5 agosto 2026 – Notiziario Mondo
Scritto da Barbara Schiavulli in data Agosto 5, 2026
- Gaza: funerale di massa per due famiglie recuperate dalle macerie.
- Stati Uniti, muore un migrante in un centro ICE.
- Sudan, la guerra si allarga ai confini.
- Guatemala, il vulcano Fuego torna a minacciare le comunità.
- Indonesia: La corsa all’intelligenza artificiale rischia di lasciare indietro le donne.
- Siccità sul Danubio, riemergono i relitti della Seconda guerra mondiale.
- ONU: la malnutrizione tra donne e bambini in Afghanistan ha raggiunto livelli critici.
- Vietnam: Una mamma partorisce in moto prima di arrivare in ospedale.
Questo e molto altro nel notiziario di Radio Bullets a cura di Barbara Schiavulli
Stati Uniti contro Iran
Tra aperture diplomatiche e nuove tensioni militari, il confronto tra Stati Uniti e Iran resta appeso a un equilibrio fragile.
Nelle ultime ore un vasto incendio, accompagnato da diverse esplosioni, è stato segnalato in una base militare americana in Kuwait.
Secondo le prime informazioni diffuse da media iraniani, non risultano vittime né danni confermati, ma l’episodio riporta l’attenzione sulla vulnerabilità delle installazioni militari nella regione.
Al tempo stesso, una nave cargo è stata colpita da un proiettile non identificato al largo dell’Oman, in un’area dove il traffico marittimo continua a muoversi sotto una costante minaccia.
Sul fronte politico, Donald Trump insiste nel sostenere che Teheran stia cercando un accordo, nonostante le smentite pubbliche dell’Iran.
Il presidente americano afferma che i negoziati sarebbero già in corso con la mediazione di Qatar, Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti e rilancia un ultimatum: un’intesa oppure una resa totale.
Ha anche dichiarato che lo Stretto di Hormuz potrebbe riaprire in tempi molto rapidi, mentre una seconda fase riguarderebbe il programma nucleare iraniano.
Ma Doha invita alla prudenza: conferma che gli sforzi diplomatici proseguono, precisando però che al momento non sono previsti colloqui diretti tra Washington e Teheran.
Intanto emergono nuovi dettagli sulle difficoltà strategiche degli Stati Uniti. Secondo CNN, il Comando Centrale americano ha chiesto ai propri analisti idee “creative e non convenzionali” per aumentare la pressione sull’Iran, segno che i bombardamenti da soli non hanno modificato la posizione di Teheran.
Reuters riferisce inoltre che Washington avrebbe ormai consumato quasi tutte le proprie scorte di missili a lungo raggio di precisione, utilizzati nei mesi di guerra, un elemento che potrebbe limitare le opzioni militari future.
Nel frattempo, nonostante la crisi, milioni di barili di petrolio continuano ogni giorno ad attraversare lo Stretto di Hormuz grazie a trasferimenti tra navi nel Golfo dell’Oman.
Il prezzo del greggio Brent è sceso sotto gli 84 dollari al barile, segnale che i mercati scommettono, almeno per ora, sulla possibilità di evitare un’escalation ancora più ampia.
Ma per chi vive lungo queste rotte, o nelle città che ospitano basi militari, la normalità continua a essere scandita dall’incertezza e dalla paura che un nuovo incidente possa far saltare, ancora una volta, il fragile equilibrio della regione.
Iran
In Iran è stato arrestato Benyamin Vahidi, 17 anni, pugile e atleta di arti marziali miste, per scontare una condanna legata alle proteste del gennaio 2026.
La notizia è stata diffusa dall’organizzazione per i diritti umani Hengaw, secondo cui le forze di sicurezza hanno fatto irruzione nella casa della famiglia, arrestando il ragazzo con violenza.
Da allora non si conosce il luogo in cui è detenuto. Ai familiari sarebbe stato comunicato che non potrà ricevere telefonate né visite finché non verrà pagata la multa prevista dalla sentenza.
Secondo Hengaw, il processo si è svolto in contumacia, senza assistenza legale e senza garanzie di trasparenza.
Un caso che riaccende le preoccupazioni delle organizzazioni per i diritti umani sulla repressione del dissenso in Iran, dove anche i più giovani continuano a pagare un prezzo altissimo.
