Imprese di classe

Scritto da in data Ottobre 31, 2019

Inventare un’etichetta che cambia colore se il vino è mal conservato. Un’app che avvisa il coltivatore se gli ulivi si ammalano. O laurearsi in architettura o scienze sociali, anche se si è sordi o over 80. Sui banchi di certe scuole o di università, può succedere anche questo. Ecco alcuni casi in cui l’idea dell’impresa nasce prima dei 18 anni. O anche molto dopo. A cura di Massimo Sollazzini su Radio Bullets

Tra un friday e l’altro, si può fare…dell’altro. Il mese scorso, su Minori report- fatti per la crescita, ci eravamo occupati del giorno seguente il Fridays for future, ovvero di cosa può fare di costruttivo per l’ambiente uno studente con la sua classe, senza restare inerme in attesa della prossima manifestazione. Con i progetti Ecoschool, abbiamo visto, si può dar vita a meccanismi virtuosi che rendono migliore l’habitat scolastico, e per ‘contagio’ anche quello circostante.

Ecoschool però non incide sul sistema economico, che poi è quello che maggiormente condiziona lo stato di salute del pianeta. E che rimane fuori dalla portata degli studenti fino al completamento del percorso scolastico.

Ma anche qui, a ben guardare, scopriamo che non è esattamente così. Esistono in giro per il mondo casi di scuole o gruppi di studenti che simulano o danno vita a vere e proprie start up, in grado di portare un impatto positivo sul clima, e sulle abitudini quotidiane delle persone.

Scuole e start up

Ad Udine, per esempio. All’interno dell’Istituto tecnico industriale Malignani,  ha preso corpo l’anno scorso l’idea di realizzare un’etichetta segnaletica, che cambia cioé colore al variare della temperatura del prodotto a cui si riferisce. Ideale per monitorare lo stato di conservazione degli alimenti o dei farmaci, agli studenti della Terza C che l’hanno sviluppata l’idea è valsa già un riconoscimento di livello europeo conseguito a Belgrado, ed ora è in attesa di un incubatore universitario come volano per il mercato, e quindi per essere alla portata di tutti.

Non è molto diversa l’idea di Giovanni e Damiano, due compagni di classe laziali che sui banchi si scuola hanno condiviso la volontà di prendersi cura degli ulivi.  Il primo passo concreto è stato quello di sviluppare un software, e quindi un’applicazione, che monitorasse frequentemente lo stato di salute di una pianta da olio, per prevenire l’insorgenza di malattie molto spesso letali per il vegetale, e per il reddito di chi lo coltiva. Da quella intuizione, e dall’impegno che ne è seguito, è nata Elaisian, un’impresa con sede a Roma e Cordoba, 200 clienti e un’apprezzabile impatto positivo sull’ambiente in termini di minor ricorso a pesticidi.

A volte queste storie sono frutto del caso che fa incontrare tra sé le persone giuste, o della fortuna. Altre volte una buona idea resta in germoglio senza sbocciare, perché chi la escogita non ha i giusti punti di riferimento a scuola, o nella propria cerchia. Al di fuori dei programmi scolastici, c’è comunque chi cerca di sostenere le buone idee latenti. Per esempio c’è Junior Achievement, un organizzazione no profit presente in 123 nazioni che grazie a mezzo milione di volontari affianca milioni di studenti, una parte dei quali, circa 35mila, anche in Italia. Lo fa con il percorso “Crescere che impresa”, che punta ad aiutare le scuole nell’alfabetizzazione finanziaria dei ragazzi; o con quello chiamato “Green jobs”, dove gli studenti delle superiori vengono stimolati per la creazione di mini imprese, che abbiano positivi impatti ambientali. E infatti, storie come quella  di Udine e di Elasian, hanno trovato un importante trampolino proprio lì.

Buone idee al momento giusto

Qualcuno all’ascolto osserverà che spesso le buone idee naufragano davanti ai disparati ostacoli della quotidianità. Non sempre bastano, ma a volte pazienza e tenacia possono essere determinanti. Nei giorni scorsi in Toscana sono emerse tre storie singolari, in questo senso. Tra Firenze e Siena, nel giro di pochi giorni si sono laureati un giovane sordo dalla nascita, in Architettura; un detenuto tutt’ora in carcere, in Scienze Politiche; e un signore vecchio all’angrafe, 85 anni, ma giovanissimo di spirito, in scienze del servizio sociale. Se chi ci ascolta pensa di avere una buona idea per aiutare il pianeta a salvarsi, o semplicemente per realizzare sé stesso, prima di buttarla, può approfondire le cose di cui abbiamo parlato oggi. E di cui magari torneremo a parlare in Minori report, fatti per la crescita.

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