3 settembre 2026 – Notiziario Mondo
Scritto da Barbara Schiavulli in data Settembre 3, 2026
- Introduzione: Lo Stretto di Trump e il mondo in saldo.
- Netanyahu visita Gaza e promette che non si ritireranno.
- L’Onu ammette che il riscaldamento globale supererà 1,5°.
- Malta, un assassinio ancora senza mandante.
- Vanuatu, la decolonizzazione rimasta a metà.
- Caraibi, missili al posto dei tribunali.
- El Niño minaccia i produttori di cacao dell’Africa occidentale.
- Nepal, l’acqua è passata, la paura no.
Questo e molto altro nel notiziario di Radio Bullets a cura di Barbara Schiavulli
Iran e USA
Dopo settimane di relativa tregua, Stati Uniti e Iran sono tornati a colpirsi con la più grave escalation dallo scorso luglio.
Le forze americane hanno bombardato numerosi obiettivi lungo le coste meridionali dell’Iran: sistemi radar e di difesa, infrastrutture marittime e postazioni dei Guardiani della rivoluzione.
Gli attacchi hanno raggiunto le isole di Qeshm e Lavan, Bandar Abbas, Jask, Chabahar, Ahvaz e la provincia occidentale di Kermanshah. Secondo fonti iraniane, almeno diciotto persone sono morte. Il bilancio complessivo non è stato verificato indipendentemente.
A Kuhestak, nella contea di Sirik, un missile americano ha colpito una casa durante un matrimonio: almeno quattro morti, tra i quali un bambino, e decine di feriti. Washington afferma di non aver preso di mira civili e il CENTCOM sta esaminando l’accaduto. Ma per le famiglie riunite a festeggiare, la differenza tra un bersaglio e un errore arriva comunque sotto forma di macerie.
La risposta iraniana è partita poche ore dopo. Missili e droni sono stati lanciati contro installazioni statunitensi in Giordania, Bahrain, Kuwait e Iraq. Teheran sostiene di aver provocato vittime e gravi danni, ma queste affermazioni non sono state confermate.
La Giordania dichiara di aver intercettato dieci missili su tredici, senza morti né feriti. In Kuwait un drone avrebbe provocato un incendio in un complesso residenziale, domato senza vittime. Gli Emirati Arabi Uniti non hanno confermato gli attacchi rivendicati dall’Iran contro due basi nel paese.
I Guardiani della rivoluzione affermano che due petroliere siano state fermate dalle mine e che gli equipaggi siano stati evacuati: non possiamo confermarlo in modo indipendente.
È invece confermata la morte di due marinai filippini sulla petroliera saudita Sidr. Il CENTCOM sostiene di aver deviato 84 navi commerciali, disabilitandone tre e abbordandone due per imporre il blocco navale. Teheran replica di controllare ancora lo Stretto e minaccia: se l’Iran non potrà esportare petrolio, non lo farà nessuno.
Donald Trump ha promesso attacchi ancora più duri, arrivando a dire che l’Iran potrebbe essere «cancellato come paese». Washington prepara inoltre nuove sanzioni contro banche, compagnie aeree e imprese legate ai Guardiani della rivoluzione. Mosca, invece, ha ribadito la propria solidarietà a Teheran; il Perù ha interrotto le relazioni diplomatiche con l’Iran.
E mentre i presidenti minacciano, la portaerei americana Abraham Lincoln è approdata in Thailandia dopo 286 giorni consecutivi in mare, tra stanchezza e problemi psicologici dell’equipaggio. Perché anche dentro le macchine da guerra ci sono persone. E nessuna rappresaglia riesce a proteggerle tutte.
Palestina e Israele
Nelle ultime 24 ore, otto palestinesi sono stati uccisi e 31 feriti nella Striscia, secondo il ministero della Salute di Gaza. Un’altra persona è morta nel crollo di un edificio: sono almeno 34 le vittime causate dal cedimento di strutture già danneggiate.
Il bilancio registrato dal ministero dal 7 ottobre 2023 sale così a 73.470 morti e 174.540 feriti. Dall’entrata in vigore della tregua, l’11 ottobre 2025, gli attacchi israeliani avrebbero ucciso almeno 1.334 palestinesi e feriti 4.429; altri 815 corpi sono stati recuperati dalle macerie.