Palestina e Israele
A Gaza la guerra non si è fermata. Nelle ultime ventiquattro ore il ministero della Salute della Striscia riferisce almeno due palestinesi uccisi e dieci feriti nei bombardamenti israeliani.
Il bilancio complessivo dall’inizio della guerra, il 7 ottobre 2023, sale a 73.377 morti e oltre 174.200 feriti.
Dall’entrata in vigore del cessate il fuoco dell’11 ottobre scorso, secondo le autorità sanitarie di Gaza, almeno 1.252 persone sono state uccise e più di 4.100 ferite, mentre continuano a essere recuperati corpi dalle macerie.
Dopo una pausa di circa trenta ore, Israele ha ripreso gli attacchi. Un raid ha colpito un’auto sulla strada costiera Rashid, a Gaza City, uccidendo almeno due persone.
Secondo il coordinatore degli aiuti Eyad Amawi, il bombardamento è avvenuto subito dopo la conclusione della visita in Israele di una delegazione del Board of Peace, l’organismo sostenuto dagli Stati Uniti che sta cercando di rilanciare il cessate il fuoco.
Nel frattempo continuano anche le operazioni in Cisgiordania occupata. A Betlemme sono stati spianati terreni agricoli palestinesi e danneggiata la rete idrica per favorire l’espansione dell’insediamento di Gush Etzion.
A Masafer Yatta, nell’area di Hebron, l’esercito israeliano ha demolito due aule scolastiche e i servizi igienici di una scuola.
A sud di Nablus coloni israeliani hanno incendiato veicoli e tentato di dare fuoco a un edificio, mentre a Gerusalemme Est nuove demolizioni hanno provocato scontri e il grave ferimento di un residente.
Le organizzazioni palestinesi per i diritti dei detenuti denunciano anche un’intensificazione degli arresti.
Solo nel mese di luglio 630 palestinesi sono stati fermati durante raid militari in Cisgiordania, tra loro donne, minori ed ex detenuti. Dall’inizio della guerra gli arresti hanno superato quota 25 mila.
Oggi, secondo la Palestinian Prisoner’s Society, circa 9.500 palestinesi sono detenuti nelle carceri israeliane, tra cui 370 minori, 92 donne e oltre 3.000 persone trattenute senza processo attraverso la detenzione amministrativa.
A Gaza si è svolto anche il più grande funerale collettivo degli ultimi anni. Centododici corpi, appartenenti in gran parte alle famiglie Hassayna e Abu Sharia, sono stati sepolti dopo essere stati recuperati dalle macerie di un bombardamento israeliano del novembre 2023 nel quartiere di Sabra.
Tra le vittime identificate ci sono almeno quaranta bambini e, secondo la Protezione civile di Gaza, altre 157 persone sarebbero ancora sotto le macerie.
Israele non ha commentato quello specifico attacco, ma ribadisce di colpire obiettivi di Hamas, accusando il movimento di utilizzare aree civili per le proprie operazioni.
Sul piano diplomatico, Qatar, Egitto e Turchia hanno diffuso la loro prima condanna congiunta delle violazioni del cessate il fuoco, accusando Israele di colpire civili e strutture sanitarie in violazione del diritto internazionale.
Intanto si complica anche il negoziato sul futuro della Striscia. Il Board of Peace aveva indicato un ritiro graduale delle forze israeliane nell’ambito dell’accordo, ma il primo ministro Benjamin Netanyahu ha ribadito che non ci sarà alcun ritiro israeliano da Gaza finché Hamas non sarà completamente disarmata, prendendo così le distanze dall’impianto della proposta sostenuta dagli Stati Uniti.
Mentre la politica discute condizioni sempre più difficili da conciliare, sul terreno continuano bombardamenti, demolizioni, arresti e funerali. Per migliaia di famiglie palestinesi, la pace resta ancora una promessa lontana.
Libano
Libano e Israele sono tornati a sedersi allo stesso tavolo. A Roma è iniziato il settimo round di colloqui diretti, mediati dagli Stati Uniti, che proseguirà per tre giorni con l’obiettivo di dare attuazione all’accordo quadro raggiunto a giugno.
Nella prima giornata si è discusso della delimitazione dei confini, dei meccanismi di verifica del cessate il fuoco, del ritiro delle truppe israeliane dal sud del Libano e del futuro delle armi di Hezbollah.
Ma mentre la diplomazia prova ad avanzare, sul terreno la guerra continua.
