12 novembre 2021 – Notiziario

Scritto da in data Novembre 12, 2021

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  • Il Pakistan ospita Usa, Russia e Cina per colloqui sull’Afghanistan.
  • Etiopia: operatore umanitario italiano in stato di fermo.
  • Aumentano, nel 2021, i morti palestinesi a causa di proiettili israeliani di basso calibro.
  • El Salvador: il presidente schiera l’esercito per frenare l’ondata di omicidi.

Questo e molto altro nel notiziario di Radio Bullets, a cura di Barbara Schiavulli

Afghanistan

Il Pakistan ha ospitato ieri una serie di colloqui con gli inviati speciali di Stati Uniti, Russia e Cina circa la strada da percorrere per la situazione dell’Afghanistan, dove una profonda crisi umanitaria ha costretto molti afghani a migrare nei paesi vicini da quando i talebani hanno preso il controllo ad agosto. La comunità internazionale non ha riconosciuto il governo nominato dai talebani. Il ministro degli Esteri afghano nominato dai talebani, Amir Khan Muttaqi, non ha partecipato all’incontro ma ha poi incontrato gli inviati speciali a Islamabad. Ha pure incontrato separatamente il ministro degli Esteri pakistano Shah Mahmood Qureshi e altri funzionari per discutere una serie di questioni, incluso come aiutare Kabul a superare una crisi economica sempre più profonda ed evitare un’emergenza sui rifugiati. L’incontro ha prodotto una dichiarazione congiunta che invita la comunità internazionale a fornire urgentemente aiuti umanitari al popolo afghano. Ha inoltre esortato i talebani a formare un governo inclusivo e rappresentativo, che rispetti i diritti di tutti gli afghani e garantisca l’uguaglianza dei diritti delle donne e delle ragazze a partecipare a tutti gli aspetti della società afghana.

Afghanistan, il sistema sanitario è al collasso

Israele e Palestina

Secondo il ministero della Difesa israeliano, il numero di palestinesi uccisi in Cisgiordania quest’anno da una controversa forma di proiettile usato dalle forze di difesa israeliane è il doppio della cifra degli ultimi cinque anni messi insieme. Finora quest’anno, otto palestinesi sono stati uccisi da proiettili “Ruger” di basso calibro, che costituiscono i due terzi dei dodici morti registrati dagli stessi proiettili in Cisgiordania dal 2016: lo ha detto domenica il parlamentare del partito Meretz Gaby Lasky, citando le statistiche fornite dal ministro della Difesa. La maggior parte delle morti in Cisgiordania quest’anno si è verificata durante le rivolte di maggio, avvenute mentre Israele stava combattendo un conflitto di undici giorni con i gruppi militanti a Gaza. Le cifre si riferiscono specificamente ai palestinesi uccisi dai proiettili “Ruger” sparati dalle forze di difesa israeliane durante gli scontri in Cisgiordania e non includono casi che che hanno coinvolto la polizia di frontiera o avvenuti durante le rivolte lungo il confine di Gaza. Il ministero della Difesa ha diffuso i numeri in risposta a un’interrogazione parlamentare presentata da Lasky, ex avvocato per i diritti umani.

Yemen

Il Dipartimento di Stato degli Stati Uniti si è lamentato che il movimento houthi in Yemen abbia arrestato diversi dipendenti del governo degli Stati Uniti intorno al complesso dell’ambasciata. Il numero non è stato rivelato.
Gli Stati Uniti avevano chiuso l’ambasciata in vista dell’invasione guidata dai sauditi. I dipendenti rimasti erano yemeniti assunti per sorvegliare l’edificio. Alcuni sono stati rilasciati ma altri sono ancora in stato di fermo, nonostante le proteste del Dipartimento di Stato. Gli Stati Uniti hanno partecipato alla guerra saudita contro gli houthi, ma ultimamente sono meno attivi. Tuttavia la guerra ha reso gli houthi sospettosi. Questo potrebbe influenzare anche la risposta degli Stati Uniti. Considerando gli houthi “ribelli”, nel migliore dei casi, o delegati iraniani, nel peggiore, gli Stati Uniti non credono possano avere il potere di arrestare delle guardie, sebbene di fatto controllino Sanaa da anni.

