2 marzo 2026 – Notiziario Mondo
Scritto da Barbara Schiavulli in data Marzo 2, 2026
- Medio Oriente, guerra aperta tra Stati Uniti, Israele e Iran.
- Gaza e la paura di essere dimenticati.
- Giappone e Cina, tensione politica ma affari in crescita. Pakistan, assalto al consolato USA a Karachi.
- Afghanistan e Pakistan: ancora scontri
Iran, Israele, Stati Uniti & Co.
Sabato, il presidente Donald Trump ha annunciato su Truth Social che Stati Uniti e Israele erano riusciti ad assassinare la Guida Suprema dell’Iran, l’ayatollah Ali Khamenei. «Khamenei, una delle persone più malvagie della Storia, è morto», ha scritto Trump.
«Non è riuscito a sfuggire ai nostri sistemi di intelligence e ai nostri sofisticatissimi sistemi di tracciamento e, lavorando a stretto contatto con Israele, non c’era nulla che lui, o gli altri leader uccisi insieme a lui, potessero fare».
Il New York Times ha seguito con un resoconto pubblicato domenica, presentato come la ricostruzione segreta di come la CIA e Israele abbiano dato la caccia a Khamenei, «monitorandolo per mesi» e «acquisendo sempre maggiore sicurezza sui suoi spostamenti e sulle sue abitudini», fino a individuarne la posizione per eliminarlo.
«Fonti informate sull’operazione l’hanno descritta come il risultato di una buona intelligence e di mesi di preparazione», afferma il reportage.
La “località segreta” di Khamenei, si è poi scoperto, era semplicemente il suo ufficio.
Stati Uniti e Israele hanno sostenuto con costanza che Khamenei fosse in clandestinità.
«Si tratta fondamentalmente di una drammatizzazione costruita per far apparire Trump più grande e più spettacolare di quanto non sia», ha dichiarato a Drop Site un alto funzionario iraniano, che ha parlato a condizione di anonimato perché non autorizzato a discutere questioni interne.
Il Consiglio Supremo per la Sicurezza Nazionale iraniano «gli aveva personalmente raccomandato di trasferirsi, cambiare luogo di lavoro e persino modificare le sue abitudini di vita per ragioni di sicurezza», ha riferito la stessa fonte.
«Ma Khamenei aveva una visione completamente diversa: insisteva nel mantenere le cose il più possibile normali e ordinarie, senza adottare misure di sicurezza aggiuntive né distinguersi in alcun modo».
Ali Larijani, presidente del Consiglio Supremo per la Sicurezza Nazionale, ha dichiarato alla televisione di Stato che Teheran si aspettava che Stati Uniti e Israele avrebbero preso di mira Khamenei.
«Hanno deciso di colpirlo per primi. Questa analisi circolava anche negli ambienti militari: perseguivano esattamente questo obiettivo», ha detto dopo che l’Iran ha confermato la morte della Guida Suprema.
«Questo evento è straordinariamente amaro per noi», ha aggiunto Larijani. «America e sionisti, con questo atto, hanno creato una situazione per l’Iran e per il popolo iraniano in cui dobbiamo dire: avete bruciato il cuore del popolo iraniano. Noi bruceremo i vostri cuori in risposta».
Domenica mattina, la Mezzaluna Rossa iraniana e media legati allo Stato hanno riportato un bilancio preliminare di oltre 200 morti e più di 740 feriti in tutto il Paese, con un numero reale che potrebbe essere significativamente più alto. Almeno due mila i razzi lanciati da Israele e Usa
Un attacco contro una scuola elementare femminile a Minab avrebbe causato 165 vittime, secondo l’agenzia statale IRNA. Attaccato anche un ospedale, il quartiere generale dei Pasdaran, la tv di stato.
Nel giro di poche ore dai bombardamenti statunitensi e israeliani, l’Iran ha iniziato a lanciare raffiche di missili balistici contro Israele, in attacchi che finora hanno causato almeno 11 morti e centinaia di feriti.
Domenica mattina un missile iraniano ha colpito un edificio vicino a Gerusalemme, con almeno nove vittime stimate in un rifugio antiaereo.
«La Repubblica Islamica dell’Iran considera lo spargimento di sangue e la vendetta contro gli autori e i comandanti di questo crimine un proprio dovere e diritto legittimo, e adempirà a questa grande responsabilità con tutta la sua forza», ha dichiarato domenica il presidente Masoud Pezeshkian in un messaggio trasmesso dalla televisione di Stato.
L’Iran ha inoltre lanciato una serie di attacchi con missili e droni contro installazioni militari statunitensi nel Golfo Persico, colpendo Emirati Arabi Uniti, Bahrein, Arabia Saudita e Qatar, oltre a obiettivi in Giordania.