Secondo l’agenzia di stampa ufficiale libanese, Israele ha compiuto almeno sei violazioni del cessate il fuoco nelle ultime ore, con incursioni di mezzi militari nel distretto di Bint Jbeil, bombardamenti di artiglieria e un’intensa attività di droni e caccia che hanno sorvolato il sud del Paese, la valle della Bekaa e persino Beirut.
Il governo libanese afferma di non aver ancora ricevuto da Israele garanzie politiche sul rispetto della tregua.
Intanto il fronte interno resta profondamente diviso. Il segretario generale di Hezbollah, Naim Qassem, accusa la leadership di Beirut di aver fatto concessioni gratuite a Israele, mentre il primo ministro Nawaf Salam ribatte che è stato proprio Hezbollah, trascinando unilateralmente il Paese in guerra, a compromettere la sovranità libanese.
Così, mentre a Roma si parla di pace, nel sud del Libano continuano a volare droni e proiettili.
Un promemoria di quanto sia difficile costruire un accordo quando il conflitto, sul terreno, non si è mai davvero fermato.
Sono passati sei anni dall’esplosione del porto di Beirut, che il 4 agosto 2020 uccise oltre 200 persone, ne ferì migliaia e devastò un’intera città. Noi eravamo lì, tra le macerie e il dolore, a raccontare quei giorni in cui il Libano sembrava essersi fermato.
Oggi, però, nessuno è stato ancora formalmente incriminato. Il ministro della Giustizia libanese assicura che entro tre mesi potrebbe arrivare un atto d’accusa, mentre il presidente Joseph Aoun chiede che verità e responsabilità non vengano più rinviate.
Le famiglie delle vittime temono però che l’inchiesta resti incompleta e che non faccia piena luce sulle responsabilità che permisero a 2.750 tonnellate di nitrato d’ammonio di restare per anni nel porto.
Per Beirut, il tempo non ha cancellato le ferite. E senza giustizia, quella esplosione continua ogni giorno.
Repubblica Democratica del Congo
Nella Repubblica Democratica del Congo continua a peggiorare l’epidemia di Ebola. I morti hanno superato quota 1.700 su oltre 3.800 casi confermati, rendendo questa la seconda più grande e una delle epidemie a crescita più rapida mai registrate nel Paese.
L’Organizzazione mondiale della sanità ha accelerato la sperimentazione di vaccini e terapie contro il ceppo Bundibugyo, per il quale non esistono ancora cure approvate.
Ma la risposta sanitaria è ostacolata dalla violenza dei gruppi armati, dagli attacchi contro le strutture mediche e dalla carenza di fondi.
Più di cento operatori sanitari sono stati contagiati e, in alcune aree, il personale ha sospeso il lavoro per il mancato pagamento degli stipendi.
Sudan
In Sudan il capo di Stato maggiore dell’esercito, Yasser al-Atta, ha dichiarato che le forze armate intendono sconfiggere entro la fine dell’anno le Forze di supporto rapido, le RSF, mentre i combattimenti continuano ad intensificarsi nella regione del Kordofan, dove l’esercito afferma di aver conquistato nuove posizioni strategiche.
Intanto la violenza si estende oltre i confini del Paese. Lungo la frontiera tra Sudan ed Etiopia, nuovi scontri tra l’esercito federale etiope e le forze del Tigray hanno colpito campi che ospitano migliaia di rifugiati.
Secondo un responsabile della Croce Rossa, sarebbero oltre cinquanta le persone uccise dal fuoco dell’artiglieria.
Per chi era già scappato dalla guerra in Sudan, nemmeno l’esilio rappresenta più un luogo sicuro: il conflitto continua a inseguire i civili, trasformando anche i campi profughi in bersagli della violenza.
Malta
Un ragazzo italiano di 15 anni è detenuto da oltre settanta giorni in regime di isolamento nel carcere minorile di Corradino, a Malta.
A denunciarne le condizioni è il padre, Antonio Santoiemma, che parla di una situazione “allarmante” e chiede un intervento urgente. Il giovane è stato arrestato il 25 maggio dalle autorità maltesi, pare per procurato allarme in una scuola.
La Farnesina fa sapere che l’Ambasciata d’Italia a La Valletta segue il caso in costante contatto con la famiglia. I funzionari consolari hanno già visitato il ragazzo a giugno e una nuova visita è prevista nelle prossime ore.
