27 luglio 2026 – Notiziario Mondo

Scritto da in data Luglio 27, 2026

  • Stati Uniti-Iran, si fermano i raid ma la partita resta aperta.
  • Portogallo: la salute mentale dei migranti
  • India: chi è il nuovo ministro dell’Istruzione.
  • Venezuela, addio alla Corte penale internazionale.
  • Stati Uniti: Trump si propone per un terzo mandato, l’opinione della giornalista Clara Habte.
  • Hong Kong, migliaia di passeggeri bloccati dal tifone Noul.
  • Afghanistan, riprendono gli attacchi della resistenza anti-talebana.

Questo e molto altro nel notiziario di Radio Bullets a cura di Barbara Schiavulli 

Stati Uniti contro Iran

Per la seconda notte consecutiva non sono stati segnalati bombardamenti statunitensi sull’Iran, interrompendo almeno temporaneamente due settimane di attacchi contro basi militari, sistemi radar, siti missilistici e infrastrutture navali.

Secondo le autorità iraniane e il Comando centrale americano, l’offensiva ha provocato almeno 57 morti e oltre 600 feriti.

Dietro le quinte, Pakistan e Qatar stanno intensificando la mediazione tra Washington e Teheran nel tentativo di rilanciare un accordo di de-escalation.

L’obiettivo è riportare le parti alle posizioni precedenti all’8 luglio e riaprire i negoziati dopo il fallimento della tregua mediata dai due Paesi.

Ma la posta in gioco va ben oltre il cessate il fuoco. Analisti dell’Institute for the Study of War sostengono che l’Iran stia perseguendo una strategia di lungo periodo: non cercare uno scontro militare diretto con gli Stati Uniti, impossibile da vincere sul piano convenzionale, ma rendere sempre più costosa e incerta la presenza americana nel Golfo Persico.

Il fulcro di questa strategia resta lo Stretto di Hormuz. Teheran punta a trasformare una delle rotte energetiche più importanti del mondo in uno strumento di pressione, aumentando l’incertezza per il traffico commerciale e i mercati internazionali.

Una sfida che non si misura solo con missili e droni, ma anche sul terreno economico e geopolitico, dove il controllo del rischio può valere quanto il controllo del territorio.

Palestina e Israele

Almeno nove palestinesi sono stati uccisi nelle ultime 24 ore dai bombardamenti israeliani sulla Striscia di Gaza, mentre altre 36 persone sono rimaste ferite. Secondo il ministero della Sanità di Gaza, il bilancio complessivo dall’ottobre 2023 sale a 73.326 morti e quasi 174 mila feriti.

Le autorità sanitarie avvertono che il numero reale delle vittime potrebbe essere molto più alto, perché molte persone restano sotto le macerie o in aree irraggiungibili per i soccorritori.

Nonostante il cessate il fuoco entrato in vigore il 10 ottobre 2025, gli attacchi israeliani sono proseguiti quotidianamente.

Secondo il ministero, dalla tregua sono stati uccisi almeno 1.200 palestinesi e quasi 3.900 sono rimasti feriti. Intanto la crisi umanitaria continua ad aggravarsi in una Striscia devastata dalla guerra e dalle restrizioni agli aiuti.

Un attacco aereo israeliano ha ucciso Abdel-Nasser Al-Maqadma, capo della polizia della Striscia di Gaza settentrionale guidata da Hamas. Secondo Israele, Al-Maqadma apparteneva anche all’ala militare del movimento.

Hamas sostiene invece che i raid contro la polizia mirano a destabilizzare l’ordine civile nella Striscia.

Nella stessa giornata sono morte almeno altre quattro persone, tra cui un paramedico e uno studente appena diplomato, ucciso a Khan Younis mentre, secondo i familiari, stava portando dolci ad amici e parenti per festeggiare la fine degli esami.

Nuova escalation di violenza nella Cisgiordania occupata. Nella notte coloni israeliani hanno dato fuoco a due moschee nei villaggi palestinesi di Qusra e Kour, imbrattando muri e abitazioni con scritte in ebraico inneggianti alla vendetta.