Gli Emirati hanno riferito di tre morti e 58 feriti lievi; la maggior parte dei colpiti sarebbero lavoratori stranieri.
L’aeroporto internazionale di Dubai è stato danneggiato e parzialmente chiuso dopo l’impatto di un proiettile non identificato. Due persone sono morte in Iraq e una in Kuwait.
Il Comando Centrale degli Stati Uniti ha annunciato le prime vittime americane riconosciute: tre militari uccisi e cinque gravemente feriti durante l’“Operazione Epic Fury”.
I soldati erano dispiegati in una base in Kuwait a supporto dell’operazione.
Funzionari iraniani hanno precisato che la risposta iniziale, pur senza precedenti per ampiezza, non rappresenterebbe l’intero potenziale ritorsivo di Teheran.
Una soluzione diplomatica è ancora possibile?
L’attacco all’ufficio di Khamenei ha decapitato il vertice politico e militare iraniano, uccidendo anche diversi familiari della Guida Suprema.
L’Iran ha annunciato una nuova struttura di leadership ad interim composta dal presidente Masoud Pezeshkian, dal capo della magistratura Gholam-Hossein Mohseni-Ejei e dall’ayatollah Ali Arafi, membro del Consiglio dei Guardiani e dell’Assemblea degli Esperti.
La Casa Bianca ha fatto sapere che Trump intende parlare nei prossimi giorni con quella che un funzionario ha definito la «nuova potenziale leadership» iraniana.
Il presidente ha lasciato intendere che il conflitto potrebbe essere più breve del previsto, pur affermando su Truth Social che i bombardamenti «pesanti» continueranno «senza interruzione per tutta la settimana o finché necessario».
In un messaggio preregistrato, Trump ha invitato le Guardie Rivoluzionarie, l’esercito e la polizia iraniana a «deporre le armi e ricevere piena immunità o affrontare morte certa».
Anche il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha annunciato l’espansione degli attacchi: «Nei prossimi giorni colpiremo migliaia di obiettivi del regime terrorista. Creeremo le condizioni perché il coraggioso popolo iraniano si liberi dalle catene della tirannia».
Trump ha ribadito di credere in una sollevazione interna in Iran innescata dai bombardamenti.
Diversi analisti invitano però alla cautela. Sina Azodi, direttore degli studi sul Medio Oriente alla Georgetown University, ha osservato che, nonostante alcune manifestazioni di sostegno, «il sistema appare resiliente».
Le strategie di “decapitazione” funzionano con attori non statali, ma non necessariamente contro uno Stato dotato di istituzioni consolidate.
Hooman Majd, analista politico iraniano-americano ed ex consigliere del presidente Mohammad Khatami, ha ricordato che l’Iran si prepara da mesi a un’escalation, dopo la guerra di dodici giorni dello scorso giugno che causò oltre mille morti iraniani.
Secondo Majd, Teheran dispone di una leadership militare profonda e potrebbe sostenere un conflitto più a lungo di quanto Washington desideri.
L’Iran ha inoltre segnalato di non aver ancora impiegato i suoi sistemi d’arma più avanzati, inclusi missili balistici a lungo raggio e ipersonici.
Gli attacchi iraniani nel Golfo
Gli Stati del Golfo hanno condannato «l’aggressione iraniana», evitando però richieste esplicite di cessazione degli attacchi statunitensi lanciati anche da basi sul loro territorio.
Larijani ha avvertito che le basi utilizzate contro l’Iran, pur trovandosi in Paesi terzi, «sono suolo americano» e quindi obiettivi legittimi.
Tuttavia, l’Iran ha colpito anche infrastrutture civili: aeroporti in Kuwait, Bahrein, Abu Dhabi e Dubai, oltre a hotel e altri edifici negli Emirati e in Bahrein.
Un attacco ha interessato anche un porto in Oman, mediatore nei recenti negoziati tra Teheran e Washington.
Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha dichiarato che il bersaglio non era l’Oman in quanto tale, ma rientrava in obiettivi selezionati prima dell’inizio della guerra.
L’Arabia Saudita ha convocato l’ambasciatore iraniano e condannato gli attacchi. Gli Emirati hanno chiuso la loro ambasciata a Teheran e ritirato la missione diplomatica.
Il Consiglio di Cooperazione del Golfo, riunito in videoconferenza, ha parlato di «attacchi traditori» e affermato che adotterà «tutte le misure necessarie» per difendere sicurezza e stabilità, sollecitando un intervento deciso del Consiglio di Sicurezza dell’ONU.
