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- Gaza, violenze e blocco sanitario a Rafa. Il Vaticano non parteciperà al Board of Peace. Intanto, Ministro israeliano chiede annessione della Cisgiordania e cancellazione degli Accordi di Oslo
- Crisi Stati Uniti-Iran e chiusura dello Stretto di Hormuz
- Cina, esplode un negozio di fuochi d’artificio: dodici morti nella provincia di Hubei
- Europa, un milione di cittadini europei chiedono accesso sicuro all’aborto
- Spagna, aumento del salario minimo: 518 euro in più l’anno per 2,5 milioni di lavoratori
- Stati Uniti, Hillary Clinton nega legami con Jeffrey Epstein e accusa l’amministrazione Trump di insabbiamento
- Ecuador, alluvioni a Guayaquil e allarme corruzione e crisi sanitaria
- Brasile, operazione della Polizia Federale su possibile fuga di dati di autorità pubbliche. Proclamata la vincitrice tra le scuole di samba per il Carnevale
Questo e molto altro nel Notiziario Mondo di Radio Bullets – a cura di Stefania Cingia
Gaza
Nella Striscia di Gaza due palestinesi sono stati uccisi dal fuoco israeliano in nuove operazioni militari, mentre migliaia di malati restano intrappolati senza accesso a cure salvavita. Un bambino è morto nel nord dell’enclave dopo che un drone israeliano ha colpito un gruppo di minori che stava tornando a controllare le proprie case distrutte. Nel sud, nei pressi di Khan Younis, è stato ucciso anche un giovane di 20 anni, Muhand Jamal al-Najjar.
Le violenze continuano nonostante il cosiddetto cessate il fuoco in vigore da ottobre, violato quasi quotidianamente. Secondo il Ministero della Salute palestinese, in poco più di quattro mesi oltre 600 persone sono state uccise e più di 1.600 ferite dopo l’entrata in vigore della tregua.
Intanto il valico di Rafah, unico collegamento di Gaza con l’Egitto per i casi medici, resta di fatto strozzato. Nonostante una parziale riapertura, le Nazioni Unite riferiscono che solo 260 pazienti sono riusciti a lasciare Gaza in oltre due settimane, a fronte di 18.500 persone che avrebbero urgente bisogno di evacuazione sanitaria. In molti giorni sono passate appena cinque persone, ben al di sotto degli impegni annunciati.
L’Organizzazione Mondiale della Sanità chiede la riapertura immediata dei corridoi sanitari verso la Cisgiordania e Gerusalemme Est e l’accoglienza dei pazienti da parte di altri Paesi. Ma il sistema sanitario di Gaza, devastato da oltre due anni di guerra, non è più in grado di sostenere l’emergenza: ospedali danneggiati, carenza di medicinali e strutture al collasso.
Chi riesce a rientrare a Gaza dal valico racconta inoltre di perquisizioni umilianti, interrogatori e pressioni psicologiche da parte delle forze israeliane, prima di essere autorizzato a tornare nell’enclave.
Il Vaticano non parteciperà al Board of Peace di Trump
Il Vaticano ha confermato che non parteciperà all’iniziativa del presidente Donald Trump per un cosiddetto Board of Peace, lanciata negli Stati Uniti come forum per discutere sicurezza, conflitti e diplomazia globale.
Secondo un portavoce della Santa Sede, la decisione non è motivata da un rifiuto della pace, ma da una volontà di non essere associata a un organo percepito più come strumento politico che come spazio di vera negoziazione multilaterale.
Il Vaticano ha ribadito che continuerà a sostenere processi di dialogo credibili basati sui principi delle Nazioni Unite, piuttosto che iniziative che rischiano di dividere gli attori internazionali.
Posizioni UE sul Board of Peace di Trump
Le reazioni dei Paesi dell’Unione Europea alla nuova iniziativa internazionale lanciata dal presidente Donald Trump, il cosiddetto Board of Peace, mostrano un quadro molto diversificato e segnano una frattura tra alleati occidentali sulla governance globale e sul ruolo delle Nazioni Unite.