Il governo italiano riferisce inoltre di aver sollevato più volte la vicenda con le autorità maltesi, chiedendo che siano garantiti i diritti e le condizioni di detenzione del minore
Serbia
Il Danubio, il secondo fiume più lungo d’Europa, ha raggiunto livelli d’acqua eccezionalmente bassi a causa della siccità.
In Serbia, nei pressi del porto di Prahovo, stanno riaffiorando decine di relitti di navi da guerra tedesche affondate dai nazisti nel 1944 nel tentativo di rallentare l’avanzata dell’Armata Rossa. Alcune imbarcazioni conterrebbero ancora ordigni inesplosi.
Ma il problema non è solo storico. Il livello del fiume è ormai così basso da ostacolare il traffico commerciale e mettere sotto pressione anche la produzione di energia in diversi Paesi dell’Europa centrale e orientale.
Gli esperti collegano questa situazione alle ondate di caldo sempre più intense e agli effetti del cambiamento climatico.
Un paesaggio che racconta due crisi insieme: quella del passato, riemersa dalle acque, e quella del presente, che continua a trasformare il volto dell’Europa.
Francia
La Francia continua a fare i conti con una stagione di incendi senza precedenti. Dall’inizio dell’estate sono stati registrati circa 14 mila focolai e le autorità hanno arrestato oltre 400 persone, accusate di aver provocato gli incendi volontariamente o per negligenza.
Mentre i grandi roghi in Gironda e nell’Aude sono sotto controllo, nel dipartimento del Var continua a bruciare quello che le autorità definiscono il più lungo incendio mai registrato nella regione.
Oltre 1.200 vigili del fuoco sono ancora impegnati per contenerlo, in un’estate sempre più segnata dagli effetti del caldo estremo.
Ceuta
L’emergenza di Ceuta continua a scuotere la politica europea, ma una cosa è ormai chiara: non c’è stata alcuna “invasione” dell’Europa.
Secondo il governo spagnolo, circa 72 mila persone hanno raggiunto l’enclave spagnola in Nord Africa, ma oltre 70 mila sono già rientrate in Marocco. Ceuta è rimasta isolata e non si è trasformata in una porta d’accesso al resto dello spazio Schengen.
Proprio questo è stato ribadito durante la riunione straordinaria dei ministri dell’Interno dell’Unione Europea.
La Commissione e la maggioranza degli Stati membri hanno espresso sostegno a Madrid, affermando che il sistema Schengen non è mai stato realmente a rischio e che la risposta deve concentrarsi sul contrasto ai trafficanti e sulla cooperazione con il Marocco.
Resta però una crisi umanitaria. Nella città ci sono ancora circa mille minori stranieri non accompagnati, mentre il bilancio delle vittime della traversata continua ad aggravarsi.
In questo contesto si è aperto anche uno scontro politico tra Madrid e Roma. La Spagna ha definito “incomprensibile” la decisione del governo italiano di ripristinare controlli ai confini con la Spagna e ha chiesto che vengano revocati, ricordando che la quasi totalità dei migranti non ha mai lasciato Ceuta.
La vicenda è stata usata anche nel dibattito politico italiano come simbolo di un’Europa sotto assedio.
Ma i dati raccontano una realtà diversa: la pressione su Ceuta è stata enorme e drammatica, ma non si è tradotta in un movimento incontrollato verso il resto del continente.
Confondere una crisi umanitaria con un’invasione rischia di alimentare la paura più che aiutare a comprendere ciò che sta accadendo.
Manica
Centocinquantasette migranti sono stati salvati nella Manica dopo che il motore dell’imbarcazione su cui viaggiavano ha preso fuoco durante la traversata verso il Regno Unito. Tutti sono stati riportati in salvo sulle coste francesi, senza vittime.
L’incidente arriva mentre Londra promette una stretta contro gli attraversamenti irregolari e rafforza la lotta alle reti dei trafficanti.
Ma le autorità francesi ricordano che molte persone rifiutano i soccorsi pur di raggiungere la Gran Bretagna, accettandoli solo quando la situazione diventa disperata.
Il salvataggio riporta al centro una realtà che si ripete ogni giorno: quando non esistono vie sicure, il mare continua a trasformarsi nell’unica, e spesso ultima, possibilità di cercare un futuro.
Ucraina e Russia
Non si ferma la guerra tra Russia e Ucraina. Nelle ultime ore gli attacchi incrociati hanno provocato almeno 27 morti: sedici in Russia e undici in Ucraina. Droni ucraini hanno colpito diverse regioni russe, causando vittime anche tra i bambini.
