Libano: uccisa la donna che difendeva le tartarughe

Scritto da in data Giugno 26, 2026

di Andreah Gratol.

Mona Khalil, 76 anni, è morta venerdì 19 giugno in seguito alle ferite riportate nel bombardamento israeliano che aveva colpito la sua casa sul lungomare di al-Mansouri, nei pressi di Tiro in Libano, circa due settimane prima, secondo quanto riferito dai familiari.

Era conosciuta in tutto il Libano per il suo instancabile impegno nella conservazione delle tartarughe marine e per aver trasformato la sua Orange House in un centro di tutela ambientale e di educazione ecologica. La collaboratrice domestica di Khalil è rimasta ferita nell’attacco, ma è sopravvissuta.

L’esercito israeliano, rispondendo nei giorni scorsi a una richiesta di chiarimenti di NPR, ha dichiarato di non avere elementi per confermare che la casa di Khalil fosse stata colpita e ha affermato che la verifica dell’episodio è ancora in corso.

Una guerra che continua a colpire i civili

Dal 2 marzo 2026, Israele conduce un’offensiva nel sud del Libano sostenendo di colpire combattenti e infrastrutture di Hezbollah appoggiate dall’Iran. Secondo il ministero della Salute libanese, dall’inizio dell’offensiva sono state uccise oltre 4.000 persone, tra cui centinaia di donne e bambini. Israele riferisce invece di aver perso 35 soldati, un appaltatore militare e due civili in attacchi attribuiti a Hezbollah.

La donna che cambiò la costa del Libano

Fadia Joumaa, ex volontaria della Orange House, racconta che Khalil aveva giurato di non lasciare mai la propria casa durante i combattimenti. Era convinta di essere al sicuro perché civile e perché nella zona non erano presenti obiettivi militari.

A Khalil viene attribuito il merito di aver creato uno dei più importanti movimenti di conservazione ambientale del Libano meridionale.

Per oltre venticinque anni ha protetto le spiagge dove nidificano le tartarughe marine Caretta caretta e Chelonia mydas, formando decine di volontari e trasformando la tutela dell’ecosistema costiero in una responsabilità condivisa dalla comunità.

Il gruppo ambientalista Green Southerners l’ha ricordata così:

Attraverso la Orange House ha ispirato generazioni di libanesi a valorizzare e proteggere il loro patrimonio naturale e gli ecosistemi costieri. Il suo lavoro l’ha resa una delle voci più rispettate per la conservazione marina e della biodiversità in Libano.

Una vita contro cemento e distruzione

Il suo impegno non era sempre stato accolto favorevolmente. Joumaa ricorda come Khalil avesse sfidato interessi economici e politici opponendosi alla privatizzazione delle spiagge e all’edificazione incontrollata della costa, riuscendo a trasformare importanti siti di nidificazione in aree comunitarie protette.

Tra le sue campagne più importanti vi fu quella contro la pesca con la dinamite, pratica che contribuì a far vietare. Ma quel lavoro ebbe un prezzo.

«Mona era combattiva. Non amava la diplomazia. Ci sono stati momenti in cui hanno sparato contro la sua casa», racconta Joumaa.

La frase che ripeteva ai suoi volontari è oggi diventata il suo testamento: “Difendi la spiaggia, difendi le tartarughe, difendi il tuo paese”.

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