La proposta di Trump, presentata come organismo multilaterale per affrontare conflitti internazionali a partire da Gaza, ha raccolto adesioni da diversi stati nel mondo, ma in Europa la maggior parte dei governi resta cauta o distante.
- Partecipazione con ruolo limitato:
Alcuni Paesi europei hanno deciso di partecipare come osservatori ma non come membri formali. È il caso di Italia, Romania, Grecia e Cipro, che hanno accettato inviti a presentarsi ai lavori focalizzati soprattutto sul capitolo legato a Gaza. Bruxelles stessa, attraverso la commissaria Dubravka Šuica, parteciperà alla sessione dedicata alla ricostruzione del territorio ma ha ribadito che l’UE non diventerà membro permanente del Board.
- Membri effettivi tra gli Stati UE:
Finora solo Ungheria e Bulgaria hanno deciso di aderire pienamente come membri del Board of Peace, con rappresentanza attiva nei lavori in programma a Washington.
- Altri freni e rifiuti:
Paesi come Francia, Svezia, Norvegia e Regno Unito hanno già dichiarato di non partecipare alla struttura o di non essere intenzionati a firmare. Belgio ha pubblicamente smentito la sua adesione dopo un errore nelle comunicazioni americane, sottolineando che vuole un approccio europeo comune e coordinato basato sui processi ONU esistenti. Paesi come Irlanda hanno espresso di non vedere “alcuno scenario realistico” in cui aderire all’iniziativa così com’è strutturata.
Molti Stati membri e gruppi politici in Europa guardano con sospetto alla natura e alle modalità di governance del Board of Peace. Critiche particolari riguardano la mancanza di trasparenza, il ruolo dominante degli Stati Uniti nel determinare agenda e membri, e il rischio di sovrapposizione o contraddizione con l’azione delle Nazioni Unite su questioni di pace e sicurezza internazionale.
Al Parlamento europeo i socialisti hanno chiesto alla Commissione di chiarire il mandato e le ragioni della sua partecipazione, giudicando l’iniziativa in contrasto con norme internazionali consolidate.
In sintesi: mentre Europa resta nel complesso fuori dal Board of Peace come membro permanente, alcuni Stati scelgono di partecipare come osservatori o membri, segnalando un equilibrio delicato tra rapporti transatlantici, ruolo dell’UE e impegno multilaterale nel conflitto di Gaza e oltre.
Ministro israeliano chiede annessione della Cisgiordania e cancellazione degli Accordi di Oslo
Bezalel Smotrich, ministro israeliano ha rilanciato proposte fortemente controverse: l’annessione completa della Cisgiordania e la revoca degli Accordi di Oslo, i trattati di pace del 1993 che fino ad oggi hanno definito gli aspetti principali delle relazioni israelo-palestinesi.
Il ministro in questione ha sostenuto che l’attuale quadro degli Accordi di Oslo è “superato” e non risponde alle esigenze di sicurezza e di sviluppo dello Stato di Israele.
La proposta ha suscitato reazioni forti sia tra i dirigenti palestinesi, che la definiscono un “colpo mortale alle prospettive di pace”, sia nella comunità internazionale, preoccupata per un’escalation delle tensioni nella regione.
Organismi diplomatici europei e delle Nazioni Unite hanno ribadito l’importanza di mantenere un processo di negoziazione basato sul diritto internazionale e su una soluzione a due Stati.
Cisgiordania: Israele riattiva la registrazione delle terre
La mappa dell’assistenza sanitaria
A Gaza, mentre i bombardamenti proseguono e la crisi umanitaria raggiunge livelli record, il sistema degli aiuti è al centro di una profonda trasformazione. Secondo un’inchiesta di The New Humanitarian, 37 organizzazioni internazionali, tra cui Medici Senza Frontiere, Oxfam, Mercy Corps e Norwegian Refugee Council, rischiano l’espulsione dalla Striscia. Motivo: il rifiuto di adeguarsi a una nuova legge israeliana sulla registrazione delle ONG.
