25 giugno 2026 – Notiziario Mondo
Scritto da Barbara Schiavulli in data Giugno 25, 2026
- Due terremoti in Venezuela: vittime e danni, dichiarato lo stato di emergenza.
- Iran e Usa: la pace appesa allo stretto.
- Israele distrugge il cimitero dei caschi blu canadesi a Gaza.
- Ecuador: uccisa attivista anti corruzione.
- Siria: Iniziano i processi contro gli uomini del vecchio regime.
- Italia – Nato: polemica sul ruolo nell’attacco all’Iran.
- Pakistan: liberata donna francese dopo 12 anni di prigionia.
- Il Niño è tornato, aspettiamoci ancora più caldo.
Questo e molto altro nel notiziario di Radio Bullets a cura di Barbara Schiavulli
Venezuela e Giappone
Oggi cominciamo dal Sud America e dall’Asia, perché ci sono stati diversi terremoti, con due storie molto diverse. In Giappone, una forte scossa di magnitudo 7.2 ha colpito al largo della costa della prefettura di Iwate, nel nord-est del Paese.
Il sisma è stato avvertito anche a Tokyo durante l’ora di punta del mattino, ma le autorità hanno escluso il rischio di tsunami e, per ora, non si registrano vittime né danni rilevanti.
Per precauzione sono stati sospesi alcuni treni ad alta velocità e sono stati controllati gli impianti nucleari, compresa la centrale di Fukushima, senza che emergessero anomalie. Le scuole nelle aree più colpite hanno fatto rientrare i bambini a casa e il governo invita la popolazione a restare in allerta per le possibili repliche.
È invece una tragedia quella che sta vivendo il Venezuela. —- Due violentissime scosse di magnitudo 7.2 e 7.5, a distanza di meno di un minuto l’una dall’altra, hanno colpito il Paese provocando crolli di edifici, danni gravissimi a Caracas e lungo la costa caraibica.
Almeno venti repliche hanno continuato a far tremare il terreno mentre migliaia di persone trascorrevano la notte in strada.
Le autorità hanno confermato che ci sono vittime, anche se il bilancio non è ancora definitivo. L’aeroporto internazionale di Caracas è stato chiuso, le scuole resteranno chiuse per alcuni giorni e il governo ha dichiarato lo stato d’emergenza.
Tra le macerie, però, continuano anche le storie di speranza: nella serata di ieri una ragazza è stata estratta viva da un edificio crollato, mentre familiari e soccorritori continuano a scavare con la speranza di trovare altri sopravvissuti.
Per molti venezuelani, la notte è trascorsa tra la paura, l’incertezza e l’attesa di una voce, di un segnale, di qualcuno che risponda da sotto le macerie.
Come se non bastasse, il Venezuela si prepara a rendere pubblico un debito nazionale di circa 240 miliardi di dollari, una cifra molto più alta delle stime finora conosciute.
Lo rivela il Financial Times. Il governo ad interim guidato da Delcy Rodríguez punta a ristrutturare il debito entro la fine dell’anno per tornare ad accedere ai mercati internazionali, da cui il Paese è escluso da quasi un decennio.
Nel frattempo, l’economia venezuelana si è ridotta a circa un terzo rispetto ai livelli del 2012 e il debito supera ormai il 200% del prodotto interno lordo.
Ecuador
In Ecuador si infittisce il mistero sulla morte dell’attivista polacca anticorruzione Monika Silva Koniuszek.
Le autorità avevano inizialmente parlato di suicidio, ma l’autopsia ha stabilito che la donna è stata uccisa: è morta in seguito a un violento colpo alla testa e allo strangolamento.
Secondo il Guardian, Silva Koniuszek stava indagando sugli affari della famiglia del presidente Daniel Noboa, compresi i sospetti sul ritrovamento di cocaina nascosta in spedizioni di banane esportate dall’azienda di famiglia. L’attivista si occupava anche di presunti traffici di terreni e reati ambientali.
