Global Sumud Flotilla: “Non basta il rilascio parziale”
Scritto da Radio Bullets in data Maggio 1, 2026
Il rilascio di parte degli attivisti della Global Sumud Flotilla non chiude il caso.
Lo dice la Global Sumud Flotilla in una nota.
Due persone risultano ancora detenute in Israele e l’intera operazione continua a sollevare pesanti dubbi sul piano del diritto internazionale.
Cosa è successo
Nella notte tra il 29 e il 30 aprile, unità navali israeliane hanno intercettato e abbordato con la forza diverse imbarcazioni civili della flotilla in acque internazionali, nei pressi di Creta, a oltre 900 chilometri da Gaza.
Secondo quanto riportato, le navi sono state circondate, private dei sistemi di navigazione e comunicazione e lasciate alla deriva con oltre 170 persone a bordo, successivamente trattenute.
Il 1° maggio circa 175 attivisti e attiviste sono stati trasferiti a Creta e affidati alle autorità greche per il rimpatrio attraverso l’aeroporto di Heraklion.
Tuttavia, il trasferimento viene descritto dagli organizzatori come l’ultimo passaggio di un’operazione ritenuta illegale: detenzione senza accusa formale, mancanza di accesso consolare verificabile e trasferimento forzato verso un Paese terzo.
Le dichiarazioni ufficiali israeliane, che parlano di una conclusione della vicenda, non convincono gli organizzatori della missione.
“Non si tratta di una risoluzione, ma della fase finale di un’operazione che resta giuridicamente problematica”, si legge nel comunicato.
Due attivisti ancora detenuti
Particolarmente critica la situazione di due attivisti, Saif Abukeshek e Thiago Avila, che secondo quanto denunciato sarebbero stati trasferiti in Israele con accuse non rese pubbliche.
La loro identificazione, si sostiene, sarebbe avvenuta tramite comunicazioni diffuse sui social media, senza garanzie procedurali adeguate.
Il caso assume ulteriore rilevanza per l’Italia: almeno sette delle imbarcazioni coinvolte battevano bandiera italiana e tra gli attivisti figurano 23 cittadini e cittadine italiani.
Uno dei due attivisti ancora detenuti si trovava su una nave italiana, elemento che – secondo il comunicato – implicherebbe precisi obblighi di intervento da parte dello Stato italiano.
Possibili violazioni e precedenti
Secondo i promotori e le promotrici della flotilla, l’operazione potrebbe configurare diversi reati anche secondo la legislazione italiana, tra cui sequestro di persona, danneggiamento, tentato naufragio e violazione delle convenzioni internazionali sulla navigazione.
Viene inoltre richiamato un precedente: durante una missione simile nell’ottobre 2025, alcuni attivisti avrebbero subito trattamenti degradanti, tra cui privazione del sonno, acqua e assistenza medica.
Tali episodi sono attualmente oggetto di indagine da parte della Procura di Roma.
Le richieste al governo italiano
Nel comunicato, gli organizzatori rivolgono richieste urgenti alle istituzioni italiane ed europee:
- attivare misure immediate di protezione consolare e assistenza legale per gli attivisti coinvolti;
- condannare formalmente l’operazione;
- avviare accertamenti sulle responsabilità;
- richiedere la restituzione delle imbarcazioni e del carico umanitario sequestrato.
Una vicenda ancora aperta
Nonostante il rilascio della maggior parte degli attivisti, la vicenda resta aperta sul piano politico e giuridico. Secondo gli organizzatori, il trasferimento a Creta non modifica la natura di quanto accaduto: “Un sequestro – sottolineano – non cessa di essere tale perché le persone vengono successivamente rilasciate”.
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