11 giugno 2026 – Notiziario Mondo

Scritto da in data Giugno 11, 2026

  • Palestina: Il dottor Abu Safiya dopo mesi di detenzione compare davanti alla corte israeliana.
  • Iran: di giorno tregua, di notte guerra.
  • RDC: Ebola continua a espandersi.
  • India: il “Partito delle blatte” sfida il governo.
  • Irlanda del Nord: seconda notte di rivolte anti-immigrati a Belfast.
  • Onu: meno persone in fuga, ma milioni bloccati in esilio.
  • Kashmir: proteste e sangue nella regione amministrata dal Pakistan

Questo e molto altro nel notiziario di Radio Bullets a cura di Barbara Schiavulli 

Usa contro Iran

Nuova e pesante escalation tra Stati Uniti e Iran. Nelle prime ore di giovedì Washington ha lanciato una seconda ondata di raid contro obiettivi militari iraniani dopo che il presidente Donald Trump ha accusato Teheran di rallentare i negoziati e ha minacciato ulteriori bombardamenti.

Secondo il Comando Centrale americano, gli attacchi hanno colpito sistemi radar, centri di comunicazione, difese aeree e installazioni militari nel sud del Paese, tra Bandar Abbas, Sirik, Jask e l’isola di Qeshm.

La risposta iraniana è arrivata quasi immediatamente. I Guardiani della Rivoluzione affermano di aver attaccato diciotto obiettivi militari statunitensi in Bahrain e Kuwait, compresi siti utilizzati dalla Quinta Flotta americana e basi aeree che ospitano personale statunitense.

Attacchi sono stati rivendicati anche contro installazioni in Giordania. Le autorità kuwaitiane hanno temporaneamente chiuso lo spazio aereo mentre entravano in funzione le difese antimissile.

Lo scontro arriva mentre entrambe le parti continuano a dichiarare di voler negoziare. Trump sostiene che alti funzionari iraniani abbiano chiesto uno stop ai bombardamenti, affermazione smentita da Teheran.

Sul tavolo restano le stesse condizioni che bloccano qualsiasi accordo: Washington pretende la rinuncia iraniana alle scorte di uranio altamente arricchito, mentre Teheran chiede la revoca delle sanzioni e lo sblocco dei fondi congelati.

Nel frattempo il conflitto continua ad avere conseguenze globali. Il prezzo del petrolio ha superato i 93 dollari al barile e la crisi nello Stretto di Hormuz continua a minacciare una delle principali rotte energetiche del pianeta.

Secondo fonti iraniane, i bombardamenti statunitensi avrebbero inoltre danneggiato infrastrutture civili, lasciando migliaia di persone senza accesso all’acqua potabile nel sud del Paese.

Mentre Qatar e altri mediatori tentano di rilanciare il dialogo, la sensazione è che la tregua esista ormai soltanto sulla carta e che il rischio di un conflitto regionale più ampio sia oggi più alto che mai.

Libano

Continua a peggiorare il bilancio della guerra in Libano. Secondo il Ministero della Salute, dal 2 marzo almeno 3.696 persone sono state uccise e oltre 11.400 ferite negli attacchi israeliani.

Nelle ultime ventiquattro ore si contano altri 30 morti e 92 feriti, mentre il cessate il fuoco annunciato ad aprile e rilanciato la scorsa settimana dopo i colloqui tra Libano e Israele a Washington continua a essere violato da entrambe le parti.

Le aree più colpite restano quelle del sud del Paese. L’agenzia di stampa nazionale libanese riferisce che Israele ha colpito oltre trenta località tra il sud e la valle della Bekaa.

A Tayr Debba e Deir Qanoun al-Nahr almeno dodici persone sono state uccise nei raid di mercoledì, mentre bombardamenti e attacchi con droni hanno interessato anche la periferia di Tiro, Ansariyeh e Sidone, città costiera che ospita migliaia di sfollati e che finora era stata relativamente risparmiata dalle operazioni militari.

L’esercito israeliano ha inoltre emesso nuovi ordini di evacuazione per diverse località del sud, mentre droni e caccia continuano a colpire veicoli e infrastrutture stradali. Secondo fonti locali, questi attacchi rendono sempre più difficili le operazioni di soccorso e l’accesso ai villaggi colpiti.