Aveva denunciato di aver ricevuto numerose minacce di morte e, pochi giorni prima di essere uccisa, avrebbe consegnato un dossier con le sue accuse all’ambasciata degli Stati Uniti a Quito.
Perù
Si apre con nuove contestazioni il dopo elezioni in Perù. Il candidato della sinistra Roberto Sánchez ha annunciato che non riconoscerà la vittoria della conservatrice Keiko Fujimori, accusando irregolarità nel voto degli elettori residenti all’estero.
Con quasi tutte le schede scrutinate, Fujimori è in vantaggio di appena lo 0,22%, circa 40 mila voti.
Sánchez chiede l’annullamento di oltre 300 mila schede provenienti soprattutto da Stati Uniti e Argentina, ma l’autorità elettorale ha già respinto i ricorsi.
Salvo colpi di scena, Keiko Fujimori entrerà in carica il 28 luglio per un mandato di cinque anni.
Pakistan
Una donna francese di 54 anni e i suoi cinque figli sono stati liberati dalla polizia pachistana dopo oltre dodici anni di presunta prigionia domestica nella provincia di Khyber Pakhtunkhwa.
Secondo gli investigatori, il marito li teneva rinchiusi in casa, isolati dal mondo, sottoponendo la moglie a continui maltrattamenti fisici e psicologici. I bambini sarebbero cresciuti quasi completamente lontani da qualsiasi contatto con l’esterno.
La vicenda è emersa quando uno dei figli è riuscito a fuggire e a chiedere aiuto, permettendo alla polizia di localizzare l’abitazione e organizzare un blitz.
L’uomo è stato arrestato e dovrà rispondere di sequestro di persona, violenze domestiche e altri reati. La donna, provata da anni di isolamento, ha chiesto di rientrare in Francia insieme ai figli.
Le autorità pachistane stanno ora collaborando con quelle francesi per organizzare il rimpatrio e garantire assistenza medica e psicologica all’intera famiglia.
Fonti investigative stanno inoltre cercando di ricostruire come sia stato possibile che una situazione di questo tipo sia rimasta nascosta per oltre un decennio.
French Woman Rescued
KHYBER: Khyber Police have rescued a 54-year-old French woman from a house in Bara after receiving information about alleged domestic violence and illegal confinement.
According to police officials, a team from Bara pic.twitter.com/m9aKD6LbpA— Watch Dog (@Pirzada) June 22, 2026
Corea del Nord
Mentre l’attenzione del mondo è concentrata su Medio Oriente e Ucraina, la Corea del Nord sta vivendo uno dei momenti più favorevoli degli ultimi decenni. Secondo la banca centrale sudcoreana, nel 2024 l’economia nordcoreana è cresciuta del 3,7%, il ritmo più alto degli ultimi otto anni, grazie soprattutto al sostegno della Russia.
In cambio di armi e munizioni per la guerra in Ucraina, Pyongyang ha ottenuto valuta estera, energia, cibo e tecnologie militari avanzate, oltre a un riconoscimento di fatto del suo status di potenza nucleare da parte di Mosca.
Anche la Cina ha rilanciato i rapporti con Kim Jong Un, temendo di perdere influenza sul suo storico alleato.
Ora gli analisti ritengono che anche il presidente americano Donald Trump possa valutare un nuovo vertice con Kim Jong Un, mettendo da parte la richiesta di una preventiva denuclearizzazione.
Sarebbe una svolta che segnerebbe la fine di trent’anni di politica americana verso Pyongyang e consacrerebbe il leader nordcoreano come uno dei grandi vincitori del nuovo disordine geopolitico mondiale.
Stati Uniti e Iran
Mentre il memorandum d’intesa tra Stati Uniti e Iran prova a consolidare il cessate il fuoco, emergono già le prime divergenze su alcuni dei nodi più delicati.
In visita a Islamabad, il presidente iraniano Masoud Pezeshkian e il primo ministro pakistano Shehbaz Sharif hanno chiarito che il programma missilistico di Teheran non rientra nei negoziati con Washington.