Gli attacchi sono arrivati dopo gli scontri dei giorni scorsi nell’area di Nablus, costati la vita a quattro palestinesi e a due soldati israeliani.

L’esercito israeliano ha dichiarato di aver aperto un’indagine e di essere alla ricerca dei responsabili, mentre ha intensificato le operazioni militari nella Cisgiordania occupata, arrestando oltre settanta palestinesi nel fine settimana.

L’episodio alimenta le preoccupazioni per l’aumento della violenza dei coloni contro le comunità palestinesi e contro i luoghi di culto, denunciato da tempo da organizzazioni internazionali.

Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha attaccato il sindaco di New York, Zohran Mamdani, accusandolo di “alimentare l’odio” dopo che quest’ultimo ha dichiarato che, se Netanyahu partecipasse all’Assemblea generale delle Nazioni Unite a settembre, dovrebbe essere arrestato in base al mandato della Corte penale internazionale.

Netanyahu ha ribadito che sarà comunque a New York e ha definito “prive di fondamento” le accuse di crimini di guerra mosse dalla Corte dell’Aia. Mamdani aveva precisato che la città non ha il potere di eseguire il mandato, ma aveva invitato il governo federale a farlo.

Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu sarà oggi a Washington per incontrare martedì il presidente americano Donald Trump alla Casa Bianca.

Al centro del colloquio ci sarà soprattutto l’Iran, mentre cresce l’attesa per le prossime mosse degli Stati Uniti in Medio Oriente.

Secondo il sito Axios, l’amministrazione Trump starebbe valutando una nuova operazione militare congiunta con Israele contro obiettivi iraniani, sul modello dell’offensiva lanciata nei mesi scorsi.

Netanyahu ha dichiarato che discuterà con Trump “tutte le questioni ancora aperte”, a partire proprio dalla situazione con Teheran. Sarà il sesto incontro tra i due leader negli ultimi diciotto mesi, un dato che conferma lo stretto coordinamento politico e militare tra Washington e il governo israeliano.

Siria

Per la prima volta dal 2009 un segretario generale delle Nazioni Unite visita la Siria. Antonio Guterres ha raggiunto Damasco, dove ha visitato anche il carcere militare di Sednaya, simbolo della repressione del regime di Bashar al-Assad, definendolo una testimonianza degli orrori subiti da migliaia di detenuti.

Nel corso della visita ha incontrato il presidente Ahmad al-Sharaa e il ministro degli Esteri Asaad al-Shibani. Al centro dei colloqui la ricostruzione del Paese, il rilancio dell’assistenza umanitaria e il futuro della missione ONU sulle Alture del Golan, mentre Damasco punta a riaprire il dialogo con Israele sul rispetto della zona demilitarizzata.

Guterres ha ribadito il sostegno dell’ONU alla sovranità siriana e ha chiesto alla comunità internazionale di sostenere la ripresa di un Paese dove due persone su tre hanno ancora bisogno di aiuti umanitari.

Sednaya: eco di dolore e resistenza

Francia e Spagna

Oltre 250 mila persone sono state costrette a lasciare le proprie case nel sud-ovest della Francia, mentre un enorme incendio continua ad avanzare verso Bordeaux.

Le fiamme hanno già devastato oltre 42 mila ettari nella regione della Gironda e, secondo le autorità, sono diventate così intense da generare venti propri, rendendo il fronte del fuoco imprevedibile.

Sul campo sono impegnati più di 2.500 vigili del fuoco, supportati da aerei, elicotteri, militari e squadre arrivate da altri Paesi europei. Altri grandi incendi stanno colpendo anche le regioni delle Landes e del Var.

 Intanto l’emergenza si estende oltreconfine: in Spagna oltre 116 mila persone sono state evacuate negli ultimi giorni e un uomo è morto vicino a Valencia, prima vittima della nuova ondata di roghi.

Portogallo

In Portogallo cresce l’attenzione sulla salute mentale dei migranti, spesso segnata da traumi di guerra, viaggi pericolosi e difficoltà di integrazione.

A Lisbona è partito il progetto europeo What Health, che fino al 2029 raccoglierà dati nelle comunità straniere per capire come migliorare l’accesso alle cure, coinvolgendo mediatori culturali e professionisti provenienti dagli stessi Paesi d’origine dei migranti.