Nella zona di Kfarshouba, due uomini impegnati nella gestione dell’approvvigionamento idrico del villaggio sono stati fermati dalle forze israeliane. Dopo alcune ore di detenzione sono stati rilasciati e riconsegnati alle autorità libanesi.

Sul fronte politico, il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha invitato i libanesi a schierarsi contro Hezbollah, mentre il presidente turco Recep Tayyip Erdoğan ha accusato Israele di destabilizzare l’intera regione, sostenendo che le operazioni militari in Libano e Siria rappresentano ormai una minaccia non solo per i Paesi confinanti ma per la sicurezza internazionale.

Il conflitto si intreccia inoltre con la crescente crisi tra Stati Uniti e Iran. Teheran continua a ribadire il proprio sostegno agli alleati regionali e avverte che qualsiasi tentativo di colpire gli interessi iraniani nel Golfo rischia di allargare ulteriormente una guerra che ormai coinvolge più fronti contemporaneamente.

Palestina e Israele

Mentre l’attenzione internazionale è concentrata sull’escalation tra Stati Uniti, Iran e Libano, a Gaza la guerra continua a consumarsi lontano dai riflettori. Nelle ultime ventiquattro ore sono stati registrati altri tre morti palestinesi e cinque feriti.

Secondo il Ministero della Salute della Striscia, dal 7 ottobre 2023 il bilancio ha raggiunto quasi 73 mila morti e oltre 173 mila feriti. Dall’inizio del cessate il fuoco dello scorso ottobre, quasi mille palestinesi sono stati uccisi.

La crisi sanitaria resta drammatica. Oltre 16.500 pazienti che necessitano di cure all’estero non possono lasciare Gaza a causa delle restrizioni israeliane sui valichi, mentre ospedali e infrastrutture mediche continuano a operare al limite del collasso.

Intanto Amnesty International accusa Israele di portare avanti una politica sistematica di trasferimento forzato delle comunità palestinesi beduine in Cisgiordania occupata. Sei Paesi occidentali hanno annunciato nuove sanzioni contro gruppi e reti che sostengono la violenza dei coloni.

A Hebron, un video diffuso dall’organizzazione israeliana B’Tselem mostra un soldato che apre il fuoco contro un’auto palestinese uccidendo Sam Abu Haikal, un bambino di appena sette mesi, e ferendo entrambi i genitori. Secondo l’organizzazione, l’auto non rappresentava alcuna minaccia.

E davanti alla Corte Suprema israeliana è riapparso dopo mesi il dottor Hussam Abu Safiya, uno dei medici più conosciuti di Gaza ed ex direttore dell’ospedale Kamal Adwan. Arrestato dall’esercito israeliano durante il raid contro la struttura sanitaria nel dicembre 2024, è detenuto senza incriminazione da oltre cinquecento giorni.

Le immagini trasmesse durante l’udienza lo mostrano visibilmente dimagrito, ammanettato e collegato in videoconferenza dal carcere.

Secondo il suo avvocato e diverse organizzazioni per i diritti umani, avrebbe perso circa quaranta chili, soffrirebbe di forti dolori alla schiena e al collo, problemi alla vista, malattie della pelle e sarebbe stato sottoposto a lunghi periodi di isolamento. Amnesty International e altre organizzazioni hanno denunciato possibili maltrattamenti e negligenza medica durante la detenzione.

A rendere ancora più forte l’impatto delle immagini sono state le parole del figlio Elias, che ha raccontato lo shock della famiglia nel rivederlo dopo tanti mesi. “Non abbiamo visto soltanto il volto di nostro padre”, ha detto, “abbiamo visto il dolore inciso sul suo viso”.

Secondo il figlio erano evidenti segni di torture sul lato sinistro del volto e una malattia della pelle che si sarebbe diffusa alle mani. “Sembrava esausto dopo mesi di sofferenza”, ha aggiunto.

Durante l’udienza Abu Safiya ha chiesto la propria liberazione immediata, definendo la sua detenzione “ingiusta e arbitraria”. Israele continua ad accusarlo di legami con Hamas, ma finora non ha reso pubbliche prove verificabili e il medico non è stato formalmente incriminato.