Al loro posto, Israele ha autorizzato una nuova generazione di organizzazioni “allineate”, più piccole, politicamente controllabili e spesso disposte a autocensurarsi o addirittura a sposare narrazioni ufficiali sul conflitto. Alcuni gruppi evangelici, come quelli del network Helping Hand Global Forum, hanno già aumentato la loro presenza, introducendo centinaia di camion di aiuti, ma con accuse di aver fornito materiali a forze militari israeliane e insediamenti illegali in Cisgiordania.
Altri attori, come The Sumner Foundation, appaiono nuovi e legati a ex militari e imprenditori della difesa, mentre organizzazioni più consolidate, come World Central Kitchen o Catholic Relief Services, continuano a operare, ma in un contesto fortemente trasformato e sotto stretto controllo.
Gli esperti parlano di una vera e propria “ingegnerizzazione dello spazio umanitario”: l’accesso agli aiuti diventa strumento di controllo politico e militare, mentre chi resta sul campo denuncia blocchi e restrizioni. In questo scenario, l’indipendenza delle ONG e la capacità di denunciare violazioni sono sempre più limitate, segnando un cambiamento radicale nel modo in cui l’assistenza internazionale arriva alla popolazione di Gaza.
Stati Uniti-Iran
Gli Stati Uniti e l’Iran si avvicinano a un possibile conflitto su larga scala, con Trump pronto a dare il via a una campagna militare massiccia contro Teheran, dopo il fallimento dei negoziati sul nucleare.
L’operazione potrebbe avere anche obiettivi di cambio di regime, con il coinvolgimento militare congiunto di USA e Israele. Negli ultimi giorni, la flotta americana si è rafforzata nel Golfo Persico con due portaerei, una dozzina di navi da guerra e centinaia di aerei da combattimento F-35, F-22 e F-16, mentre oltre 150 voli cargo hanno trasferito sistemi d’arma e munizioni alle basi mediorientali.
In risposta alle minacce statunitensi, l’Iran ha temporaneamente chiuso parte dello Stretto di Hormuz, principale via di transito per il 20% del petrolio mondiale, per esercitazioni militari. È la prima chiusura dal 1980. L’Ayatollah Ali Khamenei ha avvertito che le portaerei USA potrebbero essere affondate in caso di attacco, sottolineando la capacità militare iraniana di rispondere a qualsiasi provocazione.
La Guardia Rivoluzionaria ha lanciato missili e schierato navi e elicotteri lungo lo stretto, mentre Iran e Russia hanno annunciato esercitazioni navali congiunte nel Mar d’Oman e nell’Oceano Indiano settentrionale, con l’obiettivo di garantire sicurezza marittima e contrastare il terrorismo navale.
Il mondo osserva con preoccupazione: il rischio di escalation è elevato, le rotte energetiche globali sono sotto tensione, e le mosse di entrambe le parti potrebbero avere conseguenze immediate sui mercati e sulla stabilità regionale.
Ucraina
A Ginevra, in Svizzera, sono ripresi i colloqui trilaterali tra Stati Uniti, Russia e Ucraina, nel più serio tentativo diplomatico degli ultimi mesi di fermare una guerra che dura ormai da oltre tre anni.
A guidare la delegazione americana è Steve Witkoff, inviato speciale della Casa Bianca, che ha parlato di “progressi concreti” nel dialogo con Mosca e Kiev.
Secondo fonti diplomatiche, sul tavolo ci sono tre nodi principali: un possibile cessate il fuoco progressivo, le garanzie di sicurezza per l’Ucraina e la definizione di una zona di stabilizzazione internazionale lungo la linea del fronte. Nessuna svolta è stata ancora annunciata, ma il solo fatto che i tre attori siano tornati allo stesso tavolo segna un cambio di passo dopo mesi di stallo.
La guerra, iniziata con l’invasione russa del 2022, ha ridisegnato l’architettura della sicurezza europea, accelerando il riarmo della NATO e spingendo l’Unione Europea verso una politica di difesa più integrata. Oggi, mentre la Russia fatica a sostenere il costo economico e umano del conflitto, anche Washington guarda con sempre maggiore urgenza a una via d’uscita negoziata, nel tentativo di evitare un conflitto permanente nel cuore del continente.
