4 giugno 2026 – Notiziario Mondo
Scritto da Barbara Schiavulli in data Giugno 4, 2026
- Libano e Israele concordano su zone che prevedono il controllo dell’esercito libanese.
- Iran: almeno 80 esecuzioni in un mese.
- Gaza: bambini senza acqua, famiglie sotto le macerie.
- Siria: nuova incursione israeliana nel sud.
- Stati Uniti: il Congresso sfida Trump sulla guerra con l’Iran.
- Laos: continua la lotta contro il tempo nella grotta allagata.
- Argentina: in piazza contro i femminicidi.
Questo e molto altro nel notiziario di Radio Bullets a cura di Barbara Schiavulli
Libano
Libano e Israele hanno concordato di rinnovare il fragile cessate il fuoco raggiunto con la mediazione degli Stati Uniti. Al termine del quarto round di colloqui a Washington, le parti hanno annunciato la creazione di “zone pilota” nel sud del Libano che dovrebbero passare sotto il controllo esclusivo dell’esercito libanese, escludendo la presenza di gruppi armati non statali, a cominciare da Hezbollah.
L’accordo prevede anche il ritiro dei combattenti del movimento sciita dall’area a sud del fiume Litani e nuovi negoziati politici e di sicurezza nelle prossime settimane.
Ma mentre la diplomazia prova a rilanciare la tregua, sul terreno la guerra continua. Secondo il Ministero della Salute libanese, dal 2 marzo gli attacchi israeliani hanno ucciso almeno 3.516 persone e ferito oltre 10.600.
Nelle ultime ore sono stati colpiti ancora una volta soccorritori e personale medico. Due paramedici dell’associazione Al-Risala sono stati uccisi quando un’ambulanza è stata centrata da un raid nel sud del Paese. Un altro soccorritore è morto in un attacco con drone, mentre una squadra di emergenza è stata colpita durante un intervento di soccorso.
Un soldato libanese è stato ucciso nella zona di Nabatieh e almeno sette civili sono morti tra Tiro e Sidone. Israele ha inoltre ordinato nuove evacuazioni forzate in diverse località del sud, mentre l’esercito israeliano afferma di aver attraversato il Litani e lanciato oltre cento attacchi aerei contro obiettivi di Hezbollah. Il movimento sciita sostiene invece di aver colpito truppe israeliane nei pressi del castello di Beaufort.
Intanto emergono testimonianze sempre più dure dai villaggi di confine. Gli abitanti di Ain Arab raccontano che soldati israeliani sarebbero entrati casa per casa imponendo l’evacuazione sotto la minaccia delle armi. “Andatevene subito o morirete”, sarebbe stato l’ultimatum rivolto ai civili.
Sul fronte diplomatico, Washington starebbe valutando un programma di addestramento e rafforzamento dell’esercito libanese, considerato un elemento chiave del piano per ridurre l’influenza militare di Hezbollah e consolidare la nuova architettura di sicurezza prevista dai colloqui tra Beirut e Tel Aviv. Tuttavia, come spesso accade in Medio Oriente, la distanza tra gli accordi firmati e la realtà sul terreno resta ancora enorme.
Usa contro Iran
Nuova escalation tra Iran e Stati Uniti nel Golfo. I Guardiani della Rivoluzione iraniani hanno rivendicato attacchi con missili e droni contro installazioni militari americane in Kuwait e Bahrain, presentandoli come una risposta al raid statunitense contro una postazione militare sull’isola iraniana di Qeshm.
In Kuwait un drone ha colpito il Terminal 1 dell’aeroporto internazionale, causando un morto e decine di feriti.
Washington afferma di aver intercettato gran parte dei missili e dei droni lanciati da Teheran e conferma di aver colpito obiettivi militari iraniani in quella che definisce un’azione di autodifesa. Intanto il Kuwait ha espulso due diplomatici iraniani e presentato una protesta formale.
Sul piano economico gli Stati Uniti hanno colpito le principali piattaforme iraniane di criptovalute e proseguono il blocco navale dei porti iraniani, arrivando anche ad attaccare una petroliera diretta verso l’isola di Kharg. Parallelamente, l’Agenzia internazionale per l’energia atomica sostiene che molte attività nucleari iraniane si siano fermate dall’inizio del conflitto, anche se gli ispettori non hanno ancora potuto verificare direttamente la situazione nei siti colpiti.
