17 febbraio 2026 – Notiziario Mondo

Scritto da in data Febbraio 17, 2026

  • Gaza: Oltre 1000 sportivi uccisi e 265 strutture distrutte.
  • Il ministro degli Esteri iraniano incontra l’organismo di controllo nucleare delle Nazioni Unite prima del secondo round di colloqui con gli Stati Uniti.
  • Cina: Porte aperte (quasi) a Londra e Ottawa.
  • Il leader ad interim del Bangladesh Yunus si dimette mentre il nuovo governo è pronto a prendere il potere.
  • El Salvador: Processi di massa, famiglie in piazza.
  • Somalia: Un milione di persone in Somalia rischia la fame grave

Introduzione:  Damasco, la rivoluzione silenziosa dei libri
Questo e molto altro nel notiziario di Radio Bullets a cura di Barbara Schiavulli

Palestina e Israele

Mentre il mondo ha guardato le Olimpiadi invernali, contato medaglie, celebrato record e sventolato bandiere e non sono mancate neanche quelle israeliana, a Gaza gli atleti sono stati uccisi.

Secondo il Comitato Olimpico Palestinese, dall’ottobre 2023 sono stati uccisi almeno 1.007 sportivi palestinesi, tra cui 45 donne. Distrutte o danneggiate 265 strutture sportive: 184 completamente rase al suolo. Palestre, campi, centri di allenamento cancellati.

Il vicepresidente Asaad Al-Majdalawi parla di una devastazione che non è solo materiale: trauma psicologico, programmi sportivi interrotti, giovani privati del diritto di allenarsi, famiglie senza reddito.

C’è un cessate il fuoco in vigore dal 10 ottobre, ma secondo il ministero della Salute di Gaza oltre 600 palestinesi sarebbero stati uccisi dopo l’accordo in presunte violazioni.

Lo sport dovrebbe unire, celebrare la vita, la disciplina, il talento. Ma a Gaza non si corre verso un traguardo. Si corre per sopravvivere.

E mentre il mondo ha applaudito le finali, nessuno ha fatto il minuto di silenzio per quegli atleti che non torneranno più in campo.

Israele dà 60 giorni a Hamas per consegnare tutte le armi. Lo ha detto il segretario di gabinetto Yossi Fuchs, parlando di una richiesta arrivata dall’amministrazione di Donald Trump.

Se Hamas non si disarma, l’esercito “completerà la missione”. Il cessate il fuoco è in vigore dal 10 ottobre, ma secondo Gaza dopo la tregua ci sarebbero state centinaia di violazioni con oltre 600 morti.

Hamas rifiuta la resa e propone di “congelare” le armi.

Domenica, centinaia di Haredim avevano invaso la città di Bnei Brak , incendiando bidoni della spazzatura e rovesciando un’auto della polizia in risposta a una visita ufficiale delle IDF da parte di donne soldato, che sono state attaccate dai residenti e hanno dovuto essere evacuate dalla polizia.

Dopo la rivolta, il primo ministro Netanyahu aveva affermato che “qualsiasi caso di cittadini israeliani che danneggiano i soldati delle IDF è un grave superamento di una linea rossa”, ma ha sottolineato che i rivoltosi erano ” una minoranza estremista che non rappresenta l’intera comunità Haredi”.

Ieri, i tribunali israeliani hanno rilasciato tutti i 26 detenuti.

Una delle soldatesse aggredita ha dichiarato al quotidiano israeliano Walla di “aver chiesto ai suoi comandanti di non andare lì e non l’hanno ascoltata”, aggiungendo di aver cercato di nascondersi in un bidone della spazzatura e di fuggire dalla scena, ma la folla le ha comunque trovate.

 La rivolta di domenica è l’ultima di una serie di violenti scontri tra la comunità haredim e le forze dell’ordine, in protesta contro il servizio militare obbligatorio .

 Yinon Levi , un colono sanzionato da Stati Uniti, Regno Unito e Canada, sarà accusato dell’omicidio colposo dell’attivista palestinese Awdah Hathaleen nel villaggio di Umm al-Kheir lo scorso luglio. 

