2 settembre 2026 – Notiziario Mondo
Scritto da Barbara Schiavulli in data Settembre 2, 2026
- Iran senza tregua.
- Cisgiordania: 2.030 attacchi israeliani nel solo mese di agosto.
- India e Pakistan, la guerra dell’acqua.
- Francia a scuola, una domanda per rompere il silenzio.
- Giappone, 115 anni vissuti in libertà.
- Xi al Cairo, la Cina guarda al Medio Oriente.
- Hong Kong: L’attivista Joshua Wong si dichiara colpevole di collusione con forze straniere.
- Il Nicaragua approva una legge che limita la partecipazione dell’opposizione alle elezioni.
- Introduzione: Nepal, trenta minuti per vedere il futuro.
Questo e molto altro nel notiziario di Radio Bullets a cura di Barbara Schiavulli
Iran e USA
Dopo circa un mese di relativa pausa, Stati Uniti e Iran sono tornati a colpirsi direttamente, trascinando ancora una volta Giordania, Bahrain e gli altri Paesi del Golfo dentro un conflitto che nessuno sembra più capace di contenere.
La nuova escalation è cominciata domenica, quando gli Stati Uniti hanno bombardato l’isola iraniana di Larak, nello Stretto di Hormuz. Washington sostiene che la Guardia rivoluzionaria stesse preparando nuove mine navali e minacciando le navi commerciali e i militari americani nella regione. Teheran ha risposto lanciando missili e droni contro installazioni che ospitano forze statunitensi in Giordania e negli Emirati.
Martedì è arrivata la seconda e più ampia ondata di attacchi americani. Il Comando centrale degli Stati Uniti afferma di aver colpito difese aeree, radar, strutture marittime, sistemi per la posa delle mine e centri di comunicazione della Guardia rivoluzionaria. Esplosioni sono state segnalate lungo la costa meridionale iraniana e nella provincia di Kerman.
Ed è qui che il linguaggio militare degli “obiettivi” incontra quello delle persone. A Kuhestak, nella provincia di Hormozgan, le schegge di un missile statunitense avrebbero colpito una casa dove si stava celebrando un matrimonio.
Secondo la Mezzaluna Rossa iraniana, sono morte quattro persone, tra loro un bambino, e più di cinquanta sono rimaste ferite. Gli Stati Uniti non hanno ancora confermato né commentato l’episodio.
Nella notte, l’Iran ha risposto nuovamente. La Guardia rivoluzionaria sostiene di aver colpito con missili balistici Camp Titin e la base aerea Prince Hassan, in Giordania, annunciando numerose vittime americane e la distruzione di hangar e droni.
Ma Amman racconta una storia diversa: tredici missili sarebbero entrati nel suo spazio aereo, dieci sono stati intercettati e tre sono caduti in zone remote, senza provocare vittime. Anche funzionari statunitensi negano perdite.
Teheran ha inoltre annunciato attacchi contro basi americane in Bahrain, mentre il Kuwait ha attivato le proprie difese aeree.
Donald Trump promette raid ancora più pesanti se l’Iran continuerà a reagire. Il presidente iraniano Masoud Pezeshkian, invece, afferma che Teheran è pronta a fermarsi se Washington tornerà a rispettare l’accordo provvisorio di giugno.
Intanto lo Stretto di Hormuz resta quasi paralizzato, il petrolio sale e i Paesi della regione diventano bersagli senza aver scelto questa guerra. Ogni attacco viene definito una risposta al precedente. Ed è così che le rappresaglie, una dopo l’altra, finiscono per non avere più un’uscita.
Palestina e Israele
A Gaza la parola “tregua” continua a non significare sicurezza. Nelle ultime ventiquattr’ore, secondo il ministero della Salute palestinese, sei persone sono state uccise e tredici ferite; un’altra è morta nel crollo di un edificio già devastato. Il bilancio complessivo dal 7 ottobre 2023 sale così a 73.462 morti e 174.509 feriti.
Dall’entrata in vigore del cessate il fuoco, l’11 ottobre scorso, i palestinesi uccisi sarebbero almeno 1.326. Una tregua, insomma, che continua ad avere bisogno di un bollettino quotidiano.
A Gaza City un’operazione delle forze speciali israeliane, accompagnata da pesanti bombardamenti, ha portato alla cattura di Moin al-Arabeed, indicato da Israele come responsabile della sicurezza interna di Hamas.