Ginevra diventa un laboratorio di diplomazia globale: mentre le grandi potenze tentano di spegnere l’incendio ucraino, nuove scintille minacciano di esplodere altrove.
Il messaggio che emerge è chiaro: la guerra in Ucraina non è più un conflitto isolato, ma uno degli epicentri di una crisi dell’ordine mondiale, in cui ogni negoziato locale ha ripercussioni planetarie.
Cina
Dodici persone sono rimaste uccise in seguito all’esplosione di un negozio che vendeva petardi nella città di Xiangyang, nella Cina centrale.
L’incidente è avvenuto mercoledì in un punto vendita al dettaglio, secondo quanto riferito dalla televisione di Stato cinese.
L’esplosione ha innescato un incendio che ha devastato circa cinquanta metri quadrati del locale. Le cause del disastro sono ancora oggetto di indagine da parte delle autorità.
Immagini verificate mostrano un edificio a un solo piano con la facciata completamente carbonizzata e una densa colonna di fumo nero che si alza dal negozio distrutto.
Gli incidenti legati ai fuochi d’artificio non sono rari in Cina, dove petardi e razzi pirotecnici vengono utilizzati in modo estensivo durante le celebrazioni tradizionali, in particolare per il Capodanno Lunare, iniziato proprio in questi giorni.
Solo lo scorso giugno, un’esplosione in una fabbrica di fuochi d’artificio nella provincia di Hunan aveva provocato nove morti e oltre venti feriti.
Negli ultimi anni alcune città hanno introdotto divieti sull’uso dei petardi per motivi di sicurezza e inquinamento atmosferico, ma le restrizioni restano controverse: per molti cinesi, i fuochi servono a scacciare gli spiriti maligni e sono parte irrinunciabile delle celebrazioni.
Europa

IG @myvoicemychoice
Il 25 febbraio, Ursula von der Leyen, presidente della Commissione europea, e Hadja Lahbib, commissaria responsabile, insieme ai loro colleghi, decideranno se l’UE attuerà le richieste dell’iniziativa My Voice My Choice per un accesso sicuro all’aborto.
Una campagna civica continentale portata avanti da My Voice My Choice ha raggiunto un traguardo storico sul fronte dei diritti riproduttivi in Europa. Lanciata per promuovere un accesso libero, sicuro e accessibile all’interruzione volontaria di gravidanza in tutti gli Stati membri dell’Unione europea, ha raccolto 1.124.513 firme certificate, superando la soglia necessaria per essere discussa formalmente dalla Commissione Europea.
Secondo gli organizzatori, circa 20 milioni di donne nell’Unione vivono in Paesi dove l’accesso a un’interruzione di gravidanza sicura è limitato o proibito da leggi restrittive o ostacoli pratici. Il Parlamento europeo ha anche invitato gli Stati membri a riformare le proprie normative in linea con gli standard internazionali sui diritti umani.
Questa mobilitazione, che ha coinvolto centinaia di gruppi e organizzazioni in tutta l’Unione, dimostra l’ampiezza del sostegno popolare sul tema: solo altre dieci iniziative cittadine europee avevano raggiunto risultati simili.
Il testo, discusso e approvato dal Parlamento Europeo a dicembre con 358 voti favorevoli, 202 contrari e 79 astensioni, chiede alle istituzioni comunitarie di istituire un meccanismo finanziario volontario, aperto agli Stati che lo desiderano, per aiutare chi non riesce ad accedere a un aborto sicuro nel proprio Paese.
Spagna
Il governo spagnolo accelera sulle politiche sociali.
Il Consiglio dei ministri di Madrid ha approvato l’aumento del salario minimo interprofessionale, garantendo 518 euro in più all’anno a circa due milioni e mezzo di lavoratori.
Con questo intervento, il salario minimo in Spagna sale a 17.094 euro lordi l’anno, pari a 1.221 euro al mese in quattordici mensilità, confermando il Paese al settimo posto nell’Unione Europea per livello del salario minimo.
Dal 2016, sotto la guida del primo ministro Pedro Sánchez, l’importo viene aumentato ogni anno. Un percorso che ha trasformato il salario minimo in uno degli strumenti centrali della politica sociale dell’esecutivo.
