Gaza, Israele blocca ancora la stampa internazionale

Scritto da in data Gennaio 5, 2026

La Striscia di Gaza resta interdetta alla stampa internazionale.

Una decisione che prolunga una situazione ormai in atto dal 7 ottobre 2023: l’informazione sul conflitto continuerà ad arrivare esclusivamente attraverso i giornalisti e le giornaliste palestinesi presenti sul territorio (e al momento sopravvissuti e sopravvissute), i contenuti diffusi sui social network e le testimonianze delle operatrici e degli operatori umanitari ancora attivi nell’area.

Finché ne avranno la possibilità.

La decisione

La conferma è arrivata nei giorni scorsi dal ministro della Difesa israeliano Israel Katz.

Katz è intervenuto alla Knesset e ha ribadito il mantenimento del divieto di ingresso per i e le reporter stranieri, definendo “troppo pericoloso” l’accesso alla Striscia.

Una motivazione che arriva in un contesto drammatico: secondo quanto riportato dalla stampa israeliana e internazionale, in poco più di due anni sono stati uccisi centinaia di giornalisti e giornaliste locali impegnati a documentare il conflitto.

Sicurezza?

Le organizzazioni per la libertà di stampa, tuttavia, contestano apertamente la narrazione legata alla sicurezza.

Reporters Sans Frontières (RSF) ha denunciato come i giornalisti a Gaza siano stati sistematicamente presi di mira.

Nel suo ultimo rapporto, l’organizzazione definisce l’esercito israeliano “il principale nemico dei giornalisti” nel contesto del conflitto.

Dal 7 ottobre 2023, si spiega, oltre duecento reporter palestinesi sono stati uccisi e uccise: molti colpiti deliberatamente per la loro attività professionale.

Altri organismi indipendenti forniscono cifre ancora più elevate.

A questi dati si aggiunge un bilancio meno visibile ma altrettanto grave: secondo il Sindacato dei giornalisti palestinesi, dall’inizio della guerra sarebbero stati uccisi anche centinaia di familiari dei reporter.

Non solo stampa

Israele continua a negare l’accesso non solo alla stampa, ma anche alle organizzazioni umanitarie, a chi fa ricerca, ad attiviste e attivisti e a rappresentanti politici internazionali.

Negli ultimi mesi decine di persone sono state respinte o bloccate ai valichi di frontiera, in particolare ad Allenby Bridge, al confine con la Giordania.

La motivazione ufficiale resta invariata: “Rischio per la sicurezza nazionale”.

Una linea restrittiva che incide direttamente anche sugli indici internazionali sulla libertà di stampa.

Israele si colloca oggi oltre la centesima posizione nelle classifiche elaborate da RSF e dalla Banca Mondiale, un dato che riflette l’inasprimento delle misure contro i media.

La “legge Al Jazeera”

In questo contesto si inserisce anche la proroga della cosiddetta “legge Al Jazeera”.

A fine dicembre, la Knesset ha approvato un emendamento che estende fino al 2027 la possibilità per le autorità di sospendere le attività dei media stranieri ritenuti una minaccia per la sicurezza dello Stato.

Una norma nata inizialmente come misura emergenziale e che ora resa strutturale.

Il provvedimento attribuisce ampi poteri al governo: dalla sospensione delle trasmissioni alla chiusura delle sedi, dal sequestro delle attrezzature fino al blocco dei siti web.

Il tutto anche in assenza di uno stato di emergenza formalmente dichiarato, purché vi sia una decisione del primo ministro e l’approvazione di un organismo governativo.

Il quadro che emerge è quello di un progressivo restringimento degli spazi di informazione indipendente e di accesso sul campo.

Nessuna possibilità di testimoni terzi al conflitto.

Una situazione che solleva interrogativi sempre più urgenti sul diritto di cronaca, sulla trasparenza dei conflitti e sul ruolo della comunità internazionale.

Quali strumenti restano per difendere il diritto all’informazione e il rispetto del diritto internazionale?

Una risposta che appare sempre più difficile da individuare, anche alla luce di altre crisi globali che mostrano dinamiche simili di compressione delle libertà fondamentali.

Ti potrebbe interessare anche:

E se credi in un giornalismo indipendente, serio e che racconta il mondo recandosi sul posto, puoi darci una mano cliccando su Sostienici


[There are no radio stations in the database]