Al Senato, il segretario di Stato Marco Rubio ha dichiarato che “la guerra è finita”, precisando però che qualsiasi alleggerimento delle sanzioni dipenderà da concessioni iraniane sul programma nucleare.
Sul fronte diplomatico, però, i segnali restano contraddittori. Donald Trump sostiene che i colloqui con Teheran stiano andando “molto bene” e che un accordo potrebbe arrivare già nel fine settimana.
Una valutazione smentita dal ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi, secondo il quale i contatti proseguono ma non hanno prodotto alcun progresso concreto.
Trump ha inoltre dichiarato di voler separare i negoziati con l’Iran dalla guerra tra Israele e Hezbollah in Libano e ha rivelato che Washington avrebbe parlato direttamente con Hezbollah per la prima volta.
Secondo il presidente americano, sia il movimento sciita sia Israele si sarebbero impegnati a ridurre gli attacchi, pur ammettendo con una battuta che in Medio Oriente “il cessate il fuoco significa spararsi in modo più moderato”.
Lo stesso Trump ha confermato di aver telefonato a Benjamin Netanyahu per chiedergli di fermare l’offensiva israeliana in Libano. Ma mentre la diplomazia prova a guadagnare spazio, missili, droni e raid continuano a scandire il ritmo di una tregua che esiste più nei comunicati ufficiali che sul terreno.
Iran
Almeno 80 detenuti sono stati giustiziati in Iran nel solo mese di maggio, secondo l’organizzazione per i diritti umani Hengaw. Tra loro figurano almeno 17 prigionieri politici, inclusi attivisti curdi, manifestanti arrestati durante le proteste antigovernative e persone accusate di spionaggio per Israele.
Sebbene il numero sia inferiore rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, le organizzazioni per i diritti umani denunciano una crescente opacità: oltre l’80 per cento delle esecuzioni non è stato annunciato ufficialmente e almeno 19 detenuti sarebbero stati messi a morte senza che le famiglie venissero avvisate o potessero effettuare un ultimo colloquio.
Le accuse più frequenti restano omicidio e reati legati alla droga, ma continua a destare preoccupazione il ricorso alla pena capitale per motivi politici e di sicurezza nazionale. Tra gli eseguiti figurano anche due cittadini iracheni e diversi detenuti appartenenti alle minoranze curda e baluca, da anni al centro della repressione delle autorità iraniane.
Palestina e Israele
A Gaza continuano gli attacchi israeliani nonostante il cessate il fuoco in vigore dal 10 ottobre dello scorso anno. Nelle ultime ore almeno nove palestinesi sono stati uccisi e una ventina feriti in una serie di raid contro edifici residenziali nella città di Gaza.
L’attacco più grave ha colpito un appartamento nel quartiere di Muhabarat, dove sono morti cinque membri della stessa famiglia: Hassan Rebah Lebid, sua moglie Manar e i loro tre figli, Mohammed, Rahaf e Tamim. Una quarta figlia, di nove anni, è stata estratta viva dalle macerie.
Altri bombardamenti hanno colpito il campo profughi di Shati, Sheikh Radwan e Tel al-Hawa. Secondo il Ministero della Salute palestinese, il bilancio complessivo della guerra supera ormai i 72.900 morti e i 173.000 feriti, in gran parte donne e bambini. Dall’inizio della tregua, oltre 930 palestinesi sono stati uccisi e quasi 2.900 feriti.
Mentre le bombe continuano a cadere, peggiora anche la crisi umanitaria. Oltre un milione di bambini sopravvive con appena sei litri d’acqua al giorno, una quantità insufficiente persino per i bisogni essenziali. Le autorità sanitarie avvertono che il caldo estivo, le fogne a cielo aperto, i rifiuti accumulati e il sovraffollamento dei centri per sfollati stanno creando le condizioni per gravi epidemie.
Sul fronte politico, Hamas accusa Israele di violare sistematicamente gli accordi di tregua e chiede ai mediatori internazionali di intervenire. Intanto, in Cisgiordania occupata, il governo israeliano ha approvato oltre duemila nuove unità abitative nelle colonie. Il ministro delle Finanze israeliano, Bezalel Smotrich, ha dichiarato apertamente che l’obiettivo è impedire la nascita di uno Stato palestinese.
