High Five
Scritto da Giuliano Terenzi in data Gennaio 27, 2019
Vi siete mai chiesti dove nascano alcuni gesti comuni come, per esempio, darsi il “cinque”? Come per la radio o per il telefono, anche per il famoso “cinque” c’è un inventore. Chi è il padre dell‘high five e quando è stato inventato? Scopritelo ascoltando la nuova storia di sport di Giuliano Terenziper Radio Bullets
Eccoci qui per un’altra puntata della rubrica sportiva di Radio Bullets, la voce è sempre quella del vostro Giuliano Terenzi e oggi vi ospito sulla mia Delorean, appena uscita dall’autolavaggio, e vi porto a spasso nel tempo in un viaggio transoceanico. Qualche secondo di musica ed è subito 1977.
Non esistevano cellulari, internet era solo una bellissima utopia e non era ancora stato inventato nemmeno il walkman. Certo, Mike Bongiorno già presentava Sanremo, il padrino di Francis Ford Coppola aveva già vinto l’oscar come miglior film e i Queen ci avevano deliziato con Bohemian Rhapsody. Qualcosa, però, ancora non c’era; mi riferisco ad un modo di esultare, un’azione compiuta per complimentarsi con un compagno o anche un semplice gesto per salutarsi. Prima del 1977 non esisteva “l’high five”. Il cinque! Ci pensate? Dicendo a qualcuno “dammi il cinque” anziché sentire lo schiocco dei palmi che si incontrano a mezz’aria avreste rimediato soltanto un’occhiata perplessa. Così, come per la radio o per il telefono, anche per il famoso “cinque” c’è un inventore. Chi è il padre dell‘high five?
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Diciamocelo: senza l’aiuto di Jon Mooallem, giornalista di ESPN, avremmo avuto certamente più difficoltà, ma soprattutto meno certezze, nello stabilire la paternità di questo gesto oggi assai utilizzato. Nel corso degli anni possiamo trovare tre presunti padri dell’high five, il primo è un certo Lamont Sleets, un ex giocatore di basket della Murray State University, nel Kentucky, che, a suo dire, era solito usare il cinque durante le partite della sua squadra. Racconta di aver preso spunto dal padre il quale, durante la guerra in Vietnam, era di istanza nella quinta divisione del primo battaglione di fanteria soprannominato “The Five” (La cinque). Da bambino Sleets vede fare spesso il gesto dell’high five al padre che era solito scambiarsi il cinque con i suoi commilitoni quando si incontravano a casa Sleets: con il braccio alzato e la mano aperta urlavano “cinque” quando i palmi si toccavano. Il piccolo Sleets, che non si ricordava tutti i nomi dei compagni del padre, per salutarli saltava con il palmo della mano in alto e imitando il loro gesto di saluto urlava “Give me five”. Tutto sommato la storia sembra plausibile, senonché, quando il giornalista di ESPN prova a intervistare Sleets lui si nega e rifiuta di farsi intervistare; questo diniego sa di strano al giornalista che insospettito scava più a fondo e scopre che questa ricostruzione non è altro che una trovata pubblicitaria messa in piedi da Conor Lastowka e Greg Harrell-Edge, che altro non sono che gli organizzatori della giornata nazionale dell’High Five. Esatto, negli Stati Uniti il terzo giovedì di aprile si festeggia questa ricorrenza. Sono strani eh!
Rimangono quindi in due i padri indiziati ad aver inventato l’high five, e il New York Times del primo settembre 1980 punta forte su Derek Smith attribuendogliene la paternità. Nel ‘78 Derek Smith giocava nei Louisville Cardinals, la squadra di basket universitaria di Louisville, nel Kentucky. Sembra che tutto sia nato durante un allenamento: dopo una bella giocata Wiley Brown si avvicina a Smith per complimentarsi e gli offre il palmo della mano per dargli un “cinque basso”, quello che gli americani chiamano “low five”, ma, invece di abbassare la mano, Smith la alza proponendogli un più spettacolare high five. Dopo quell’allenamento il gesto prese piega all’interno della squadra e venne imitato da tutti i giocatori di Louisville. Esiste anche un filmato che risale a quella stagione in cui si vedono chiaramente i Cardinals scambiarsi high five tanto che, durante una partita trasmessa in televisione, lo speaker pronunciò il termine high five per identificare il gesto di complimenti che si scambiavano i giocatori in campo. La morte prematura di Smith non ci permette di scoprire come gli fosse venuto in mente o da chi avesse preso spunto, fatto sta che sulla costa opposta, in California, quel gesto, già da qualche anno, è piuttosto popolare.
