Proteste in Iran: crisi economica e nuove tensioni

Scritto da in data Gennaio 6, 2026

Le proteste che si stanno estendendo in Iran rappresentano una delle sfide più serie per la Repubblica islamica degli ultimi anni. Innescate dal deterioramento delle condizioni economiche, le manifestazioni stanno rapidamente assumendo una dimensione politica più ampia, mettendo sotto pressione l’intero impianto del potere teocratico.

Il contesto è segnato da inflazione elevata, svalutazione della moneta nazionale e crescente isolamento internazionale, fattori che alimentano un malcontento diffuso e trasversale.

Secondo la Human Rights Activists News Agency, le proteste hanno raggiunto oltre 220 località in 26 delle 31 province iraniane, con un bilancio provvisorio di almeno 19 morti e oltre 990 arresti.

Numeri difficili da verificare in modo indipendente, ma coerenti con precedenti ondate di mobilitazione e repressione nel Paese.

Economia al collasso e rabbia sociale

Il crollo del rial iraniano è uno degli elementi centrali della crisi. La valuta ha toccato un minimo storico, arrivando a scambiare intorno a 1,4 milioni di rial per dollaro, riflesso diretto delle sanzioni internazionali e della perdita di fiducia nell’economia.

Da settembre, la reintroduzione delle sanzioni ONU legate al programma nucleare ha ulteriormente aggravato la situazione, colpendo importazioni, riserve valutarie e capacità dello Stato di sostenere i sussidi.

L’inflazione annua si aggira attorno al 40%, mentre i prezzi di beni essenziali come carne, riso e carburante continuano a salire.

A dicembre, l’introduzione di una nuova fascia di prezzo per la benzina sovvenzionata — tra le più economiche al mondo — ha colpito direttamente famiglie e lavoratori, diventando uno dei detonatori della protesta.

Le prime mobilitazioni sono partite dai commercianti di Teheran, per poi estendersi rapidamente ad altri settori e città.

Repressione, informazione limitata e memoria delle rivolte passate

I media statali forniscono informazioni minime sulle proteste, mentre le immagini diffuse online mostrano solo frammenti: riprese instabili, spari in lontananza, brevi assembramenti.

I giornalisti operano sotto severe restrizioni, tra obblighi di autorizzazione per gli spostamenti e il rischio concreto di arresti o intimidazioni.

Nonostante le dichiarazioni della Guida Suprema Ali Khamenei, che ha invocato una linea dura contro quelli definiti “facinorosi”, le manifestazioni non sembrano essersi arrestate.

Il malcontento, del resto, non nasce oggi. La morte di Mahsa Amini nel 2022, avvenuta mentre era in custodia della polizia morale, aveva già innescato una protesta nazionale, lasciando una ferita ancora aperta nel rapporto tra società e Stato.

Un Iran più isolato in un Medio Oriente in trasformazione

La crisi interna si inserisce in un quadro regionale sempre più sfavorevole per Teheran. Il cosiddetto “Asse della Resistenza”, costruito negli anni per estendere l’influenza iraniana in Medio Oriente, appare fortemente indebolito.

Hamas è stato duramente colpito nella guerra a Gaza, Hezbollah ha perso parte della sua leadership storica sotto i bombardamenti israeliani, mentre in Siria, nel dicembre 2024, un’offensiva lampo ha portato alla caduta di Bashar al-Assad, alleato chiave di Teheran.

Anche i ribelli Houthi in Yemen sono stati ripetutamente bersagliati da raid statunitensi e israeliani. La recente cattura del presidente venezuelano Nicolás Maduro, alleato storico dell’Iran, da parte delle forze statunitensi ha aggiunto un ulteriore elemento di tensione.

Teheran ha condannato l’operazione definendola illegale, mentre da Washington sono arrivate dichiarazioni che rafforzano il messaggio deterrente nei confronti dei regimi considerati ostili.

Nucleare, sanzioni e un futuro incerto

Sul fronte nucleare, l’Iran continua a sostenere la natura civile del proprio programma, ma negli ultimi anni ha ridotto la cooperazione con l’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica e spinto l’arricchimento dell’uranio a livelli prossimi a quelli militari.

Secondo l’AIEA, Teheran avrebbe le capacità tecniche per costruire più ordigni nucleari qualora decidesse di farlo, anche se le intelligence occidentali ritengono che non sia ancora stato avviato un programma militare vero e proprio.

Il recente annuncio della sospensione dell’arricchimento potrebbe essere un tentativo di riaprire il dialogo con l’Occidente, ma finora non si sono registrati passi concreti verso nuovi negoziati. In un Paese segnato da proteste diffuse, crisi economica e isolamento geopolitico, il margine di manovra del governo iraniano appare sempre più ristretto.

Foto di copertina: Arman Taherian su Unsplash

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