L’incriminazione contro Levi, che è stato rilasciato agli arresti domiciliari il giorno dopo la sparatoria, è insolita : il 93,6% delle indagini sulla violenza contro i palestinesi in Cisgiordania negli ultimi due decenni si sono concluse senza che venissero presentate accuse, secondo un rapporto dell’organizzazione per i diritti umani Yesh Din.

Il giorno in cui Hathaleen è stata uccisa, Levi stava lavorando con altri coloni su terreni demaniali vicino a un insediamento costruito nella parte agricola del villaggio.

 I coloni hanno proceduto a guidare un escavatore attraverso i terreni privati ​​del villaggio, dopodiché i residenti palestinesi hanno cercato di bloccarli, lanciando pietre.

Testimoni oculari hanno riferito ad Haaretz all’epoca che Hathaleen non era coinvolto nel lancio di pietre e si trovava più indietro, presso un centro comunitario contro cui Levi stava sparando.

Un video girato da Hathaleen immediatamente prima della sua morte mostra Levi che gli spara.

Gerusalemme: Israele vieta per una settimana l’accesso alla moschea di Al-Aqsa all’imam Muhammad Ali Abbasi, a pochi giorni dall’inizio del Ramadan. Nessuna motivazione ufficiale.

La decisione arriva in un clima di tensione crescente a Gerusalemme Est occupata.

LIBANO: Il presidente del Parlamento libanese Nabih Berri chiede pressioni internazionali su Israele per fermare le violazioni del cessate il fuoco del novembre 2024. L’appello arriva durante l’incontro a Beirut con il presidente tedesco Frank-Walter Steinmeier.

Secondo Beirut, le incursioni israeliane hanno causato centinaia di vittime dopo la tregua, mentre Israele mantiene il controllo su cinque alture strategiche nel sud del Libano.

Berri ribadisce: il Libano non vuole la guerra, ma non accetterà occupazioni. Berlino promette sostegno.

Intanto la tregua regge sulla carta. Sul terreno, molto meno.

Siria

L’Australia chiude la porta a 34 donne e bambini del campo siriano di Al Roj, legati a presunti miliziani dell’ISIS. Il premier Anthony Albanese è netto: “Non li rimpatrieremo”. E aggiunge una frase da manuale politico: “Se ti fai il letto, poi ci dormi”.

Le famiglie erano pronte a partire da Damasco, ma le procedure si sono fermate. Al Roj ospita circa 2.200 persone di 50 nazionalità, per lo più donne e minori, detenuti di fatto sotto controllo curdo.

Molti Paesi europei hanno riportato a casa i propri cittadini. Canberra no.

Sicurezza nazionale o responsabilità verso i propri cittadini? In mezzo, bambini che non hanno scelto dove nascere né dove finire.

Sudan

Almeno 28 morti e decine di feriti in un attacco con droni contro un mercato ad Al-Saffiya, nel Nord Kordofan. A denunciarlo è il gruppo Emergency Lawyers, che parla di vittime tra donne, bambini e anziani e di possibile bilancio in aumento.

L’organizzazione definisce l’attacco una grave violazione del diritto internazionale umanitario. Non è chiaro chi sia responsabile.

Dal 2023 il Sudan è devastato dalla guerra tra esercito e Rapid Support Forces: decine di migliaia di morti, circa 13 milioni di sfollati.

E mentre il mondo guarda altrove, anche fare la spesa può diventare un bersaglio.

Somalia

Un milione di persone in Somalia rischia la fame grave. Lo denuncia la Hormuud Salaam Foundation: piogge scarse, temperature oltre 2 gradi sopra la media nel Corno d’Africa e fondi umanitari ai minimi da dieci anni.

Il governo ha dichiarato lo stato d’emergenza: 4,4 milioni di persone colpite. L’Unicef chiede 121 milioni di dollari: quasi due milioni di bambini sotto i cinque anni sono a rischio malnutrizione acuta.

Dopo quattro stagioni delle piogge fallite, nove famiglie su dieci hanno esaurito le scorte.

Il mondo taglia gli aiuti. La siccità non taglia la fame.

Grecia

È morta ad Atene la produttrice israeliana Dana Eden, 52 anni, co-creatrice della serie Emmy Tehran. Secondo fonti della polizia greca, non ci sarebbero segni di violenza e le prime indicazioni parlano di suicidio.