Nella zona di Al-Katiba sono stati uccisi quattro palestinesi, tra loro due bambini e una donna. Israele sostiene che i raid servissero a proteggere i militari e a “rimuovere minacce”. Ma quando per rimuovere una minaccia si uccidono dei bambini, le parole cominciano a somigliare pericolosamente ad alibi.
In Cisgiordania, la Commissione palestinese contro il muro e gli insediamenti ha contato 2.030 attacchi nel solo mese di agosto: 1.402 compiuti dalle forze israeliane e 628 dai coloni.
A Burqa sono state picchiate due donne; un bambino di dieci anni è stato colpito con spray urticante. Vicino a Nablus è stato incendiato un locale accanto a una moschea, mentre a Betlemme è stata data alle fiamme un’automobile.
E mentre la violenza cresce, diminuisce persino il cibo: per mancanza di fondi, il Programma alimentare mondiale dimezzerà gli aiuti in Cisgiordania, lasciando senza sostegno 200 mila persone.
Giovedì, infine, Israele restituirà alla famiglia il corpo del quindicenne Jadallah Jihad Juma Jadallah, ucciso nove mesi fa. Nove mesi per poter seppellire un figlio. Anche questo racconta che cosa significhi, oggi, essere palestinesi.
Secondo il rapporto mensile del governatorato palestinese di Gerusalemme, ad agosto 5.209 israeliani sono entrati nel complesso della moschea di Al-Aqsa sotto la protezione della polizia; 751 soltanto il 13 agosto. Le autorità israeliane consentono le visite, ma le preghiere e i rituali ebraici documentati all’interno contraddicono lo storico status quo, che riserva il culto ai musulmani.
Nello stesso mese, sempre secondo il governatorato, le forze israeliane hanno ucciso due palestinesi, ferito 83 persone e arrestato 114 residenti, compresi cinque bambini.
Registrate anche quaranta demolizioni o operazioni di spianamento. Al-Aqsa non è soltanto un luogo sacro: è il termometro politico di Gerusalemme. E ogni tentativo di modificarne gli equilibri rischia di incendiare molto più di una città.
Libano
Nel sud del Libano, il cessate il fuoco resta soprattutto tra virgolette. Martedì mezzi israeliani sono avanzati ad Al-Mansouri, vicino Tiro, demolendo case; a Rshaf hanno fatto esplodere una potente carica. L’agenzia statale libanese accusa inoltre Israele di aver utilizzato munizioni al fosforo bianco contro due villaggi di Nabatieh.
Israele non ha confermato; nelle aree popolate quell’uso può essere illecito. Intanto, ad Habboush, un ordigno israeliano inesploso ha ucciso Mohammad Ali Ibrahim e ferito un altro bambino.
Anche suo padre era già stato ucciso in un attacco israeliano. Una guerra che riesce a portarsi via la stessa famiglia, un’esplosione alla volta.
Repubblica democratica del Congo
Nella Repubblica Democratica del Congo, l’Ebola ha superato tutte le precedenti epidemie vissute dal Paese. Secondo gli ultimi dati disponibili, i casi confermati hanno superato quota 6.100 e i morti sfiorano ormai i tremila. Per António Guterres è l’epidemia di Ebola dalla diffusione più rapida mai registrata.
A provocarla è il raro virus Bundibugyo, contro il quale non esistono ancora vaccini o terapie specifiche approvate.
Nell’est del Congo, però, curare significa anche attraversare combattimenti, sfollamenti, scioperi del personale sanitario e strutture fragilissime. Perché il virus corre veloce, ma trova strade già aperte dalla guerra e dall’abbandono.
Egitto
Xi Jinping è arrivato al Cairo per la sua prima visita in Egitto dopo dieci anni, accolto dal presidente Abdel Fattah al-Sisi. Nei colloqui ci saranno la guerra a Gaza, l’Iran e la sicurezza delle rotte commerciali nel Mar Rosso e nello Stretto di Hormuz.
Cina ed Egitto rischiano nuove sanzioni americane per i rapporti economici con Teheran: Pechino è il principale acquirente del petrolio iraniano, mentre il Cairo prova a bilanciare l’alleanza con Washington con investimenti e cooperazione cinese.