Negli ultimi vent’anni il Portogallo è passato da Paese di emigrazione a destinazione per lavoratori, rifugiati e richiedenti asilo, ma il sistema sanitario fatica ad adattarsi alle nuove esigenze.

Tra gli ostacoli ci sono la lingua, i costi delle cure per chi non ha ancora regolarizzato i documenti e il peso dei traumi psicologici.

Secondo gli operatori, anche il crescente clima ostile verso l’immigrazione sta peggiorando il benessere mentale di molti rifugiati.

Per questo associazioni e centri di accoglienza stanno formando medici e psicologi a un approccio culturalmente sensibile, con l’obiettivo di offrire non solo assistenza sanitaria, ma anche un percorso di fiducia e inclusione per chi cerca di ricostruire la propria vita.

Germania

È di una donna uccisa e almeno undici feriti, tre dei quali in condizioni gravissime, il bilancio dell’attacco avvenuto sabato sera nei pressi della festa conclusiva del Pride di Berlino.

Secondo le autorità, un furgone ha investito diverse persone nel parco Tiergarten e l’aggressore avrebbe poi colpito alcune vittime con un machete.

Il presunto autore dell’attacco, un cittadino tedesco di 21 anni di origine libanese, è stato rintracciato domenica sera dalla polizia in un’area di orti urbani nel quartiere di Spandau.

Gli agenti hanno aperto il fuoco dopo che, secondo la loro ricostruzione, il giovane si sarebbe lanciato contro di loro armato di un’arma da taglio. È morto sul posto.

Il ministro dell’Interno Alexander Dobrindt ha definito l’attacco un presunto attentato terroristico di matrice islamista, spiegando che il sospettato era già noto alle autorità per radicalizzazione e precedenti penali.

Il cancelliere Friedrich Merz ha parlato di “un attacco alla nostra società”, mentre migliaia di persone hanno partecipato a una veglia in memoria delle vittime davanti alla Porta di Brandeburgo.

Ucraina e Russia

Almeno due persone sono morte e dodici sono rimaste ferite, tra cui due bambini, in una serie di attacchi ucraini contro la regione russa di Belgorod e la città di Rostov sul Don. Lo hanno reso noto le autorità russe.

A Belgorod diversi edifici residenziali e oltre quindici auto sono stati colpiti dalle esplosioni e dagli incendi, mentre una casa è stata parzialmente distrutta. A Rostov sul Don un raid aereo ha provocato la morte di due persone. Le autorità locali stanno ancora valutando l’entità complessiva dei danni.

Stati Uniti

Almeno due persone sono state uccise e altre cinque sono rimaste ferite, tra cui un bambino di due anni, in una sparatoria avvenuta al Seattle Center, nello Stato di Washington, durante il festival gastronomico Bite of Seattle.

Tra i feriti una donna è in condizioni critiche, mentre gli altri ricoverati sono stabili. La polizia ha isolato l’area e ha avviato le indagini, ma al momento non ha diffuso informazioni sulle vittime né confermato l’arresto di un sospetto. La sparatoria è avvenuta nei pressi della celebre Space Needle, mentre migliaia di persone partecipavano all’evento.

Il Pentagono ha aggiornato il bilancio delle vittime statunitensi nella guerra con l’Iran, creando una nuova categoria denominata “Operazioni all’estero” per conteggiare i militari uccisi o feriti dopo la ripresa dei combattimenti di luglio.

Secondo i nuovi dati ufficiali, dall’inizio del conflitto del 28 febbraio i militari americani uccisi sono 18 e i feriti 624. La nuova classificazione separa le perdite dell’operazione Epic Fury da quelle della fase successiva della guerra, una scelta che ha sollevato polemiche e interrogativi sulla trasparenza dei conteggi e sul possibile legame con i limiti imposti dal War Powers Act, che regola la durata delle operazioni militari senza l’autorizzazione del Congresso.

Donald Trump continua a dominare Truth Social. In poche ore ha pubblicato oltre trenta post, molti realizzati con l’intelligenza artificiale.