A rendere ancora più evidente l’isolamento dei palestinesi, mentre alcuni Paesi arabi aumentano gli acquisti di armamenti israeliani, il Regno Unito non ha trasferito nemmeno un bambino ferito da Gaza per cure mediche nel 2026, nonostante l’impegno assunto dal governo britannico di accogliere centinaia di piccoli pazienti.
Siria
Continuano le operazioni israeliane nel sud della Siria. Secondo l’agenzia di stampa statale SANA, l’artiglieria israeliana ha colpito aree nelle province di Daraa e Quneitra, mentre una forza composta da tre veicoli militari sarebbe penetrata nella regione del bacino dello Yarmouk, aprendo il fuoco con mitragliatrici su terreni agricoli prima di ritirarsi.
L’incursione si inserisce in una serie di operazioni quasi quotidiane condotte da Israele dopo la caduta del governo di Bashar al-Assad alla fine del 2024. Da allora Tel Aviv ha dichiarato superato l’accordo di disimpegno del 1974 e ha esteso la propria presenza nella zona cuscinetto lungo il confine.
Nonostante il nuovo governo siriano non abbia lanciato minacce contro Israele, raid aerei e operazioni militari continuano a colpire il territorio siriano, alimentando le tensioni nella regione.
Tunisia
Nuovo duro colpo all’opposizione tunisina. Un tribunale di Tunisi ha condannato all’ergastolo, più altri trent’anni di carcere, Rached Ghannouchi, storico leader del partito islamista Ennahdha ed ex presidente del Parlamento.
La sentenza riguarda il cosiddetto caso dell’“apparato segreto”, che collega il movimento alle uccisioni, nel 2013, dei leader della sinistra tunisina Chokri Belaid e Mohamed Brahmi. In totale sono state condannate venticinque persone, undici delle quali all’ergastolo.
I sostenitori di Ghannouchi e diverse organizzazioni per i diritti umani denunciano da tempo un uso politico della giustizia da parte del presidente Kais Saied, che dal 2021 ha progressivamente concentrato nelle proprie mani gran parte del potere istituzionale del Paese.
Albania
In Albania cresce la protesta contro un maxi progetto turistico da quattro miliardi di euro associato a Jared Kushner e a Ivanka Trump. Il piano prevede la costruzione di hotel, ville, appartamenti e un porto turistico lungo la costa adriatica, tra la laguna di Narta e l’isola di Sazan, un’ex base militare dell’epoca comunista.
Il governo del premier Edi Rama sostiene che l’investimento possa trasformare il Paese in una destinazione turistica di alto livello e favorire il percorso verso l’Unione Europea. Ma ambientalisti e oppositori denunciano il rischio di danni irreversibili a una delle aree naturalistiche più importanti dell’Albania, habitat di numerose specie migratorie, tra cui i fenicotteri rosa.
Intanto l’autorità anticorruzione albanese ha aperto un’indagine sul progetto, mentre le proteste continuano tra accuse di speculazione edilizia e timori per la privatizzazione di tratti di costa finora rimasti incontaminati.
Europa e Ucraina
L’adesione dell’Ucraina alla NATO resta sul tavolo. In visita a Kiev, il segretario generale dell’Alleanza Atlantica, Mark Rutte, ha ribadito che il percorso dell’Ucraina verso la NATO è “irreversibile”, anche se manca ancora l’unanimità necessaria tra tutti i Paesi membri.
Accanto a lui, il presidente ucraino Volodymyr Zelenskyy ha sottolineato che la maggioranza degli alleati sostiene ormai l’ingresso di Kiev nell’Alleanza e si è detto fiducioso di poter convincere anche i Paesi più scettici.
Secondo Rutte, la cooperazione tra NATO e Ucraina è già molto avanzata: dalle tecnologie per contrastare i droni agli standard militari comuni, fino all’integrazione dell’industria della difesa.
Un segnale politico importante mentre la guerra con la Russia continua e il futuro assetto della sicurezza europea resta uno dei nodi centrali del conflitto.
Stati Uniti
Crescono le divisioni a Washington sulla guerra contro l’Iran. La Camera dei Rappresentanti ha approvato una risoluzione che chiede al presidente Donald Trump di ritirare le truppe americane dal conflitto, a meno che il Congresso non autorizzi formalmente l’uso della forza.