[E voi, sacrifichereste mai una vittoria per un bel gesto?]
Nonostante Smith sia stato uno dei primi ad usare l’high five non è stato il primo: il primo high five nella storia dello sport è da attribuire al giocatore di baseball Glenn Burke. È il 2 ottobre 1977 e al Dodgers Stadium di Los Angeles c’è il tutto esaurito. Nonostante i Dodgers abbiano già ipotecato i playoff, i tifosi non hanno la benché minima intenzione di disertare lo stadio perché quel giorno hanno un appuntamento con la storia. Prima di allora, nessuna squadra nella Major League è mai riuscita ad avere a fine stagione quattro giocatori diversi ad aver battuto almeno trenta fuori campo ciascuno. Reggie Smith, Steve Garvey e Ron Cey hanno tutti e tre già raggiunto la quota e Dusty Baker è a un solo fuori campo dal riuscirci anche lui. Pronti via e l’occasione si presenta nel primo inning durante il quale, però, l’atteso fuori campo non arriva e non arriva neppure nel terzo. L’occasione buona si ripresenta nel sesto inning, Baker è concentrato e non fallisce: un colpo secco e preciso. Fuoricampo. Trentesimo fuoricampo stagionale e appuntamento con la storia rispettato. Il pubblico esplode ed è in delirio: tutti i presenti sanno che da domani potranno dire: io c’ero. Baker è pieno di gioia e mentre sta andando verso la panchina incrocia Glenn Burke, un rookie a cui a breve sarebbe toccato il turno di battuta. Per complimentarsi con il suo compagno, al suo passaggio Burke alza il braccio destro, con il palmo della mano rivolto verso il compagno e a Baker viene istintivo schiaffeggiare la mano di Burke per rispondere al suo gesto. E la cosa non passa assolutamente inosservata perché in molti allo stadio hanno la sensazione di aver assistito a qualcosa di unico che è destinato a rimanere negli annali. Da quel giorno i Dodgers cominciano a complimentarsi tra loro dandosi il cinque tanto che, l’anno successivo, il club fa mettere l’immagine sulla copertina dell’almanacco e conia anche il termine per descriverla: high five. Glenn Burke un modesto ma capace giocatore di baseball ha inventato l’high five.
Che poi ci sarebbero ancora molte cose da dire sull’inventore dell’high five. Glenn Burke ha avuto una vita tutt’altro che facile ed oltre ad essere ricordato come il padre dell’high five è ricordato anche perché primo, e unico, giocatore di baseball in Major League ad aver fatto coming out dichiarando alla stampa la sua omosessualità. Prima che Burke lo dichiarasse pubblicamente, Al Campanis, il general manager dei Dodgers, che sapeva della sua omosessualità, per mettere a tacere le voci sul conto di Burke, arriva ad offrigli 75000 dollari per sposarsi. Burke non si lascia corrompere e rifiuta l’offerta continuando per la sua strada che, a causa di questo rifiuto, lo porta lontano da Los Angeles agli Oakland A’s dove la situazione non migliora di molto visto che arriva allo scontro con l’allenatore Billy Martin il quale lo chiama frocio negli spogliatoi. La situazione difficile ma soprattutto gli infortuni costringono Burke ad abbandonare la Major League pochi anni dopo.
Ebbene sì, anche questa volta siamo giunti al termine della puntata. Spero di avervi appassionato e intrattenuto con una storia particolare e poco conosciuta. Per Giuliano Terenzi dalla Delorean è veramente tutto. Buon proseguimento di ascolto con i podcast di Radio Bullets.
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