Durante la firma dell’accordo con i principali sindacati, Sánchez ha parlato di un segnale politico e morale forte:
“Il vostro lavoro è importante. La vostra dignità è importante”.
Il premier ha anche attaccato le organizzazioni dei datori di lavoro, assenti dal tavolo delle trattative: “Il salario minimo non distrugge l’occupazione – ha detto – distrugge la povertà”.
E ha aggiunto: “Quando è il momento di stringere la cinghia, la stringiamo tutti. E quando è il momento di distribuire, lo facciamo tutti”.
Il caso spagnolo si inserisce in un contesto europeo in cui 22 Paesi su 27 hanno già adottato un salario minimo legale. Tra i cinque che ancora non lo hanno introdotto c’è l’Italia.
Stati Uniti
Usa: giudice respinge tentativo di deportare studente palestinese
Negli Stati Uniti, un giudice federale ha respinto la richiesta dell’amministrazione Usa di deportare un studente palestinese che aveva cercato di rinnovare il suo visto universitario.
La decisione segna una vittoria per i difensori dei diritti degli studenti stranieri, che avevano denunciato un uso discriminatorio delle norme sull’immigrazione per motivi politici.
Le autorità avevano motivato il provvedimento citando presunte violazioni burocratiche, ma il giudice ha stabilito che le prove non giustificavano la revoca del permesso di soggiorno né l’allontanamento del giovane dagli Stati Uniti.
Difensori dei diritti umani e gruppi per la protezione degli studenti internazionali hanno espresso sollievo per il verdetto, sottolineando l’importanza di garantire equità e trasparenza nelle procedure migratorie americane.
Hillary Clinton nega legami con Jeffrey Epstein
L’ex segretaria di Stato Hillary Clinton ha respinto con forza le recenti accuse che la collegano a Jeffrey Epstein, il finanziere condannato per abusi sessuali su minorenni, affermando che né lei né suo marito, l’ex presidente Bill Clinton, hanno “alcun legame” improprio con il caso. Lo ha dichiarato in un’intervista alla BBC da Berlino, durante la quale ha sottolineato che la coppia ha sempre agito con trasparenza e “non ha nulla da nascondere”.
Clinton ha anche attaccato l’amministrazione dell’attuale presidente Donald Trump, accusandola di orchestrare un “insabbiamento” (cover-up) della gestione dei cosiddetti Epstein files, i fascicoli investigativi legati alle attività di Epstein e dei suoi presunti complici. Secondo la Clinton, il dipartimento di Giustizia starebbe “rallentando deliberatamente” la pubblicazione di documenti e materiali che il Congresso ha richiesto, ostacolando così la trasparenza.
La Clinton ha chiesto che le deposizioni siano aperte al pubblico, sostenendo che ciò garantirebbe equità e chiarezza, e ha sostenuto più volte che lei e suo marito vogliono che tutta la documentazione venga resa disponibile senza omissioni.
Ecuador
Inondazioni paralizzano Guayaquil: strade trasformate in fiumi urbani
La città di Guayaquil, nel sud-ovest dell’Ecuador, è stata colpita da un’intensa ondata di piogge torrenziali e temporali elettrici che ha lasciato vaste aree urbane allagate e paralizzato la mobilità già nella mattinata di ieri, mercoledì 18 febbraio 2026.
Le forti precipitazioni, iniziate nella notte, si sono sommate a una marea storicamente elevata, che ha superato i cinque metri, aggravando la situazione nelle zone basse della città e saturando il sistema di drenaggio urbano.
Le principali arterie sono state trasformate in veri e propri corsi d’acqua: vie come Kennedy, 25 de Julio e Gabriel Roldós sono rimaste sotto decine di centimetri d’acqua, con accumuli tali da rendere difficile il passaggio di veicoli e pedoni. Rami, rifiuti e persino targhe di auto galleggiavano in mezzo alla carreggiata, mentre gli automobilisti avanzavano con grande cautela per evitare buche nascoste e tombini otturati.