Sharif ha smentito che i missili balistici siano mai stati all’ordine del giorno, mentre Pezeshkian ha ribadito che proprio quei missili hanno impedito all’Iran di fare “la fine di Gaza” durante il recente conflitto con Israele e gli Stati Uniti.
Sul fronte marittimo, l’Oman ha annunciato l’apertura di un corridoio temporaneo attraverso lo Stretto di Hormuz per garantire la libertà di navigazione, senza imporre pedaggi.
Ma Teheran e Mascate hanno anche confermato l’intenzione di creare un gruppo di lavoro congiunto che in futuro definirà la gestione dello stretto e i costi dei servizi marittimi.
Donald Trump, però, sostiene che l’Iran gli abbia assicurato privatamente che non verranno applicate tariffe alle navi e ha minacciato di interrompere immediatamente i negoziati se questa promessa non fosse mantenuta.
Restano poi aperti altri dossier. Trump afferma che un’ispezione dell’Agenzia internazionale per l’energia atomica ai siti nucleari iraniani sia già stata concordata, nonostante le smentite arrivate da Teheran.
Intanto Hamas conferma di essere in contatto con il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi, che avrebbe assicurato di continuare a porre la situazione di Gaza al centro dei colloqui con Washington.
Dal Qatar arrivano infine segnali di cauto ottimismo: il governo prevede che la produzione di gas naturale liquefatto possa tornare ai livelli normali nelle prossime settimane, se la sicurezza nello Stretto di Hormuz sarà garantita.
E il Wall Street Journal rivela un curioso retroscena dei negoziati: l’Iran avrebbe coinvolto un team di psicologi per analizzare la personalità di Donald Trump e cercare di prevederne le reazioni durante le trattative.
Libano
Due persone sono state uccise nel sud del Libano da un attacco con drone israeliano che ha colpito un’auto nella zona di Kfar Reman. Nelle stesse ore un bambino è rimasto ferito dopo che un drone ha lanciato due granate stordenti sul villaggio di Bar’asheet, mentre altri veicoli sono stati presi di mira nei pressi di Nabatieh.
La notte è trascorsa relativamente tranquilla, ma testimoni riferiscono della presenza di soldati e mezzi israeliani in movimento nell’area di Khiam.
Sul piano politico, però, la tensione resta altissima. Il ministro della Difesa israeliano Israel Katz ha dichiarato che l’esercito non si ritirerà dalla cosiddetta “zona di sicurezza” nel Libano meridionale, “nemmeno se lo chiedessero gli Stati Uniti”.
Katz ha anche affermato che circa 200 mila sfollati libanesi non potranno tornare nelle loro case, sostenendo che in passato la presenza di civili nelle aree di confine avrebbe favorito gli attacchi contro Israele.
Le sue parole arrivano mentre a Washington prosegue il quinto round di colloqui tra Israele e Libano, mediati dagli Stati Uniti.
Sul tavolo c’è un piano che prevede un ritiro parziale delle forze israeliane da alcune aree occupate, sostituite dall’esercito libanese, che secondo la proposta verrebbe sottoposto a verifiche statunitensi per escludere legami con Hezbollah. Israele, però, manterrebbe comunque una presenza militare in una fascia cuscinetto lungo il confine.
Non tutti, però, a Gerusalemme condividono questa linea. L’ambasciatore israeliano negli Stati Uniti, Yechiel Leiter, ha criticato duramente i negoziati, accusando Washington di aver inserito il dossier libanese nell’accordo con l’Iran, finendo così, a suo dire, per rafforzare Hezbollah invece di indebolirlo.
Palestina e Israele
A Gaza continuano a morire civili nonostante il cessate il fuoco. Nelle ultime ventiquattro ore due palestinesi sono stati uccisi e quattordici feriti negli attacchi israeliani.
Dall’inizio della guerra, il bilancio del ministero della Sanità di Gaza è salito a oltre 73 mila morti e più di 173 mila feriti. Dal primo giorno della tregua, l’11 ottobre, sono già più di mille i palestinesi uccisi, mentre continuano a essere recuperati corpi dalle macerie.