Etiopia

Un operatore umanitario italiano, Alberto Livoni, si trova da sabato scorso in stato di fermo in Etiopia, in un commissariato della capitale. Sta bene, è in contatto con le autorità consolari e si spera nella sua scarcerazione. L’operatore umanitario emiliano è finito nella rete tesa dalle autorità etiopi a ogni possibile “quinta colonna” del temuto assedio tigrino di Addis Abeba. Il 65enne è coordinatore per l’Etiopia del “Vis” (Volontariato internazionale per lo sviluppo), una ong che affianca i salesiani in progetti di scolarizzazione e formazione professionale di giovani molto attiva nel nord del Tigray.
Il fermo di Livoni è stato compiuto da forze di sicurezza nella sua abitazione di Addis Abeba dopo un’irruzione, e con lui sono stati fermati altri due operatori dello staff locale del Vis. Le autorità etiopi vogliono accertare il motivo per cui il dirigente italiano avrebbe ceduto circa 20.000 dollari a una persona: anche se non è stata formalizzata alcuna accusa, gli inquirenti etiopi sospettano che i fondi siano serviti ad aiutare i miliziani del Fronte popolare di liberazione del Tigray (Fplt), lanciati ora alla conquista della capitale.

Sudan

Il capo militare ha annunciato un nuovo consiglio di transizione, per sostituire il consiglio di transizione da lui stesso rovesciato. Il generale Burhan, il capo delle forze armate sudanesi che ha guidato il Consiglio sovrano al governo formato nel 2019 dopo la caduta dell’autocrate di lunga data Omar al-Bashir, manterrà la sua posizione di capo del consiglio. Il capo delle temute forze paramilitari di supporto rapido, il generale Mohamed Hamdan Dagalo, generalmente indicato come Hemeti, rimane suo vice. Gli sviluppi arrivano ad appena due giorni prima delle previste proteste di massa contro il golpe.

Sudafrica

È morto Frederik de Klerk, l’ultimo presidente bianco del Sudafrica che aiutò a smantellare l’apartheid e scarcerò Nelson Mandela, condividendo con lui il premio Nobel per la Pace nel 1993. Aveva 85 anni.

Polonia

Il Parlamento Europeo ha condannato la sentenza del Tribunale costituzionale polacco che impone un divieto pressoché assoluto dell’aborto, poiché «mette a repentaglio la salute e la vita delle donne», e chiede al governo polacco − con una relazione approvata con 373 voti a favore, 124 contrari e 55 astenuti − di garantire un pieno accesso a servizi di aborto sicuri, legali e gratuiti. La relazione sottolinea che la sentenza sull’aborto è un ulteriore esempio «della politicizzazione della magistratura polacca e del collasso sistemico dello Stato di diritto in Polonia», e invita il Consiglio UE ad affrontare la questione.

Bielorussia

I paesi occidentali al Consiglio di Sicurezza Onu hanno condannato la Bielorussia per la crisi dei migranti ai confini con la Polonia. In una dichiarazione congiunta Estonia, Francia, Irlanda, Norvegia, Usa e Regno Unito hanno condannato la «strumentalizzazione di esseri umani orchestrata dalla Bielorussia al confine con la Polonia al fine di destabilizzare il confine esterno dell’Unione Europea». L’obiettivo, hanno sottolineato, è anche quello di «destabilizzare i paesi vicini e distrarre l’attenzione dalle proprie crescenti violazioni dei diritti umani». La Russia, da parte sua, si è difesa all’Onu affermando che non sta aiutando i migranti ad affollarsi al confine della Bielorussia con la Polonia.

Ucraina

Il vice ambasciatore russo all’Onu Dmitry Polyanskiy ha respinto i sospetti (americani) che Mosca stia ammassando truppe al confine con l’Ucraina per invaderla: «questo non è mai stato pianificato», ha detto, rivendicando però «il diritto di concentrare truppe dove vogliamo, non in territorio ucraino ma russo». Il diplomatico ha inoltre invitato a «non dimenticare che le navi da guerra americane nel Mar Nero agiscono in modo provocatorio», ammonendo che «è sempre più difficile ogni giorno evitare uno scontro diretto nel Mar Nero».

Intanto il presidente ucraino Aleksandr Lukashenko ha minacciato di interrompere il transito del gas verso l’Europa attraverso il gasdotto Yamal-Europe se la UE estenderà le sanzioni. In Bielorussia l’Unhcr e l’Oim, assieme alla Croce rossa bielorussa, hanno dato assistenza ai migranti bloccati alle frontiere. «Le priorità ora sono evitare morti e spostare le persone in luoghi più sicuri in Bielorussia. Apprezziamo l’accesso e siamo pronti ad assistere per trovare soluzioni», afferma l’Alto rappresentante per i rifugiati, Filippo Grandi.

Stati Uniti

Una corte di appello federale ha accolto la richiesta di Donald Trump di sospendere la trasmissione dei documenti della sua presidenza (prevista per oggi) alla commissione della Camera che sta indagando sull’assalto al Congresso. Il tycoon aveva chiesto lo stop in attesa del suo ricorso contro la decisione di un tribunale di grado inferiore, secondo cui non può esercitare il privilegio esecutivo, ossia la facoltà del presidente di mantenere segreti atti della sua attività.