La pioggia ha costretto molti cittadini a rimandare la giornata: negozi sono rimasti chiusi e genitori hanno affrontato difficoltà nel portare i figli a scuola tra le acque. Gli scuolabus sono arrivati in ritardo, e alcuni studenti sono stati costretti a camminare attraverso le zone allagate per raggiungere i loro istituti.
Il traffico verso e da Durán ha subito gravi ritardi, con lunghe code e rallentamenti su ponti e vie principali, mentre squadre municipali e tecnici di aziende idriche e di emergenza lavoravano per pulire le condotte e rimuovere gli allagamenti.
La ricorrenza di eventi simili mette in luce la fragilità del sistema di drenaggio di Guayaquil e la frequenza con cui le forti piogge stagionali mettono in difficoltà la popolazione e le infrastrutture della più grande città dell’Ecuador.
Sotto accusa il sistema sanitario pubblico
In Ecuador esplode un nuovo caso che mette sotto accusa il sistema sanitario pubblico.
La Commissione Nazionale Anticorruzione, la CNA, ha denunciato quella che definisce una “crisi senza precedenti” nell’assistenza sanitaria del Paese.
In una conferenza stampa a Quito, il direttore della Commissione, Germán Rodas, ha riferito che oltre cento fornitori di medicinali e dispositivi medici avrebbero continuato a operare nonostante irregolarità già segnalate da tempo alle autorità.
Le denunce riguardano contratti con l’Istituto Ecuadoriano di Sicurezza Sociale e con il Ministero della Salute.
Secondo la CNA, reti collusive avrebbero favorito l’acquisto di farmaci e forniture sanitarie, mentre la Procura — invece di intervenire — avrebbe lasciato trascorrere anni senza compiere gli atti necessari, permettendo così la prescrizione dei reati e l’impunità.
La Commissione accusa anche corruzione e grave incompetenza amministrativa nella gestione degli appalti pubblici.
Al centro delle denunce ci sono due società, Progen e Austral, che avrebbero venduto allo Stato generatori termo-elettrici obsoleti.
Particolare attenzione è puntata su Austral, un’azienda uruguaiana con un capitale sociale di appena 200 dollari, costituita solo due mesi prima di ottenere un contratto pubblico milionario.
La CNA chiede ora che le due imprese vengano dichiarate fornitori inadempienti, e che vengano accertate responsabilità politiche e amministrative.
Sul piano istituzionale, la Commissione sollecita la nomina urgente di un nuovo ministro della Salute, ruolo attualmente affidato ad interim alla vicepresidente María José Pinto, e propone l’attivazione di osservatori civici indipendenti, con la partecipazione di università, medici e specialisti, per controllare gli appalti.
Infine, la CNA critica anche il processo di nomina del nuovo procuratore generale, accusando le autorità di non rispettare i criteri di trasparenza, e invita i cittadini a denunciare i casi di corruzione, chiedendo allo Stato di tutelare la libertà di stampa e di espressione.
Brasile
Operazione della Polizia Federale su possibile fuga di dati di autorità pubbliche
La Polícia Federal ha eseguito ieri mattina quattro mandati di perquisizione e sequestro in tre stati del Brasile — São Paulo, Rio de Janeiro e Bahia — nell’ambito di un’inchiesta su una possibile perdita di dati riservati della Receita Federal che coinvolgerebbe autorità pubbliche, inclusi membri del Supremo Tribunal Federal (STF) e loro familiari.
L’operazione, che si è svolta sotto ordine del Supremo Tribunal Federal, è stata avviata dopo una rappresentazione della Procuradoria-Geral da República (PGR), l’ufficio del procuratore generale, con lo scopo di accertare se informazioni fiscali sensibili siano state divulgate illegalmente nel corso degli ultimi tre anni.
Secondo la Polícia Federal, oltre alle perquisizioni, il tribunale ha disposto misure cautelari nei confronti degli indagati:
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monitoraggio tramite braccialetto elettronico,
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allontanamento dall’esercizio di funzioni pubbliche,
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cancellazione dei passaporti e
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divieto di lasciare il paese.