Per molti palestinesi il volto scavato del pediatra che per anni ha curato i bambini di Gaza è diventato il simbolo di una guerra che continua anche dietro le porte delle carceri.

Repubblica Democratica del Congo

Si aggrava l’epidemia di Ebola nella Repubblica Democratica del Congo. Le autorità sanitarie hanno confermato la diffusione del virus in una nuova zona della provincia orientale dell’Ituri, epicentro del contagio. Nelle ultime ventiquattro ore sono stati registrati 37 nuovi casi e 12 decessi.

Dalla dichiarazione ufficiale dell’epidemia, avvenuta il 15 maggio, sono stati confermati 635 casi e 127 morti. A preoccupare è la diffusione del raro ceppo Bundibugyo, per il quale non esistono vaccini approvati né cure specifiche.

L’epidemia si sviluppa inoltre in una regione segnata da conflitti armati, sfollamenti e continui movimenti transfrontalieri, fattori che complicano il contenimento del virus.

Rifugiati

Per la prima volta in oltre un decennio diminuisce il numero dei rifugiati nel mondo. Secondo il nuovo rapporto dell’UNHCR, nel 2025 i rifugiati sono scesi del 3%, attestandosi a 41,6 milioni di persone. Il calo è legato soprattutto all’aumento dei rientri in Paesi come Afghanistan, Siria e Sudan.

Lo scorso anno 14,7 milioni di persone sono tornate nelle proprie case o nei Paesi d’origine, il secondo dato più alto mai registrato. Ma l’agenzia ONU avverte che molti di questi rientri sono avvenuti in condizioni precarie, tra insicurezza, infrastrutture distrutte e mancanza di servizi essenziali.

Oggi circa il 70% dei rifugiati vive in esilio da oltre cinque anni. Per questo l’Alto Commissario ONU per i Rifugiati, Barham Salih, ha chiesto un cambio di approccio: non solo assistenza umanitaria, ma accesso a lavoro, istruzione e servizi per permettere ai rifugiati di ricostruire la propria vita. Afghanistan, Sudan, Siria, Ucraina e Venezuela restano tra i principali Paesi di origine delle persone costrette alla fuga

Irlanda del Nord

Seconda notte di violenze a Belfast, in Irlanda del Nord, dopo l’accoltellamento di un uomo avvenuto lunedì nel centro della città. La polizia ha utilizzato idranti per disperdere gruppi di manifestanti che hanno lanciato mattoni, bottiglie e pietre contro gli agenti, incendiando veicoli e prendendo di mira abitazioni ritenute occupate da immigrati.

Le tensioni sono esplose dopo la comparsa in tribunale di un cittadino sudanese di trent’anni, accusato di tentato omicidio per l’aggressione che ha lasciato la vittima gravemente ferita e cieca da un occhio. Le autorità precisano che non vi sono elementi che colleghino il caso al terrorismo.

Decine di persone sono state evacuate dalle proprie case e oltre venti sono rimaste senza alloggio. La famiglia della vittima ha lanciato un appello alla calma, sottolineando che i migranti contribuiscono in modo importante alla società e chiedendo che la tragedia non venga utilizzata per alimentare odio e divisioni.

Secondo la polizia e diversi esponenti politici, le proteste sono state amplificate sui social network da gruppi dell’estrema destra. Il primo ministro britannico Keir Starmer ha condannato le violenze definendole “scioccanti e inaccettabili”, mentre le autorità hanno rafforzato la presenza delle forze dell’ordine in città per prevenire nuovi disordini.

Ucraina e Russia

L’Ucraina ha colpito con droni diversi obiettivi nei territori occupati e in Russia. Tra questi il Museo Panorama in Crimea occupata e alcune infrastrutture energetiche strategiche, comprese raffinerie nella regione russa di Samara.

Gli attacchi hanno causato nuove difficoltà nei collegamenti verso la Crimea, aggravando la carenza di carburante già segnalata nella penisola. L’operazione rientra nella strategia di Kiev di aumentare il costo economico della guerra, colpendo impianti energetici e logistici lontani dalla linea del fronte.