Tra le immagini più curiose, il presidente sfoggia il cappellino “Trump 2028”, fuma un sigaro cubano, posa accanto a John Fitzgerald Kennedy e, in una scena decisamente hollywoodiana, salva George Washington da un precipizio.

Il tutto accompagnato dallo slogan: “Il passato stava per cambiare, la storia stava per essere salvata”. A giudicare dal ritmo dei post, più che una campagna elettorale sembra una maratona creativa tra algoritmo e culto della personalità.

Ma non finisce qui, durante la cena dell’Associazione dei corrispondenti della Casa Bianca, rinviata dopo l’attentato di aprile, Donald Trump è tornato a scherzare sull’ipotesi di un terzo mandato presidenziale.

Indossando un cappellino con la scritta “Trump 2028”, il presidente ha detto: “La terza volta sarà ancora meglio”, per poi aggiungere subito dopo che si trattava di una battuta.

Nel corso del discorso, Trump ha alternato ironia e attacchi ai media e agli avversari politici, ribadendo il suo rapporto conflittuale con la stampa.

La Costituzione degli Stati Uniti, con il 22º emendamento, limita però i presidenti a un massimo di due mandati elettivi.

Venezuela

Il Venezuela ha notificato ufficialmente alle Nazioni Unite la decisione “irrevocabile” di ritirarsi dalla Corte penale internazionale.

 Lo ha annunciato il ministro degli Esteri Félix Plasencia, accusando l’organismo dell’Aia di avere un pregiudizio geografico e di colpire in modo sproporzionato i Paesi del Sud globale, in particolare quelli dell’Africa e dell’America Latina.

Anche la presidente ad interim Delcy Rodríguez ha definito la Corte uno strumento politicizzato contro il Venezuela.

La decisione era attesa dallo scorso dicembre, quando il Parlamento aveva avviato il percorso per revocare l’adesione allo Statuto di Roma. La Corte penale internazionale stava indagando da anni su presunti crimini contro l’umanità commessi da membri delle forze di sicurezza e funzionari del precedente governo Maduro.

Argentina

Il senatore Flávio Bolsonaro, figlio dell’ex presidente Jair Bolsonaro, ha lanciato ufficialmente la sua campagna per le elezioni presidenziali di ottobre in Brasile.

Durante la convention del Partito Liberale a San Paolo ha promesso meno tasse, una linea dura contro la criminalità e la continuità dell’eredità politica del padre.

Al suo fianco il presidente argentino Javier Milei, mentre è arrivato un messaggio di sostegno anche dal premier israeliano Benjamin Netanyahu.

Jair Bolsonaro, agli arresti domiciliari dopo la condanna per il tentato colpo di Stato del 2022, è intervenuto con un messaggio generato dall’intelligenza artificiale. I sondaggi, però, vedono ancora in vantaggio il presidente uscente Luiz Inácio Lula da Silva.

Intanto, sale la tensione diplomatica tra Brasile e Argentina dopo le dichiarazioni del presidente argentino Javier Milei contro il presidente brasiliano Luiz Inácio Lula da Silva.

Il governo di Brasilia ha convocato l’ambasciatore argentino chiedendo chiarimenti sulle parole pronunciate da Milei durante un evento elettorale a sostegno di Flávio Bolsonaro.

Nel suo intervento, Milei ha definito il socialismo una “tragedia” e ha invitato Bolsonaro a “fermare” Lula, criticando anche la magistratura brasiliana.

 Le dichiarazioni hanno suscitato dure reazioni da parte del governo e della Corte Suprema, che hanno difeso l’autonomia delle istituzioni e definito inaccettabile l’ingerenza di un capo di Stato straniero.

Afghanistan

In Afghanistan tornano gli scontri tra i talebani e la resistenza armata. L’Afghanistan Freedom Front ha rivendicato una serie di attacchi nelle province settentrionali di Baghlan e Badakhshan, sostenendo di aver ucciso almeno ventuno combattenti talebani, tra cui diversi comandanti, e di averne feriti decine.

 Secondo il gruppo, uno dei raid ha colpito un convoglio diretto da Kabul al Badakhshan con rinforzi e mezzi militari.