Sul fronte ucraino, bombardamenti russi hanno colpito una stazione di servizio nella regione di Dnipropetrovsk e la città di Zaporizhzhia, dove sono morte anche due bambine.
Intanto ha fatto il giro del mondo un video, verificato da Reuters, che mostra un drone russo inseguire un venditore ambulante in un mercato di Kherson prima di esplodere accanto a lui. L’uomo è sopravvissuto con ferite da schegge.
Kiev parla di un possibile crimine di guerra e accusa Mosca di una vera e propria “caccia ai civili”. La Russia respinge da sempre le accuse di colpire deliberatamente la popolazione non combattente.
Stati Uniti
Negli Stati Uniti è morto Edwin Lopez-Cornejo, migrante salvadoregno di 41 anni, dopo un’emergenza medica nel centro di detenzione ICE di Delaney Hall, nel New Jersey.
È il secondo decesso nella struttura in meno di un anno. La madre racconta che il figlio, diabetico, le aveva detto di aver perso la sensibilità a una mano e al volto poche ore prima di essere ricoverato.
Intanto un’inchiesta di NPR rivela che il Dipartimento di Giustizia sta ricorrendo sempre più spesso a una legge dell’epoca della Guerra Civile per incriminare i manifestanti che protestano contro le operazioni dell’ICE.
Decine di persone sono già state perseguite con l’accusa di aver ostacolato l’azione degli agenti federali, alimentando nuove polemiche sulla criminalizzazione delle proteste e sulla gestione dell’immigrazione negli Stati Uniti.
Si inaspriscono i rapporti tra Stati Uniti e Brasile. Washington ha revocato il visto all’ambasciatrice brasiliana negli Stati Uniti, accusando Brasilia di ritardare l’approvazione del nuovo ambasciatore scelto dal presidente Donald Trump.
Il governo di Luiz Inácio Lula da Silva ha definito la decisione un’escalation dettata da motivazioni ideologiche.
Lo scontro arriva a pochi mesi dalle elezioni presidenziali brasiliane e si inserisce in un clima già segnato da tensioni sui temi dell’integrità del voto e delle relazioni tra i due Paesi.
Guatemala
È massima allerta in Guatemala dopo una nuova e potente eruzione del vulcano Fuego, il più attivo dell’America Centrale. Le autorità hanno dichiarato il secondo livello di emergenza più alto e ordinato l’evacuazione dei villaggi più vicini.
Fiumi di lava, colonne di cenere alte fino a sei chilometri e il rischio di colate di materiale incandescente minacciano le comunità ai piedi del vulcano, che si trova a soli 35 chilometri dalla capitale, Guatemala City.
Il ricordo corre alla tragedia del 2018, quando un’eruzione del Fuego causò oltre 200 vittime e cancellò interi villaggi.
Oggi migliaia di persone attendono di sapere se dovranno abbandonare ancora una volta le proprie case.
Afghanistan
Le Nazioni Unite lanciano un nuovo allarme sull’Afghanistan: la malnutrizione tra donne e bambini ha raggiunto livelli critici.
Secondo il Programma alimentare mondiale, i casi più gravi riguardano i bambini tra uno e due anni, e molti arrivano nei centri sanitari quando è ormai troppo tardi per salvarli.
Quest’anno il WFP dispone di fondi sufficienti per assistere appena una persona su sette tra donne e bambini colpiti da malnutrizione acuta.
Ai tagli degli aiuti internazionali si aggiungono la crisi economica, i rimpatri forzati dagli Stati vicini e gli effetti dei disastri climatici.
Per milioni di famiglie afghane, dopo cinque anni di governo talebano, la lotta quotidiana non è solo per la libertà, ma per riuscire a mangiare.
Inda e Bangladesh
Tornano a salire le tensioni tra India e Bangladesh attorno all’ex premier Sheikh Hasina, rifugiatasi a Nuova Delhi dopo la sua caduta nel 2024.
Il governo indiano ha preso le distanze da un intervento in videocollegamento che Hasina terrà nelle prossime ore, precisando che l’evento è organizzato da un soggetto privato e non gode di alcun sostegno ufficiale.
Dhaka, che chiede l’estradizione dell’ex leader, ha protestato formalmente e vietato ai media nazionali di trasmettere il suo discorso, sostenendo che qualsiasi attività politica di Hasina dall’India rischia di alimentare l’instabilità nel Paese.