Per Xi, l’Egitto è un interlocutore decisivo: controlla il Canale di Suez e media tra Israele e palestinesi. La Cina continua a definirsi neutrale, ma questa visita mostra che in Medio Oriente non cerca soltanto pace: cerca spazio politico, sicurezza energetica e influenza.
Francia
In Francia, il nuovo anno scolastico comincia con una domanda difficile, ma necessaria: qualcuno ti ha fatto del male? Da novembre, il questionario annuale sul bullismo, distribuito dal 2023, includerà per la prima volta domande sulle violenze sessuali.
Lo compileranno circa dieci milioni di alunni, dalle elementari alle superiori, scegliendo se restare anonimi; le domande saranno adattate all’età.
Se una risposta farà scattare l’allarme, la scuola dovrà informare le autorità educative o, nei casi più gravi, la magistratura. La misura arriva mentre a Parigi sono aperte 203 indagini per presunte violenze nelle scuole e nei servizi doposcuola.
La commissione indipendente CIIVISE stima che ogni anno in Francia 160 mila bambini subiscano violenze sessuali, nel 77 per cento dei casi dentro la famiglia. Associazioni e insegnanti approvano, ma avvertono: servono formazione e personale. Perché un questionario può aprire una porta; sarebbe imperdonabile se, dietro quella porta, non ci fosse nessuno pronto ad ascoltare.
Germania
In Brandeburgo, sconosciuti hanno attaccato la sottostazione di Turnow-Preilack, uno snodo fondamentale che collega la grande centrale di Jänschwalde alla rete elettrica tedesca.
Razzi costruiti artigianalmente avrebbero trasportato materiale conduttore contro i cavi dell’alta tensione, provocando due cortocircuiti e il temporaneo arresto di un’unità della centrale.
Non ci sono stati feriti né blackout generalizzati e le linee sono tornate operative. Sul posto è stata trovata una decina di altri dispositivi. Il ministro dell’Interno del Brandeburgo parla di sabotaggio mirato, ma autori e movente restano sconosciuti: non ci sono ancora prove di responsabilità straniere o estremiste.
L’attacco è fallito, ma ha mostrato quanto possano essere vulnerabili le infrastrutture da cui dipende la vita quotidiana di milioni di persone.
Ucraina e Russia
Per oltre dodici ore, la Russia ha bombardato Kyiv e la sua regione con missili e 218 droni, uccidendo almeno dodici persone e ferendone più di venti, compresi tre bambini. Sei delle vittime lavoravano per le ferrovie. Era il sesto giorno consecutivo di pesanti attacchi sulla capitale.
Nelle stesse ore, Mosca ha dichiarato di aver intercettato 516 droni ucraini. Uno degli attacchi ha provocato un incendio a Ust-Luga, tra i maggiori terminali russi per l’esportazione di petrolio e gas.
Zelensky ha quindi avvertito compagnie aeree e assicurazioni: lo spazio aereo russo, ha detto, finirà per “chiudersi di fatto”, pur assicurando che l’Ucraina non prenderà di mira voli civili. Putin ha definito l’avvertimento “terrorismo di Stato”.
Non è ancora una chiusura formale. Ma tra droni, contraerea ed errori d’identificazione, il fronte ormai attraversa anche le rotte percorse dai passeggeri.
Kirghizistan
A Bishkek, in Kirghizistan, si sono riuniti i leader dei dieci Paesi dell’Organizzazione per la cooperazione di Shanghai: dalla Cina alla Russia, passando per India, Iran, Pakistan e Asia centrale. Nella stessa sala Xi Jinping, Vladimir Putin, Narendra Modi e Masoud Pezeshkian.
Putin ha moltiplicato gli incontri bilaterali, promettendo sostegno all’Iran contro le sanzioni americane. La dichiarazione finale ha condannato gli attacchi contro Teheran e rilanciato l’idea di un ordine mondiale multipolare.
Non è un fronte compatto: molti di questi Paesi sono rivali e diffidano l’uno dell’altro. Ma il messaggio all’Occidente è chiarissimo: il mondo non vuole più avere un solo centro di gravità.
Stati Uniti
Negli Stati Uniti, persino ricevere una scheda elettorale potrebbe diventare una lotteria. Un funzionario federale anonimo ha denunciato al Congresso che il nuovo portale del servizio postale per il voto per corrispondenza è stato costruito in fretta e testato per appena quattro giorni.