Benjamin Netanyahu ha intanto visitato una postazione militare nella Striscia, dichiarando che Israele manterrà la cosiddetta Linea Gialla fino al disarmo di Hamas e alla completa smilitarizzazione di Gaza. Hamas ha chiesto ai mediatori e a Nickolay Mladenov di fare pressione su Israele, accusandolo di compromettere la tregua.
In Cisgiordania occupata, intanto, la pressione si misura in case, alberi e pozzi. A Masafer Yatta sono state demolite una decina di strutture, comprese abitazioni, stalle e cisterne.
A Deir Ballut sono stati fermati il sindaco e tre palestinesi, mentre le ruspe sradicano ulivi per costruire una strada destinata agli insediamenti. Ad Arraba, vicino a Jenin, vengono spianati 223 dunam di terreni agricoli. A Beita, coloni israeliani hanno incendiato due automobili; a Silwan è stato demolito un edificio di tre piani contenente quattro case.
Secondo il ministero palestinese degli Affari religiosi, in agosto si sono registrate 26 incursioni nella moschea di Al-Aqsa, mentre alla moschea di Ibrahim, a Hebron, il richiamo alla preghiera è stato impedito 155 volte.
A Gaza, anche l’acqua è una minaccia. L’Organizzazione mondiale della sanità avverte che la contaminazione microbiologica è quasi triplicata, mentre i casi di diarrea acuta sono passati da 27 mila a oltre 48 mila. Con l’arrivo delle piogge, liquami e rifiuti potrebbero invadere i campi sovraffollati.
A Gerusalemme Est, infine, insegnanti delle scuole private e cristiane sono in sciopero a tempo indeterminato: Israele impone il proprio programma scolastico a oltre 45 mila studenti palestinesi e ha bloccato i permessi di più di settanta docenti provenienti dalla Cisgiordania.
Negli Stati Uniti, l’FBI ha invece sequestrato 560 mila dollari in criptovalute, che secondo il Dipartimento di Giustizia erano destinati ad Hamas.
A Gaza tutto viene controllato: il territorio, l’acqua, i libri, perfino il denaro digitale. Ma a essere sempre meno protetta è la vita delle persone.
Libano
Nel sud del Libano, la fragile tregua somiglia sempre più a una pausa tra due esplosioni. Un drone israeliano ha colpito il quartiere Al-Ruwais di Nabatieh, uccidendo una persona e ferendone un’altra; un secondo missile ha centrato un appartamento. Israele sostiene di aver risposto al lancio di due droni esplosivi di Hezbollah. L’identità della vittima non è stata resa nota.
Intanto, circa 350 mila persone restano sfollate e 23 mila vivono ancora nei rifugi collettivi: perché tornare non significa necessariamente ritrovare una casa.
Con il mandato dell’UNIFIL in scadenza a dicembre, l’Unione Europea prepara una missione per addestrare l’esercito libanese. Non sostituirà i caschi blu, assicura Bruxelles. Ma il vuoto avanza più in fretta della diplomazia.
Africa Occidentale
El Niño minaccia la nuova stagione del cacao nell’Africa occidentale, la regione dalla quale arriva quasi il 70 per cento della produzione mondiale. Il fenomeno può rafforzare l’Harmattan, il vento secco che spazza la superficie del terreno, sottrae umidità alle piante e fa cadere le cabosse prima della maturazione.
In Costa d’Avorio, primo produttore del pianeta, il prossimo raccolto potrebbe diminuire di circa un quinto. Nel vicino Ghana, invece, le piogge torrenziali hanno già danneggiato le coltivazioni e favorito il marciume nero, una malattia capace di distruggere i frutti.
È una trappola climatica quasi perfetta: prima troppa acqua, poi caldo e vento a prosciugare il suolo. E il problema, come spiega Semafor, non riguarda soltanto il cioccolato.
L’Institute of International Finance avverte che alluvioni e siccità potrebbero alimentare l’inflazione alimentare in gran parte dell’Africa, proprio mentre petrolio caro, trasporti più costosi e dollaro forte lasciano ai governi pochissimo margine.
Da noi aumenterà forse il prezzo di una tavoletta. Per i coltivatori può significare perdere il raccolto, il reddito e un altro anno di vita.
Egitto
Dal Cairo, Xi Jinping ha invitato i paesi mediorientali a respingere le interferenze esterne e a diventare «padroni del proprio destino». Tradotto: meno dipendenza da Washington, maggiore autonomia regionale e, naturalmente, più spazio per Pechino.