Eden si trovava in Grecia per le riprese della quarta stagione. La tv pubblica KAN e la sua società di produzione hanno smentito voci su una morte di natura criminale o politica.

“Tehran”, distribuita anche su Apple TV+, aveva portato l’intelligence israeliana al centro della scena internazionale.

Dietro le serie di spionaggio ci sono vite reali. E questa storia non aveva un copione.

Francia

La polizia francese ha perquisito l’Institut du Monde Arabe nell’ambito dell’inchiesta sull’ex ministro della Cultura Jack Lang e sui suoi rapporti con Jeffrey Epstein.

La Procura finanziaria nazionale indaga per sospetta frode fiscale dopo la diffusione di nuovi documenti negli Stati Uniti legati al caso Epstein. Lang, che guidava l’istituto dal 2013, si è dimesso e nega qualsiasi illecito o beneficio economico.

L’effetto domino dei file Epstein continua a scuotere l’Europa. E ogni nuova carta riapre vecchie domande: chi sapeva cosa, e quando?

Svizzera

Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha incontrato a Ginevra il direttore dell’AIEA Rafael Grossi, alla vigilia della ripresa dei colloqui indiretti con gli Stati Uniti mediati dall’Oman.

Sul tavolo: accesso degli ispettori e scorte di uranio arricchito al 60%. L’Agenzia ammette di non poter verificare pienamente lo stock iraniano dopo le tensioni dello scorso anno.

Teheran dice di avere “idee reali” per un accordo, ma non accetta ultimatum. Intanto lancia esercitazioni navali nello Stretto di Hormuz — dove passa un quinto del petrolio mondiale — mentre Washington rafforza la presenza militare nell’area.

In pratica, si negozia con una mano e si mostra i muscoli con l’altra. A Ginevra parlano di compromessi. Nel Golfo parlano le portaerei.

Ungheria

Il segretario di Stato americano Marco Rubio vola a Budapest e benedice pubblicamente il quinto mandato consecutivo di Viktor Orbán, in vista delle elezioni del 12 aprile. Parla di “età dell’oro” nei rapporti tra Ungheria e Stati Uniti sotto Donald Trump, più che diplomazia, è una relazione personale.

Firmato anche un accordo sul nucleare civile, inclusi mini-reattori modulari americani. Orbán, considerato il più affidabile alleato europeo di Putin, resta legato all’energia russa ma ottiene esenzioni dalle sanzioni USA.

E mentre nei sondaggi non brilla, invita Trump a Budapest. Perché in politica estera oggi vale una regola semplice: dimmi con chi sei amico e ti dirò che campagna elettorale stai facendo.

Ucraina e Russia

Ogni anno più morti, più feriti. Secondo la missione ONU per i diritti umani guidata da Danielle Bell, nel 2025 le vittime civili sono aumentate del 31% rispetto al 2024 e del 70% rispetto al 2023: oltre 15 mila civili uccisi dall’inizio della guerra.

L’ONU denuncia torture sistematiche, esecuzioni e violenze sessuali, in particolare attribuite alle autorità russe, senza che i responsabili vengano perseguiti.

Intanto gli attacchi alle infrastrutture energetiche lasciano milioni di persone con poche ore di elettricità al giorno, a meno 20 gradi. Secondo l’International Organization for Migration, 3,7 milioni restano sfollati interni.

Cuba

Il governo cubano denuncia che oltre 32 mila donne incinte sarebbero oggi a rischio sanitario a causa della crisi energetica che attribuisce al blocco imposto dagli Stati Uniti.

Il ministero della Sanità parla di difficoltà nell’accesso a ecografie, test genetici e ambulanze, con ripercussioni su neonati, malati oncologici e pazienti in terapia intensiva. La carenza di carburante, si legge nel comunicato, comprometterebbe anche il funzionamento di ospedali e sale operatorie.

L’Avana definisce l’embargo “un atto criminale”.

Ancora una volta, la geopolitica passa dai palazzi del potere ai corridoi degli ospedali.

El Salvador

Quasi cento familiari di detenuti hanno protestato a San Salvador contro i processi di massa legati allo stato d’eccezione in vigore dal 2022. Denunciano irregolarità, prove quasi inesistenti e udienze collettive che raggruppano imputati senza valutazioni individuali.