Boeing ha accettato la responsabilità per il disastro aereo del 737 Max della Ethiopian Airlines, avvenuto nel marzo 2019 e costato la vita a 157 persone. Lo riporta The Wall Street Journal che parla di un’intesa raggiunta dal costruttore di aerei con le famiglie delle vittime. Queste ultime si sono dette d’accordo nel non perseguire risarcimenti o indennizzi punitivi. Le famiglie comunque potranno ancora chiedere un processo per cercare forme di indennizzo o raggiungere accordi attraverso una mediazione con Boeing.

El Salvador

Il presidente di El Salvador ha schierato truppe militari per pattugliare le strade nel tentativo di combattere i crescenti omicidi nel paese. «Abbiamo dispiegato la nostra PNC [Polizia Civile Nazionale] e le nostre Forze Armate per contenere l’aumento degli omicidi registrati nelle ultime 48 ore», ha scritto su Facebook il presidente Nayib Bukele. Bukele ha detto che ci sono «forze oscure» in gioco negli omicidi e che ha ordinato raid da parte delle autorità nelle aree in cui sono avvenuti gli omicidi. L’annuncio del presidente ha fatto seguito a 30 omicidi avvenuti martedì e mercoledì, secondo quanto riportato da Reuters. Una fonte governativa ha riferito all’agenzia che la maggioranza delle truppe sarà dispiegata a San Salvador, la capitale del paese. Da quando Bekele è entrato in carica, nel 2019, gli omicidi sono stati in media meno di due al giorno: un giornale locale sostiene che il governo ha stretto un accordo con le bande abbassando il tasso di omicidi. Secondo Reuters la mossa di schierare l’esercito probabilmente attirerà il contraccolpo dei critici, che affermano che Bukele si stia orientando verso l’autoritarismo durante il suo mandato.

Haiti

Il Canada sta ritirando tutto il personale non essenziale dalla sua ambasciata ad Haiti e invita i viaggiatori canadesi a lasciare il paese a causa dell’insicurezza crescente e della grave mancanza di carburante che ha colpito ospedali, scuole e banche.

Filippine

La popolare figlia del leader filippino Rodrigo Duterte, 43 anni, si è unita ieri a un nuovo partito politico e potrebbe candidarsi per una posizione nazionale: lo ha riferito un alto funzionario a pochi giorni dalla scadenza per confermare i candidati alle elezioni presidenziali del 2022.

Hong Kong

Ma Chun-man, un 31enne soprannominato “Capitan America 2.0”, è la seconda persona condannata al carcere a Hong Kong ai sensi della legge sulla sicurezza nazionale. Il giudice distrettuale Stanley Chan ha comminato la pena a 5 anni e 9 mesi per incitamento alla secessione: aveva cantato slogan e fatto discorsi sull’indipendenza dell’ex colonia in almeno 20 occasioni pubbliche e sui social media tra agosto e novembre 2020. Ex addetto alle consegne di cibo, Ma Chun-man, dichiaratosi non colpevole, è stato descritto dal pool difensivo come un solitario non violento. È il primo a essere condannato per atti che coinvolgono la sola parola.

Cina

Il presidente degli Stati Uniti Joe Biden e il leader cinese Xi Jinping dovrebbero tenere un vertice virtuale lunedì, hanno affermato fonti interne, tra tensioni su commercio, diritti umani e attività militari.

Il Partito comunista cinese al governo ha approvato una risoluzione − lo afferma l’agenzia di stampa ufficiale Xinhua − considerata un ulteriore consolidamento dell’autorità del presidente Xi Jinping. La “risoluzione storica” è arrivata giovedì al culmine del sesto plenum del Comitato centrale del partito − un gruppo di circa 370 membri che ogni cinque anni sceglie i suoi nuovi leader − che da lunedì si svolge a porte chiuse a Pechino. Il Comitato Centrale ha deciso che la lezione da trarre dalla storia del partito sia quella di rimanere saldi in 10 aree, con la leadership del partito come priorità assoluta, scrive l’agenzia Xinhua. La misura è stata vista come un rafforzamento della posizione di Xi, un anno prima di quando dovrebbe assicurarsi un terzo mandato come leader del partito. È  la terza “risoluzione storica” ​​di questo tipo da quando il partito è stato fondato nel 1921. Le prime due, nel 1945 e nel 1981, hanno avuto l’effetto di consolidare l’autorità dei leader Mao Zedong e Deng Xiaoping.

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