Israele: “La tortura dottrina di Stato”
Scritto da Radio Bullets in data Marzo 23, 2026
Un nuovo rapporto delle Nazioni Unite denuncia un uso sistematico della tortura nei confronti dei palestinesi, definendolo parte integrante del genocidio nei territori occupati.
Tortura sistematica: l’allarme dell’ONU
La tortura nei confronti dei palestinesi sarebbe ormai diventata una vera e propria “dottrina di Stato” in Israele.
È quanto afferma Francesca Albanese, Relatrice Speciale delle Nazioni Unite sui diritti umani nei territori palestinesi occupati dal 1967, in un nuovo rapporto presentato al Consiglio per i Diritti Umani.
Secondo Albanese, il sistema carcerario israeliano si è trasformato, soprattutto dopo ottobre 2023, in un luogo di “crudeltà calcolata”, dove pratiche di umiliazione, violenza e degradazione sarebbero ormai diffuse e apertamente tollerate.
Oltre 18.500 detenuti palestinesi dal 2023
Il rapporto evidenzia numeri allarmanti:
- Oltre 18.500 palestinesi arrestati nei territori occupati
- Almeno 1.500 minori detenuti
- Migliaia di persone incarcerate senza accusa né processo
- Quasi 100 detenuti morti in custodia
Molti detenuti sarebbero stati vittime di sparizioni forzate e sottoposti a trattamenti estremamente violenti.
Denunce di abusi estremi
Tra le pratiche documentate nel rapporto figurano:
- violenze sessuali con oggetti
- fame e privazione di cibo
- percosse e fratture di ossa e denti
- ustioni e maltrattamenti fisici
- aggressioni con cani
Queste azioni, secondo Albanese, rappresentano violazioni gravi e sistematiche del diritto internazionale, vietate in ogni circostanza, anche in tempo di guerra.
Responsabilità politiche e accuse dirette
Il rapporto punta il dito anche contro esponenti politici israeliani, tra cui:
- Itamar Ben-Gvir
- Bezalel Smotrich
- Israel Katz
Secondo l’ONU, alcune politiche promosse da alti funzionari avrebbero contribuito a istituzionalizzare tortura, punizioni collettive e condizioni disumane di detenzione.
La Relatrice ha chiesto esplicitamente indagini internazionali e possibili procedimenti davanti alla Corte Penale Internazionale.
Un sistema che va oltre le carceri
Il rapporto sottolinea come la tortura non si limiti alle prigioni, ma si estenda all’intero territorio palestinese occupato. Tra gli elementi citati:
- bombardamenti continui
- sfollamenti forzati
- distruzione di abitazioni e infrastrutture
- fame e crisi umanitaria
- sorveglianza diffusa e violenze da parte di militari e coloni
Secondo Albanese, questo crea un “ambiente torturante” permanente per la popolazione palestinese.
“Nessun luogo sicuro per i palestinesi”

Palestine 2009. Israel’s Wall in Bethlehem, West Bank.
“La sofferenza è continua: non esiste rifugio né sicurezza”, ha dichiarato la Relatrice, riferendosi a Gaza, Cisgiordania ed Est Gerusalemme.
Il rapporto conclude che la combinazione tra tortura sistematica e distruzione diffusa costituisce una componente centrale del genocidio in corso, provocando gravi danni fisici e psicologici alla popolazione.
Appello alla comunità internazionale
Albanese invita Israele a:
- cessare immediatamente ogni forma di tortura
- garantire accesso agli osservatori internazionali
- assicurare responsabilità legale per i responsabili
Esorta gli Stati membri dell’ONU a rispettare i propri obblighi legali, inclusa l’adozione di misure concrete per prevenire e punire crimini internazionali.
“La legge internazionale è chiara”
“La tortura è assolutamente proibita, senza eccezioni”, ribadisce Albanese.
Secondo la felatrice, la tolleranza internazionale verso queste pratiche rischia di svuotare di significato il diritto internazionale stesso.
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