Nel frattempo, almeno due navi, tra cui una petroliera, sarebbero state colpite nello Stretto di Hormuz, attraverso il quale transita circa il 20% del petrolio e del gas mondiale.
Oltre 200 navi hanno gettato l’ancora fuori dallo stretto, mentre il traffico commerciale sarebbe crollato del 70%. Il prezzo del petrolio è già salito di oltre il 10%, superando gli 80 dollari al barile, con il rischio di superare i 100 in caso di ulteriore escalation.
Secondo Azodi, la strategia iraniana punta ad aumentare i costi per Stati Uniti e alleati, colpendo basi e infrastrutture e facendo leva sulla sensibilità americana alle perdite umane, soprattutto in un anno elettorale.
L’Iran non può vincere militarmente, ma può prolungare il conflitto e rendere il prezzo politico ed economico sempre più alto.
Per ora il conflitto non è più un confronto indiretto: è guerra dichiarata tra Stati Uniti, Israele e Iran, con il rischio concreto che il Golfo, il Libano e altri fronti si accendano contemporaneamente.
Israele ha annunciato di aver avviato raid contro obiettivi di Hezbollah in Libano, inclusi membri di alto livello nell’area di Beirut, dopo che il gruppo sciita ha rivendicato un attacco contro un sito militare israeliano vicino Haifa, definito una vendetta per la morte di Khamenei.
L’esercito israeliano ha ordinato l’evacuazione di decine di villaggi nel sud e nell’est del Libano.
Hezbollah parla di diritto alla risposta contro le “continue aggressioni”. Si riaccende così il fronte libanese, nonostante il cessate il fuoco mediato dagli Stati Uniti nel 2024.
E questo è solo l’inizio del notiziario.
Resto del mondo
Mentre l’Iran promette ritorsioni dopo l’uccisione di Ali Khamenei, cresce la pressione internazionale per fermare l’escalation.
Il cancelliere tedesco Friedrich Merz ha parlato di “fine del regime dei mullah”, riconoscendo però l’ambiguità giuridica dell’attacco statunitense e l’incertezza su un possibile cambio di regime ottenuto con la forza. Berlino sostiene l’obiettivo di fermare il programma nucleare iraniano e punta a un nuovo ordine regionale che garantisca sicurezza a Israele.
Il Regno Unito, con il ministro della Difesa John Healey, ha riferito che missili iraniani sono caduti a poche centinaia di metri da militari britannici in Bahrain; Londra è pronta a intercettare droni e razzi. Cipro ha smentito di essere stata bersaglio diretto.
L’Unione Europea si è riunita d’urgenza: per l’Alta rappresentante Kaja Kallas la morte di Khamenei è “un momento decisivo ma incerto”.
Preoccupazione anche dal Vaticano: Papa Leone XIV ha chiesto di fermare “la spirale di violenza”.
All’ONU, il segretario generale Antonio Guterres ha avvertito che l’alternativa è un conflitto più ampio con gravi conseguenze per i civili.
Russia e Cina condannano l’uccisione della Guida Suprema come violazione del diritto internazionale. La Lega Araba definisce invece gli attacchi iraniani “una palese violazione della sovranità” dei Paesi della regione.
Il rischio ora non è solo la guerra tra Stati Uniti, Israele e Iran: è l’innesco di un fronte che potrebbe travolgere l’intero Medio Oriente.
Iran
Gli iraniani raccontano che la guerra si è aperta “a fasi”. Sabato mattina i primi jet a bassa quota, poi le esplosioni nel cuore di Teheran, vicino al complesso dove viveva Ali Khamenei, ucciso nei raid USA-Israele.
Mentre lo Stato rassicurava su tv e servizi essenziali, un messaggio del Consiglio Supremo di Sicurezza invitava i cittadini a lasciare la capitale. Subito dopo, l’attivazione delle pattuglie Basij in tutti i distretti: segnale che la battaglia poteva spostarsi nelle strade.
Ma nella notte, dopo la notizia della morte della Guida Suprema, in diversi quartieri si sono sentiti clacson, urla di gioia, fuochi d’artificio. Video diffusi online mostrano persone che festeggiano, mentre l’accesso a internet – inizialmente bloccato – tornava attivo.
Il presidente Donald Trump aveva invitato gli iraniani a “restare al riparo” e poi “riprendersi il Paese”.
Il regime resta armato e radicato, ma per alcune ore, tra missili e incertezza, una parte dell’Iran ha respirato qualcosa che non sentiva da anni: la possibilità – fragile – di un cambiamento.