Mercoledì un bambino è morto e altri civili sono rimasti feriti in un attacco con drone contro il campo per sfollati di Al-Taybah, a ovest di Khan Younis.
L’artiglieria israeliana ha colpito anche i quartieri orientali di Gaza City, mentre carri armati e bulldozer sono entrati nella zona di Al-Atatra, nel nord della Striscia. Il giorno precedente altri due palestinesi erano stati uccisi in una serie di attacchi concentrati sempre nell’area di Khan Younis.
A Gaza la guerra non risparmia nemmeno i morti. Secondo un’inchiesta della CBC, il cimitero militare dove sono sepolti 22 soldati canadesi morti durante la prima missione di pace delle Nazioni Unite del 1956 è stato gravemente danneggiato dalle operazioni israeliane.
Le lapidi sarebbero state distrutte e l’area trasformata in un terreno spoglio di sabbia e macerie.
Un ufficiale israeliano ha confermato che a febbraio l’esercito ha scavato sotto il cimitero per distruggere un tunnel di Hamas, senza adottare misure per proteggere le tombe.
Le famiglie dei soldati chiedono ora al governo canadese di intervenire per salvaguardare i resti dei propri cari e, in alcuni casi, di riportarli in patria. Per molti parenti non si tratta soltanto di una questione storica, ma del diritto a preservare la memoria di uomini morti quasi settant’anni fa in una missione di pace.
Intanto, secondo Haaretz, il Consiglio di Sicurezza Nazionale israeliano ha riaperto il dossier sulla cosiddetta “migrazione volontaria” dei palestinesi da Gaza.
Al tavolo erano presenti rappresentanti del Mossad, dello Shin Bet e dell’esercito, ma gli stessi servizi di intelligence avrebbero ammesso che, al momento, nessun Paese ha accettato di accogliere i palestinesi della Striscia.
In Cisgiordania, coloni israeliani armati hanno attaccato alcune abitazioni nei pressi di Yatta, a sud di Hebron, ferendo quattro palestinesi e sradicando decine di ulivi.
E mentre la guerra prosegue, si chiude una fase del processo per corruzione contro il primo ministro Benjamin Netanyahu. Dopo diciotto mesi e novantotto udienze, il premier ha concluso la sua testimonianza. Ora la procura chiamerà circa cento testimoni nella fase successiva del procedimento.
In Israele, cresce la tensione interna. Centinaia di ebrei ultraortodossi hanno paralizzato il traffico in tutto il Paese con cortei di auto per protestare contro l’arresto di giovani che si rifiutano di svolgere il servizio militare.
Le manifestazioni arrivano mentre il ministro della Sicurezza nazionale Itamar Ben-Gvir critica la polizia per l’uso della forza contro i manifestanti.
Intanto si apre un altro fronte di scontro. Dopo che i rabbini di 25 scuole religiose hanno chiesto ai propri studenti di non entrare nei reparti corazzati perché vi prestano servizio anche donne, il capo di stato maggiore dell’esercito ha ribadito che l’integrazione femminile nei ruoli di combattimento proseguirà “senza compromessi”.
Nel frattempo, il nuovo direttore dello Shin Bet avrebbe cancellato le iniziative del Mese del Pride e sciolto il gruppo interno dedicato ai dipendenti LGBTQ+.
Dopo un anno e mezzo e 98 udienze, il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha concluso la sua testimonianza nel processo per corruzione che lo vede imputato dal 2019.
Netanyahu è accusato di frode, abuso di fiducia e corruzione in tre diversi procedimenti: uno legato a regali ricevuti da facoltosi uomini d’affari, un altro a presunti accordi con editori per ottenere una copertura mediatica favorevole e un terzo riguardante benefici normativi concessi a un magnate delle telecomunicazioni in cambio di articoli positivi.
Al termine della deposizione, Netanyahu ha definito il procedimento “dieci anni d’inferno”, sostenendo che il processo sia stato utilizzato per colpire non solo lui, ma anche il diritto degli israeliani a sceglierlo come leader.