La riforma penale del 2023, approvata dal Parlamento dominato dal partito del presidente Nayib Bukele, consente maxi-processi contro presunti membri delle gang. Oltre 90 mila arresti finora; il governo ammette almeno 8 mila innocenti detenuti.

Le ONG parlano di migliaia di denunce per abusi e centinaia di morti in custodia. Bukele resta popolarissimo.

La domanda che attraversa le strade è semplice: sicurezza a ogni costo. Ma chi paga quel costo?

Guatemala

Il presidente Bernardo Arévalo ha revocato lo stato di emergenza imposto un mese fa dopo gli attacchi della gang Barrio 18, che avevano ucciso 11 poliziotti e scatenato rivolte nelle carceri.

Al suo posto entra in vigore uno “stato di prevenzione”, meno restrittivo ma con polizia e militari dispiegati nella capitale. Il governo rivendica risultati: 83 arresti, estorsioni in calo del 33%, omicidi meno 49% rispetto allo scorso anno.

Barrio 18 è considerata organizzazione terroristica da Guatemala e Stati Uniti.

Emergenza finita, dice il governo. Ma quando l’esercito resta per strada, la normalità è ancora lontana.

Maldive

Il presidente delle Maldive Mohamed Muizzu ha indetto un referendum per chiedere agli elettori se vogliono tenere insieme elezioni presidenziali e parlamentari.

La consultazione, fissata per il 4 aprile, è legata a un emendamento costituzionale già approvato dal Parlamento. Ma per entrare in vigore serve il sì popolare.

Il partito di governo controlla 68 seggi su 93.

Ufficialmente è una questione di efficienza elettorale. Politicamente, concentrare le urne significa concentrare il potere.

Pakistan

I figli di Imran Khan denunciano il peggioramento della salute del padre, detenuto dall’agosto 2023. Secondo l’avvocato, l’ex premier avrebbe perso in parte la vista da un occhio. Le autorità parlano invece di miglioramenti dopo le cure e respingono accuse di negligenza.

Da Londra, Kasim e Sulaiman chiedono di poterlo visitare e che venga trasferito in una struttura medica adeguata. Khan, 73 anni, sostiene che i processi a suo carico siano politicamente motivati. Intanto i suoi sostenitori bloccano autostrade strategiche nel Paese.

E mentre in Pakistan si limita perfino la trasmissione del suo nome in tv, la battaglia non è solo legale: è mediatica, sanitaria e soprattutto politica.

Bangladesh

Il Nobel per la Pace Muhammad Yunus ha annunciato le dimissioni: il governo ad interim lascia spazio al nuovo esecutivo eletto il 12 febbraio, le prime elezioni dopo la rivolta studentesca che nell’agosto 2024 aveva rovesciato Sheikh Hasina.

A vincere con ampia maggioranza è il Partito Nazionalista del Bangladesh guidato da Tarique Rahman, che conquista oltre 200 seggi su 300 e si prepara a governare. L’Awami League di Hasina era esclusa dalla competizione.

Yunus ha definito il voto “credibile” e ha rivendicato la “July Charter”, il pacchetto di riforme approvato con referendum: limiti di mandato per il premier, maggiore indipendenza della magistratura, nuove regole istituzionali.

Ora però finisce la stagione dell’emergenza e comincia quella delle responsabilità. Perché dopo una rivolta che prometteva diritti e stato di diritto, la vera sfida è trasformare l’energia della piazza in istituzioni che funzionano. E lì non bastano le buone intenzioni.

Cina

Da oggi cittadini britannici e canadesi potranno entrare in Cina senza visto per soggiorni fino a 30 giorni. Sale così a 79 il numero dei Paesi ammessi al regime visa-free, nel tentativo di rilanciare turismo e affari.

La misura arriva dopo le visite a Pechino dei premier Keir Starmer e Mark Carney, segnale di relazioni da ricucire.

Gli Stati Uniti restano fuori dal club, con solo 10 giorni in transito. Traduzione geopolitica: la Cina apre le frontiere, ma sceglie con attenzione a chi sorridere.

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