Palestina
A Gaza cresce la paura di essere dimenticati. Dopo gli attacchi di Stati Uniti e Israele contro l’Iran, Israele ha chiuso tutti i valichi verso la Striscia, isolando oltre due milioni di persone proprio nel mezzo del Ramadan.
I residenti raccontano di corse ai mercati e di prezzi in forte aumento, con il timore di tornare alla scarsità estrema vissuta durante il blocco, quando parte del nord era stata dichiarata in condizioni di carestia.
Nonostante la tregua mediata dagli Stati Uniti il 10 ottobre abbia ridotto i combattimenti più intensi e aumentato gli aiuti, l’ONU avverte che la fame resta diffusa: una famiglia su cinque consuma un solo pasto al giorno.
Israele sostiene che le scorte siano sufficienti, ma l’ingresso di aiuti e la rotazione del personale umanitario sono sospesi.
Mentre l’attenzione internazionale si sposta sull’Iran, a Gaza si teme abbandono e nuove privazioni.
Francia
Migliaia di persone hanno manifestato ieri a Parigi contro la Repubblica islamica iraniana, mentre prosegue l’offensiva di Stati Uniti e Israele contro Teheran.
Il corteo, partito da Place de la Bastille, ha visto sventolare bandiere della monarchia iraniana con il leone e il sole, insieme a bandiere israeliane, americane e francesi. In testa lo striscione “Iran, vita, libertà con Reza Pahlavi”, riferimento all’erede dello Scià Reza Pahlavi.
Tra gli slogan: “No alla Repubblica islamica terrorista” e messaggi di sostegno all’attuale offensiva militare.
La piazza parigina riflette una parte della diaspora iraniana che vede nella crisi in corso un possibile punto di svolta politico.
Intanto, la portaerei Charles de Gaulle, e il suo gruppo aeronavale, una delle componenti principali della strategia di dissuasione nucleare francese, hanno interrotto il previsto dispiegamento nel mar Baltico e si dirigono verso il Mediterraneo orientale, secondo informazioni di BFM TV.
Regno Unito
Il Regno Unito ha autorizzato gli Stati Uniti a utilizzare le basi britanniche per attacchi “limitati e difensivi” contro le capacità missilistiche dell’Iran. Il primo ministro Keir Starmer ha spiegato che l’obiettivo è distruggere missili e lanciatori “alla fonte”, mentre il ministro della Difesa John Healey ha confermato l’allineamento con Washington, precisando che Londra non ha preso parte agli attacchi contro Teheran ma agisce solo per difendere interessi e alleati.
Due missili iraniani sarebbero stati lanciati verso Cipro; jet britannici hanno intercettato un drone diretto in Qatar.
Stati Uniti
L’FBI sta indagando sulla sparatoria di massa che ad Austin, in Texas, ha causato tre morti e 14 feriti, valutando un “potenziale collegamento al terrorismo”.
L’agente speciale dell’FBI di San Antonio, Alex Doran, ha parlato di “indicatori” legati al sospetto e al suo veicolo, ma ha precisato che è troppo presto per stabilire il movente o eventuali legami con terrorismo interno o internazionale. Non è chiaro se vi sia una connessione con i recenti attacchi statunitensi contro l’Iran.
La polizia di Austin, con la capo Lisa Davis, ha confermato che non sono stati trovati esplosivi sulla scena.
Le indagini sono in corso.
Messico
Dopo l’attacco di Stati Uniti e Israele all’Iran, la presidente messicana Claudia Sheinbaum ha ribadito l’impegno del Messico per la pace e la soluzione diplomatica dei conflitti.
Durante un evento in Bassa California del Sud, ha richiamato i principi costituzionali di autodeterminazione dei popoli e non ingerenza, affermando che resteranno il cardine della politica estera messicana in ogni crisi internazionale.
Bolivia
La Bolivia ha proclamato tre giorni di lutto nazionale per le 22 vittime dell’incidente che ha coinvolto un aereo cargo militare all’aeroporto internazionale di El Alto, sopra La Paz.
Il presidente Rodrigo Paz Pereira ha definito la tragedia “un momento di dolore per la Bolivia”, invitando il Paese a reagire con “rispetto, responsabilità e unità”.
Il velivolo Hercules di Transportes Aéreos Bolivianos, divisione cargo della Fuerza Aérea Boliviana, è uscito di pista dopo l’atterraggio, colpendo alcuni veicoli e causando anche decine di feriti.
È stata istituita una commissione d’inchiesta per chiarire le cause dell’incidente.
Brasile
A San Paolo, sull’Avenida Paulista, la destra brasiliana è tornata in piazza per ricompattare il fronte conservatore.