Con la regola dello “zero per cento di errori”, un solo codice non corrispondente potrebbe far respingere un intero lotto, anche decine di migliaia di schede. Il sistema, voluto da un ordine esecutivo di Trump, è per ora bloccato da un tribunale. Ma secondo la denuncia potrebbe impedire a milioni di americani di ricevere il voto. Efficienza elettorale, la chiamano. Sempre che la scheda riesca a sopravvivere all’algoritmo.
Intanto, in Michigan, JD Vance ha definito “molto, molto malvagio” Abdul El-Sayed, candidato democratico e musulmano al Senato. Ormai nei comizi americani non si sfidano più programmi: si distribuiscono certificati di malvagità.
A Springfield, in Ohio, è morto Pierre Damas Bel, ventenne haitiano. La famiglia ritiene si sia suicidato dopo aver perso lo status di protezione ed essere stato costretto a portare una cavigliera elettronica dell’ICE. Diplomato con lode, voleva studiare medicina e aveva una richiesta d’asilo ancora pendente.
Al Pentagono, infine, il segretario dell’Esercito Dan Driscoll si è dimesso dopo mesi di scontri con Pete Hegseth. E l’amministrazione Trump ha chiesto alla Corte Suprema di consentire il licenziamento immediato di 29 militari transgender, prima ancora del processo sulla legittimità del divieto. Servono per difendere il Paese, a quanto pare, ma non dal pregiudizio.
Una corte federale di Brooklyn ha condannato a diciotto mesi di carcere Manfred Gruber, cittadino italiano di 61 anni ed ex dirigente commerciale nel settore delle armi. Secondo il Dipartimento di Giustizia statunitense, Gruber ha organizzato l’esportazione illegale di munizioni americane per oltre 540 mila dollari.
I documenti indicavano l’Italia come destinazione finale, ma i carichi venivano trasferiti in Kirghizistan e poi, in gran parte, in Russia.
Nei messaggi con il complice Sergei Zharnovnikov, già condannato a 39 mesi, Gruber proponeva di dividere una spedizione di centomila proiettili in lotti più piccoli, così da non attirare l’attenzione dell’FBI.
Perché le falle nelle sanzioni sembrano questioni burocratiche, finché non diventano munizioni su un campo di battaglia.
Nicaragua
Il Parlamento del Nicaragua, dominato dal Fronte sandinista, ha approvato in prima lettura una riforma costituzionale che esclude dalle elezioni chiunque venga definito “golpista”, “traditore della patria” o sostenitore di un intervento straniero. E naturalmente sarà lo stesso apparato statale, controllato dal governo, a decidere chi meriti queste etichette.
Il mandato presidenziale passa da sei a sette anni, così come quelli delle altre cariche elettive e dei vertici di esercito e polizia. Daniel Ortega, al potere ininterrottamente dal 2007, condivide ormai formalmente la presidenza con la moglie Rosario Murillo. La riforma dovrà essere ratificata a gennaio.
Le elezioni, dunque, non vengono cancellate: vengono svuotate. Perché se il governo può scegliere chi ha diritto a sfidarlo, le urne restano soltanto la scenografia della democrazia.
Venezuela
Il segretario all’Energia statunitense Chris Wright sarà presto in Venezuela, dove Chevron dovrebbe annunciare l’espansione delle proprie attività.
La visita arriva dopo l’approvazione di un accordo senza precedenti con la società privata NABEP: una concessione di cento anni su diciassette giacimenti che conterrebbero 65 miliardi di barili.
L’azienda promette fino a cento miliardi di dollari d’investimenti, mentre il governo statunitense otterrà il 35 per cento della società controllante e il diritto di acquistare una parte della produzione al prezzo di costo.
Marco Rubio sostiene che l’obiettivo sia rilanciare l’economia venezuelana e ridurre l’influenza di Cina, Russia e Cuba.
Ma diversi grandi produttori temono scarsa trasparenza e incertezza giuridica. Dopo anni di sanzioni, Washington torna a Caracas con i contratti in mano: la democrazia resta una promessa, il petrolio è già un accordo.