Durante l’incontro con il presidente egiziano Abdel Fattah al-Sisi, la Cina si è detta pronta a contribuire alla sicurezza delle rotte marittime, dallo Stretto di Hormuz a Bab al-Mandeb: arterie dalle quali dipendono commerci, energia e prezzi pagati dalle famiglie.
Gli accordi riguardano sicurezza, antiterrorismo, centri dati, semiconduttori, minerali critici e maggiore uso delle monete nazionali. Nella zona economica di Suez gli investimenti cinesi hanno già raggiunto circa quattro miliardi di dollari.
Pechino propone un nuovo ordine. Ma non è beneficenza: ci sono navi, chip, materie prime e parecchio potere.
Malta
Una giuria maltese ha assolto Yorgen Fenech, l’imprenditore accusato di aver organizzato l’omicidio della giornalista Daphne Caruana Galizia. Dopo otto ore di deliberazione, il verdetto è arrivato con otto voti contro uno: non colpevole di complicità nell’omicidio e associazione criminale.
Daphne fu uccisa nell’ottobre 2017 da una bomba collocata nella sua automobile. Indagava sui Panama Papers e su un controverso accordo energetico che coinvolgeva Fenech. Secondo l’accusa, l’imprenditore avrebbe pagato 150 mila euro attraverso un intermediario; la difesa ha sempre negato.
Cinque uomini sono già stati condannati per aver procurato, collocato e fatto esplodere l’ordigno. La bomba, dunque, ha fornitori ed esecutori. Dopo nove anni, non ha ancora ufficialmente un mandante.
Reporters Without Borders parla di un fallimento delle autorità. La famiglia denuncia istituzioni mai davvero riformate. Daphne raccontava l’impunità del potere. Il processo, amaramente, non è riuscito a smentirla.
Germania
Gli investigatori tedeschi hanno identificato due sospettati per il tentato attentato del 4 agosto all’aeroporto di Lipsia-Halle: un bielorusso con passaporto russo e un cittadino lettone nato in Russia.
Un drone carico di esplosivo era stato trovato in un’area protetta, vicino a un aereo cargo ucraino Antonov. Le tracce di DNA avrebbero permesso di ricostruire la rete.
Berlino accusa i servizi russi; Mosca nega e parla di montatura. La Germania chiuderà il consolato russo di Bonn e il centro culturale di Berlino, mentre l’Unione Europea prepara nuove sanzioni.
Il drone non è esploso. La crisi diplomatica, invece, sì.
Olanda
La Banca centrale olandese ha trasferito 86 tonnellate d’oro da New York e Ottawa a Londra, per renderle più rapidamente negoziabili in caso di crisi.
Non sono partiti aerei carichi di tutti i lingotti: 59 tonnellate sono state vendute negli Stati Uniti e riacquistate a Londra; circa 27 sono state spostate fisicamente.
Ora Londra custodisce il 32,1% delle riserve, Zeist il 30,8%, mentre New York e Ottawa scendono entrambe al 18,5%. In totale, i Paesi Bassi possiedono 612 tonnellate d’oro, valutate 72 miliardi di euro.
Non è una fuga dall’America, precisa Amsterdam. È diversificazione. Perché, in tempi instabili, perfino l’oro deve essere pronto a muoversi.
Ucraina e Russia
Vladimir Putin ha accusato Volodymyr Zelensky di “terrorismo di Stato” dopo che il presidente ucraino ha avvertito compagnie aeree e assicurazioni che lo spazio aereo russo sta diventando pericoloso a causa degli attacchi con droni.
“Con i terroristi non si tratta”, ha detto Putin, escludendo di fatto un incontro diretto con Kyiv.
Nella stessa conferenza stampa, tenuta alle tre del mattino a Bishkek, il presidente russo ha però elogiato gli emissari di Donald Trump, Steve Witkoff e Jared Kushner: persone “sincere”, delle quali Mosca si fida e che saranno sempre benvenute.
I negoziati, ha ammesso, sono sostanzialmente congelati, mentre continuano i bombardamenti russi sull’Ucraina.
Insomma, Putin non chiude alla pace: pretende soltanto di scegliere gli interlocutori, le condizioni e possibilmente anche il risultato. Un tavolo negoziale apparecchiato dal Cremlino, con Kyiv lasciata fuori dalla porta.