Una vicenda che conferma quanto la crisi politica bengalese continui a pesare anche sui rapporti diplomatici tra i due vicini asiatici.
[Urgent Announcement]
Fearing the announcement of Awami League President Sheikh Hasina’s upcoming press conference, Bangladesh’s so-called government is reportedly spending public money to hire PR firms to spread false information to journalists around the world, claiming that… pic.twitter.com/TNVB0Iw8rZ
— Bangladesh Awami League (@albd1971) August 4, 2026
Sri Lanka
È emergenza in Sri Lanka, dove piogge torrenziali hanno provocato alluvioni e frane che hanno causato almeno sette vittime. Le autorità hanno chiuso le scuole nelle regioni montuose del centro del Paese e disposto l’evacuazione di circa 3.500 persone
. Oltre 290 abitazioni sono state danneggiate e l’esercito è impegnato nei soccorsi delle famiglie rimaste isolate. Il Paese, già provato dal devastante ciclone dello scorso anno, torna così a fare i conti con eventi estremi sempre più frequenti e distruttivi
Indonesia
L’Indonesia punta con decisione sull’intelligenza artificiale. Il governo del presidente Prabowo Subianto l’ha inserita al centro del piano “Golden Indonesia 2045“, con l’obiettivo di accelerare crescita economica e innovazione.
Ma la sfida più difficile potrebbe non essere sviluppare l’IA, bensì evitare che trasformi il mercato del lavoro prima che il Paese abbia completato la propria crescita.
Negli ultimi trent’anni milioni di indonesiani hanno lasciato l’agricoltura per trovare impiego nei servizi, soprattutto negli uffici, nelle banche e nell’amministrazione.
È proprio questo tipo di lavoro, però, che oggi l’intelligenza artificiale è in grado di automatizzare più rapidamente.
Le più esposte sono le donne, che rappresentano la maggioranza degli occupati nei lavori amministrativi e d’ufficio.
Se le nuove tecnologie rallenteranno le assunzioni nei ruoli d’ingresso, per molte giovani potrebbe diventare più difficile accedere al lavoro formale e costruire una carriera.
Secondo gli esperti, il problema non è fermare l’intelligenza artificiale, ma usarla per aumentare la produttività senza sostituire le persone.
Servono formazione, strumenti digitali per le piccole imprese e, soprattutto, investimenti nei servizi per l’infanzia.
Perché senza asili e sostegno alla cura familiare, il lavoro da remoto rischia di spostare semplicemente l’ufficio dentro casa, lasciando sulle donne lo stesso carico di lavoro retribuito e non retribuito.
Per l’Indonesia, la vera sfida dell’intelligenza artificiale non è costruire più computer, ma creare un futuro in cui l’innovazione produca opportunità, e non nuove disuguaglianze.
Vietnam
In Vietnam una donna di 25 anni ha dato alla luce il suo bambino sul retro della motocicletta del marito, pochi istanti prima di raggiungere l’ospedale nella provincia di Thai Nguyen.
La donna, incinta di 32 settimane, aveva iniziato ad avvertire forti dolori durante il tragitto. In un video diventato virale si vede scendere dalla moto con il cordone ombelicale ancora attaccato, prima di essere soccorsa dal personale sanitario e trasferita in sala parto.
Il bambino, nato prematuro, pesa circa due chili. Secondo l’ospedale, sia lui sia la madre sono in buone condizioni. Una storia che ricorda come la nascita riesca, a volte, a sorprendere anche chi pensa di avere ancora qualche minuto di tempo.
Cina e Filippine
Si inasprisce il confronto tra Cina e Filippine. Pechino accusa Manila di una “grave provocazione politica” dopo che il ministero della Difesa filippino ha chiesto un controllo più rigoroso sui programmi culturali e accademici finanziati da governi stranieri, esprimendo preoccupazione per le leggi cinesi che impongono a cittadini e organizzazioni di collaborare con i servizi d’intelligence dello Stato.
Il ministero degli Esteri cinese ha respinto le accuse, definendole “menzogne e attacchi malevoli”, e sostiene che la vicenda venga usata per distogliere l’attenzione dalle dispute nel Mar Cinese Meridionale.
Uno scontro che dimostra come, nella competizione tra le due potenze, anche la cultura e la cooperazione accademica siano ormai diventate terreno di confronto geopolitico.
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