Colombia
In Colombia, un bombardamento militare condotto il 27 agosto nel dipartimento meridionale di Guaviare ha ucciso dieci persone, tra loro tre minorenni di quindici e sedici anni. L’attacco mirava a un accampamento dei dissidenti delle FARC che hanno rifiutato l’accordo di pace del 2016.
Il nuovo presidente di destra Abelardo de la Espriella ha accusato i gruppi armati di reclutare bambini come combattenti e scudi umani, promettendo di intensificare le operazioni.
Ma quel crimine non cancella l’obbligo dello Stato di adottare ogni precauzione possibile per proteggerli. Perché i bambini trascinati dentro una guerra sono vittime molto prima di diventare bersagli.
India
L’India ha respinto il lodo della Corte permanente di arbitrato dell’Aia, secondo cui il Trattato delle acque dell’Indo del 1960 resta pienamente vincolante. Nuova Delhi lo aveva sospeso nell’aprile 2025, dopo l’attacco contro una località turistica del Kashmir che uccise 26 persone e che l’India collegò al Pakistan.
Islamabad nega ogni coinvolgimento. Il collegio arbitrale sostiene che nessuno dei due Paesi possa sospendere unilateralmente l’accordo e ha imposto limiti ai lavori della centrale idroelettrica di Ratle, nel Kashmir amministrato dall’India, almeno fino alla decisione di un esperto nominato dalla Banca Mondiale, attesa nel 2027.
Il governo indiano replica che il tribunale non ha alcuna giurisdizione sulle sue decisioni sovrane.
Il trattato ha resistito a guerre e crisi diplomatiche, ma ora vacilla. E non è soltanto una questione di dighe: dall’Indo dipende circa l’ottanta per cento dell’agricoltura pakistana. Quando l’acqua entra nel conflitto, la geopolitica arriva direttamente nei campi e sulle tavole.
Nepal
In Nepal, la fase dei soccorsi lascia lentamente spazio a quella, lunghissima, della sopravvivenza. Dopo il collasso di un ghiacciaio e le devastanti alluvioni improvvise, sono stati recuperati più di mille corpi, mentre circa 3.900 persone risultano ancora disperse. Quasi dodicimila sono state salvate.
Almeno 3.500 sfollati vivono in ventisette centri di accoglienza, spesso ricavati nelle scuole, con le lezioni inevitabilmente sospese. Secondo le Nazioni Unite, lungo i fiumi colpiti restano oltre 2,2 milioni di tonnellate di detriti. Più di quaranta ponti sono crollati e alcuni villaggi ricevono aiuti soltanto dagli elicotteri dell’esercito.
Ora il pericolo arriva dall’acqua contaminata, dagli ospedali danneggiati e dai rifugi sovraffollati. Perché un’alluvione non termina quando il fiume si ritira: lascia dietro di sé fango, isolamento e malattie.
Hong Kong
Joshua Wong, volto adolescente della Rivoluzione degli Ombrelli, si è dichiarato colpevole di collusione con forze straniere. L’accusa sostiene che nel 2020 abbia chiesto, insieme all’attivista in esilio Nathan Law, sanzioni internazionali contro Hong Kong e la Cina.
Wong ha 29 anni ed è già in carcere, condannato a quattro anni e otto mesi per sovversione. Ora rischia da tre anni all’ergastolo.
Pechino chiama tutto questo “sicurezza nazionale”. Ma per oppositori e governi occidentali è il meccanismo con cui Hong Kong ha trasformato prima la protesta, poi il dissenso, infine perfino le parole, in un crimine.
Giappone
Il Giappone saluta Shigeko Kagawa, la persona più anziana del Paese, morta a 115 anni e 91 giorni. Nata nel 1911 nella prefettura di Nara, era una medica: aveva lavorato in un ospedale di Osaka durante la Seconda guerra mondiale e poi diretto la clinica di famiglia come ginecologa e ostetrica, andando in pensione soltanto a 86 anni.
Ma non si era certo fermata: nel 2021, a 109 anni, aveva portato la torcia olimpica dei Giochi di Tokyo. Alla domanda sul segreto della longevità rispondeva: camminare, usare il cervello e continuare a giocare.
La famiglia aggiunge tre pasti al giorno e una vita regolare. Lei, però, preferiva una spiegazione più semplice: andare dove voleva, mangiare ciò che desiderava e restare libera e indipendente. Non una formula scientifica, forse. Ma un magnifico programma di vita.
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