Con Flávio Bolsonaro, figlio dell’ex presidente, il deputato Nikolas Ferreira e diversi governatori, i manifestanti hanno chiesto le dimissioni di Lula e dei giudici della Corte Suprema, oltre alla liberazione di Jair Bolsonaro, condannato a 27 anni per tentato golpe, e l’amnistia per gli assalti dell’8 gennaio 2023 a Brasilia.
Secondo Poder360 erano circa 22.800 i partecipanti. Dal carcere Bolsonaro ha inviato una lettera che invita la destra all’unità in vista delle elezioni di ottobre.
Afghanistan e Pakistan
A Kabul, domenica, sono state udite forti esplosioni. Il governo talebano ha dichiarato di aver risposto ad attacchi aerei pakistani colpendo velivoli nei cieli della capitale. È l’ennesima escalation lungo il confine: da giovedì Afghanistan e Pakistan si scambiano offensive terrestri, raid aerei e attacchi con droni. Colpita anche l’ex base americana di Bagram.
Kabul accusa Islamabad di aver ucciso 36 civili e decine di soldati; il Pakistan parla invece di centinaia di militari afghani eliminati. Numeri impossibili da verificare in modo indipendente.
È la crisi più grave dall’autunno scorso e segna un salto di qualità: per la prima volta i raid pakistani avrebbero preso di mira strutture governative talebane. Sullo sfondo, l’accusa di Islamabad a Kabul di proteggere il Tehreek-e-Taliban Pakistan. I tentativi di mediazione di Qatar e Arabia Saudita finora sono falliti.
Pakistan
Almeno 20 persone sono morte e 40 sono rimaste ferite negli scontri tra polizia e manifestanti che domenica hanno fatto irruzione nel consolato degli Stati Uniti a Karachi, in Pakistan, per protestare contro l’uccisione di Ali Khamenei in un attacco congiunto USA-Israele.
Secondo i medici del Civil Hospital, nove manifestanti sono arrivati con ferite da arma da fuoco, un decimo è morto durante le cure. Tra i feriti anche due agenti di polizia. Le forze di sicurezza hanno usato lacrimogeni e spari in aria mentre centinaia di persone marciavano verso la sede diplomatica, riuscendo a entrare e incendiarne una parte.
Proteste e scontri si sono registrati anche a Lahore, Islamabad e nel Gilgit-Baltistan. L’ambasciata USA ha invitato i cittadini americani a evitare assembramenti. Il governo pakistano ha aperto un’inchiesta.
Corea del Nord
La Corea del Nord ha condannato gli attacchi militari di Stati Uniti e Israele contro l’Iran, definendoli una “guerra di aggressione” e una violazione della sovranità iraniana, secondo un comunicato della KCNA.
La posizione di Pyongyang attacca duramente Washington e Tel Aviv per aver anteposto le proprie leggi interne al diritto internazionale, ma il comunicato non menziona esplicitamente la morte della Guida Suprema iraniana, Ayatollah Ali Khamenei..
Giappone e Cina
Nel 2026 le relazioni tra Tokyo e Pechino sembrano entrare in una fase da nuova Guerra Fredda. La premier giapponese Sanae Takaichi ha vinto le elezioni anticipate con una linea dura: un eventuale attacco cinese a Taiwan provocherebbe una risposta giapponese. Pechino ha reagito con pressioni commerciali e restrizioni sulle terre rare.
Eppure i numeri raccontano altro: secondo il ministero del Commercio cinese, gli investimenti diretti giapponesi in Cina sono aumentati del 55,5% nei primi tre trimestri del 2025, mentre il totale degli investimenti esteri nel Paese è calato per il terzo anno consecutivo.
La Cina punta su “apertura mirata” nei settori strategici – intelligenza artificiale, veicoli elettrici, digitale – integrando tecnologie giapponesi ed europee per rendere più costose eventuali sanzioni future.
Così, mentre la politica si irrigidisce, le imprese restano. Come Yoshikawa, imprenditore giapponese a Shenzhen dice: “Non lavoriamo più per il mercato cinese. Siamo parte della sua catena di fornitura”.
Ti potrebbe interessare anche:
- Gaza: niente acqua e privacy, ricorso a pillole per ritardare il ciclo
- I palestinesi a Gaza uccisi a ritmo storico
- La Striscia di Gaza
- Sotto Gaza e la Cisgiordania considerevoli risorse di gas
- Israele e Palestina: La guerra delle parole
- Trump: l’Iran non avrà mai armi nucleari
E se credi in un giornalismo indipendente, serio e che racconta il mondo recandosi sul posto, puoi darci una mano cliccando su Sostienici