Il testo è passato con 215 voti favorevoli contro 208 grazie anche al sostegno di quattro deputati repubblicani, segnale di un crescente malcontento all’interno dello stesso partito del presidente.
La misura, per ora, ha soprattutto un valore politico perché dovrà essere approvata anche dal Senato e potrebbe comunque scontrarsi con questioni costituzionali. Tuttavia rappresenta uno dei più significativi tentativi bipartisan di limitare i poteri di guerra della Casa Bianca dall’inizio del conflitto.
I critici accusano Trump di aver trascinato gli Stati Uniti in una guerra senza una strategia chiara e con pesanti conseguenze economiche, mentre l’amministrazione continua a sostenere che l’intervento sia necessario per impedire all’Iran di sviluppare un’arma nucleare.
Nazioni Unite
L’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha eletto Austria, Kirghizistan, Portogallo, Trinidad e Tobago e Zimbabwe come nuovi membri non permanenti del Consiglio di Sicurezza per il biennio 2027-2028.
Particolarmente significativa l’elezione del Kirghizistan, che entrerà per la prima volta nella sua storia nell’organismo più potente delle Nazioni Unite, dopo una lunga sfida elettorale con le Filippine. Esclusa invece la Germania, che non è riuscita a ottenere uno dei due seggi riservati al gruppo dell’Europa occidentale.
Il Consiglio di Sicurezza è l’unico organo dell’ONU che può adottare decisioni vincolanti, imporre sanzioni e autorizzare l’uso della forza. I cinque nuovi membri sostituiranno Somalia, Panama, Pakistan, Danimarca e Grecia a partire dal primo gennaio 2027.
Intanto l’Assemblea Generale ha eletto il ministro degli Esteri del Bangladesh, Khalilur Rahman, come presidente della sua ottantunesima sessione.
Pacifico
Le forze armate statunitensi hanno reso noto di aver colpito un’imbarcazione nell’Oceano Pacifico orientale, uccidendo due persone. Secondo il Comando Sud degli Stati Uniti, il natante era coinvolto in attività di narcotraffico, sulla base di valutazioni dell’intelligence.
L’operazione si inserisce nella campagna lanciata dall’amministrazione Trump contro le reti internazionali del traffico di droga, che negli ultimi mesi ha visto aumentare l’impiego diretto di mezzi militari nelle operazioni di contrasto.
On June 3, at the direction of #SOUTHCOM commander Gen. Francis L. Donovan, Joint Task Force Southern Spear conducted a lethal kinetic strike on a vessel operated by Designated Terrorist Organizations. Intelligence confirmed the vessel was transiting along known narco-trafficking… pic.twitter.com/wCHvnSJf3O
— U.S. Southern Command (@Southcom) June 4, 2026
Cuba
Cresce la tensione tra Cuba e Stati Uniti. Il governo cubano ha definito “un’escalation illegale e pericolosa” le nuove sanzioni imposte dall’amministrazione Trump contro il gruppo GAESA, il conglomerato economico legato alle forze armate cubane che controlla ampi settori dell’economia dell’isola.
L’Avana respinge le accuse di corruzione mosse da Washington e sostiene che i profitti del gruppo siano stati utilizzati per finanziare abitazioni, scuole, cliniche e infrastrutture.
Intanto, in vista della scadenza del 5 giugno fissata dagli Stati Uniti, diverse grandi aziende internazionali stanno riducendo o sospendendo le proprie attività a Cuba per evitare di essere escluse dal sistema finanziario americano. Tra queste figurano le catene alberghiere spagnole Iberostar e Meliá, la compagnia mineraria canadese Sherritt International, importanti società di navigazione e la compagnia aerea Air Canada.
Una stretta che rischia di aggravare ulteriormente la crisi economica che da anni colpisce l’isola caraibica.
Argentina
Migliaia di persone hanno manifestato a Buenos Aires nell’undicesimo anniversario del movimento Ni Una Menos, nato per denunciare la violenza contro le donne e i femminicidi in Argentina.
