a minacciare la stabilità dell’Asia meridionale — e non solo.
L’ambasciatore pakistano ha dichiarato che la priorità del Paese è la pace per favorire lo sviluppo economico, ma ha anche avvertito: “Preferiremmo morire con dignità piuttosto che sopravvivere nell’indegnità”, facendo riferimento anche alla possibile escalation su una risorsa cruciale: l’acqua.
Intanto ieri, l’India ha chiuso il suo spazio aereo a tutti gli aeromobili registrati, gestiti o noleggiati dal Pakistan.
Vietnam
Mercoledì, il Vietnam ha celebrato i 50 anni dall’unificazione nazionale con una grande parata militare a Ho Chi Minh City, ex Saigon.
Migliaia di persone hanno sfilato tra bandiere rosse e inni patriottici, mentre un gigantesco ritratto di Ho Chi Minh troneggiava su una foglia di loto.
Il 30 aprile 1975 segnò la caduta di Saigon e la fine della guerra del Vietnam, conflitto che costò la vita a 58.000 soldati americani e a milioni di vietnamiti.
Una guerra che gli Stati Uniti non riuscirono a vincere, malgrado la potenza militare, logorati più dal fronte interno che da quello di battaglia.
Oggi il Vietnam è un Paese comunista con un’economia capitalista in piena espansione.
È integrato nelle catene globali di produzione, corteggiato da potenze militari e aziende occidentali, e teatro di un turismo che trasforma vecchi tunnel di guerra in attrazioni per selfie.
Myanmar
Nel Myanmar dilaniato dalla guerra civile, la giunta militare ha lasciato scadere oggi la fragile tregua annunciata dopo il devastante terremoto del 28 marzo, che ha causato quasi 3.800 morti e decine di migliaia di senzatetto.
Il cessate il fuoco, proclamato il 2 aprile per facilitare i soccorsi umanitari, si è rivelato più carta straccia che impegno reale: secondo il Centre for Information Resilience, durante la tregua sono stati registrati ben 65 attacchi aerei, molti proprio nelle aree colpite dal sisma.
La giunta – al potere dal colpo di stato del 2021 – non ha annunciato alcuna proroga della tregua. Anzi, ha avvertito i gruppi armati etnici e anti-golpe che avrebbe risposto a ogni “provocazione”.
Nel frattempo, l’opposizione ha assediato città strategiche lungo le rotte commerciali verso la Thailandia, costringendo migliaia di civili a fuggire ancora una volta.
Intanto, la situazione umanitaria resta disperata: secondo la Croce Rossa internazionale, ci vorranno almeno due anni per riprendersi dal terremoto, che ha deformato il terreno fino a sei metri in alcune zone, secondo la NASA.
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