Una canzone per l’Afghanistan – Le Sirene
Scritto da Barbara Schiavulli in data Agosto 27, 2026
Le Sirene è una canzone per le donne afghane, ma soprattutto è una canzone insieme alle donne afghane. Il brano nasce dall’incontro tra la cantautrice romana Martina Attili e Alia Ansari, cantante afghana che vive a Londra. Al centro ci sono il diritto di cantare, la libertà di scegliere e la resistenza di chi continua a farsi sentire anche quando il potere vorrebbe cancellarne la voce.
In Afghanistan, da cinque anni, le donne vengono allontanate dalle scuole, dalle università, da gran parte del lavoro e dalla vita pubblica. La musica è stata bandita, gli strumenti nascosti, i musicisti costretti a lavorare clandestinamente e la voce femminile considerata qualcosa da sorvegliare e punire. Eppure le donne afghane continuano a insegnare, scrivere, creare, lavorare dove è ancora possibile e cercare ogni fessura rimasta aperta.
Perché il silenzio può essere imposto, una voce trova sempre un’altra strada.
Due voci contro il silenzio
Alia Ansari canta in dari e in pashto ed è profondamente legata alle proprie radici, alla musica e alle storie dell’Afghanistan. Dopo il ritorno dei talebani al potere ha trasformato ogni progetto musicale in una forma di resistenza. Dice che la musica è l’anima e che continuare a cantare significa dimostrare ai talebani che non riusciranno a ridurre un intero popolo al silenzio.
Nella sua voce ci sono la distanza dell’esilio, il senso di colpa di chi può vivere libera e la responsabilità verso le donne rimaste nel Paese. Ci sono anche i musicisti che lavorano di nascosto a Kabul e nelle altre città, affidandosi alle commissioni della diaspora per sopravvivere e continuare a suonare.
Martina Attili ha provato invece a immaginare che qualcuno vietasse a lei di cantare, scrivere o salire su un palco. Quella realtà, che per una giovane artista italiana sembra inconcepibile per milioni di donne afghane è diventata la vita quotidiana.
Per Martina il diritto di cantare è anche il diritto di contare, di esprimersi e di decidere chi essere. Nella canzone porta lo sguardo di chi comprende che la libertà negata a una donna lontana ferisce anche la nostra idea di libertà.
Le loro voci non si sostituiscono l’una all’altra e nessuna pretende di salvare l’altra. Si incontrano, si ascoltano e costruiscono uno spazio comune nel quale la solidarietà non è una parola pronunciata al sicuro, ma una scelta.

@marichiarapannone
Come nasce Le Sirene
La storia di Le Sirene comincia nel settembre del 2024, durante un incontro dedicato alle donne afghane al Circolo AR di Pomezia. Martina presenta a sorpresa una canzone scritta per quella serata, davanti a un pubblico nel quale sono presenti anche alcune rifugiate afghane.
La loro emozione convince gli organizzatori che quel brano non debba restare soltanto il ricordo di una sera. Il progetto prende forma con l’ONG NOVE Caring Humans e con il coinvolgimento di Alia, che accetta di entrare nella canzone portando la propria storia e la propria lingua.
Alia scrive e interpreta una parte originale in dari, trasformando il brano in un incontro reale tra esperienze, culture e sensibilità diverse.
Da quel momento Le Sirene non è più soltanto una canzone sulle donne dell’Afghanistan: diventa una canzone costruita con una donna afghana. Il testo nomina la violenza senza addolcirla, ma non consegna le donne al ruolo immobile di vittime. Racconta ciò che è stato loro sottratto e, insieme, ciò che continuano ostinatamente a difendere: il diritto di scegliere, creare, lavorare, amare e farsi ascoltare.

@schiavulli
Donne afghane: resistenza e impegno
Cinque anni di governo talebano hanno costruito un sistema nel quale l’esclusione delle donne rischia di essere trattata come una realtà ormai inevitabile. Nel nostro approfondimento Afghanistan: cinque anni di talebani, donne cancellate raccontiamo perché accettare questa normalizzazione significa diventare parte del silenzio.
Questo podcast intreccia le voci di Martina e Alia con il racconto di un Paese che il mondo osserva sempre meno, proprio mentre le restrizioni diventano più profonde. Le donne afghane non sono figure senza voce, né simboli utili soltanto quando servono a riempire un discorso occidentale sui diritti.