La mobilitazione arriva in un clima di forte indignazione dopo l’omicidio di una ragazza di 14 anni nella provincia di Córdoba, un caso che ha scosso il Paese. Nella piazza del Congresso sono state esposte anche le fotografie delle vittime di femminicidio degli ultimi anni: secondo le organizzazioni femministe, nel solo 2025 sono già state uccise circa 200 donne.
“Ci vogliamo vive e libere” è stato il messaggio centrale della manifestazione, che ha accusato il governo di aver ridotto i finanziamenti alle politiche di contrasto alla violenza di genere. I movimenti chiedono ora la dichiarazione di un’emergenza nazionale e misure più incisive per proteggere le donne.
India
Almeno 21 persone, tra cui 12 cittadini stranieri, sono morte in un devastante incendio scoppiato in un hotel nel quartiere di Malviya Nagar, a Nuova Delhi. Decine di persone sono rimaste intrappolate ai piani superiori e alcune si sono lanciate dalle finestre per sfuggire alle fiamme, mentre i residenti cercavano di attutirne la caduta stendendo materassi sulla strada.
Quarantanove persone sono state ricoverate in ospedale. Secondo le prime indagini, il rogo potrebbe essere partito da un ristorante situato al piano terra dell’edificio. Il proprietario dell’hotel è stato fermato e le autorità hanno aperto un’inchiesta per accertare le responsabilità.
Il primo ministro Narendra Modi ha espresso cordoglio per le vittime e assicurato assistenza ai sopravvissuti.
Laos
In Laos sono riprese oggi le ricerche di due minatori d’oro ancora dispersi in una grotta allagata nella provincia di Xaisomboun. Le operazioni di soccorso erano state sospese per diversi giorni a causa delle forti piogge monsoniche che hanno reso ancora più difficile l’accesso al complesso sistema di cunicoli sotterranei.
Dei sette minatori rimasti intrappolati il 19 maggio, cinque sono già stati salvati. Uno di loro è riuscito a uscire solo dopo aver imparato sul posto le basi dell’immersione subacquea.
I soccorritori sperano ora che un nuovo pozzo verticale, profondo quasi sessanta metri e scoperto di recente, possa condurre a una camera dove i due uomini potrebbero essersi rifugiati.
Nelle ultime ore non sono emersi nuovi segnali sulla loro posizione. Anche il misterioso rumore che aveva alimentato le speranze di trovarli vivi si è rivelato un falso allarme: era stato prodotto da uno dei soccorritori che batteva sulle pareti della grotta nel tentativo di ottenere una risposta.
Corea del Nord
La Corea del Nord punta ad ampliare rapidamente il proprio arsenale nucleare. Durante la visita a un nuovo impianto per la produzione di materiale fissile, il leader Kim Jong Un ha annunciato che la capacità del Paese di produrre materiale per armi atomiche è più che raddoppiata negli ultimi cinque anni.
Kim ha sostenuto che le crescenti minacce alla sicurezza e il confronto con quelli che ha definito i “nemici più ostili” rendono necessario rafforzare ulteriormente la deterrenza nucleare. Secondo l’agenzia statale KCNA, Pyongyang starebbe preparando una crescita “esponenziale” delle proprie forze nucleari.
L’annuncio arriva dopo mesi di test missilistici e nuove tensioni nella penisola coreana, alimentando le preoccupazioni della comunità internazionale per una nuova corsa agli armamenti nella regione.
Hong Kong
A Hong Kong anche un semplice gesto simbolico per ricordare le vittime di Piazza Tiananmen è diventato motivo di intervento della polizia. L’artista performativo Sanmu Chen è stato fermato mentre cercava di legare a un palo una corda rossa lunga 6 metri e 40 centimetri, un riferimento alla data del 4 giugno 1989, quando l’esercito cinese represse nel sangue le proteste studentesche a Pechino.
Per decenni Hong Kong è stato l’unico luogo della Cina dove si commemoravano pubblicamente le vittime di Tiananmen. Ma dal 2020 le veglie sono state vietate e, dopo l’imposizione della legge sulla sicurezza nazionale, attivisti, organizzatori e gruppi della società civile sono stati progressivamente messi a tacere.
Mentre nel parco che ospitava le storiche commemorazioni oggi si svolge un carnevale filogovernativo, chi continua a ricordare quella strage lo fa con gesti sempre più discreti, sotto lo sguardo costante delle autorità.
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