Ora il tribunale entrerà nella fase conclusiva: accusa e difesa avranno diversi mesi per presentare le proprie argomentazioni finali prima che i giudici emettano il verdetto.
Parallelamente, Netanyahu resta destinatario di un mandato d’arresto della Corte Penale Internazionale emesso nel 2024 per presunti crimini di guerra e crimini contro l’umanità legati alla guerra nella Striscia di Gaza.
Siria
In Siria prende il via uno dei primi processi simbolo della giustizia di transizione dopo la caduta del regime di Bashar al-Assad. Davanti a un tribunale di Damasco è comparso Wassim al-Assad, cugino dell’ex presidente, accusato di traffico di droga e di altri crimini commessi durante il precedente governo.
Da anni è ritenuto una figura chiave nella produzione e nel contrabbando del Captagon ed è già sottoposto a sanzioni statunitensi ed europee.
Giovedì sarà invece la volta dell’ex Gran Muftì Ahmad Hassoun, accusato di aver emesso fatwa che incitavano alla violenza contro i siriani durante la rivolta iniziata nel 2011. I procedimenti fanno parte del percorso di giustizia avviato dopo la fuga di Bashar al-Assad in Russia, nel dicembre 2024.
Kenya
Migliaia di persone sono scese ieri nelle piazze per ricordare il secondo anniversario delle manifestazioni della cosiddetta “Generazione Z”, esplose nel 2024 contro il governo del presidente William Ruto.
Le commemorazioni saranno anche un momento di lutto per le oltre 120 persone uccise durante la repressione delle proteste, che hanno segnato un’intera generazione di giovani keniani.
Le autorità hanno rafforzato le misure di sicurezza, mentre gli organizzatori promettono manifestazioni pacifiche, ma temono nuove tensioni con le forze dell’ordine.
Il governo del Kenya ha sospeso la costruzione di un centro di quarantena per l’Ebola finanziato dagli Stati Uniti.
La decisione arriva dopo che un tribunale ha dichiarato il ministro della Salute in oltraggio alla corte per aver permesso la prosecuzione dei lavori nonostante un ordine di sospensione.
La struttura, prevista nella base aerea di Laikipia, avrebbe dovuto ospitare personale americano potenzialmente esposto al virus durante le missioni nella Repubblica Democratica del Congo e nei Paesi vicini.
Il progetto aveva già provocato proteste, ricorsi legali e la forte opposizione delle comunità locali.
Italia
L’Italia respinge le dichiarazioni del segretario generale della NATO, Mark Rutte, che aveva parlato del decollo di circa 500 aerei statunitensi dalle basi americane in Italia durante l’operazione contro l’Iran.
Secondo il Ministero della Difesa, Roma non ha partecipato ad alcuna azione militare, autorizzando esclusivamente attività tecniche e logistiche previste dagli accordi bilaterali e con la NATO.
Il ministero ha definito fuorviante la ricostruzione di Rutte, sottolineando che qualsiasi richiesta di supporto operativo è stata respinta. Anche il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha ridimensionato la vicenda, parlando di una “tempesta in un bicchier d’acqua” e ribadendo che l’Italia ha agito nel pieno rispetto della Costituzione.
Poche ore dopo è arrivata anche una precisazione della NATO, che ha chiarito come Rutte si riferisse esclusivamente al supporto logistico e tecnico fornito dagli alleati, e non a un coinvolgimento italiano nelle operazioni di combattimento.
Europa
L’Europa soffoca sotto una nuova ondata di calore ancora prima dell’inizio di luglio. Ma, secondo gli scienziati, il peggio potrebbe non essere ancora arrivato.
Nei prossimi mesi è infatti atteso il rafforzamento di El Niño, il fenomeno climatico che altera le temperature dell’Oceano Pacifico e modifica il clima in gran parte del pianeta.
Quest’anno potrebbe trasformarsi in un “Super El Niño”. Le acque del Pacifico hanno già raggiunto temperature record per il mese di giugno e gli esperti avvertono che, sommato al cambiamento climatico, il fenomeno potrebbe rendere il 2027 l’anno più caldo mai registrato.