La Receita Federal ha pubblicamente dichiarato di non tollerare deviazioni nel trattamento dei dati fiscali, sottolineando che i propri sistemi sono completamente tracciabili e che eventuali accessi indebiti possono essere identificati e perseguiti anche in sede penale. L’ente ha aggiunto di aver già rafforzato i controlli interni e avviato audit per verificare eventuali violazioni.
Le autorità non hanno finora divulgato i nomi delle persone raggiunte dalle misure, né chiarito se i dati trapelati siano effettivamente stati utilizzati per fini illeciti. L’inchiesta segue una crescente attenzione sulle criticità nella protezione dei dati personali ai vertici delle istituzioni brasiliane, e si inserisce in un contesto di tensione attorno alla riservatezza delle informazioni finanziarie di magistrati e funzionari pubblici.
Carnaval di Rio 2026: Unidos do Viradouro è la grande campionessa
La storica scuola di samba Unidos do Viradouro si aggiudica il titolo del Carnaval 2026 nel Grupo Especial di Rio de Janeiro, confermandosi protagonista assoluta della festa più iconica del Brasile. L’annuncio è stato dato nel pomeriggio di mercoledì 18 febbraio, al termine della lettura delle note nella Cidade do Samba, nella zona portuale della città.
Con un totale di 270,0 punti, la Viradouro si è imposta di misura sulle rivali, tra cui Beija-Flor de Nilópolis e Unidos de Vila Isabel, entrambe arrivate a 269,9 punti nella classifica finale.
Il samba-enredo vincente, intitolato “Pra Cima, Ciça!”, è stato un commosso omaggio a Mestre Ciça, figura leggendaria della batteria della scuola, che ha guidato i ritmisti con carisma e presenza scenica lungo tutta la passerella. Nella celebrazione, la scuola ha anche visto il ritorno in pista della nota attrice Juliana Paes come rainha de bateria dopo 17 anni, un momento di grande emozione per il pubblico e i componenti della Viradouro.
Per la scuola di Niterói si tratta del quarto titolo nella storia del Carnaval carioca, consolidando la sua reputazione tra le principali protagoniste del samba brasiliano.
Il risultato della Viradouro, deciso davvero sul filo dei decimi, sarà celebrato nuovamente sabato 21 febbraio durante il tradizionale Desfile das Campeãs, quando le migliori sei scuole torneranno in passerella per rivedere i momenti più intensi della festa e coronare ufficialmente la stagione.
Vale la pena ricordare che quello che accade al Sambódromo Marquês de Sapucaí non è solo uno spettacolo: è uno dei più grandi eventi culturali del pianeta.
Ogni anno il Carnevale di Rio muove miliardi di reais, attrae milioni di turisti e coinvolge direttamente decine di migliaia di lavoratori: sarti, musicisti, coreografi, tecnici, scenografi, artigiani delle favelas e delle periferie. Per molte comunità popolari, le scuole di samba non sono solo gruppi artistici, ma vere istituzioni sociali: offrono formazione, identità, protezione e lavoro.
Le dodici scuole del Grupo Especial, che competono per il titolo, rappresentano territori, storie e lotte diverse della società brasiliana. I loro samba-enredo raccontano spesso temi politici, coloniali, razziali, ambientali o legati ai diritti civili. In altre parole, sul Sambódromo sfila anche la coscienza del Brasile.
Vincere il Carnevale significa ottenere prestigio internazionale, più sponsor, più investimenti e più posti di lavoro per l’anno successivo.
Al contrario, l’ultima classificata viene retrocessa nella Série Ouro, con una perdita enorme di risorse e visibilità.
Quest’anno, il sistema di voto è stato reso più rigoroso: ogni giurato deve giustificare anche i voti massimi, una risposta alle polemiche degli anni passati su favoritismi e mancanza di trasparenza.
Il Carnevale di Rio è trasmesso in oltre 100 Paesi e rappresenta una delle principali vetrine internazionali del Brasile, al pari del calcio o dell’Amazzonia.
È una forma di soft power culturale: costruisce l’immagine del Paese come creativo, popolare, multietnico e resiliente — anche in momenti di forte polarizzazione politica e crisi economica.
A Rio non finisce mai davvero: appena cade l’ultimo coriandolo, inizia già la preparazione per il prossimo sogno.
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