Riscaldamento Globale
Non è più questione di “se”, ma di quanto e per quanto tempo. Secondo un nuovo rapporto dell’UNEP, il riscaldamento globale supererà stabilmente la soglia di 1,5 gradi entro pochi anni. Aumenteranno ondate di calore, alluvioni, perdita dei ghiacciai e rischi per le città costiere.
Anche rispettando tutti gli impegni climatici già annunciati, la temperatura toccherebbe almeno 1,8 gradi; con le politiche attuali, arriveremmo a circa 2,6 entro il 2100.
Tornare sotto la soglia resta teoricamente possibile, ma molto incerto. Servono tagli immediati alle emissioni. Perché il clima, a differenza dei governi, non concede proroghe.
Stati Uniti
Negli Stati Uniti, la parola d’ordine sembra essere fedeltà. Il segretario alla Difesa Pete Hegseth ha licenziato o bloccato la promozione di oltre ottanta generali e ammiragli: circa un ufficiale di vertice su dieci. Il segretario dell’Esercito Daniel Driscoll si è dimesso, denunciando a Trump il danno alla modernizzazione e al morale delle forze armate.
Fuori dal Pentagono, la stretta continua. Ad agosto l’ICE ha arrestato circa cinquantamila persone. Lianyong Wei, cittadino cinese di 51 anni, è morto poche ore dopo essere entrato in custodia: è il cinquantasettesimo decesso dall’inizio del secondo mandato Trump. La causa resta da accertare.
Il Dipartimento di Stato valuta inoltre nuovi controlli sui genitori per rilasciare i passaporti ai figli. E l’ICE potrebbe intervenire persino nei seggi elettorali. Non per pattugliare, assicurano. Ma tra sicurezza e intimidazione, davanti a un’urna, la distanza può diventare sottilissima.
Caraibi
È passato un anno dal primo attacco statunitense contro un’imbarcazione sospettata di trasportare droga. Da allora, l’amministrazione Trump ha bombardato decine di barche nei Caraibi e nel Pacifico orientale, uccidendo più di 220 persone, tutte definite “narcoterroristi”.
Una parola buona per chiudere il caso prima ancora di aprirlo: nessuna identità pubblicata, nessuna prova mostrata, nessun tribunale.
Il 13 febbraio i pescatori Joseph “Nathy” William e Ricky Joseph sono partiti da Santa Lucia e non sono più tornati. Proprio quel giorno Washington ha diffuso il video in bianco e nero di un’imbarcazione colpita.
I resti della barca sono stati recuperati e riconosciuti dal proprietario. Le famiglie hanno chiesto risposte alla polizia, al governo locale e agli Stati Uniti. Hanno ricevuto silenzio.
La Casa Bianca sostiene che gli attacchi siano legali e basati sull’intelligence. Ma non ha spiegato chi siano le persone uccise. I giuristi intervistati nell’inchiesta di Al Jazeera parlano di probabili esecuzioni extragiudiziali.
Prima il missile, poi l’accusa. E alle famiglie non resta neppure un corpo da seppellire. Chiamarla guerra alla droga non la rende giustizia: significa soltanto gettare lo Stato di diritto in fondo al mare.
Cuba
Cuba elimina il tetto dei cento dipendenti per le attività private. Con il decreto legge 133 del 2026, quelle più grandi saranno riconosciute come vere imprese private.
Potranno importare ed esportare direttamente, associarsi a capitali stranieri e accogliere soci cubani residenti all’estero. Ogni operazione internazionale, però, dovrà essere autorizzata e lo Stato conserverà poteri di controllo e ispezione.
È un’apertura imposta dalla crisi: carburante introvabile, blackout, produzione in calo e beni essenziali insufficienti. L’Avana lascia entrare il mercato, insomma, ma tiene ancora saldamente la mano sulla maniglia.
Messico
Jonathan “Honas” Meléndez, tastierista e fondatore della band messicana Camilo Séptimo, è stato assassinato nella sua casa di Atizapán de Zaragoza insieme alla moglie Ana Paola, incinta di quattro mesi, alla figlia di tre anni e a una collaboratrice domestica di 21 anni. È stato ucciso anche il cane. L’unico sopravvissuto è il figlio della coppia, sei anni.