Le conseguenze potrebbero essere globali: siccità in Asia e Australia, piogge estreme in altre regioni, raccolti a rischio e nuovi aumenti dei prezzi alimentari. Le Nazioni Unite invitano i governi a prepararsi fin d’ora.
Come ha avvertito il segretario generale António Guterres, El Niño rischia di “gettare benzina sul fuoco” di un pianeta che si sta già surriscaldando.
Nato
Francia, Germania, Italia, Regno Unito e Polonia si sono riuniti a Berlino per coordinare il sostegno all’Ucraina e preparare il vertice NATO del 7 e 8 luglio ad Ankara. I leader europei puntano a rafforzare il cosiddetto pilastro europeo dell’Alleanza, mentre gli Stati Uniti chiedono agli alleati di assumersi una quota maggiore della difesa del continente.
Sul tavolo anche le future garanzie di sicurezza per Kiev e lo sviluppo di capacità militari comuni, dai sistemi di difesa aerea alle armi a lungo raggio fino all’intelligenza artificiale.
La premier italiana Giorgia Meloni ha ribadito che l’Europa deve assumersi maggiori responsabilità per la propria sicurezza, mentre il cancelliere tedesco Friedrich Merz ha sottolineato la necessità di una partnership più equilibrata con Washington.
Russia
In Russia continua la repressione del dissenso. Maxim Kruglov, vice presidente del partito liberale d’opposizione Yabloko ed ex consigliere comunale di Mosca, è stato condannato a sette anni di carcere con l’accusa di aver diffuso “false informazioni” sull’esercito russo.
Il procedimento riguarda due messaggi pubblicati su Telegram nel 2022, nei quali citava i dati delle Nazioni Unite sulle vittime della guerra in Ucraina e faceva riferimento ai fatti di Bucha, dove Kiev e i Paesi occidentali accusano le truppe russe di aver ucciso civili, accuse che Mosca continua a respingere.
Kruglov si è dichiarato innocente e, durante il processo, ha denunciato quella che ha definito “una vera e propria messa al bando del dissenso”, sostenendo che ormai in Russia il semplice disaccordo politico viene trattato come un crimine.
La condanna arriva a poche settimane dalle elezioni parlamentari di settembre e rappresenta un nuovo segnale del clima sempre più repressivo nei confronti di oppositori, attivisti e di chiunque metta in discussione la guerra voluta dal Cremlino.
Stati Uniti
Il presidente americano Donald Trump torna ad attaccare gli alleati europei. Durante un incontro con il segretario generale della NATO Mark Rutte, Trump ha accusato Italia, Regno Unito, Francia, Germania e Spagna di non aver sostenuto adeguatamente gli Stati Uniti durante la guerra contro l’Iran.
“Ci avete deluso”, ha detto il presidente, sostenendo che da partner storici si sarebbe aspettato un sostegno più esplicito durante la crisi.
Rutte ha però respinto le critiche, ricordando che gli alleati europei hanno fornito un ampio supporto logistico e tecnico, consentendo migliaia di missioni aeree statunitensi dalle basi in Europa. Secondo il segretario generale, il coordinamento tra gli alleati è stato determinante e ha contribuito a indebolire significativamente le capacità nucleari iraniane.
La vittoria del sindaco socialista di New York, Zohran Mamdani, non è stato un episodio isolato. Alle primarie democratiche, tre candidati sostenuti da Mamdani hanno sconfitto esponenti dell’establishment del partito, tra cui il deputato Adriano Espaillat e Dan Goldman.
Il risultato rafforza l’ala progressista del Partito Democratico e rilancia temi come sanità pubblica, edilizia accessibile e maggiore tassazione dei grandi patrimoni. I repubblicani, guidati da Donald Trump, hanno subito attaccato parlando di una deriva “comunista” del partito.
Per i democratici, invece, si apre una riflessione sulla propria identità in vista delle elezioni di medio termine di novembre e della corsa alla Casa Bianca del 2028.
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