I talebani hanno confermato gli scontri nel distretto di Zebak, ma parlano di un bilancio molto più contenuto. Non è stato possibile verificare in modo indipendente le cifre diffuse dalle due parti. Gli attacchi confermano comunque che, a quasi cinque anni dal ritorno dei talebani al potere, la guerriglia della resistenza continua a essere attiva soprattutto nel nord del Paese.

India

Dopo settimane di proteste che hanno attraversato l’India, il primo ministro Narendra Modi ha nominato Pralhad Joshi nuovo ministro dell’Istruzione.

La decisione arriva all’indomani delle dimissioni di Dharmendra Pradhan, travolto dallo scandalo sulla fuga di notizie dell’esame nazionale NEET, il test di ammissione alle facoltà di Medicina che quest’anno è stato annullato dopo accuse di irregolarità.

La sostituzione del ministro era una delle principali richieste del movimento studentesco, che ha portato in piazza migliaia di giovani denunciando un sistema educativo considerato sempre più opaco e iniquo.

Sessantatré anni, originario dello Stato meridionale del Karnataka, Joshi è uno dei ministri più esperti del governo Modi. Esponente storico del Bharatiya Janata Party, il partito nazionalista indù al potere, è considerato molto vicino al premier.

Negli anni ha guidato diversi ministeri, dall’energia al carbone fino alle energie rinnovabili, attirando anche critiche per il sostegno all’espansione dell’industria carbonifera.

Nel suo primo messaggio da ministro dell’Istruzione ha ringraziato Modi per la fiducia, promettendo di affrontare l’incarico con “umiltà e senso del dovere”.

Domenica ha già convocato una prima riunione per valutare la crisi e studiare nuove misure per rafforzare la credibilità del sistema degli esami.

La sfida sarà complessa. Quest’anno quasi due milioni e trecentomila studenti hanno sostenuto il NEET per contendersi meno di 130 mila posti nelle facoltà di Medicina.

Lo scandalo delle fughe di notizie ha alimentato rabbia e sfiducia, trasformando una protesta studentesca nella più seria contestazione affrontata dal governo Modi negli ultimi anni.

Corea del Nord

La Corea del Nord ha installato grandi pannelli attorno all’edificio di Panmungak, nel villaggio della tregua di Panmunjom, al confine con la Corea del Sud.

Secondo fonti militari, si tratterebbe di lavori di ristrutturazione dell’edificio, che ospita anche la storica linea telefonica diretta con il Comando delle Nazioni Unite.

Panmungak è stato teatro di momenti chiave del dialogo tra le due Coree, compreso lo storico incontro del 2018 tra Kim Jong-un e Moon Jae-in.

Oggi, però, i rapporti restano congelati: Pyongyang considera Seul uno “Stato ostile” e ogni contatto ufficiale è sospeso.

Hong Kong

Circa duemila passeggeri hanno trascorso la notte all’aeroporto internazionale di Hong Kong dopo la cancellazione di centinaia di voli a causa del tifone Noul. Oltre 350 collegamenti sono stati sospesi e molti viaggiatori hanno dormito su panchine e carrelli in attesa della ripresa delle partenze.

Le autorità aeroportuali prevedono un graduale ritorno alla normalità, ma alcuni passeggeri hanno denunciato la forte impennata dei prezzi degli alberghi, mentre le compagnie aeree stanno riprogrammando i voli.

Se le condizioni meteo lo permetteranno, l’operatività completa dovrebbe essere ripristinata entro lunedì mattina.

Cina

La Cina ha attivato le misure di emergenza dopo che il tifone Noul ha raggiunto la costa della provincia meridionale del Guangdong, portando venti fortissimi e piogge torrenziali. È il dodicesimo ciclone dell’anno a colpire il Paese.

Le autorità hanno mobilitato squadre di soccorso per assistere la popolazione evacuata e il governo centrale ha stanziato 100 milioni di yuan, circa 15 milioni di dollari, per la ricostruzione di strade, scuole, ospedali e infrastrutture danneggiate.

Nel frattempo, nella provincia di Gansu, dieci persone sono morte a causa di improvvise inondazioni provocate dalle piogge.

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