Canada

Il governo canadese ha presentato una nuova legge sulla sicurezza digitale che prevede il divieto di accesso ai social network per i minori di 16 anni, salvo per le piattaforme che dimostreranno di rispettare specifici standard di protezione per i giovani utenti.

Il provvedimento introduce anche nuove regole per rendere più sicuri i chatbot basati sull’intelligenza artificiale e prevede la creazione di un’autorità di controllo dedicata. La proposta arriva dopo un acceso dibattito internazionale sul rapporto tra minori, social media e IA. L’Australia ha già introdotto il primo divieto al mondo per gli under 16, mentre Francia, Danimarca, Polonia e Grecia stanno valutando misure simili.

Se approvata, la legge canadese potrebbe entrare pienamente in vigore entro i prossimi due anni.

Stati Uniti

Il cofondatore di Microsoft, Bill Gates, ha dichiarato davanti a una commissione del Congresso statunitense che Jeffrey Epstein avrebbe cercato di ricattarlo utilizzando informazioni sulle sue relazioni extraconiugali per convincerlo a riallacciare i rapporti dopo la fine della loro collaborazione.

Gates ha affermato che gli incontri con Epstein, iniziati nel 2011, riguardavano esclusivamente questioni filantropiche e di raccolta fondi, negando qualsiasi rapporto personale. Ha spiegato di aver interrotto ogni contatto nel 2014, quando si rese conto che le promesse di sostegno a progetti benefici non si sarebbero concretizzate.

L’audizione rientra nell’indagine parlamentare sul caso Epstein e sulla rete di personalità influenti che hanno avuto rapporti con il finanziere. Gates ha riconosciuto di aver commesso un errore nel frequentarlo e ha espresso sostegno alle vittime, ribadendo di non aver mai assistito a comportamenti criminali durante i loro incontri.

Prende il via questa sera il Mondiale di calcio più grande della storia, ospitato da tre Paesi — Stati Uniti, Messico e Canada — con 48 nazionali partecipanti. Anche se la partita inaugurale si gioca in Messico, gran parte delle fasi decisive del torneo si svolgeranno negli Stati Uniti, che puntano a trasformare l’evento in una vetrina globale.

Sul campo, gli occhi sono puntati sugli ultimi Mondiali di due leggende come Lionel Messi e Cristiano Ronaldo, ma anche sui nuovi protagonisti, tra cui il talento spagnolo Lamine Yamal.

Fuori dal campo, però, la politica rischia di accompagnare il torneo. Le restrizioni all’ingresso negli Stati Uniti colpiscono infatti tifosi provenienti da alcuni Paesi qualificati, tra cui Iran e Haiti, alimentando polemiche su un Mondiale che dovrebbe celebrare l’incontro tra popoli.

Tra i favoriti per la vittoria finale ci sono Francia e Spagna, ma come sempre il Mondiale resta il regno delle sorprese.

Venezuela

La Corte Interamericana dei Diritti Umani ha condannato il Venezuela per l’arresto arbitrario, le torture e la violazione dei diritti politici di Jorge Rojas Riera, uno studente fermato durante una manifestazione pacifica a Caracas nel 2003. Secondo i giudici, Rojas fu arrestato da agenti in borghese, trasferito nel centro di detenzione di El Helicoide e sottoposto a torture, minacce e finte esecuzioni.

Nella sentenza, la Corte ha ordinato la chiusura definitiva di El Helicoide, da anni indicato da organizzazioni internazionali e organismi delle Nazioni Unite come uno dei simboli della repressione politica in Venezuela. Oltre al risarcimento della vittima, Caracas dovrà adottare misure per impedire il ripetersi di simili violazioni dei diritti umani.

La decisione rappresenta una delle più dure condanne internazionali contro il sistema di detenzione venezuelano degli ultimi anni.

Colombia

Cresce la tensione politica in Colombia a meno di due settimane dal ballottaggio presidenziale del 21 giugno. Il presidente colombiano Gustavo Petro ha accusato il presidente americano Donald Trump di interferire apertamente nelle elezioni dopo il nuovo messaggio di sostegno pubblicato da Trump a favore del candidato conservatore Abelardo de la Espriella.