La polizia ha arrestato due uomini. Il principale sospettato era socio del musicista e sarebbe entrato grazie alla fiducia della famiglia. Il movente non è ancora confermato. Rimane un bambino al quale, in poche ore, è stato portato via tutto.
Soldati messicani hanno ucciso Luis Enrique Barragán Chávez, conosciuto come Wicho o R5, durante un’operazione a Tocumbo, nello Stato di Michoacán. Secondo il ministero della Difesa, i militari sarebbero stati attaccati; nello scontro è morto anche un secondo presunto affiliato.
Barragán era indicato come dirigente e sicario della fazione Los Reyes dei Carteles Unidos, accusata di traffico di droga ed estorsioni ai produttori agricoli. Negli Stati Uniti era incriminato per narcotraffico e armi e sulla sua cattura pendeva una taglia da tre milioni di dollari.
Un colpo importante, sostengono le autorità. Ma nel Michoacán eliminare un capo non elimina il cartello: spesso cambia soltanto il nome di chi comanda. La paura, invece, resta alla popolazione.
Nepal
A una settimana dalle inondazioni provocate dal crollo di un ghiacciaio, in Nepal si contano almeno 1.118 morti e più di 3.900 dispersi. Ma nei distretti di Rasuwa e Nuwakot emerge un’altra ferita, meno visibile: quella dei bambini sopravvissuti.
Agli operatori di Save the Children raccontano di scuolabus con i compagni trascinati dalla corrente, case inghiottite e famiglie ancora separate. Hanno paura di dormire, di perdere di nuovo tutto, di non rivedere chi manca.
Altre piogge potrebbero rallentare soccorsi e aiuti nelle zone isolate. Ricostruire strade e abitazioni non basterà: servirà curare un’intera generazione che ha visto il proprio mondo scomparire nell’acqua. Perché una piena passa in pochi minuti. Il rumore che lascia nella testa può durare anni.
Indonesia
In Indonesia, 1 milione e 430 mila studenti di quasi 13 mila scuole sono passati alla didattica a distanza: non per una nuova pandemia, ma perché respirare è diventato pericoloso. Gli incendi di foreste e torbiere hanno avvolto nel fumo sei province di Sumatra e del Borneo.
Nel Kalimantan occidentale studiano da casa 1,1 milioni di ragazzi. A Pontianak l’indice dell’inquinamento ha raggiunto quota 1.023: in Indonesia l’aria è già classificata come pericolosa sopra i 300.
Le chiusure saranno riesaminate ogni tre giorni. Intanto, nei primi sette mesi dell’anno sono bruciati circa 200 mila ettari, quasi la metà soltanto a luglio.
La lezione più amara non è online: quando una foresta brucia, il fumo entra nelle case, nei polmoni e persino nel diritto di andare a scuola.
Corea del Sud
Da Seul arriva una parola quasi fuori moda: dialogo. Il presidente sudcoreano Lee Jae Myung ha chiesto di creare le condizioni per riaprire i negoziati tra Washington e Pyongyang e di sostituire l’armistizio del 1953 — che sospese la guerra senza terminarla — con un vero sistema di pace.
Lee vuole inoltre completare entro il 2030 il trasferimento alla Corea del Sud del comando operativo delle proprie forze in tempo di guerra, oggi affidato agli Stati Uniti.
L’intelligence di Seul sostiene di vedere segnali di una possibile ripresa del confronto, ma non risultano contatti diretti. Per ora è soltanto uno spiraglio. Nella penisola coreana, però, anche gli spiragli contano: i missili occupano molto più spazio.
Vanuatu
Vanuatu ha chiesto alla Corte internazionale di giustizia di riconoscergli la sovranità su Matthew e Hunter, due isole vulcaniche disabitate controllate dalla Francia. Il procedimento, però, potrà iniziare soltanto se Parigi accetterà la giurisdizione della Corte. E non è affatto scontato.
Per Vanuatu, indipendente dal dominio franco-britannico dal 1980, senza la restituzione delle isole la decolonizzazione resta incompleta. Decenni di trattative non hanno risolto la disputa.
Sulla carta sono due puntini nell’oceano, circa trecento chilometri a est della Nuova Caledonia. Ma controllarli significa decidere sui confini marittimi, sulla pesca e sulle risorse dei fondali.
Perché le isole saranno anche vuote, ma il mare intorno non lo è. E il colonialismo, spesso, se ne va lasciando ben salde le proprie mappe.
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