Sono donne ironiche, severe, impazienti, stanche, capaci di trasformare una cucina in una scuola, un telefono in una finestra e una canzone ascoltata piano in un gesto di disobbedienza. Anche la parola resilienza diventa pericolosa quando viene usata per ammirarle da lontano e trovare così una scusa per lasciarle sole.
NOVE Caring Humans lavora in Afghanistan dal 2013 e continua a sostenere le donne attraverso progetti di formazione, lavoro, autonomia economica, assistenza e protezione. Ogni spazio conquistato, ogni stipendio ricevuto e ogni conoscenza trasmessa impediscono che il futuro dell’Afghanistan venga cancellato prima ancora di poter cominciare.
Una canzone che attraversa i confini
Le Sirene è online : ascoltarla e condividerla non riaprirà una scuola e non restituirà un lavoro, ma permetterà a quelle voci di attraversare i confini, entrare nelle nostre case e ricordarci che le donne afghane sono ancora qui. Se un regime teme una donna che canta, allora quella canzone ha già mostrato tutta la sua debolezza; a noi resta il dovere di ascoltarla, condividerla e smettere finalmente di abbassare il volume.
TESTO INTEGRALE LE SIRENE
Alia
اگر حرف بزنیم، زنِ تلخ میشویم،
اگر ساکت بمانیم، فرشتهی معصوم.
صدا داشته باش، اما نه بلندتر از صدای مردان.
(English:
If we speak, we are called bitter women.
If we stay silent, we are innocent angels.
Have a voice but never louder than a man’s).
Martina
La qualità più importante delle sirene
Non è quella di attirare gli uomini in mare
Ma è quella di saper cantare
Il ventre di una donna
Non è come il cuore di un uomo
Lui non sanguinerà non si dilaterà
Solo per farti spazio
🎙️ Part 2
Alia
ما آن چراغهای خاموشیم
که روزی، دوباره خواهند درخشید.
در کوچههای کابل
در شبهای مزار…
هر تارِ موی ما،
پرچمِ یک انقلابِ خاموش است.
(English:
We are the extinguished lamps
that will one day shine again.
In the streets of Kabul,
in the nights of Mazar…
Every strand of our hair
is the flag of a silent revolution.)
Martina
Ma i pesci senza le sirene
Non riescono a spiegare alle balene che
Non sono cattive ma
Solo giganti ma insignificanti
Le balene senza le sirene
Non riescono a capire perché
Se aprono la bocca entra solo l’acqua
A volte mi viene da pensare
Che Dio sia una donna
Rilegata in fondo al mare
🎙️ Part 3
Alia
ما آن صدای در گلو ماندهایم،
که روزی، تمام جهان خواهد شنید.
در قصههای ناگفته،
در قفسِ بیپنجره،
هر قطرهی اشکِ ما،
دریایِ حقیقتِ پنهان است.
(English:
We are the voices trapped in our throats,
that one day the whole world will hear.
In untold stories,
in windowless cages,
Every tear we shed
is an ocean of hidden truth).
Martina
Le sirene per difendere Dio
E tutte le balene
Sono state fraintese
Perseguitate, stuprate, martoriate
Impiccate, uccise, derise,
Insultate, rapite
Le sirene vogliono solo
Cantare, parlare, ballare, nuotare,
Amare, uscire, partire
E non tornare da te
Perché
I pesci senza le sirene
Non riescono a spiegare alle balene che
Non sono cattive ma
Solo giganti ma insignificanti
Le balene senza le sirene
Non riescono a capire perché
Se aprono la bocca entra solo l’acqua
🎙️ Part 4 (Ending)
Alia
ما زخمهایی داریم،
که نه دیده میشوند، نه فراموش.
با لبخند پنهانشان کردهایم،
و با همهی اینها، هنوز ایستادهایم.
(English:
We carry wounds
that are neither seen nor forgotten.
We hide them behind our smiles,
and despite everything, we are still standing).
Martina
Le sirene senza la loro voce
Non restano che pesci
Che non sanno darsi pace
E aprono la bocca
Ma entra solo l’acqua
Photo credit: Mariachiara Panone
Doppiaggio: Elena Pasquini
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