Petro ha definito l’endorsement una violazione delle norme democratiche e della stessa tradizione costituzionale americana.

Lo scontro diplomatico si intreccia con una crisi interna senza precedenti: una commissione parlamentare ha infatti disposto la sospensione temporanea del presidente fino al voto, una decisione contestata dai suoi alleati che la considerano un tentativo di influenzare la campagna elettorale.

La misura arriva mentre il Paese si prepara a un ballottaggio estremamente polarizzato tra il candidato della sinistra Iván Cepeda e de la Espriella, in un clima di crescente tensione istituzionale e diplomatica.

Bolivia

Torna a salire la tensione in Bolivia. Il sindacato dei lavoratori e la Federazione contadina Túpac Katari hanno convocato una nuova marcia verso Plaza Murillo, nel centro di La Paz, per chiedere le dimissioni del presidente Rodrigo Paz.

Il governo continua a muoversi tra appelli al dialogo e minacce di una stretta contro i manifestanti, dopo l’approvazione della legge che consente di dichiarare lo stato di eccezione costituzionale.

Intanto la polizia ha invitato la popolazione a evitare il centro della capitale, dove sono state installate barriere e posti di blocco per impedire ai cortei di raggiungere il palazzo presidenziale e le principali istituzioni del Paese.

Kashmir

Almeno quindici persone, tra cui undici civili e quattro agenti di sicurezza, sono morte negli scontri tra manifestanti e forze dell’ordine nel Kashmir amministrato dal Pakistan. Le proteste sono scoppiate contro la decisione di riservare dodici seggi parlamentari ai rifugiati kashmiri che vivono fuori dalla regione in vista delle elezioni di luglio.

Migliaia di persone hanno aderito alla marcia verso la capitale regionale Muzaffarabad nonostante il divieto imposto dalle autorità, che hanno dichiarato illegale il movimento organizzatore, il Joint Awami Action Committee, accusandolo di attività sovversive. Secondo Amnesty International, la repressione include arresti arbitrari, blackout di internet e uso eccessivo della forza.

La tensione resta altissima: oltre cinquanta persone sono rimaste ferite e le autorità temono nuove violenze mentre migliaia di manifestanti continuano ad avanzare verso la capitale. Sullo sfondo resta l’irrisolta questione del Kashmir, conteso da oltre settant’anni tra India e Pakistan.

India

In India continua a crescere il fenomeno del Cockroach Janta Party, il cosiddetto “Partito delle blatte”, nato sui social a fine maggio e diventato rapidamente un movimento di protesta nazionale. Dopo la prima manifestazione a Delhi, gli organizzatori hanno annunciato un sit-in a oltranza dal 20 giugno se il ministro dell’Istruzione Dharmendra Pradhan non si dimetterà.

Il movimento accusa il governo di aver gestito in modo disastroso gli esami nazionali di ammissione alle facoltà di medicina, annullati per gravi irregolarità e costringendo milioni di studenti a ripetere le prove.

Da domani sono previste manifestazioni in diverse città del Paese, con il sostegno anche del noto attivista per il clima Sonam Wangchuk. Per i promotori, il caso rappresenta il fallimento delle istituzioni educative e richiede l’assunzione di responsabilità politica.

Cina

La Cina accelera la sua espansione nucleare e si conferma il principale protagonista mondiale del settore. Dal 2016 al 2024 la capacità nucleare del Paese è cresciuta del 76%, raggiungendo quasi 59 gigawatt distribuiti in 60 reattori operativi.

Pechino ha attualmente 36 reattori in costruzione, quasi la metà di tutti quelli realizzati nel mondo, e punta a rafforzare ulteriormente il proprio mix energetico riducendo la dipendenza dai combustibili fossili.

Un elemento chiave della strategia cinese è la rapidità: i nuovi impianti vengono completati mediamente in sei anni, contro una media globale di circa nove.

Tra i progetti più innovativi c’è anche il Linglong-1, il primo piccolo reattore modulare sviluppato interamente in Cina, progettato non solo per produrre elettricità ma anche per la desalinizzazione dell’acqua e il riscaldamento urbano.

Un segnale di come Pechino stia investendo sul nucleare come pilastro della propria sicurezza energetica e della competizione tecnologica globale.

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